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Gomorra non è stata distrutta per l’empietà dei suoi abitanti. Gomorra è uno spazio fisico ben preciso. Una specie di non-luogo se invece si tengono presenti tutte le trame fuori fuoco. Che vive respira e si ciba di tutto quello che può annientare. Una provocazione evidente in cui gioca un microcosmo che non conosce pietà. E’ una rete fitta e oscura, idiota, per certi versi, come il potere che cerca di nascondersi e vive delle miserie altrui, nauseabondo e bulimico fino allo spasmo; mitica come l’immagine di boss-imprenditori che costruiscono la propria fortuna sull’idea di forza e di violenza. Che Gomorra sia sinonimo di Camorra, lo si capisce fin dall’esordio del film di Matteo Garrone, nelle sale dal 16 maggio e portato avanti con la co-sceneggiatura di Roberto Saviano (il giovane autore del libro omonimo). Libro visionario sebbene realistico, e film altrettanto potente e lacerante. Il rigore dei fatti nella scrittura di Saviano, viene fedelmente riportato da Garrone nella narrazione filmica, con una sferzata di colpi finali, ce ne fosse bisogno, con vere e proprie cifre da capogiro. Sono carica di aspettative quando entro nella sala per assistere alla proiezione; penso di come sia difficile un’operazione del genere: rendere un libro così bello e terrificante come quello di Saviano, in 135 minuti. Mi è sembrato di vederla quella lingua di terra infetta, non ancora in peritonite di cui parla Saviano, mi è sembrato di assistere a quelle esistenze che rimangono appese ad un destino casuale e beffardo. Quelle vite di bambini che vengono massacrate, costantemente. E quegli altri corpi, tutti uguali, stipati come aringhe in scatola. L’atmosfera del film è da subito livida, al neon, ma non si scorge alcuna radiografia evidente se non l’efferatezza del sangue che arriva sempre come uno schiaffo. Garrone è un maestro di incisione e come tale rompe gli indugi a pietismi o tentativi di salvezza. Non ci sono moniti allo Stato e nemmeno si sente il bisogno di decretarne l’assenza. Lo Stato è semplicemente un figurante, una comparsa che accetta di stare ferma. La provincia di Napoli e tutto ciò che da essa si riverbera vivono invece di sostanza propria. L’architettura e la fatiscenza dell’abitato rappresenta bene la struttura del Sistema. Tanti piani dello stesso inconscio collettivo che si scorgono solo dall’alto. E si possono controllare tutti. Spaccio di droga a cielo aperto, matrimoni ad un altro piano e invisibilità del potere camorristico che ti entra fino nell’intimità e ti tiene al collo, nella normalità. Certo perché dev’essere una norma, seppure perversa, se in Italia esiste un’economia delle mafie che fattura più di centocinquanta miliardi di euro l’anno. Se ci sono organizzazioni che hanno ammazzato in meno di trent’anni più di diecimila persone. Eppure non c’è solo la provincia napoletana coinvolta nella Gomorra di Saviano e Garrone. C’è invece la connivenza tentacolare di tanta Italia per bene che vive sopra lo sfruttamento del lavoro minorile, sopra lo smaltimento dei rifiuti, sopra un’infinità di marciume che, siccome nascosto, non sembra faccia così notizia. Non sono storie straordinarie quelle raccontate, bensì quotidianità stravolte dal mito del comando e del controllo che degenera nei vizi del potere. Sono ragazzini in guerra tra di loro che crescono solo per emulare tristemente i propri miti. Non possono smontarli, loro. Non da soli. E non possono sapere quanto è grande e avvolgente Gomorra. A questo ci pensano la tenacia di Saviano e la visione di Garrone che li fanno apparire in tutta la loro miseria e pericolosità. Li fanno apparire nella loro verità, senza fronzoli né folclore. E li fanno puzzare anche, di un olezzo spaventoso di morte che sembra mischiarsi con la pellicola.
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Roberto Saviano vive da due anni sotto protezione. Ha dovuto abbandonare l’idea di una vita normale, suo malgrado, per le minacce ricevute. I primi giorni di “detenzione forzata”, ha cominciato a lavorare con Matteo Garrone per la sceneggiatura del film.
