www. Le bambole di mia moglie. com – di Asma Gherib

2008 Giugno 29
by gherib

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La guardavo intensamente, la mia mano triste era posata sulla sua fronte gelida come un marmo, ammiravo i suoi capelli quasi tutti caduti a causa della chemioterapia che i medici avevano effettuato prima della sua morte. Speravano che in questo modo avrebbe potuto vivere più a lungo, ma invano, quel feroce tumore che aveva aggredito il suo corpo le tolse la vita senza alcuna pietà… Le sue labbra sembravano così sorridenti che pensavo stesse solo dormendo in quella rigida bara e a quel punto desiderai tanto fare la stessa cosa, lì accanto a lei… Cercavo di bloccare le lacrime nei miei occhi ma inutilmente, uscivano lo stesso, per cui decisi di prendere dalla tasca il mio fazzoletto, solo che ne trovai stranamente uno dei suoi, sul quale aveva ricamato, con le sue abili dita, le nostre iniziali, abbellite da due fiori. Sorrisi infelice e mi ricordai in quel momento delle sue ultime parole, quando mi chiedeva di portarle quel cofanetto riposto da diversi anni sull’armadio, di cui non sapevo nulla e neanche interessava a me o altri capire cosa facesse lì; il cofanetto era talmente vecchio che non attirava l’attenzione di nessuno.

- “Ti prego Abele, dammi quel cofanetto marrone”.

Diceva con una voce bassa.

- “Quale cofanetto?”.

- “Quello marrone, sopra l’armadio”.

- “Cosa c’è dentro?”.

- “Dammelo e ti dirò cosa contiene… Non mi stancare ora… Ho atteso tutta una vita per regalarti quel che contiene”.

Presi stupito il cofanetto e mi sedetti accanto a lei, osservavo quel che faceva in silenzio; aprì il cofanetto, ne estrasse tre piccole bellissime bambole e un fazzoletto su cui le nostre iniziali erano ornate da due incantevoli fiori.

Dissi sorpreso:

- “E queste bamboline?!! Da quanto ami le bambole Asia?”.

- “Da quando ci siamo sposati, da venticinque anni, mio amato Abele”.

- “Sono passati venticinque anni ed io non so nulla di questo tuo hobby!”.

- “Non era un hobby Abele, era un consiglio prezioso datomi da mia nonna il giorno del nostro matrimonio… Era così dolce quando mi ripeteva, sorridendo, le parole che ricordo ancora adesso, come se mi fossero state dette ieri… Mi sussurrò, mentre passava la sua mano fine sui miei capelli biondi e allora foltissimi:

“Mi raccomando nipote cara, abbi cura di tuo marito anche quando ti dovesse fare arrabbiare.”

La guardai stranizzata e le dissi, ripetendo le sue ultime parole:

Come anche quando dovesse farmi arrabbiare!!! Come si può fare questo nonna ?”.

“Sono così gli uomini, spesso si arrabbiano anche quando non è il caso; sono simili ad una brocca di latte messa sul fuoco della vita, non appena raggiunge una certa temperatura fuoriesce, ma dopo pochi minuti tornano come prima, al loro stato di calma, diventando anche più maturi e più amorevoli, proprio come il latte, bianco, puro e buono. Tutto questo però non può assolutamente accadere se non c’è la mano di una donna saggia e paziente, soprattutto una che sappia cosa sia Dio e cosa sia rispettare Dio attraverso gli uomini”.

E se questo marito dovesse essere uno di quelli che non sanno cosa sia Dio e cosa sia il rispetto per Dio, cosa dovrei fare allora?”

Sii tu la credente, colei che rispetta Dio e vedrai che il Signore ti aiuterà sempre e ti guiderà verso le giuste soluzioni”.

Quindi mi diede questo cofanetto, dentro il quale c’erano due bambole cucite a mano e mi disse: “se dovessi un giorno sentirti arrabbiata, afflitta o triste, figlia mia, per qualche atteggiamento o qualche parola sentita da tuo marito, se ti dovesse capitare di scoprire che dialogare a volte non porta ad alcun risultato con lui, vai in un angolo a te caro della tua futura casa e mettiti a cucire bambole come queste”.

La guardai con gli occhi pieni di lacrime e le chiesi:

“Ma queste sono le bambole che cucivi in silenzio e con tanto amore! Si nonna mi le ricordo bene, mi ricordo anche quanto le amavo quando ero bambina, però non capisco una cosa, che dovrei fare con queste bambole ?”.

Scaricare il tuo dolore in esse, non ami anche tu come me le bambole o Asia? non ti ricordi quanto adoravi queste bambole che cucivo e quanto ti piaceva giocare con loro e nessun’altra?”.

