Maturità – Prova d’italiano – Ripenso il tuo sorriso: come intorbidare le acque di Montale e non avere niente da ridere.

2008 Giugno 18

1947 – Brigitte Bardot con  Boris Kniaseff

Ripenso il tuo sorriso: come intorbidare le acque di Montale e non avere niente da ridere.

Nell’edizione delle poesie di Montale “L’opera in versi”, a cura di Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini (Giulio Einaudi Editore, 1980), nelle note che indicano le varianti della poesia (p. 872) il lettore viene informato che “Nel fascicoletto dedicato ad Angelo Barile del marzo 1923 un manoscritto in pulito con la dedica a “Baris (sic) Kniaseff”, e la data 1923; il componimento è il terzo della serie…”. Le lettere di Montale all’amico ligure Barile, furono pubblicate nel 2002 dalle edizioni Archinto in “Giorni di libeccio. Lettere ad Angelo Barile (1920-1957)”. Nell’epistolario vi sono altri riferimenti agli “Ossi di seppia”, raccolta nella quale la nostra poesia è inserita.
Nella traccia del tema di maturità distribuito ieri mattina ai giovani studenti l’esercizio di “comprensione del testo” fa riferimento più e più volte (Errare humanum est, perseverare diabolicum) ad una donna, al suo volto, ai suoi occhi eccetera eccetera, suggerendo, per un “osso di seppia” – doloroso scheletro levigato dai marosi della vita – un’interpretazione quasi da dolce stil novo.
Poi le agenzie di stampa, a metà pomeriggio, scoprono che la poesia è dedicata ad un uomo. I telegiornali, ovviamente, minimizzano e parlano di “gaffe”. La gaffe in effetti ci sarebbe se un qualsiasi quivis de populo, o un gruppo di amici a cena, o io andando a spasso, senza il testo sotto mano, sbagliassimo nel ricordare, nell’attribuire. Ma qui si tratta di una prova di maturità, preparata da esperti ministeriali, si suppone non in cinque minuti, e, per di più, di una prova di comprensione del testo! Ci sarebbe da ridere, se non si trattasse di un gravissimo fatto, che rivela inqualificabile mancanza di rispetto, per la scuola, per i giovani studenti, per lo stato, infine. La sera intervistatori di Maria Luisa Spaziani e Silvio Ramat, due autorità in materia montaliana, ci informavano che il “K.” della dedica, Boris Kniaseff, era un giovane ballerino russo, conosciuto a teatro dal poeta.
Che cosa occorreva per capire che la poesia non è indirizzata a una donna? Sapere che gli “Ossi di seppia” non sono un canzoniere d’amore? Conoscere l’edizione critica di Bettarini e Contini? Sapere della pubblicazione delle lettere con Barile? Avere intervistato prima Spaziani e Ramat? Quest’ultima cosa, invero, prima di stilare la traccia, forse sarebbe stato bene farla. Avremmo conosciuto nome corretto e professione di “K.”, ma per la comprensione della poesia nel suo valore universale, non sarebbe stata comunque necessaria. Perché, la poesia, sarebbe bastato leggerla. TUTTA, non un verso qua e uno là. Nel v. 5 “o lontano” è un vocativo al maschile; al v. 7 ci sono “vero” e “raminghi”, sempre al maschile.
Un’impietosa diceria che circolava scherzosamente nell’università dei miei tempi insinuava che chi si iscriveva a psicologia era bisognoso di curare se stesso; Silone scrisse una volta che il Ministero di Pubblica Sicurezza (si riferiva all’era fascista) dovrebbe meglio chiamarsi di Pubblico Pericolo; oggi vogliono forse costringerci a pensare che chi si occupa di “comprensione del testo” sia mosso egli stesso da un “matto e disperatissimo” bisogno di comprendere – purtroppo privo di esiti leopardiani, anzi assolutamente insoddisfatto – e che la Pubblica Istruzione debba definirsi in realtà Pubblica Distruzione? Bando agli scherzi: il fatto rimane grave, gravissimo.
La poesia, invece, rimane bellissima.