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Ringrazio di cuore lo Staff di Roberto Saviano che ha inserito la recensione nella rassegna web del sito ufficiale. Mi auguro riescano a partecipare al dibattito con un loro intervento. Sarebbe importantissimo oltre che prezioso.
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Grazie Alessandra per un post così bello. Quest’opera cinematografica è fondamentale per racconatre una realtà che pochi vogliono “ascoltare”, conoscere e sfidare.
La storia di un Sud che è più facile occultare che cambiare.
Un abbraccio, erika
Grazie, Alessandra, per questa tua analisi di un film così denso e tragico proprio perché specchio di una realtà che in tanti fingono di non conoscere.
Grazie a Saviano per il suo coraggio.
Grazie per la tua analisi, così approfondita e interessante… certo, viene da chiedersi: sarà sempre così? Oppure c’è una possibilità di ribellarsi da questo sistema perverso e in futuro uscirne?
Cristina
ecco, quello che hai scritto in corsivo pensavo di metterlo nel mio commento, Alessandra: un uomo che scrive di mafia, di malessere, di morte, di ricatti, di squallore, di facciate e di violenza come pane quotidiano, deve farsi proteggere, come il papa, come un soldato in un Paese in guerra. Invece è proprio il nostro Bel Paese che viene ritratto nel romanzo di Saviano e nel film di Garrone. Immagino che, per chi ama il genere, siano un bel romanzo e un bel film (o un film da vedere). Alessandra ci da’ la sua sua prova di bravura che le è consueta. Io non riesco a leggere un certo genere di libro nè a vedere un certo genere di film.
“Lo Stato è semplicemente un figurante, una comparsa che accetta di stare ferma.”
Tremenda l’esecuzione con cui si spazza via una responsabilità che non è di un fantomatico potere ma di una collettività che sceglie i suoi padroni.
Grazie Alessandra per quello che hai scritto e per quello che mi hai scritto. Con l’aiuto di persone come te e di persone come quelle che curano il sito di Saviano credo che qualcosa per debellare la camorra e qualsiasi mafia si possa fare. In questo momento non riesco a dirti di più tanta è l’emozione che mi comunichi. sto uscendo per andare a vedere il film! A presto
Un abbraccio forte
Nicola
nel film vive un’umanità condizionata da un sistema, che ti schiaccia e di fronte a cui non puoi ribellarti. Vite violente, vite vendute, vite difficili.
Vite senza speranza
elina
@ ERIKA: Non so se sia più facile occultare che raccontare, Erika cara. Quando il film si è concluso ho pensato certamente che il dato deve essere davvero più violento di quanto appaia nel film. Garrone racconta sei storie caratterizzando i personaggi, delineandone il profilo, rintracciando antropologicamente le differenze con gli stereotipi ai quali ci ha abituato certa fiction di quinta categoria o quei vecchi film in cui i boss erano brutti e cattivi. Lui stesso ha più volte dichiarato di essere andato a guardare e conoscere quelle realtà per capire dove stava andando a parare. Non che nel film ci siano personaggi molto più belli, però una differenza è evidente e salta all’occhio immediatamente: sono tutti trendy e amano la bella vita. E sono grotteschi. Moltissimo. Sappiamo dalle cronache che cosa sia accaduto dopo la pubblicazione del libro di Roberto Saviano. Leggiamo di quali strumentalizzazioni e imbarazzanti attacchi sia stato vittima. Un ragazzo che ha lavorato per anni prima di scrivere. Uno scrittore coraggioso che ha studiato e fatto un lavoro di profondo scavo, prima di tutto in se stesso. Ma soprattutto uno che paga giorno dopo giorno il contrappasso (tutto italiano) di aver detto la verità.
Un abbraccio e grazie,
Alessandra
@ MORENA: Lo specchio della realtà, esattamente. Ecco, narrazione a parte, Garrone è sempre stato un regista attento e impegnato ad indagare l’animo umano, percorrendo in primis il concetto di corpo. Quando venne fuori la notizia circa la sua decisione di girare Gomorra, sapevo già che si sarebbe trattato di un ottimo prodotto e per niente scontato. Sapevo che avrebbe rispettato la luce di Saviano e che ci avrebbe affiancato quella sua livida e scarna rappresentazione che non lascia tregua al fruitore. Ricordo, per chi ancora non lo sapesse, che Garrone ha firmato L’imbalsamatore e Primo amore. Altri due capolavori del cinema italiano che spero possano essere guardati e meglio distribuiti ora che il suo nome è conosciuto dal grande pubblico.
