propongo in anteprima alcuni testi di poesia tratti dalle due ultime raccolte (L’amor fluido e Quotidiane seduzioni, già pubblicate rispettivamente per Bastogi Editrice e Edizioni del Leone) che, rivedute e riunite, andranno a formare un unico volume in via di pubblicazione per i tipi della neonata Puntoacapo Editrice, ideata e voluta da Mauro Ferrari. Il titolo della nuova edizione, che uscirà il prossimo autunno, è Canzoni di cortesia e di villania. Grazie per l’attenzione.
Canzoni di cortesia e di villania
da L’amor fluido
Potremmo azzardare al buio la morte
e reputarla risibile sorte
a fronte di rughe e pelle sguarnita
ma pure all’ultimo istante di vita
farai di te scrigno cara consorte
e al sonno soave schiuderai le porte
pensa… noi nella stanza ripulita
e un sogno deragliato fra le dita.
Tu Bauci un tempo la daina stupenda
io Filemone che proietta i sassi
che chiameremo figli… idee confuse
di un vecchio rimbambito… c’è una tenda
a far da calendario ai nostri passi
alle nostre notti quasi concluse
* * * * * * * *
Ti credevo distanza da colmare
sulle ritorte voragini d’aria
pur ignorando il mio status di paria
rispetto al tuo essere grido di mare.
Fossi rinata sul filo di un dubbio
saresti ipnosi dei giorni arrivati
o peggio un amore dei tempi andati
e la teoria dei tuoi fianchi in connubio
con i fregi di una coppa arrosante
brucerebbe i miei sguardi come lava
benché ora veda ardere la tua testa
come una torcia radiosa a levante
di una luce ad ombrello sulla cava
delle tue natiche in atto di festa
* * * * * * * *
Qualche volta il tempo nell’erba chiara
di fine febbraio esiste per larghe
evoluzioni di linee sottili
intrecciate fra le rugiade azzurre
in un frusciare simile al vecchio gioco
delle tre stelle svolto all’infinito.
Scrittura illusoria dell’infinito
fu il tempo occorrente per porre in chiara
prospettiva di fuga il folle gioco
dei trucchi estratti dal cappello a larghe
(in)tese e s’incrociarono le azzurre
ariette con le vocali sottili
improvvisamente troppo sottili
per reggere il ritmo quasi infinito
delle mattinate noiose e azzurre
striate appena d’una sempre più chiara
inquietudine man mano che larghe
falci solari svelavano il gioco
dei baci elargiti tanto per gioco.
Là ficcherem la mano e le sottili
agnizioni saran malizie larghe
come la camera dell’infinito
tuo letto di famiglia fresca e chiara
ben più di tutte le malizie azzurre.
Là mi dirai ma sì con certe azzurre
occhiate sfarfallanti sul bel gioco
delle rughe tracciate da una chiara
ægritudo campestre ombre sottili
nelle zolle sparse in qualche infinito
crocevia di pianura fra le larghe
chiazze di diaspro che aspergono larghe
infiorescenze sulle ferite azzurre
ed esposte a un’aria mai così chiara.
Ora sì c’è di che ridere: il gioco
del Re Infante ordisce magie sottili
straordinerie da delirio infinito
mentre in larghe aurore di borea chiara
aprono il gioco del moto infinito
le azzurre cigne dai fianchi sottili
da Quotidiane seduzioni
A ttinge all’acque ardite alida astuzia
C he corre citrino caicco il canale
C hiamato chimera. Chioccola il cuore
E x-novo entusiasta emblema d’eroici
N udismi nascosti nella nequizia
T artarea del tempo tetragonale
O scillante sull’organdi dell’ore
A cuminate e acri. Altro è l’amarci
M ia messalina mitica marea
O limpica mio orgiastico ologramma
R anda di raso rorida regina
O nirico oceano obliata odissea
S ciara dei sensi al sapor di salgemma
O pera omnia su cui il mio occhio si ostina
* * * * * * * *
I petali del tuo nome la notte
sfarfallano planando senza storia
alle fonti d’acque troppo lontane
per indicare le vie del futuro
ai balestrucci in cammino. Hai scritto
il sapore di un sorriso sul bianco
di una pagina ingenua e uguale bianco
terrore che ancora imperla la notte.
