Essere lo spazio vuoto tra due righe di Gabriella Gianfelici
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E’ un libro di ricordi e di racconti questo di Gabriella Gianfelici. Un diario dell’infanzia, dei luoghi, delle presenze. Dentro ci sono appunti intimi, di scrittura, di viaggio, versi, una lettera. Prosa e poesia che si incontrano, che vivono della stessa pasta che lievita e si sostanzia di una parola fatta di ascolto, stupore, memoria, vita. Una scrittura aperta, di un lirismo nobile, che si addentra nelle tonalità e nelle sfumature di un sentire prima vissuto e poi raccontato. E Gabriella si s-vela con la levità e la grazia che da sempre la contraddistingue, con una parola consapevole e naturale che è “dono” e sa arrivare dritta al cuore.
Di seguito uno stralcio tratto dal libro Essere lo spazio vuoto tra due righe:
(…) Sèmpoli è un pensiero antico, un passato lontano, un presente che vivo quando ne sono distante.
E’ un mucchietto di case, uno spruzzo di tetti nel verde dalla vallata, un pugno di pietre che si aggrappano alla montagna.Un pugno di cuori, di ricordi, di occhi curiosi e acuti, di spalle curve e di mani callose.
Come tutti i veri paesi, l’avamposto di Sèmpoli è un insieme di lapidi le cui foto sbiadite, volti solcati da rughe profonde, volti dignitosi e gentili, volti mi vengono incontro nella memoria mentre mi avvicino alle case: Pina, Serafina, le sorelle Ancestri, Angiolina.
Mi sembra di rivederle, infagottate nei loro vestiti scuri, che danzano nella stradina o nei loro cortili, e ancora dall’edificio grigio, piccolo, scrostato, mi sembra di vedere mia nonna, col viso ovale, una carnagione chiara, gli occhi appannati dalle cataratte, lo sguardo morbido che si posa sui pendii della sua giovinezza.
Nella casa gialla, appena fuori dal paese, incontravo Angiolina: quanti anni sono trascorsi ma la ricordo come allora, mi aspettava a ogni estate, e dormivo accanto a lei mentre imbastiva, e allora le dicevo “Sai, qui, sono proprio felice”.
A volte si parla poco di Sèmpoli. Le sorelle Incesti, un po’ tremule, stesso viso magro, stessi capelli bianchi, stesso sguardo: a volte da loro mi fermavo a comprare il pane. Mi piantavano addosso i loro occhi per poter carpire ancora un po’ di vita, ma non so, se veramente fossi io a voler capire un po’ della loro.Le scorciatoie non sono molte e si fa presto a sbucare nel punto più alto del paese, e da lì la potevo vedere: un fagotto piccolo di vesti lunghe e scure, un viso simpatico, la carnagione colorita dal sole, e una boccuccia da bimba che si corrugava in una smorfia di rincrescimento, se rifiutavo anche solo una caramella. Non è vero, come si dice, che Sèmpoli è un paese di vecchi: è un paese e basta, non si cancella il passato. Anche qui qualcuno è stato giovane.
Mi ricordo Pina: a diciotto anni già madre, a venti vedova, a ventidue di nuovo sposa… Sarà stata felice? E io cosa dovrei ricordare di tutte queste vite, se non la loro luminosità, quei tratti severi e dolci insieme?
Il paese è invecchiato ma è stato abitato, tanti non lo possono dimenticare, come non sidimentia mai il volto di una donna che è stata bella, fiera e un po’ tiranna.Mi capita ancora, salendo le scale della vecchia casa, di ascoltare voci, e di provare l’impulso di entrare a salutare, avverto intensamente la presenza, tra le mura, delle loro espressioni tipiche, massime di saggezza, modi di fare e di dire… avverto mani capaci di accarezzare, e la leggerezza del pane sfornato con tanta fatica, vorrei posare la testa sul cuscino e riascoltare ancora storie narrate con quel dire cantilenante… Il freddo che penetra dal vetro mi invita a chiuderlo, e allora sento soprattutto d’aver ritrovato qualcosa che avevo perso: le mie origini.
Nulla avviene per caso, il significato delle coincidenze e, lentamente, nel quadro della vita ogni cosa diventa chiara e va al suo posto, se le scelte si fanno col cuore non si resta delusi, oggi capisco che nulla fu casuale, “rivedere” un mondo interiore è strumento per vedere le diverse realtà che possiamo vivere. So che ancora vivrò momenti di emozione… (p. 38-39)
Gabriella Gianfelici, Essere lo spazio vuoto tra due righe, (Prefazione Maria Paola Langerano), Pascal Editrice 2007
Maria Pina Ciancio






Ha un pò il sentore del “reportage” questo brano di Gabriella e fa venir voglia di immergersi tra le stradine e le scorciatoie di Sèmpoli…
Ciao Mapi, un bacio da Nic*
grazie a Mapi per la segnalazione di questo libro di Gabriella, che appare come un abbraccio di tenerezza verso un paese legato all’infanzia, quindi magico e indimenticabile.
pieno di grazia.
delicatezza.
immagini che si attaccano agli occhi e donano la gioia delle piccole cose, necessarie al cuore.
un applauso a Gabriella.
e un grazie.