Eleonora Bellini

 

da qui
L’errore. Sono queste le tracce della prova di italiano di quest’anno. Con un giallo. La poesia tratta da “Ossi di Seppia” di Eugenio Montale è presa a spunto per chiedere di commentare “il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile” e “il ricordo della donna” che è “condensato nel suo viso e nel suo sorriso”. Ma già dopo poche ore in molti, negli ambienti letterari, facevano notare che il futuro premio Nobel l’aveva dedicata al ballerino russo Boris Kniaseff, come testimonia la dedica “a K”. Le reazioni, non si sono fatte attendere.

Tipologia A (analisi del testo letterario). La traccia da analizzare è Ripenso il tuo sorriso, da Ossi di Seppia di Eugenio Montale .

“Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovinetta palma…”

1)Comprensione del testo: dopo una prima lettura riassumi brevemente il contenuto informativo della lirica in esame.
Le domande:
2) Analisi del testo:
a) Nella prima strofa il poeta espone, in una serie di immagini simboliche, da una parte la visione della realtà, dall’altra il ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile. Individua tali immagini e commentale
b) Nel verso due ricorre l’allitterazione della r, quale aspetto della realtà sottolinea?
c) Prova a spiegare in che senso il portare con sé la sofferenza del male del mondo puo essere come dice il poeta “talismano” per un ‘anima e come questa condizione possa essere altrettanto serena che quella di un’anima ingenua e non toccata dal male.
d) Nell’ultima strofa ricorrono espressioni relative sia alle condizioni interiori del poeta sia alla “pensata effige” della donna. Le prime sono riconducibili al motivo dell’inquietudine, le seconde a quello della calma. Commenta qualche espressione a tuo parere più significativa, relativa a entrambi i motivi e in particolare il paragone presente nell’ultimo verso. Analizza la struttura metrica, le scelte lessicali e la struttura sintattica del testo e spiega quale rapporto si può cogliere tra le scelte stilistiche ed il tema rappresentato.
3) Interpretazione complessiva e approfondimenti: sviluppa con osservazioni originali anche con riferimento ad altri testi il tema del ruolo salvico e consolatorio della figura femminile. In alternativa inquadra la lirica di montale nel contesto del tempo.

21 Responses leave one →
  1. 2008 Giugno 19

    Se neppure chi ci assegna le prove sa bene ciò che dice, come può aspettarsi da noi svolgimenti accurati dei temi proposti? si chiesero gli studenti maturandi.
    Chi valuta la maturità di chi?

  2. 2008 Giugno 19

    Ripenso il tuo sorriso: come intorbidare le acque di Montale e non avere niente da ridere.

