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vladimir kush
Dent la paròla vèrta mí me pèrdi,
deventi i ròbb del mund, l’aria che passa,
quèla parola che sta dedré de l’aria
e se fa ciara aj ögg che stan nel temp,
e se mí parli sù no chi l’è ‘l parlà,
l’è ‘l vent che parla cul mè d’un sentiment,
ché nient se fa del nient e nel pensà
la vûs che mí me ciama me vègn dent.
Dentro la parola aperta io mi perdo,
divento le cose del mondo, l’aria che passa,
quella parola che sta dietro l’aria
e si fa chiara agli occhi che stanno nel tempo,
e se io parlo non so chi è il parlare,
è il vento che si dice col mio sentimento,
poiché niente si fa dal niente e nel pensare
la voce che mi chiama mi viene dentro.
Franco Loi
Per poesie, come questa di Franco Loi, tratta da Isman- Einaudi 2002, credo sia meglio l’ascolto e l’apertura, mentre la “parola porta”, si apre e ricre(t)a il mondo.
bello questo dialogo, questo prospettarsi e intrecciarsi di interno/esterno…
ciao
Apo
“…perchè niente si fa dal niente…”
che bella l’immagine dell’”uovo cosmico-sole” origine della vita e segno della fondata ostinazione umana a interrogarsi su quell’inizio!
intrigante la riflessione sul dentro/ fuori e la valenza magica della parola. Bellissima anche l’immagine…
un caro saluto
gisella
la voce che mi chiama mi viene dentro.
Loi è sempre Lui
)) Grazie per questa poesia. Sandra
Vi accontentate di poco!ci sono alcune belle poesie di Franco Loi,ma questa in particolare mi sembra vertere su temi e immagini banali e risapute…il vento che gli parla, la voce che viene di dentro…mah.
Qui il riferimento al vento, alla voce e alla parola, possono far pensare al “gesto” divino ( e di riflesso anche umano) della creazione…All’eco di una presenza che risuona da cosa in cosa.
Immagini evocative e un tema sfaccettato che può alludere a molto e in profondità.
Cos’è in fondo una “parola aperta”?
Quante interpretazioni sono possibili su questa espressione?
Se questo è accontentarsi, beh sono contenta di accontentarmi…
la parola nella sua disgregazione…rischio nel vorticoso movimento del vento… stordimento del suo sentire le cose
…richiamo e silenzio…
grazie ferni
margheritarimi
dentro
la parola
a p e r t a
io
mi p e r do
la parola si forma battendo “la lingua” tra i denti,barattando un respiro che contiene l’universo intero, con una sola com-posizione di sillabe. Mastico la parola e con quel mastice incollo ciò che credo sia il mondo, mentre la realtà, in realtà, si perde nel mio perdermi nell’erta strada del dire dando ciò che credo di vedere, e ne sono così con-vinto che mi perdo in ciò che vedo in quel vuoto soffio d’aria che non è la cosa detta, e l’io ne è in qualche modo responsabile e consapevole,essendo assurto al ruolo di creatore,lui d’io, che apostrofa qualcosa solo con un vento:ogni parola è aria che si regge in aria ed entra senza consistenza altra che un suono, aria vibrata anch’essa, in me, pro-muovendo altre visioni e parole. E io-dio di quel gioco da adami, nel giardino, che gioco a mosca cieca con le cose del mondo, non so e non mi rendo conto che, forse, quelle cose che nomino le mino alle radici dimenticando di annusarle, sentirle in me, god-erle prima, molto prima di dirle e spaccarne l’in-canto che mi nasce n-uovo da dentro, come un legno che si spacca.ferni
vero..
…la vûs che mí me ciama me vègn dent.
dent la coscienza di chi sa auscultare, e vorrei auscultare..
roberto
Grazie Ferni
in questi versi
tutto è detto
Ottima scelta
Un caro saluto
Josè