Un abbraccio e grazie cara,
Alessandra
@ CRISTINA: Credo che ci sia una speranza concreta perchè le cose cambino. Anzi stanno già comincinado a cambiare, penso. Non solo per il successo editoriale del libro di Saviano e della conseguente attenzione all’operazione di Garrone. Non solo per questo. Questa è solo la scaturigine che a noi è dato conoscere. Credo invece in quel lavorio che parte sempre dal basso che persone come Saviano, e chi gli sta accanto, portano avanti ogni giorno, anche silenziosamente. Credo nel potere della cultura e dell’informazione non deformata, come progetto e come tensione permanente. Credo che guardare in faccia la bestialità e chiamare le cose col proprio nome faccia sempre un gran bene soprattutto alle future generazioni.
Un abbraccio e grazie,
Alessandra
@ BLUMY: Rilevi correttamente, Blumy cara. Chi dice la verità è costretto a nascondersi e ad essere protetto. E’ costretto a stravolgere la propria vita. Tutta. Chi invece vive di camorra e di mafia magari non lo è. Magari è più libero, chissà. Pensa al business e a seguire la moda. Tutto clamorosamente capovolto. “Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso” (Debord 1967).
Un abbraccio e grazie,
Alessandra
@ FERNI: Lo Stato che non c’è perchè solo una comparsa. Si evince molto bene dalla scelta registica di Garrone. Ripeto sempre che l’inquadratura è prima di tutto una posizione morale e in questo caso, come in tutte le scelte di Garrone, mi pare che la sottolineatura sia evidente. Il potere non è fantomatico ma lo diventa nel suo riverbero secondo me. Fantomatico nel senso di idiota e grottesco, ribadisco. E soprattutto nell’emulazione da parte delle nuove generazioni. Una collettività sceglie i suoi padroni oppure se li trova già lì? Dove sta il limite tra la responsabilità del singolo che sceglie e agisce liberamente e quella dell’educazione alla cultura che si preferisce fare tacere?
Un abbraccio Ferni cara e grazie,
Alessandra
@ NICOLA: Il lavoro di quei ragazzi che curano il sito di saviano muove da una convinsizone profonda, secondo me. Cioè quella che il progetto di cambiamento e trasformazione procede dal basso e dalla ricerca sul dato effettivo. Io credo che ci sia (anche) un’evidente problema di (cattiva) educazione, non intesa come mero “ammaestramento”, bensì come capacità maieutica di portare fuori il disagio e combatterlo. Appoggiare Saviano significa scegliere di vederci chiaro, sempre più chiaro. Anche se può sembrare abbacinante inzialmente (perchè è tanto più comodo vivere nell’inerzia), vale comunque la pena guardarla in faccia la verità sempre e con coraggio, stropicciarsi gli occhi per qualche secondo magari e poi vedere tutto sotto un’altra prospettiva…
I ragazzi che lavorano con lui hanno tutta la mia stima e sono speranzosa anch’io che le cose possano cambiare. I grimaldelli ci sono e alcune porte sono state scardinate, si tratta di procedere.
Un abbraccio mio caro e grazie,
Alessandra
@ ELINA: Sì, vite violente e violentate. Forse anche peggio di come appare, mi sono detta. Anche nel libro di Saviano ci sono tanti esempi, tante vite come vuoti a perdere che cadono senza una ragione sufficientemente valida. Ma la via d’uscita c’è, io sono sicura che c’è e si comincia proprio dal non smettere di parlarne e discuterne.
Grazie cara Elina e un abbraccio,
Alessandra
Lascio per tutti un link all’intervento di Roberto Saviano sul film.
Ale, condivo appieno l’analisi che fai di questo film. Una pellicola dura che scuote e che mozza il fiato. Dopo due settimane dalla visone di Gomorra, la cosa che mi è rimasta in testa e che mi ritorna con maggiore insistenza è lo spirito di emulazione che bambini e giovani hanno nei confronti del “sistema” e dei “boss” malavitosi. E’ paurosa la mancanza di valori e di ideali positivi. Tutto risponde esclusivamente alla logica del potere, del denaro, della droga e del sesso. Mi chiedo come si possa fare scuola in realtà sociali così diffcili e “scollate” con la realtà, la legalità, il senso della giustizia e dell’appartenenza. Può bastare la passione? Può bastare l’impegno? Può bastare l’amorevolezza?