D’accordo nonna, le conserverò con molta cura, ma non penso avrò bisogno di cucire bambole come queste, mio marito non è affatto come mio nonno e poi c’è anche una grande differenza tra le due generazioni, in più Abele mi ama così tanto che non penso sarà capace di farmi arrabbiare o rattristare un giorno!”".

Stavo ascoltando con grande commozione la storia di mia moglie con la nonna e non appena finì le sue parole le dissi:

- “Quindi queste bambole dentro il cofanetto sono della nonna Asmaa’?”.

-”No amore mio, le bambole della nonna non ci sono più, le avevo regalate alle nostre figlie quando erano piccole, ci giocavano molto e ne ho anche comprato altre per loro, queste invece sono fatte da me Abele”.

Mi sentivo già tranquillo al solo sentire questa risposta, perché questo significava per me, non aver fatto arrabbiare o rattristare mia moglie che tre volte in venticinque anni di matrimonio; mentre ero immerso in questo dolce pensare vidi mia moglie tirare fuori dal cofanetto un piccolo sacchetto di stoffa vellutata, me lo diede disegnando un magico sorriso sulle sue labbra ed io sorpreso le chiesi:

- “E questo sacchetto?”.

- “Era conservato insieme alle bambole, aprilo e saprai cosa contiene”.

Diceva Asia.

Una volta aperto lo trovai pieno di banconote!!!

- “contali Abele”.

- “sono ventimila dirhams Asia!!!”.

- “Si, sono ventimila dirhams, sai da dove vengono questi soldi Abele? Sono il denaro ricavato dalla vendita di tutte le bambole che ho cucito da quando ci siamo sposati!!!”.

Le sue parole caddero sulla mia testa come un tuono e improvvisamente svanì quel sentimento sereno, che coccolava il mio cuore sino a pochi minuti prima e che mi faceva sentire un marito perfetto. Ora mi sentivo un marito come tutti quanti, pentito del male che avevo provocato, senza volere, ad una creatura così dolce e saggia come mia moglie. Lei invece vedendo questo cambiamento sul mio volto disse :

- “sono tutti per te questi soldi; io ho sempre sognato di fare un altro viaggio di nozze insieme a te, in una terra dove non c’è né rumore né tecnologia, neanche della stupida politica o tutte queste banalità che impegnano la vita degli uomini. Sì, amore mio, sognavo questo ma non pensavo che un giorno Dio mi avrebbe messa alla prova colpendo il mio corpo con un tumore così feroce, che non mi lascia neanche godere i miei ultimi momenti di vita con te… Non preoccuparti però, le bambole non le facevo solo per scaricare quei momenti di tristezza o di demoralizzazione che colpivano di tanto in tanto la nostra vita insieme, le cucivo soprattutto per imparare come trasformare i sentimenti negativi in qualcosa di positivo, la rabbia in amore, e di conseguenza cercavo così di capire soprattutto che la vita non era facile anche per te; c’erano tante sfide quotidiane che dovevi vincere sia al lavoro che in casa, come marito, come padre e come un membro di una società e di una era così in declino che non sappiamo dove porterà, per cui sarò davvero felice se saprò che hai trovato il modo giusto per usare questi soldi e che permetterà al tuo animo di raggiungere il mio, quando non saremo più insieme su questa terra”.

Piansi come non mai in vita mia, le sue parole erano troppo forti e non volevo lasciarla più, neanche un minuto. Decisi di dormire accanto a lei quella notte, anche se il medico mi aveva detto che era meglio lasciarla dormire da sola; volevo approfittare di ogni secondo passato vicino a lei con l’obiettivo di immagazzinare nella mia mente e nel mio cuore tutto di lei, ed è quello che realmente feci. La mattina mi svegliai, lei no, il suo sonno era ormai per sempre.

Sollevai la mia mano dalla sua fronte ghiacciata, uscii per seguire la salma portata al cimitero centrale della città… C’erano persone che conoscevo e altre sconosciute, i giorni successivi a quelli del funerale furono per me terribili, non mi ripresi fino a quando decisi di realizzare ciò che voleva mia moglie: un’opera di bene con i soldi ricavati dalla vendita delle sue bambole. Fu così che fondai un club per le amanti delle bambole tradizionali e originali, fatte a mano, e lo chiamai “l’esistenza è un ago che cuce”. Il club lavora tutt’oggi e i suoi membri sono in continuo aumento, l’unica novità è che non sono tutte donne ma ne fanno parte anche uomini che vogliono imparare cosa sia l’arte della pazienza nella vita! Ah stavo dimenticando una cosa importante: che voglia contattarci o far parte del nostro club, basta cliccare sul seguente link: www. Le bambole di mia moglie. com.