    Nell’edizione delle poesie di Montale “L’opera in versi”, a cura di Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini (Giulio Einaudi Editore, 1980), nelle note che indicano le varianti della poesia (p. 872) il lettore viene informato che “Nel fascicoletto dedicato ad Angelo Barile del marzo 1923 un manoscritto in pulito con la dedica a “Baris (sic) Kniaseff”, e la data 1923; il componimeto è il terzo della serie…”. Le lettere di Montale all’amico ligure Barile, furono pubblicate nel 2002 dalle edizioni Archinto in “Giorni di libeccio. Lettere ad Angelo Barile (1920-1957)”. Nell’epistolario vi sono altri riferimenti agli “Ossi di seppia”, raccolta nella quale la nostra poesia è inserita.
    Nella traccia del tema di maturità distribuito ieri mattina ai giovani studenti l’esercizio di “comprensione del testo” fa riferimento più e più volte (Errare humanum est, perseverare diabolicum) ad una donna, al suo volto, ai suoi occhi eccetera eccetera, suggerendo, per un “osso di seppia” – doloroso scheletro levigato dai marosi della vita – un’interpretazione quasi da dolce stil novo.
    Poi le agenzie di stampa, a metà pomeriggio, scoprono che la poesia è dedicata ad un uomo. I telegiornali, ovviamente, minimizzano e parlano di “gaffe”. La gaffe in effetti ci sarebbe se un qualsiasi quivis de populo, o un gruppo di amici a cena, o io andando a spasso, senza il testo sotto mano, sbagliassimo nel ricordare, nell’attribuire. Ma qui si tratta di una prova di maturità, preparata da esperti ministeriali, si suppone non in cinque minuti, e, per di più, di una prova di comprensione del testo! Ci sarebbe da ridere, se non si trattasse di un gravissimo fatto, che rivela inqualificabile mancanza di rispetto, per la scuola, per i giovani studenti, per lo stato, infine. La sera intervistatori di Maria Luisa Spaziani e Silvio Ramat, due autorità in materia montaliana, ci informavano che il “K.” della dedica, Boris Kniaseff, era un giovane ballerino russo, conosciuto a teatro dal poeta.
    Che cosa occorreva per capire che la poesia non è indirizzata a una donna? Sapere che gli “Ossi di seppia” non sono un canzoniere d’amore? Conoscere l’edizione critica di Bettarini e Contini? Sapere della pubblicazione delle lettere con Barile? Avere intervistato prima Spaziani e Ramat? Quest’ultima cosa, invero, prima di stilare la traccia, forse sarebbe stato bene farla. Avremmo conosciuto nome corretto e professione di “K.”, ma per la comprensione della poesia nel suo valore universale, non sarebbe stata comunque necessaria. Perché, la poesia, sarebbe bastato leggerla. TUTTA, non un verso qua e uno là. Nel v. 5 “o lontano” è un vocativo al maschile; al v. 7 ci sono “vero” e “raminghi”, sempre al maschile.
    Un’impietosa diceria che circolava scherzosamente nell’università dei miei tempi insinuava che chi si iscriveva a psicologia era bisognoso di curare se stesso; Silone scrisse una volta che il Ministero di Pubblica Sicurezza (si riferiva all’era fascista) dovrebbe meglio chiamarsi di Pubblico Pericolo; oggi vogliono forse costringerci a pensare che chi si occupa di “comprensione del testo” sia mosso egli stesso da un “matto e disperatissimo” bisogno di comprendere – purtroppo privo di esiti leopardiani, anzi assolutamente insoddisfatto – e che la Pubblica Istruzione debba definirsi in realtà Pubblica Distruzione? Bando agli scherzi: il fatto rimane grave, gravissimo.
    La poesia, invece, rimane bellissima.

  3. 2008 Giugno 19
    fernirosso permalink

    vorrei far notare questo semplice passaggio in cui lo sviluppo al maschile non è relativo al “ricordo” (vocabolo appunto di genere maschile) visto che tra ricordo e il restante sviluppo dei versi c’è un bel punto e vir-gola.

    …”Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
    se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua,
    o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
    e recano il loro soffrire con sé come un talismano”..
    Quel “o LONTANO” e poco dopo quel “VERO”, non sono da attribuirsi al ricordo ma ad un soggetto sottointeso di genere maschile.
    Quanto è vero che chi dovrebbe concorrere ad una formazione alla luce di chiarezza e lucida comprensione in realtà agisce pedis-s-equa-mente! ferni

  4. 2008 Giugno 19
    Paola renzetti permalink

    Che toppata clamorosa, questa degli esperti del Ministero della Pubblica Istruzione!
    Dopo le vostre precisazioni e un semplice richiamo a una lettura attenta del testo, emerge l’impietosa approssimazione con cui a volte si lavora (anche chi riveste ruoli di responsabilità).
    Ma questa è davvero grossa!