In punta d’alba rileggi lo scritto
responsabile di una breve storia
d’inganni breve quanto il mio futuro
viaggio attraverso stagioni lontane.
Giocammo a scoprire le oasi lontane
sfidando la sete e il miraggio bianco
di vacanze in un incerto futuro
e facemmo programmi nella notte
ansiosa di vivere la sua storia
nonostante tutto fosse già scritto.
Dimmi se vuoi e se davvero ciò è scritto
che le memorie son forme lontane
anzi i soliti scherzi della storia
combinati per confondere il bianco
con un nero più fondo della notte.
Parlami si-t plaz di quel futuro
che non potrà ripetersi in futuro
e di quel ci vediamo che hai scritto
sui cristalli di fiordibrine a notte
poveri doni di notti lontane,
povere notti pittate di bianco
ed era sempre la solita storia.
Te ne prego smetti con questa storia
se tutto quanto resta del futuro
è il moto diastolico della notte
l’universo non è mai stato scritto
ne abbiamo visto sillabe lontane
tentar di comporsi nel cielo bianco
sillabe appese storia della notte
futuro antiorario voci lontane
bianco trapezio teorema mai scritto
* * * * * * * *
Io o mioddio ho creduto di donarmi
alla terra con parole assolute
pensando animale per dire cabala
magari con un tardivo ideogramma
e perdio cabalanimale a dramma
da fiera rionale – pur se alle astute
metonimie ricorrevo – o a una gabbola
artificiosa riducevo i carmi.
Cercavo epifanie da buon pastore
cacciatore all’occorrenza mendico
quasi sempre. A volte ero carne umana
frutto di rapine e puro terrore
l’ho scritto qui con formulario antico
mentre l’alba è un’ipotesi lontana



sto
leggendo
e l e g (g) o il tuo nome
e r o s o amore
mio non mai se non per menti-te
spoglie giornate in cui ti rin-cor-si
legato al piede di una voce
solitario il tuo incedere in me
rima con ramo
celeste involucro di ade
là dove dea depongo in me te.
Sontuose radici a c c o r s e m i
nel buio di me stes(s)a
lontana e a r t e fatta
nata da parole contagiose
febbrile escursione in un vo(cabo)lario
impetuoso e rapinante.
Grazie mirko per questi doni: regali. ferni
“Qualche volta il tempo nell’erba chiara….”
Quasi un preludio d’opera, che qua e là esibisce parentele liriche (”La ficcherem la mano” /”la ci darem la mano”) dentro una poetica provocatoriamente ricercata (e disvelata/confessata nell’ultima poesia).
Sento ‘vicine’, in particolare, la prima e l’ultima delle poesie qui riportate, laddove morte e vita s’incociano tra amerezza e ironia, finendo in un’umile e surreale confessione/preghiera (”Io o mioddio ho creduto di donarmi”).
Complimenti e auguri a Mirko
Antonio
Versi splendidi. Grazie caro Mirko per questa tua preziosa anticipazione. I miei complimenti e auguri possano raggiungerti. Alessandra
Hai il dono dell’affabulazione poetica, del “racconto” in versi!
Piaciute molto
un saluto
Gisella
Caro Mirko
trovo nei tuoi versi il desiderio
acuto di ribellione per ogni parvenza
di inquietudine che sfiora il nostro essere.
Il pensiero profondo,misto ad un interessante
gioia di rimettersi in gioco lo riscontro
nell’ultima poesia.
Un caro saluto
Josè
…. le azzurre
ariette con le vocali sottili
improvvisamente troppo sottili
per reggere il ritmo quasi infinito
delle mattinate noiose e azzurre
Là mi dirai ma sì
l’acrostico etc….. sono solo alcune citazioni. Non so di critica e non mi interessa, sono le parole che mi emozionano e le tue poesie sono cariche elettriche ….in positivo. Sandra
un tempo in rimozione qualcosa che perde di ripetersi… in assenza il futuro.
Ma c’è anche un tempo che è presente che spira d’infinito
Grazie mirko di questi anticipi…
margheritarimi
dopo un’ulteriore, breve assenza, mi riaffaccio per i dovuti ringraziamenti iniziando da Ferni, alla quale dedico queste variazioni:
…tutto è da edificare, perfino
l’amore che consumeremo
a lampi aperti dimentichi
per una manciata di minuti
del nostro passato di uomini,
al fine di penetrare
la virtù di essere, ora
che possiamo osare
altre velocità nell’alba umida
di lacrime serene quali linimento
alle piaghe del tempo.