Davvero un “lirismo nobile”, quello di Gabriella, coraggioso e “necessario”, del quale Maria Pina ha saputo offrire una sua nuova, accurata e significativa, testimonianza.
Un caro saluto.
francesco
ciao Nic,
tutto il volume è, in sostanza, un “reportage” un po’ vissuti, un po’ fantastaticati, un po’ presi da esperienze e vissuti di altre/i.
Sèmpoli esiste ma non è il suo vero nome, ho sempre avuto l’idea fissa di non dimenticare nulla e di portare nel presente storie passate.
un saluto caro
Gabriella
ciao Blumy,
non ci sono soltanto ricordi d’infanzia, cerco di portare più voci che possano diventare voci corali.
E poi l’infanzia è vista da molti angoli perchè non sempre, purtroppo, è stata bella e dolce.
saluti cari anche a te e grazie
Gabriella
a Cristina e Francesco:
grazie delle tue sentite parole, so che il libro ti è piaciuto molto;
a Francesco ribadisco la mia stima e ringrazio Maria Pina che, con tanta delicatezza, legge e commenta i miei libri.
Grazie di cuore a tutti voi
Gabriella
non ho mai visto il paese che hai descritto, ma trovo che ce ne siano altri, sui monti delle dolomiti e altrove, che crescano in loro stessi come tu dici delle pietre di Sèmpoli, del suo cimitero come ombelico delle relazioni tra ieri e ora, come luogo in cui nessuno e niente scompare. Grazie, ferni
una scrittura limpida …descrizione esterna che corre all’interno
saluto caro
margheritarimi
Ho letto d’un fiato le due pagine del libro postate; intense, di una verità che giustamente non va rimossa, anzi bisogna farne tesoro. Hai ragione, Gabriella. Brava!
Rina
ha fatto proprio bene Maria Pina a commentare il tuo libro… ci siamo conosciute a una delle tue prime presentazioni nel cortile di un vecchio palazzo di paese (probabilmente simile a qualcuno di quelli di Sèmpoli) dove, sotto i rami di una pianta di ulivo, animavi le parole per descrivere luoghi e situazioni a cui avevi reso “il volto”. In fronte a te un pubblico da “nicchia” in cerca di cose speciali. Tra gli altri, anch’io …incantata da morbidi versi che rivelano tratti di eccezionale scrittura. Grazie per questo regalo
Paolina Carli
grazie Paolina di aver scritto questo commento, ti ricordo sempre con affetto
Gabriella
I paesi si assomigliano tutti e ogni paese ha le sue sorelle Incesti e case gialle dove hanno abitato i nostri avi e cimiteri dove leggere e scoprire le nostre origini. complimenti e auguri per questo tuo libro. antonella
Il libro di Gabriella Gianfelici, prende il lettore e lo coinvolge emotivamente dalla prima all’ultima riga. Colpisce come l’autrice attraverso la sua prosa poetica, riesca a trasmettere emozioni di persone e accadimenti passati. Gli amici a lei cari, alla fine della lettura, lasciano nel cuore del lettore una traccia della loro esistenza.
E adesso, come direbbe ancora Gabriella <<l’unico segreto è “raccogliere”, elaborare in solitudine il raccolto” (p.17).
Un abbraccio a te e a tutti coloro che sono passati a ricevere e ad offrire il dono condiviso della “parola”.
Mapi
“Raccogliere, elaborare, vivere,scrivere”, non dimenticare nulla, nè vicende e neanche i nomi di coloro che hanno sfiorato le mie parole,
grazie
Gabriella
Quest’opera di Gabriella Gianfelici è insieme un esperimento che nasce dall’esigenza di trasmettere ormai con due linguaggi: quello della prosa e quello delle rime. Ed è anche un punto di arrivo alto della vita interiore dell’Autrice, che si misura con esperienze letterarie diverse e raggiunge in questo uno aguardo di grande compiutezza su se stessa, sulle cose del mondo e sull’incerta umanità. I temi che attraversano tutto il percorso di questo libro sono stretti attorno alla corporalità dell’essere, alla tattilità che sprigiona in ogni parola, alla Natura che stupisce e fa godere il corpo e l’anima, all’amore ricercato, interrogato (come nell’ultima lirica della raccolta, “A Paula” ove dice: “in queste notti solitarie mi domando: cosa significa amare?) e soprattutto si canta la Morte e la Vita, quell’intreccio magnetico che ognuno di noi vorrebbe intendere: come in “Ricordi”, ove sussurra: “il dono del vivere è in fondo quello dell’appartenenza a se stesse, a qualcuno, a un amore..; e ancora, in “Paula”: la dolorosa convinzione che:”se sapessimo morire fin dall’inizio potremmo vivere meglio”.
Un libro non facile, pieno di riflessioni, dubbi, domande.
Rita Dolce