Asma Gherib

Palermo, 02/03/2008

18 Responses leave one →
  1. 2008 Giugno 29
    juliette1804 permalink

    Io credo che la pazienza dovrebbe essere reciproca, quella a senso unico, mi sembra un po’ sbilanciata, però, il tuo racconto è commuovente. Probabilmente è anche vero che le donne in passato venivano educate ad essere remissive e pazienti, per far durare il matrimonio, anche quando l’altra persona non si comportava sempre correttamente…
    Cristina

  2. 2008 Giugno 29
    alessandrapigliaru permalink

    “l’esistenza è un ago che cuce” arazzi e frammenti. Grazie Asma di questo tuo sentire che riversi in scrittura. E di quella mano per cercare di trattenere il filo; ci ho provato tante volte anch’io, come Abele, a confortare, ma non ci sono mai riuscita (non ci riesco) come avrei voluto (come vorrei). Il dolore (degli altri) è una coltre impenetrabile; a chi guarda rimane il rammarico di non aver reso quella mano un saldo ancoraggio. Hai sempre una levità straordinaria.
    Complimenti.
    Alessandra

  3. 2008 Giugno 29
    fernirosso permalink

    ho conosciuto una’anziana signora, che viveva in un paese abbastanza piccolo in Cadore, un paese in cui persino il turismo non era un segno positivo nella rappresentazione cartesiana di quell’economia. Lei possedeva una raccolta di bambole dalle fogge diversissime, ma tutte non più grandi di 20cm.Le teneva in una teca nell’ingresso della grande casa in cui abitava: una specie di museo in cui l’ambiente, il lavoro e la storia venivano in qualche modo interpretati dalle bambole.Non sono riuscita per molti anni a parlare con lei, non è stato facile, incontrarla in quella sua intimità:non nella casa come pareti domestiche, ma come pareti dell’esistere.Questo scritto, in parte, me ne rammenta alcune tracce.Grazie, ferni

  4. 2008 Giugno 29

    Delizioso. Grazie, Asma.

    Un abbraccio e un bacio

    Rina

  5. 2008 Giugno 29

    Molto bello, cara Asma. Delicato come quel filo che cuce, ma forte come il metallo di cui è fatto l’ago.

  6. 2008 Giugno 29

    è una storia tenera con una sua morale e con un risultato finale che dura nel tempo e che continuerà il lavoro iniziato dalla nonna di Asma (è così, vero, si tratta di tua nonna, Asma?). una bella generosa iniziativa.

  7. 2008 Giugno 29

    Salamu ‘Alaykum Cristina, grazie per la tua lettura e per la tua dolce presenza. Sono d’accordo con te; “la pazienza dovrebbe essere reciproca”, ma la vita ci insegna, che il vento non soffia sempre secondo le intenzioni e le mete delle nostre barche. Non si deve mai pensare a quello che ci dovrebbe essere ma a quello che realmente c’è e di conseguenza a come affrontare le situazioni che ci sembrano difficili o addirittura impossibili. La pazienza resta infine un dono e una grazia divina che non tutti posseggono, e resta importante sottolineare che anche quando uno ha questo dono, dovrà sapere come usarlo e come orientarlo verso la direzione giusta affinché non diventi sottomissione e conservi il verso senso della pazienza, quella che frutta la gioia e la serenità dentro i cuori di tutti gli uomini. Beati saranno i pazienziosi senza alcuna distinzione di genere, perché avranno grande ricompensa se sapranno pazientare! Caramente. Asma

  8. 2008 Giugno 29

    Assalàmu ‘Alaiki Alessandra,
    sono felice di leggerti. Ti capisco bene, ma non rammaricarti mai. ‘E bello soprattutto provare di fare qualche cosa per alleviare il dolore degli altri. Un abbraccio. Asma

  9. 2008 Giugno 29

    Assalàmu ‘Alaiki ferni,
    grazie a te e alla tua presenza. E’ bello sapere che ci siano nella realtà, altre persone che assomigliano alla protagonista del mio racconto e sono sicura che ce ne saranno altre e altre ancora. Un abbraccio. Asma

  10. 2008 Giugno 29

    Assalàmu ‘Alaiki Rina, ricambio i tuoi baci, abbracci e il tuo delizioso commento. Caramente. Asma

