Alice James

2008 Maggio 26
by luciannaargentino

Continuo con il mio viaggio attraverso le pagine di diario presentando stavolta quelle di Alice James nata a New York nel 1848. Ultima di cinque figli, (tra cui i più noti Henry James, lo scrittore e William James filosofo e psicologo) unica femmina, ebbe un’infanzia vissuta sotto il rigido controllo dei genitori, con un’educazione impartita tra le pareti domestiche e molti viaggi in Europa. Negli anni dell’adolescenza è vittima di attacchi di panico, svenimenti, crisi isteriche e pensa al suicidio. In seguito benché non venga riscontrata in lei alcuna malattia organica Alice non cammina più, i disturbi si acutizzano e si avvia verso la condizione di “invalida permanente”. Quando Henry lascia l’America per l’Europa Alice lo segue, accompagnata dalla devota amica Katharine Loring. Nel 1889 comincia a tenere un diario segreto che si chiuderà con la sua morte avvenuta a Londra nel 1892.

 

31 maggio 1889

Credo proprio che se riuscirò a prendere l’abitudine di annotare un po’ di quel che accade – o piuttosto di quel che non accade – riuscirò anche a liberarmi in parte da quel senso di solitudine e desolazione che ristagna dentro di me; e poiché le circostanze non mi permettono altro che l’espulsione di coaguli di pensiero, credo che un monologo scritto da quell’interessantissimo che sono io potrà riservare consolazioni ancora tutte da scoprire. Almeno potrò fare a modo mio. Cosa che mi darà sollievo e sarà uno sfogo per quel vulcano di emozioni, sensazioni, considerazioni e riflessioni che costantemente ribolle in questa mia povera vecchia carcassa per colpa dei suoi peccati; ed ecco qui, dunque, il mio primo diario!

19 giugno 1889

Negli ultimi giorni sono passate a trovarmi parecchie persone ma non le ho ricevute. Contemplare il paesaggio durante le ora antimeridiane mi priva di ogni ulteriore resistenza, e a quel punto un pomeriggio di chiacchiere sarebbe un contrasto troppo forte dopo quella sublime contemplazione. La bellezza mi stanca più della sedia su cui sono seduta, che scuote solo i muscoli, mentre la prima scandaglia insondabili profondità! Henry mi ha appena mandato il discorso di Sir Charles Russell, che lettura entusiasmante!

27 giugno 1889

Per quanto disperato possa essere il presente, esso consente un’inestimabile conquista: non può mai essere ieri e incessantemente si trasforma nel domani. (,,,).

17 agosto 1890

Anatole France ha scritto da qualche parte: “Qualunque cosa è meglio che ascoltarsi vivere”, cosa che certamente non si può negare. Però se il destino, Anatole, non ti offre altre possibilità, ti accorgerai che prestando un orecchio indulgente e pieno di immaginazione potrai trarre anche da quella piccola e stridula tastiera tutte le note della melodia, della commedia e della tragedia.

31 maggio 1891

Tutto arriva a colui che sa attendere! Può darsi che le mie aspirazioni fossero stravaganti, ma oggi non posso lamentarmi che non siano brillantemente realizzate. Fin da quando mi sono ammalata, ho desiderato con tutte le mie forze una malattia vera, senza curarmi del fatto che questa ppotesse avere un nome terribilmente convenzionale, ma sono stata sempre risospinta a brancolare da sola sotto il colossale ammasso di sensazioni soggettive che quel compassionevole essere, “l’uomo di medicina”, non ebbe mai idea migliore che assicurarmi fossero solo colpa mia, lavandosene le mani, con squisita compiacenza, proprio sotto il mio naso. Il dottor Torry è stato il solo uomo che mi abbia trattata come un essere pensante e che non abbia mai dato per scontato che, essendo afflitta da molti mali, dovessi necessariamente essere anche una ritardata mentale.