Ecco, come cittadina e come insegnate, ho avvertito un forte senso di inadeguatezza, di debolezza (anche) di fronte allo spessore e agli spietati tentacoli della “bestia”.
Mapi
Cara Alessandra
una tematicata forte che non ha eguali.
Ho letto il libro di Saviano
una realtà agghiacciante in ogni particolare
immagino quali sentimenti possa creare il film
vederlo non deve essere facile.
Ma conoscere e affrontare questa realtà
è come combattere per annientarla.
Un abbraccio
Josè
Quando ho letto “Gomorra” mi è sembrato di precipitare in un profondo burrone. Leggere delle ramificazioni del commercio mafioso mi ha aperto gli occhi, anche se immaginavo quanto economia e mafie fossero strettamente collegate. La moda, l’agricoltura…ho iniziato a pensare ai mercatini di Milano, dove trovi abbigliamento “di tendenza”, imitazione di buona fattura di firme prestigiose, a prezzi modici; all’agricoltura biologica, alle mozzarelle di bufala; prodotti che fanno parte della mia spesa settimanale, acquistando i quali posso incrementare un giro economico a netto vantaggio della camorra e delle varie organizzazioni mafiose. Vedo i tanti cantieri di Milano e mi chiedo quanto, di quel cemento, abbia un legame con la camorra, che continua a fare ottimi affari con il placet del potere politico.La tanto decantata Expo di Milano quanto può contare sul suo cemento, la sua manodopera ed i suoi capitali ? La provincia milanese è piena di ville di piccoli e grandi boss, ma il “buon vicinato” impone un rispettoso silenzio: dopotutto nei pressi di quelle ville non si avvicinano zingari, tossici e piccola criminalità.Una sorta di Pax Augusta. Una piovra immensa. Ho provato una specie di vertigine, perché, mi son detta,” qualsiasi cosa o alimento possa acquistare, può fortificare lo strapotere tentacolare di gente che non si fa scrupolo di ammazzare e sfruttare individui che sono ridotti a schiavi, talvolta inconsapevolmente.”
Questo è l’aspetto più terribile del libro di Saviano: siamo tutti complici, senza saperlo di un “business” che frutta miliardi e che dunque dai poteri forti non verrà mai scalfito, specie in tempi di regressione economica. Che fare? Adesso quando acquisto la frutta ne controllo la provenienza e ripongo sul banco della frutta le fragole di Casal di Principe; non ho più comprato la mozzarella di Mondragone, ma mi rendo conto che la mia è solo una goccia nel mare e poi mi chiedo quanto questa scelta possa danneggiare l’innocente produttore agricolo che tira a campare lavorando onestamente. Purtroppo non esiste una “mappa” delle aziende mafiose ,mentre le istituzioni ed i media,che comunque le devono conoscere, evitano accuratamente di tracciarla. Sinceramente credo che lo Stato,oramai affamato di soldi, non ostacolerà mai una simile fonte di PIL. Solo la coscienza dei cittadini potrà fare qualcosa.Il libro di Saviano ci ha dato una sveglia: la camorra è ovunque, ma non lo sapevate. Ora ne siete coscienti. Non continuate ad indicarci col dito: siamo tutti suoi acquirenti ed in tanti ne sono addirittura azionisti.
Concordo ogni parola da te scritta, soprattutto nell’aspetto di assurda normalità in cui si svolgono tutti gli eventi malavitosi nelle province di Napoli e Caserta (dove vivevo), due città che non sono soltanto Camorra!
GOMORRA
Ieri ho visto il film, dopo essermi sorbito qualche ramanzina da mio figlio per il fatto che ancora non lo avevo visto, e devo dire che il regista Garrone ha mostrato davvero grande capacità narrativa e descrittiva mettendo in scena situazioni drammatiche con tanto “garbo” senza cruenza particolare come al solito si vede dal vivo. Io sono molto coinvolto in queste cose dal punto di vista emozionale prima perchè in questi luoghi ci vivo e secondo perchè…. chi mi conosce lo sa! Molti amici, non della zona, credevano che le riprese delle ” Vele a Scampia ” erano artefatte ed adattate cinematograficamente, ma vi devo dire che le scene proiettate sono la pura e cruda realtà, tutto reale. Qualsiasi scena vista nel film è la realtà, forse presentata ” con più garbo “. Cosa da non credere!