  5. 2008 Giugno 19
    erika permalink

    Credo che si stia esagerando sulla “gaffe” del ministero, in quanto una poesia è sempre suscettibile di differenti interpretazioni ed è giusto che ciascun lettore la interpreti a suo modo. Solo così può farla propria. Inoltre è indiscussa l’importanza della donna , considerata davvero una “Beatrice” nell’itinerario poetico montaliano e credo che chiunque avrebbe riferito “lontano” a “ricordo”, magari nel significato di “tant’è lontano il ricordo”, appunto. Inoltre credo che tale componimento sia bellissimo per una donna, in quanto il sorriso ricorda proprio il “disiato riso” della Francesca di Dante ed è indubbio che esso abbia una certa carica erotica ; pertanto credo si ricordi per lo più i sorrisi dei nostri partner che dei nostri amici. Per concludere, al di là di ballerini o donne miracolose, credo che sia ben altro quello di cui dobbiamo indignarci, basta guardarsi intorno.

  6. 2008 Giugno 19

    Beh, che le poesie belle e vere si facciano proprie è indiscutibile. Però, quando si lavora ad una traccia importante come quella dei temi di maturità, non sarebbe male andare a consultarsi un’edizione critica (o comunque affidabile) dell’autore di cui si parla. Così l’equivoco non sarebbe avvenuto. Questo da parte di chi si ostina a credere che scuola (statale) e cultura siano ancora cose serie. Quanto alle altre cose per cui indignarsi, ce n’è a iosa (infatti vien da pensare: beati quelli che sono morti senza vederle), ma questo non è un blog di letteratura ed arte?

  7. 2008 Giugno 19

    a me sembra che sia cosa buona e giusta indignarsi per il pressapochismo di chi sta ai vertici della pubblica istruzione, e non può permettersi di fare un minestrone di donne angelicate e ossi di seppia – al di là dell’errore di genere, che a sua volta amplifica l’errore di interpretazione; queste persone vengono sicuramente pagate più di un comune professore, al quale si richiede invece di essere professionale, di sapere capire correggere ciò che in alto non si sa, con un’ombra di vergogna di fronte ai ragazzi ai quali ha insegnato per tutto l’anno in mezzo a difficoltà di ogni genere, e che ora dovrà definire maturi o non maturi anche in base a questo tema…assegnato da persone certamente non tanto mature.
    marina

  8. 2008 Giugno 19
    Paola renzetti permalink

    Sembra un fatto abbastanza grave, al di là del singolo episodio, che chi sta ai vertici (soprattutto in ambito pubblico) non svolga il lavoro con la necessaria competenza. Quali saranno i criteri per affidare compiti così importanti?

    Grazie Eleonora per la tua domanda, forse retorica, così forte e stimolante.
    Sembra contraddittorio, ma in realtà chi si interessa di arte e letteratura viaggia continuamente su una linea di confine, prossima a qualsiasi problema o contenuto, anche sociale, della vita di tutti i giorni, compresa quella delle decisioni politiche in sfere più o meno vicine. Non ci sono contenuti, oggetti o fatti di cui l’arte e la letteratura non possano interessarsi, vero?

  9. 2008 Giugno 19
    m.gisella catuogno permalink

    anche per me è molto grave quello che è successo, perché dimostra sciatteria e incompetenza…che cavolo di esempio si dà ai nostri ragazzi!?
    gisella

  10. 2008 Giugno 19
    fernirosso permalink

    la cura: si som-ministrano cure per tutti, ma non c’è cura nel somministrarla! Già è qualcosa che non sopporto sentir definire i ragazzi del quinto anno: classi terminali, ma da quale vocabolario è uscito?E a questi si devono somministrare dei compiti…si somministra una medicina, un farmaco, le prove d’esame sono solo delle ridicole prove in confronto con quelle che la vita elargisce. Concordo pienamente con quanto ha asserito Marina e altri, poco più sopra. f