Nonostante tutta la felicità e le premure di cui sono circondata qui, le mie condizioni sono andate rapidamente deteriorandosi, cosicché quattro giorno or sono hanno dovuto mandare a chiamare Sir Andrei Clark. Il sant’uomo mi ha fatto dono di non soltanto di complicazioni cardiache, ma ha detto che quel gonfiore che da tre mesi mi è apparso sul seno e che mi fa tanto male è un tumore; ha detto che non si può fare nulla per me se non cercare di alleviare il dolore, che è solo una questione di tempo, ecc. il tutto abbellito dal ricamo delicato del “caso più oenoso di iperestesia nervosa”, aggiunto a una nevrosi spinale che da sette anni mi priva dell’uso delle gambe e degli attacchi di gotta reumatica allo stomaco che mi affliggono da venti, dovrebbe bastare a soddisfare la più tronfia vanità patologica. E’ certamente sconvolgente catalogare se stessi in termini simili, ma io lo faccio con spirito scientifico, per dimostrare che sebbene io non abbia alcun valore produttivo, pure possiedo un certo valore come massa indistruttibile.

4 marzo 1892 (due giorni prima della morte)

Vado frantumandomi lentamente sulla spietata macina del dolore fisico e per due volte, di notte, sono quasi arrivata a chiedere a Katharine la dose mortale. Ma lungo percorsi così inconsueti si procede con esitazione, sopportando il dolore un secondo dopo l’altro; e io sono certa che non possa accadere niente altro all’infuori del fatto che quel piccolo pulsare disorientato che mi manda avanti avrà ben presto il pudore di portare fine alla sua folle corsa; comunque vada, per quanto grande possa essere il dolore fisico esso si esaurisce in se stesso e scivola via dalla mente come una buccia secca, mentre le dissonanze morali e gli orrori nervosi disseccano l’anima. Questi ultimi Katharine li tiene completamente sotto il controllo della sua mano che si muove ritmicamente*, cosicché io non ho più paura. Oh, quello splendido momento in cui per la prima volta mi sono sentita trasportare sul mare profondo di questa divina cessazione e ho visto tutti i cari misteri e miracoli svanire in vapore! Quella prima esperienza non si ripete più, per fortuna, poiché potrebbe diventare seducente. Katharine non può farci niente, lei è fatta così, una pura personificazione della salute. Come la definiva Baldwin, “ il professore della nuova Inghilterra che sa sempre come ogni cosa va fatta”.

* Si riferisce ai trattamenti ipnotici che Katharine le praticava.

 

9 Responses leave one →
  1. 2008 Maggio 26
    juliette1804 permalink

    La prima parte della vicenda fa pensare alla storia di Elizabeth Barret Browning che è stata male per anni, senza che i medici potessero identificare con certezza il suo problema, poi, si è innamorata, si è sposata in segreto, è fuggita dall’Inghilterra in Italia con il marito ed è rifiorita, tanto che a 43 anni ha persino avuto un figlio… la James, invece, ha avuto un finale molto più triste.
    Cristina

  2. 2008 Maggio 26
    juliette1804 permalink

    A volte, penso, leggendo certe storie, che alcune donne in passato invece di esplodere, ribellandosi ad una condizione che gli pesava, “implodevano”, somatizzando i propri dispiaceri e richiudendosi in se stesse.
    Cristina

  3. 2008 Maggio 26
    fernirosso permalink

    Come dice poco sopra Cristina, anch’io conosco donne che hanno avuto problemi fisici dovuti a stati di “pressione e repulsione”concatenati tra loro ma mai espulsi, organica-mente in scelte liberatorie, ma anzi hanno dato seguito con scelte costrittive ad un acutizzarsi dei loro mali.
    E’ possibile altresì pensare (ne sono un esempio) che i medici non abbiamo davvero capito la sorgente della malattia (capita che l’evoluzione di talune malattie, sulle quali si è intervenuti con farmaci, poi si trasformino e con esse i sintomi, travisando la vera causa della patologia).
    In ogni caso, ciò che mi ha colpito e condivido, è una parte della lucida confessione di Alice, questa che riporto:
    “…comunque vada, per quanto grande possa essere il dolore fisico esso si esaurisce in se stesso e scivola via dalla mente come una buccia secca, mentre le dissonanze morali e gli orrori nervosi disseccano l’anima. ”
    Grazie Lucianna per queste pagine che promuovono una riflessione profonda e generosa, sempre.ferni

