Addio a Mario Rigoni Stern
“Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don.”
Queste le prime righe de Il sergente nella neve. Mario Rigoni Stern lascia un grande vuoto con la sua morte. Non solo nel panorama culturale e letterario ma anche nella capacità che la letteratura e la cultura hanno di veicolare la memoria e il senso civile.
[…] durante la seconda guerra mondiale ha partecipato alla terribile campagna di Russia, le cui drammatiche vicende sono state ripercorse in modo esemplare nel suo celebre libro Il sergente nella neve. Ecco, la guerra: è una dimensione che appartiene purtroppo all’uomo da sempre, per cui dobbiamo giocoforza conviverci; ma perché, mi chiedo, oggi, nonostante le drammatiche e dolorose testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta sulla propria pelle, come lei, non se ne comprende più l’insensatezza. Perché non si va mai placando la spirale dell’odio, nonostante siano stati compiuti tanti passi significativi e determinanti sul fronte della civiltà e del progresso?
Vede, è una storia che parte da lontano e arriverà molto lontano. Hanno incominciato dai tempi della Bibbia Caino e Abele, poi le guerre erano tra tribù e tribù, poi tra città e città, poi tra popolo e popolo, adesso tra religioni e continenti; ad un certo momento non ci saranno più confini e si fermeranno. Guardi la nostra Europa. L’Italia non ha mai avuto un periodo così lungo di pace. Eppure non si comprende l’insensatezza dei conflitti. Le televisioni hanno fatto vedere l’esplosione della guerra e l’invio delle truppe pacifiste, così dicono. Io invece dico che pian piano la gente si renderà conto che è possibile vivere meglio senza conflitti. La guerra distrugge, non dimentichiamolo. Non possiamo portare le nostre regole nel convento altrui. Questo è un vecchio proverbio russo che io ho imparato quando ero lì. Cosa facciamo, andiamo a imporre la democrazia dove non la vogliono e non l’hanno mai avuta? Non possiamo imporre la nostra maniera di vivere a gente che non la vuole. Lasciamo a ognuno la propria maniera. Il fatto di dire “portiamo la pace” va rivisto. Come la portiamo, con i carri armati? Un’altra cosa vorrei dirle: i media, specialmente le televisioni, divulgano le notizie in maniera sproporzionata, amplificandole e rendendole paradossali. Arriva una notizia dall’Iraq: cade un elicottero, muore un pilota americano, la salma viene riportata in patria, seguono i funerali di Stato e il soldato viene salutato come un eroe. In realtà la morte è stata causata da un incidente, a seguito della caduta dell’elicottero. In Russia, invece, nel 1943 sono scomparsi ottanta mila soldati italiani, ma nessun giornale ne aveva dato notizia. Noi, tra i pochi sopravvissuti, avevamo il torto di esser vivi: eravamo testimoni scomodi. Vede come sono diverse le misure, anche tra guerra e guerra?
L’intervista completa, a cura di Luigi Caricato, si può leggere qui
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Qui un’altra intervista, più recente, curata da Andrea Di Consoli
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La bibliografia completa degli scritti in commercio qui






ho conosciuto sia lui che suo figlio.Entrambe meravigliose persone.Lui, Mario, l’autore di un libro che non dimenticherò mai. Grazie.ferni
Un lungo e incantato rapporto con la terra, il bosco e i suoi abitatori. Una passione antica per la caccia, nel rispetto dell’ambiente e della vita.
L’ultimo suo libro: “Stagioni” traccia le linee di questo rapporto con la natura nella solitudine e nel silenzio, che diventa colloquio con tutti gli esseri.
Nell’intervista si vede come la sua visione non fosse particolare, ma universale, nell’affermare il valore della pace in Europa e nel mondo.
Ho letto il diario di un soldato russo che difendeva il suo paese e che potrebbe esser stato sulle stesse rive ed aver dato gli stessi colpi di tosse. Rispettava i soldati italiani perché erano più umani dei tedeschi ma per lui erano tutti invasori fascisti.
colpito dalla sua umanità; più giovane di tanti presunti giovani; grande scrittore; credo di essere un po’ più triste, oggi
mirko servetti
aveva l’umanità un po’ brusca, semplice – in apparenza, decisa, delle persone abituate a vivere a contatto con la natura (conosco l’altopiano e la gente di montagna), e aveva quel qualcosa in più, che faceva di lui, appunto, Mario Rigoni Stern – non uno scrittore fra tanti
marina
«Io la terra trentina l’ho amata fin dalle elementari, attraverso una canzone che ci faceva cantare ogni mattino la maestra. Era la canzone del cieco di guerra sull’Ortigara, che guardava Trento da lontano. Non poteva vederla, ma oltre le cime la indovinava, la sognava.»