  11. 2008 Giugno 19
    Molesini permalink

    comunque non è il migliore degli ossi, e tantomeno li rappresenta

    se dovevano andare sull’elaborato bastava porgere un’occasione, vecchi versi o notizie dall’amiata

    concordo con m.gisella: sciatteria

  12. 2008 Giugno 20
    erika permalink

    Credo che il “pressapochismo” sia una costante qualitativa che accomuna un po’ tutti i governi (dato che l’anno precedente c’erano degli errori anche sul test d’ammissione alla facoltà di Medicina!!!) e un po’ tutte le persone di questo tempo . Di sicuro non volevo deviare la conversazione su un piano politico. Ma come fa ben notare Paola Renzetti ” chi si interessa di arte e letteratura viaggia continuamente su una linea di confine “. Inoltre, con il mio messaggio precedente, non volevo dire che non ci si debba indignare, figuriamoci, ma che sappiamo indignarci solo su questioni di sicuro importanti ,ma che sicuramente non possono coinvolgerci sul piano dell’azione. In breve : sappiamo solo lamentarci. Eppure tanti artisti e letterati in passato hanno dato il loro contributo a cambiare attivamente la società, passando proprio quella linea di confine di cui si parlava. E poi non credo che le autrici dei 10 interventi siano tutte studiose dell’opera montaliana, quale Ramat o la Spaziani. Pertanto basta con le polemiche, finiscono solo di sfiduciare e scoraggiare gli studenti italiani, in particolare quelli che hanno svolto la famigerata traccia.

  13. 2008 Giugno 20

    intanto qualcosa si muove, credo sia la prima volta che un super ispettore (anzi, ispettrice) è sato rimosso, dopo 15 anni di attività…non oso sperarlo, che sia un segnale positivo, ma un attimo d’illusione non guasta…il ballerino sarà stato un detonatore, però non era mancato un altro errore, ieri, meno plateale ma forse più grave, nel tema di greco: per chi traduce, su quei sudati banchi, una parola in meno non è una piccola svista, ma motivo di panico…
    marina

  14. 2008 Giugno 20
    paolarenzetti permalink

    Erika hai toccato un aspetto molto importante, quello dell’azione e dell’uso della parola. Parlare apertamente come hai fatto tu è molto bello! Hai raccolto spunti e tu stessa ne hai dati per riflettere. Abbiamo già passato quella “linea” di confine, lietamente.
    Speriamo di poter lavorare, anche come artisti, a quel cambiamento, così necessario nella cultura e nella società.

  15. 2008 Giugno 20
    fernirosso permalink

    e se fosse stato un tacito, pro-vocatorio invito a mettere in discussione le parole dell’alto magister?Sarebbe stato davvero un bel modo di fare un esame, finalmente, fuori dai tracciati…ma dubito che lo sapessero, praticamente tutti i ragazzi. Eppure, visto che osannano all’uso del pc, perchè non farglielo usare, perchè non far loro usare lo strumento al fine di trovare una base, a loro scelta, su cui poi mettere in discussione quelle tesi proponendo le loro ipotesi? Allora avrebbe un senso più profondo allenarli tutto l’anno all’uso di uno strumento che davvero aprirebbe loro molte più opportunità di conoscere di quelle offerte dai sempre più striminziti libri di testo.Ecco: il con-fine allora sarebbe raggiunto, anzi, non ci sarebbe più.

  16. 2008 Giugno 21

    Il fatto è che si dovrebbe fare bene ciò che si sa fare (e si ama fare). Quindi chi sa scrivere lo farà in verità; seriamente; attentamente; nel rispetto dei potenziali lettori, pochi o tanti che siano. Questo sarebbe già un passo avanti, perfino rivoluzionario: il pressapochismo e la supponenza – che spuntano qua e là – non lo sono.

  17. 2008 Giugno 22
    paolarenzetti permalink

    Sì Eleonora… come non essere d’accordo con questa tua affermazione? Solo che se mai si comincia…mai si procede e per andare avanti, bisogna lasciarsi alle spalle quella paura di sbagliare che tante volte ci ha attanagliato e tarpato le ali. Perchè non dire la nostra…senza paura di tracimare, di invadere zone che tradizionalmente ci sono state sempre un po’ precluse, come quella del pensiero e dell’azione “politica”?