Ed ecco spiegato il perchè delle situazioni di degrado in cui versa una ben circoscritta zona della Regione Campania. Il perchè delle tante morti, dei tanti omicidi, il perchè della minnezza, il perchè di questo stato perenne di “inciviltà”. Non voglio essere più duro ma all’uscita della sala, la proiezione l’ho vista in un cinema situato proprio nelle zone narrate nel film, le persone uscivano con gli occhi lucidi e molto sconfortate, con commenti di avvilimento e di dolore misti a rassegnazione. Sì rassegnazione perchè la maggior parte di loro queste cosele vive ogni giorno, impotente a poter modificare la realtà. Una impotenza deprimente perchè davvero ormai quelle cose si fanno alla luce del sole senza ritegno e senza paura, indisturbati, signori e padroni, consci della loro superiorità e potenza violenta.
Scusate per lo sfogo
Un abbraccio
Nicola
la tua presentazione del film, Alessandra, è scritta con visionaria e graffiante lucidità, si comprende l’empatia profonda con il libro e con il film; in più, trovo un grande merito l’attività di “propaganda” (ovviamente, intesa in senso positivo) intorno a questo scottante argomento
un saluto
marina
camorra in campania, mafia in sicilia, cambia il nome ma la malattia è la stessa, un cancro con diramazioni e metastasi, un parassita che si nutre dell’ospite e lo porta alla morte. una volta in sicilia si diceva: si cammurrista (sei un camorrista) per indicare un approfittatore, era un valore negativo, invece per descrivere un tipo furbo, intelligente, che ci sapeva fare, un uomo d’onore, insomma un valore positivo, si diceva sembra “un mafiusu” ma per fortuna non si dice più. complimenti a tutti per l’impegno. antonella
In zone come Scampia la realtà supera la fantasia, Garrone ha privilegiato la lettura antropologica del fenomeno camorra. Chi vede Gomorra, aspettandosi una riproduzione fedele del libro, rimane deluso, il film è complementare al libro, è un di più, un utile strumento che serve a portare alla luce alcune dinamiche che nel libro sono analizzate dal punto di vista economico-imprenditoriale. Il film spiega alla perfezione determinati aspetti presenti all’interno del sistema, la descrizione della faida di Scampia è molto realistica, in alcuni passaggi la realtà supera addirittura la fantasia. Uno degli aspetti che a mio parere il regista ha voluto mettere in evidenza è ciò che rappresenta il denaro per i giovani affiliati ai clan, questo esercito di ragazzi mette in conto anche la perdita della vita pur di ottenere soldi e gloria.
Mi viene in mente la lettera di un ragazzo che Saviano riporta nel libro: “Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato”
La Camorra in alcuni quartieri di Napoli si è sostituita allo stato garantendo di fatto un sistema di welfare parallelo, i ragazzi che vivono in questa realtà sognano di diventare camorristi, già sanno la fine che faranno, ma a loro non interessa, meglio un giorno da leoni che cento da pecora, il potere e il danaro sono tutto per questi ragazzi.
Un abbraccio
Non ho ancora visto il film(a Genova c’è da poco) e ci andrò appena mi sento in grado di affrontarlo. Già, dopo aver letto il libro, non sono più la stessa.
Non sono ottimista, non posso concedermi questo ingenuo lusso. A mio parere la piovra si è talmente estesa che è inestirpabile. Praticamente violenza e sopraffazione sono in tutto il mondo, anche quando non derivano direttamente dalla camorra -Gomorra in senso stretto. Non ne usciremo più da questa tragedia.
In quanto al libro, non è solo di denuncia ma è un libro potentissimo di un grande scrittore(che aspettiamo a una seconda prova, se ci sarà).Saviano ha lavorato anni e anni per scriverlo. Ma anche l’ha potuto fare con questa forza e intensità perché- a quanto pare- da ragazzino ha avuto contatti con la camorra, era, forse, uno di quei ragazzini di cui ha scritto con tanta lacerante lucidità.