(da un’intervista a M. R. Stern a cura di Franco de Battaglia, http://www.Altoadige.it, 2003)
la gente di montagna ha una sensibilità particolare; spesso qualcosa di ascetico. L’ho osservato in molti visi di uomini del profondo nord e lo vedo nel viso di Mario Rigoni Stern. Ricordo il suo libro, Il sergente della neve, deve essere sepolto tra gli altri, nella mia stanza.
Paolini: Per la gente dell’Altipiano tu sei lo scrittore, ma sei anche l’uomo del catasto.
Rigoni: Ma ero quello che era al catasto, più che lo scrittore sono quello che era al catasto, perché lì capitavano un po’ tutti.
Paolini: Per i villeggianti che vengono da giù tu sei lo scrittore da invitare a passeggio?
Rigoni: Sì, invece per i vecchi pastori sono il Mario del Toni. Toni era mio nonno, siccome mio nonno era ben conosciuto, allora dicevano: “E’ il nipote del Toni Stern”; allora per loro sono così, per i forestieri sono uno scrittore, per i compaesani sono quello che era al catasto.
icp.ge.ch/sis/letteratura/autori/rigoni-stern/carlo-mazzacurati.doc/download
Fantastica figura: intelligenza schietta, personalità severa, ma bonaria, inflessibilmente appartata. Penso che la sua grandezza di scrittore risalterà ancora di più nel tempo.
Questi sono gli uomini davanti ai quali è davvero il caso di
“inchinarsi”.
Specie nel momento in cui, purtroppo, se ne vanno.
francesco
Un autore imprescindibile. Cantore della civiltà montanara e contadina, ma anche della tragedia della guerra, della memoria, delle bellezze naturali. Intramontabile modello di semplicità e chiarezza di scrittura: La storia di Tolne, Il sergente nella neve, L’alboreto salvatico, Il bosco degli urogalli….
Meritatissima cinquantennale presenza nelle antologie scolastiche, davvero un classico per tutte le età.
Antonio
Un grande intellettuale che mancherà moltissimo. Penso che la più grande gioia di uno scrittore sia quella di lasciare semi fecondi per chi vorrà raccoglierli. Una testimonianza fondamentale la sua, direi, e una poetica efficacissima. In questo senso credo che l’opera di Rigoni Stern non tramonterà mai. Insieme alla sua levatura morale.
perdita incredibile per chi ama la civiltà e il rigore morale: non so penso a quanto ancora oggi mi manca pasolini; ricordo alla “7″ quanto paolini ha saputo ricavare dalla visione del mondo di rigoni stern..
roberto
Un omaggio doveroso alla memoria di un Grande Scrittore e intellettuale.
Non possiamo portare le nostre regole nel convento altrui.
Sandra
Un uomo -e uno scrittore- vero, autentico, forte e onesto come le sue montagne
Gisella
E’stato lo scrittore che ho amato di più. Come lo si può amare leggendolo a dodici anni, imbracciando lo zaino con lui, gridando “Tridentina, avanti!” sferzato dalla neve.
Ho sempre sognato di prendere l’auto ed andare a trovarlo, e quand’ero bambino cento volte ho fatto promettere ai miei di portarmi sull’altopiano d’Asiago per conoscerlo. Pur non essendo mai avvenuto, ho nella mente passo per passo quest’incontro, lo sguardo curioso che avrebbe avuto.
E’vent’anni che avrei voluto fare questo viaggio, e non l’ho mai fatto, perchè c’è sempre un momento migliore per farlo, fino a quando i commilitoni si salutano.
E così è partito anche il mio Sergente.
Addio Sergente, le tua parole mi hanno fatto così come sono.
Samuele
“Noi, tra i pochi sopravvissuti, avevamo il torto di esser vivi: eravamo testimoni scomodi.”
grazie
Un lutto difficile, possibile solo leggendolo e rileggendolo, per amarlo: ruvido uomo e grande scrittore, amatissimo.
Maria Pia Quintavalla
Abito solo ad un’ora da Asiago e ogni volta che vado lassù in montagna a camminare Mario Rigoni Stern camminerà al mio fianco.
La sua scrittura sarà sempre indimenticabile… un pezzo di storia se ne va con lui.
Monica
Il sergente nella Neve. Libro divorato in due sere, se non ricordo male, ai tempi delle scuole superiori. Uno scrittore schietto, di sostanza. In una realtà (i media insegnano) fatta molto, se non solo, di apparenza. Ma le armi, la neve, le isbe, si potevano toccare con mano….eccome…
Garo
In “Storia di Tolne” ho ritrovato fatti e paesaggi che mi raccontava mia nonna.
Grazie Paesan!