  18. 2008 Giugno 23
    Aurelio Sciortino permalink

    Chi svolge un compito delicato come sovrintendere alla formulazione di quesiti rivolti a tutti gli studenti di una nazione dovrebbe avere il buon senso di consultare un’edizione critica. E’ vero infatti che nell’ultima edizione di Ossi di Seppia Montale tolse la dedica all’amico K. forse volendo metamorfizzare il destinario reale, l’amico ballerino, in un destinatario indeterminato, per una volontà assolutizzante che la Poesia esige. O forse per avvicinare tale interlocutore alla interlocutrice Anna degli Uberti, unica Musa ispiratrice degli Ossi. A tali operazioni spesso ricorrono i poeti quando ormai sanno di consegnarsi ai posteri e l’interpretazione dei critici ne cristallizza in qualche modo il modus videndi. E’ grave avere pensato a Clizia, figura stilnovistica delle raccolte posteriori. Ma forse l’attribuzione a una donna di sentimenti e passioni concepiti per un uomo ci immette in un altro sentiero non facilmente percorribile, che da un lato potrebbe svelare una breccia inedita nella biografia montaliana o confermare un’unità sentimentale che smentisce una forzata identità sessuale.Ma tutto ciò era stato previsto da chi ha ideato le tracce dell’esame? Non è troppo pretendere che gli allievi potessero entrare in un tale ginepraio?

  19. 2008 Luglio 6
    Roberta permalink

    Non so quanti anni ha la cara Erika che invita a non drammatizzare sulla “graziosa” (manca solo che la definiamo così!) gaffe del Ministero… Qui non si discetta di personali letture critiche di un testo poetico: si propone una traccia di analisi e si chiede agli studenti di svolgerla secondo precise indicazioni. Non c’entra l’interpretazione del lettore! Se Erika fosse stata presente agli Esami di Stato (come lo sono stata io, da docente interna facente parte della Commissione) avrebbe potuto “toccare con mano” lo sbandamento culturale dei maturandi dinanzi a quel “lontano” (tra tutti il più equivoco), che strideva fortemente con la traccia di analisi ministeriale… C’è stata anche un’alunna che ha chiesto lumi alla docente di lettere e si è sentita rispondere: “Vai avanti con la traccia: non è funzionale!” (criptico, no?) E nel pomeriggio (sempre la sensibile Erika) avrebbe potuto “degustare” la desolazione psicologica e culturale di ragazzi preparati e studiosi (coloro che, in genere, prediligono l’analisi del testo letterario!), completamente spiazzati da un errore così grossolano! Mi permetto, inoltre, di aggiungere che quel “o vero” della poesia montaliana mi sembra piuttosto un “oppure” che un aggettivo rivolto, in un caso vocativo, al bellissimo danzatore russo naturalizzato francese… Ma, insomma, così va il mondo e concludo con l’amaro “Quis custodiet ipsos custodes?” che traduco ” a senso” per la circostanza con: “Quale Ministero, incapace di formulare una traccia di analisi su una “colonna” della nostra poesia quale è Montale, sarà in grado di esprimere oggettive e serene valutazioni sulla preparazione dei ragazzi?” Forse prima uno sguardo alla trave e poi alla pagliuzza? Questa è di Gesù! E scusate se è poco!

  20. 2008 Luglio 7

    Non l’ho scritto, finora, per una mia naturale ritrosìa a rinfocolare vespai che deviassero dalla traccia originale. Del resto, eravamo qui a sottolineare la rozza approssimazione della commissione ministeriale. La lettura di Roberta è perfetta: ‘o vero’ è un disgiuntivo ulteriormente disgiunto; un vezzo montaliano che presumibilmente sottolinea l’incertezza legata alla conoscenza di troppo breve data tra il poeta e Kniasieff. Pertanto, l’unico riferimento al ballerino è ‘o lontano’. D’altronde, non sarebbe il vocativo seguito da virgola? Ecco, la punteggiatura. Dalle mie parti si racconta che Pulcinella la raggruppasse tutta in fondo al testo, considerandola una parte minore. Ma quando c’è, e messa per bene, sarebbe meglio leggerla!

    http://raffrag.wordpress.com/

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