Volevo vedere l’imbrunire

Volevo vedere l’imbrunire
e mi sono appoggiata qui per questo
in fondo al fondo del prato
mi siedo e ripasso i lividi alle nuvole
quando tutto si allarga piano
un accavallarsi di veli, lì.
Adesso i motori sono musica
quella che avanza ha un caldo mite
lenta l’aria muove le magnolie
io penso che fra un pò tutto scompare
ma un imponente silenzio sta creando
e compatta i cespugli, i cedri, me.
Assomiglio a quanto si spande attorno
e le mie dita sono radici
il respiro dall’addome si attacca alle correnti
più giù diventa fiato, dall’erba scura
mentre l’umido mi incolla foglioline
sono io, la sera.





farsi sera, farsi radici, farsi un tutt’uno col mondo che ci circonda. si discosta questa un po’ dalle tue solite, o mi sbaglio?
Trovo in questi versi il flusso
morbido che in altri tuoi
non appare
Mi piace il modo di avvicinarsi
in punta di piedi al tuo essere.
Josè
Volevo vedere l’ imbrunire…
un imponente silenzio sta creando…
Ci sono state per me alcune volte, una in particolare durante l’adolescenza, in cui era insopprimibile il desiderio di vedere l’alba e sentire quel silenzio della creazione nella
natura.
I passaggi tra il giorno e la notte… e tra la notte e il giorno…
Anche solo per stare una volta in loro, varrebbe la pena di essere nati.
Bellissima Silvia. Mi piace moltissimo questa tua linea di scrittura. Hai acceso il tema della sera di luce nuova. Sandra
identificarsi, diventare la sera , le radici, un albero carico di foglie, diventare – essere – la natura.
questa è la magia dell’essere poeti.
” lì ”
” me ”
” la sera ”
poesia di accurata dislocazione, intenta a salvare la visione e l’accadimento dell’imbrunire (poichè “io penso che tra un po’ tutto scompare”) fino all’ardita identificazione con la sera.
Originalità e autenticità, come sempre in Silvia Molesini.
Antonio
davvero pregnante..
Io ringrazio tutti, mi scuso per l’assenza.
Ad Antonella: è una delle mie voci.
A Paola: in questa è un movimento simile al tuo, solo più portato verso l’immedesimazione con la negredo.
L’immagine proposta è quadro di Umberto Boccioni, “Paesaggio al tramonto”, del 1906.