  11. 2008 Giugno 29

    Assalàmu ‘Alaiki cara Morena, felice di leggerti. Grazie infinite. Asma

  12. 2008 Giugno 29

    Assalàmu ‘Alaiki Blumy, grazie per la gentile e profonda lettura, mentre per il nome Asmaà’, non è affatto quello di mia nonna, mi ricordo solo che quando ho scelto questo nome, pensavo a quello mio, cioè a me stessa come “nonna” anche se non lo sono nella vita, “nonna” in quanto portatrice di messaggi da trasmettere agli altri: in fondo penso che tutti coloro che scrivono in qualche modo sono dei “nonni”, perché vogliono trasmettere un loro sapere e un loro modo di pensare e di vedere le cose. grazie ancora. Asma

  13. 2008 Giugno 29

    amo le persone generose.. e ieri ho donato ad un piccolo “monello” marocchino (vivace e intelligente!)una carezza e un sorriso.. i genitori stavano lavorando, lui giocava con aria malinconica fuori dal negozio.. mi ha colpito il suo sorridere sincero in risposta al mio sorriso, alla carezza..
    roberto

  14. 2008 Giugno 29

    l’esistenza è un ago che cuce, ognuno di noi lascia un tessuto, un arazzo, lasciarne uno ben fatto è lasciare una ricchezza a quelli che verranno dopo di noi. questo in teoria, cioè sarebbe auspicabile. antonella

  15. 2008 Giugno 30
    Doriana permalink

    « NORA: Tu non pensi e non parli come l’uomo di cui possa essere la compagna. Svanita la minaccia, placata l’angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. E io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Forse da portare in braccio con più attenzione perché t’eri accorto che sono più fragile di quanto pensassi. Ascolta, Torvald; ho capito in quell’attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli…Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero!
    HELMER: Capisco. Siamo divisi da un abisso. Ma non potremmo, insieme…
    NORA: Guardami come sono: non posso essere tua moglie.
    HELMER: Ma io non ho la forza di diventare un altro.
    NORA: Forse, quando non avrai più la tua bambola. »

    (Casa di bambola, Atto III.)

    Cara Asma ti ho riportato un pezzettino, grande come una briciola di Ibsen, diametralmente opposto alla tua terra,
    Ha scritto Casa di bambola nel 1879, era un norvegese che con questa commedia mise in discussione il ruolo tradizionale della donna e dell’uomo, con grande coraggio e lucidità malinconica e ironica, scrisse così prima della stesura definitiva: : “ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un’altra completamente differente in una donna. L’una non può comprendere l’altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo”.
    Il tuo racconto è pacato, dolce, io ci voglio leggere anche una speranza. E non una rassegnazione alla pura memoria, a quel testimone, donna o uomo che sia, per volontà del quale, niente può cambiare, neppure la morte o la vita.
    Di pazienza, sono costellate le vie della donna…
    Doriana

  16. 2008 Luglio 1

    Grazie Roberto. E’ questo il bello di essere bambini, a quest’età regna la sincerità e l’innocenza.

  17. 2008 Luglio 1

    E’ facile lacerare e spezzare, cucire, rammendare o costruire é sempre difficile. Grazie Antonella per la tua dolce presenza. Caramente. Asma

  18. 2008 Luglio 1

    Grazie cara Doriana, non c’è alcun dubbio che Casa di bambola, resta una importantissima opera, dove Isben denuncia il dislivello e l’ingiustizia annidata come il tarlo dentro la struttura sociopolitica, uomo/donna, considerando quest’ultima non degna che di ruoli tradizionali legati puramente ai muri domestici. Penso che La protagonista nell’opera di Isben, era lei stessa, una bambola rinchiusa dentro casa! Resta invece chiaro, che il problema di noi donne è che ci è sembrato per lungo tempo, di aver risolto questa vecchia e antica battaglia, ma la realtà testimonia, che noi, non abbiamo fatto altro che uscire dalle mura delle torre domestiche, per finire tra quelle di una grande società esterna. Eravamo bambole di pezza, di legno o di plastica, oggi invece siamo des mannequins, bellissime, sistematissime, truccatissime, elegantissime e molto più ingannate e prese in giro di prima. Finchè l’Uomo non riesce a capire che la differenza tra uomo e donna è solo una differenza tra due generi biologicamente diversi, lui, non ce la farà mai a superare le sue paure e le sue angosce esistenziali e parlare di dialogo tra culture e popoli diversi, sarà solo un atto di ipocrisia, cioè finché noi uomini, non riusciamo a trovare l’equilibrio tra uomo e donna e guardarli come due esseri uguali nei diritti e nei doveri, nulla cambierà della nostra realtà e ogni passo verso il dialogo con il diverso di noi, sarà solo una goccia dentro un mare di discordie. L’altro è soprattutto una donna per un uomo e un uomo per una donna e non una persona di un’altra fede, di un altro credo, di un altro paese, o di un altro colore. Se risolviamo la problematica madre (uomo/donna), tutti gli altri problemi saranno risolti facilmente.

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