  4. 2008 Maggio 26

    davvero interessanti questi brani di meditazione sul proprio “io” di Alice James, c’è una scabra e fuliminante sincerità, una capacità di scavo interiore sconvolgente
    marina

  5. 2008 Maggio 26

    La sensibilità eccessiva porta spesso a malattie, a disturbi psico-fisici. Le malattie organiche e fisiche in senso lato, credo nascano prima nel cervello e poi vengano somatizzate. Chi, come questa donna così fragile, non è riuscito a crearsi degli anticorpi alla sofferenza di vivere, si ammala. Si avverte, leggendo il suo diario, il peso insostenibile del dolore che, prima che fisico, è dolore dell’anima. Si dovrebbero poter assumere meno medicine e più sorrisi, carezze, affetto: le vitamine dell’anima.

  6. 2008 Maggio 27
    luciannaargentino permalink

    A me ha colpito la profonda e vivace intelligenza di questa donna capace di uno sguardo tanto lucido, curioso e ironico sulla società in cui viveva e il contrasto della malattia invalidante che ha circoscritto questo suo dono nello spazio di un diario, “lo spazio a cui affida ciò che all’esterno non ha potuto o voluto mostrare”.
    Io poi ho letto non ricordo dove che lei alla morte del padre, privo di una gamba, si inchiodò su una sedia da dove non si sarebbe più rialzata. Ora non so se questo sia vero o se è solo una leggenda, qui magari Cristina può venirci in aiuto, ma certo se così fosse il fatto sarebbe estremamente emblematico di tutta un’atmosfera famigliare dove sembra esserci una sorta di “vocazione” alla sofferenza.
    Comunque grazie a voi, Cristina, Ferni, Marina e Blumy, per le vostre intelligenti e puntuali aggiunte… Lucianna

  7. 2008 Maggio 27
    elina permalink

    il diario di Alice James sembra intessuto di una dimensione teatrale. La morte sembra costruita con cura e attenzione.
    grazie Lucianna per la proposta
    elina

  8. 2008 Maggio 27
    lucetta permalink

    Da una parte lei, così grande nel dolore e nel suo memorabile diario e i due fratelli famosi, dall’altra parte.
    La sua analisi spietatamente lucida della malattia.Almeno il mio diario resterà-avrà pensato- dopo la mia morte. Qualcosa di me, come un atto di accusa urticante. Doveva morire perché le fosse riconosciuta la sua capacità? Se sono stata usata da viva, ora userò loro, da morta, userò il mio dolore per emergere su di loro, per farmi giustizia. Decisione estrema e terribile. Consapevole ? per me, si.
    Come vedi, cara Lucianna, ci hai proposto una figura del dolore, di quelle che amiamo ( e che abbiamo anche letto).Ci fa molto piacere che tu, persona squisitamente sensibile, ce l’abbia ricordata. E’ stata proprio la tua sensibilità particolare a chiamarla.
    GRAZIE e un abbraccio
    lucetta

  9. 2008 Maggio 28
    luciannaargentino permalink

    E’ proprio, care Elina e Lucetta, quanto nel breve saggio introduttivo dice Maria Antonietta Saracino: “Confortata dal verdetto dei medici, Alice potrà ora farsi “impresario di se stessa”, dedicando al raggiungimento di questo obiettivo ogni momento che le resta da vivere, organizzando la propria “uscita di scena” nei più piccoli dettagli (…)”.
    Grazie Lucetta fa piacere anche a me quando la propria sensibilità s’incontra e s’accorda con quella altrui… Un caro abbraccio, Lucianna

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