Alessandra, hai scritto un”pezzo” straordinario.Molti molti complimenti!
lucetta
@ MAPI: Certo cara Mapi, l’inadeguatezza è tanta, come senso di smarrimento. Penso tuttavia che mestieri come quello dell’insegnante abbia un peso notevole nell’educazione alla cultura di cui si parlava sopra. Non è facile tuttavia, perché le mafie invadono a livello tentacolare qualsiasi cosa e immagino che il Sistema si nutra anche di tanta indifferenza (forzata).
Un abbraccio cara e grazie, Alessandra
@ JOSE’: Credo che il merito di Saviano stia proprio qui: aver scoperchiato quel vaso di Pandora da cui sono fuoriuscite condizioni e aspetti fino a quel momento impronunciabili. E di questo dobbiamo essergli grati. Credo che nominare le cose, e soprattutto dare il giusto nome serva. Moltissimo. Credo sia un inizio, un buon inizio. Bisogna procedere e non abbassare l’attenzione.
Un abbraccio e grazie cara Josè, Alessandra
@ DRACULIA: Cara, quello che descrivi è il sentimento preponderante durante la lettura del libro. L’idea di quel non-luogo che però è diffuso e si stende anche fuori da certe realtà. Il problema è diffuso dunque e interessa tutti e sono assolutamente d’accordo sui piccoli boicottaggi e sulle rivolte individuali. Da quelle si comincia a prendere coscienza. Soprattutto si partecipa alla costruzione di una coscienza critica che dal particolare può arrivare al collettivo. Questo è ciò che auspico, nella migliore delle ipotesi. Questo è quello che dobbiamo praticare come tensione, costante.
Un abbraccio cara e grazie, Alessandra
@ AMOSGITAI: Intanto benvenuto e sì, certamente Napoli e Caserta non sono solo Camorra e la Camorra non è solo a Napoli e Caserta, aggiungerei. Questo sentire credo sia comune a tutti quelli che riescono a riflettere sul fenomeno come ad una degenerazione di certo capitalismo che ormai si è talmente mischiato con la malavita da avere intrecci difficili da estirpare. C’è una rete talmente fitta di rimandi e matrioske difficile da individuare. Ecco, il pregio di Saviano sta proprio nell’aver indicato una mappa. Il pregio di Garrone, nell’aver tracciato il profilo antropologico e aver costruito le sei storie facendoci guardare gli occhi e i volti di quella realtà.
Un caro saluto e grazie, spero di rivederti ancora da queste parti,
Alessandra
@ NICOLA: Caro, sai che quando sono uscita dal cinema chiacchieravo con Paolo e riflettevo sul fatto che alcune delle cose che si vivono realmente da quelle parti dovessero forse essere ben più crude e cruente di come Garrone proponeva?
Credo che il malessere di quelli che hai visto con gli occhi lucidi non possa essere descrivibile. Un senso di abbandono oltre che di rabbia perché certe paludi sono resistenti…sono sicura che l’occhio ogni tanto è brillato anche a te. Ne sono sicura perché conosco la passione del tuo impegno e conosco la tenacia con la quale dici certe cose. E soprattutto metti in pratica. Ecco, io ti ringrazio e spero che quell’intervista che abbiamo in sospeso si possa concludere, magari anche alla luce di queste riflessioni.
Un abbraccio. Forte, amico mio.
Alessandra
@ MARINA: Sì, Marina, credo anch’io che la propaganda non sia mai stata così positiva come in questo caso. Questi ragazzi che lavorano ogni giorno strenuamente per farci conoscere la verità non devono essere abbandonati, per nessuna ragione. Anzi devono essere sostenuti, moltissimo. E non ne faccio una questione anagrafica ma un fatto di impegno di chi ogni giorno ci mette la faccia e mostra il petto.
Un abbraccio e grazie cara,
Alessandra
@ ANTONELLA: Interessante la connotazione che sottolinei. La dice lunga su una serie di malintesi culturali che hanno procurato confusione attorno ad una malattia dilagante e pericolosa. Per fortuna le cose stanno via via prendendo un altro verso e le persone stanno prendendo coscienza. Procediamo dunque.