Così vorrei tuffarmi
nel futuro urlando
la cupidigia dell’universo,
rotolandomi nei prati senza senso
dove tacendo planò
la nebbia che coprì la coscienza…
mirko
grazie, Antonio, per le tue letture sempre attente e di acuta metodologia interpretativa. Il filtro ironico/parodistico, come giustamente rilevi, è una delle componenti del mio procedimento.
Un caro saluto.
mirko
il tuo augurio e il tuo apprezzamento, cara Alessandra, mi hanno raggiunto donandomi gioia e riconfortandomi. Spero, di rimando, possa raggiungerti la mia più sincera gratitudine.
mirko
cara Maria Gisella, mi lusinga molto lo statuto da te attribuito al mio ‘operari’ poetico. In effetti, come già ho avuto modo di esprimere, la mia scrittura in versi è “irrimediabilmente” legata alle strutture poematiche [e ciò, mi rendo conto, può costituire una pericolosa arma a doppio taglio].
Un abbraccio.
mirko
grazie, cara Josè, le tue parole infondono la capacità di ri - creare emozioni che si credevano perdute e vite, in un tempo e in un habitat in cui paiono dominare soltanto cinismo e volgarità.
Con affetto.
mirko
sandra carissima, anche le tue parole mi sono di conforto; ancor più perché, superando le istanze spesso tediose del mero dato critico, vengono a sottolineare e a ricordare il dovere principale (ma spesso dimenticato quando non snobbato) della scrittura poetica: quello di trasmettere emozioni. Senza questa qualità, si rischia sempre di svolgere un pur ordinato “compitino in classe”, nulla più.
Con amicizia
mirko
‘…un tempo presente che spira d’infinito’. Questa tua bellissima espressione, Margherita, contrasta felicemente con le mie lamentazioni sulla “volgarità del presente” poiché auspice di una speranza, di una volontà di resistenza alle coercizioni della libera espressione artistica. E non solo a quelle.
Ti sono profondamente grato.
mirko
Ti ringrazio ancora una volta, per l’ulteriore dono che mi porgi. Lo serberò nel palmo , lo terrò, come il nocciolo della pesca, quando ridotto al legno, si lancia in aria per giocare, ancora, fino a che si fa sera, da bambini. Con affetto, ferni
poematico, salmodiante, ironico-elegiaco e….virtuoso.Molto virtuoso senza per questo essere un manierista perché lo slancio -quello che parte dallo stomaco, per intenderci- guida il dettato interno.
Complimenti, Mirko, da chi non sa essere critica, ma solo intuitiva. E questo lo sapevi già ma desidero ribadirlo.
Intuitiva soggetta a farsi trascinare là dove….il fascino spira (spira spira amore che va significando)
un abbraccio e, a presto.
lucetta
Ti preannuncio, se vuoi, come occasione d’incontro, l’evento del 13 giugno. A Genova, all’interno del Festival di Poesia. Per quella data avrò anche la gioia di conoscere Sandra (Palombo) e Carrino.
la considerazione dei miei modesti xenia, cara Ferni, è per me motivo di un onore che si fa grazia.
Ti abbraccio.
mirko
Cara Lucetta, che aggiungere ancora? Le tue intuizioni sono più illuminanti di tanta presunta competenza critica proprio perché scaturite dall’imo del sentire emotivo.
Credo fermamente che il consenso ad un’opera non possa prescindere da questo dato di cui troppo spesso si tende a svalutare l’estrema importanza. Grazie.
Cercherò in ogni modo di essere a Genova per quella data. Te ne scriverò al più presto.
Con affetto.
Mirko
Proprio oggi ho letto con piacere su La Clessidra il tuo saggio a Viola Amarelli, che mi saluterai caramente.
Ancora complimenti a te.
Per il 13 le date sono due:
alle 16,30 alla sala del camino di Palazzo Ducale e alle 21 a Palazzo Lomellini (sala dei beragamaschi).
un abbraccio
lucetta
con il fluido ho rapporto singolare..
ok, Roberto, mi mancava il tuo rapido ma tagliente passaggio, grazie
mirko