LIBERA/MENTE di Antonia Piredda
fiato
perdo il fiato
dentro
queste fessure
di pietra..
l’ingegno.
m’ingegno
a seguirne le crepe,
forse portano
al mare.
dovrei sentirne
l’odore
ancorato alle sbarre.
è un’isola, questa,
la mia?
ferro granitico
che ottura i pori,
granito ferroso
che avvelena il sangue.
perdo il senso
del tempo,
tempo prigioniero;
passi che inciampano
su rumori sconosciuti…
ecco,
ora,
un attimo sospeso
di silenzio.
tento di respirarlo
ritrovandomi
sabbia e fiele
dentro la bocca,
e le labbra…
le labbra
mormorano piano
un altro esistere
Antonia Piredda ( nuoro 1960) è educatore per l’infanzia in un nido comunale.
Scrivere è la sua passione, oltre gli impegni familiari e lavorativi.
Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia, sia in italiano, sia in variante nuorese.
Ha vinto il 3 premio al concorso (patrocinato dalle Messaggerie sarde di Sassari) intitolato “Terra” con il racconto sulla migranza “Risacca”.
Collabora alla rivista di Nuoro “Terre libere”





Come spesso accade leggendo poesia, si scopre che i versi della gente sarda hanno la durezza e la temerarietà della pietra. Sfidano il maestrale, chiudono nella roccia il senso, resistono al mare e a chi lo solca ostinato verso l’isola.
Colpisce in questo testo una concatenazione di senso e di ritmo impostati in una verticlatà essenziale, una semplicità che ci ricorda l’altipiano, l’olivastro, il tintinnio leggero delle capre che sempre conoscono la via nella macchia di lentisco e ginepro e ci guidano, “mormorando piano”, verso “un altro esistere”.
grazie
Luca Benassi
versi tagliati con una selce tagliente ed esposti al vento, al mare, ai nubifragi, persino alla tempesta. Dura ma anche vibrante. Centrata. ferni
Un altro poeta isolano che coniuga pietre e vita. L’incisività delle immagini del granito e del ferro si stemperano nel finale che trovo molto dolce. Sandra
versi scabri e duri come il granito. si sente una tensione forte verso l’alto, verso dimensioni che non sono la nostra.
è da tanto che cerco. senza tempo, di esprimere ciò che ho provato leggendo i commenti, e devo dire che è proprio vero che ciascuno di noi interpreta le parole basandosi, inconsapevolmente, sul proprio vissuto, sulle proprie aspettative, su ciò che il sentimento decanta in quell’attimo.
ciò che ho scritto è strettamente legato ad una situazione di prigionia reale, alla claustrofobia che inevitabile soffoca le membra, ad un allontanamento fisico dalla propria terra, isola, per ritrovarsi in un’isola altra, senza aver vicino affetti, amori, visi conosciuti….senza perdere, però, la propria identità, esattamente quella che vogliono annullare, che desiderano strappare alle radici si, di noi sardi, ma allo stesso tempo di ciascun individuo o etnia o insieme o condivisione globale. insomma, il proprio essere e la propria memoria.
non so se queste mie parole arriverrano, non so come entrare nel blog! decisamente pasticciona, vero? più che altro un’ignoranza che spero di vincere.
un forte abbraccio a tutti voi, anche senza scampanellìi di armenti, senza selce se non quella utile non alla sopravvivenza, bensì alla vita, che ciascuno di noi merita.
antonia p.