Grazie carissima e un abbraccio,
Alessandra
@ ALESSANDRO: Caro Alessandro, intanto benvenuto e grazie fin d’ora per essere intervenuto.
Per chi non lo sapesse, infatti, Alessandro Pecoraro è coordinatore dello staff, del progetto comunicativo di robertosaviano.it e del gruppo Oltregomorra, e si occupa del myspace e facebook ufficiale. Nei giorni delle minacce a Roberto Saviano ha creato il blog http://www.sosteniamosaviano.it e ha sempre lavorato alacremente per combattere l’omertà e la strumentalizzazione attorno a Roberto.
Il tuo lavoro, Alessandro, come quello dei tuoi compagni, è lodevole oltre che preziosissimo. Credo che sia grazie alla catena di solidarietà innescata da persone come voi che Saviano si sia sentito forse meno solo. E penso che sia questa la strada giusta da seguire e su cui procedere per smantellare tacca dopo tacca le sovrastrutture mistificatorie attorno alle mafie. Detto questo, mi auguro che possiate procedere in questa direzione e che la rete si allarghi. A dismisura, è il caso di dire.
La testimonianza della lettera che riporti la dice lunga su uno stato di cose difficile da estirpare. Appunto perchè quel ragazzino, come tanti altri, non possiede gli strumenti giusti per smontare quei miti. Allora bisogna innescare un altro meccanismo, inverso e altrettanto potente di demistificazione. Non è facile, lo so bene e lo saprai anche tu, ma sono fiduciosa. Ecco, credo che la fiducia nel cambiamento non debba mai mancare. Infondo da quel vaso di Pandora che Saviano ha scoperchiato sono usciti tanti mostri ma, come nel mito antico, l’ultima flebile e piccola luce che viene fuori è la speranza. Una speranza che ha il tuo nome e quello di tanta gente che si impegna e che lotta ogni giorno per dire la verità. Sei molto più responsabile tu per le future generazioni, di tante cariatidi che tentano la mediazione ma che non dicono mai la verità. Il nascondimento non si può più accettare. Allora viva Saviano e auguri al vostro progetto che corrisponde alle aspettative di tanta gente che sceglie ogni giorno altre strategie di lotta, pacifica ma altrettanto scardinatrice.
Un abbraccio e grazie mille,
Alessandra
@ LUCETTA: Cara, penso che il libro di Saviano sia potente anche sotto il profilo della scrittura e mi auguro anch’io di poterlo leggere per la seconda volta. Riguardo il film, spero che lo vedrai e potrai darmi il tuo parere al quale tengo molto. Grazie per le tue parole, sempre generosissime. Un abbraccio, Alessandra
ecco quando un articolo , già di per sè interessante, diventa ancora più vivo e completo: quando partecipa alla discussione e dice la sua un addetto ai lavori come Alessandro Pecoraro, che ringrazio personalmente del suo intervento.
Anna
prima il libro…poi il film… una ferita che si apre e si allunga, denuncia di una realtà governata dalle logiche del profitto di rapporti violenti e sangue, paradossalmente “parte debole” di una società non ancora adeguatamente evoluta.
Mi auguro che film ed il libro non rimangano solo “fenomeni” legati alla temporalità e possano divenire come il tuo bel post Alessandra, momento di discussione e dibattito che evolve verso la proiezione in azioni concrete e quotidiane, ognuno per la nostra parte.
Grazie un caro abbraccio
margheritarimi
@ MARGHERITA: Mi auguro anch’io, cara, che possano diventare momenti fecondi di discussione. C’è ancora tanto lavoro da fare ma ragazzi giovani e capaci come Alessandro, per esempio, sono già un’alternativa intelligente ad uno stato di cose incancrenite. Ne sono l’antidoto, in qualche modo, e diventano la parte forte, la parte che può innescare il cambiamento. In questo credo moltissimo, nel potere della parola-informazione che scardina e smuove.
Un abbraccio e grazie carissima,
Alessandra
Grazie Alessandra di questa bellissima recensione…Se ne deve parlare: così ho sentito dire a Saviano in un’intervista, quello che teme la camorra, come tutte le mafie, è la luce, la trasparenza…Considero Saviano_ ma ci pensiamo che non ha ancora trent’anni!?- un eroe…Ma non ci dovrebbe essere bisogno degli eroi in una società!!!
terrificante. senza speranze.