Due poesie di Fabio Albano

2008 Maggio 16
by viadellebelledonne

Z.Beksinski- fotografie

Che arsura le parole

Che arsura le parole
i sussurri di ruggine
le preghiere che s’aggirano
e appassiscono i secondi.

In silenzio approdano il fiato
non fanno cadere rumore
non fanno tacere.

Fermentano negli occhi e palpitano.
Come sguardi lungo le strade vuote.
Spingono avanti i passi curvi.
Tormentano il letto trovato.

Su fiotti e respiri in sangue
ribollono d’autunno
chiudono vene, il venerdì.
Sgorgano al petto e battono
a tempo, per sdrammatizzare…!

Un trombo nella vena poetica
un gomitolo di termini discorsi.

*       *       *

Dimora dopo ora

D’irragionevole segreto il mare
muove disanimate rotte
la mano nella bruma,
con orli di bianco inarrestabile il ritmo.

Bussa nell’aria prima
e dopo di stille al vento
l’onda senza quiete
senza quiete si prepara.

Affondano i pensieri e fugano
le voci febbrili, l’inverno
i motivi all’abisso.

L’inquietudine dimora dopo
ora dopo ora sgronda
il tempo le gocce, la memoria.

Dovrei lasciar la coppa
al tavolo di casa, in terra
la mano segue, l’odore
in rosso, il legno.

Fabio Albano, tarantino di Via Pupino, è nato nel 1963. La musica è stata importante nella sua vita. Si è laureato infatti al D.A.M.S. e ha approfondito gli studi di musicoterapia. Ha intrapreso la strada della scrittura da poco tempo, vive a Bologna da vent’anni e lavora a Modena nel Servizio di Salute Mentale. Si è specializzato in Analisi Bioenergetica e quando versifica lo fa con i piedi.
Giovanni Turra Zan è tra i suoi migliori amici. Con lui, Alessandra Conte e Erminia Daeder condivide il piacere della poesia. Giovanni, Alessandra e soprattutto Erminia lo hanno sollecitato ad aprirsi un po’ di più. Scrive tenendo dietro a musica e immagini per raccontare come sente.

19 Responses leave one →
  1. 2008 Maggio 16
    fernirosso permalink

    sono poesie che chiedono un silenzio profondo e un ascolto non automatico. Richiedono a chi legge di mettersi in cammino, dentro un territorio difficoltoso da percorrere. I suoni, dei passi, rallentano, tanto quanto la lettura delle parole che compongono questi versi, arrotolati come antiche pergamene, lasciate nel deserto di noi stessi. Importante non perdere di vista il nostro occhio, lì, dentro il buio, potrebbe ferirsi, tra schegge di un legno antico e la polvere sollevata in aria dal cammino.
    Grazie della fertilissima lettura,ferni.

  2. 2008 Maggio 17
    francescodegirolamo permalink

    E’ singolare una nota biografica che indichi addirittura la via di origine della propria città: Via Pupino a Taranto…ci sono nato anch’io. Singolare anche la notizia che l’autore versifichi “con i piedi”…
    I testi sono molto interessanti, pieni di immagini forti e spiazzanti, di “graffi” profondi e brucianti.
    Sono davvero contento di questa scoperta.
    francesco

  3. 2008 Maggio 17
    donatapan permalink

    Le tue poesie mi portano immagini, ricordi, calore e vicinanza…
    Posso solo dire: Grazie!!
    un bacio
    Dona

  4. 2008 Maggio 17
    tina permalink

    Appena arrivata ad Assisi, Fabio è stato tra le prime persone in cui mi sono imbattuta, prima ancora che si presentasse, ha esaudito un mio desiderio espresso a mezza voce, cercavo una persona e lui dal nulla l’ha fatta apparire…..! Mi è sorto negli anni il dubbio se ci fosse riuscito anche con un elefante, un coniglio o che so….con un pesce rosso!
    Di certo quel gesto fu fatto con molto stile e molto cuore.
    Molto stile e molto cuore…..Fabio ha queste doti e altre ancora, che però non sempre rivela….forse una traccia di timidezza, che subito non appare, perché è anche una persona estrosa, divertente, acuta.
    L’ho ritrovato dopo 14 anni, e sempre a Bologna, e la prima cosa che ha fatto dopo tutti questi anni, mi ha letto le sue poesie.
    Mi sono sembrate una sua nuova magia.
    Tina

  5. 2008 Maggio 17
    giovanna permalink

    Ciao Fabio,
    le ho lette in un attimo
    e sai… quando una porta socchiusa desta, ai curiosi, il rischio di guardarci dentro… i curiosi ci guardano!
    Così
    le ho rilette lente
    e ho ritrovato quell’attimo in cui le le parole dicono di ciò che accade nel silenzio della voce e nei dialoghi solitari
    Grazie

  6. 2008 Maggio 17
    salvatore permalink

    l’invito alla poesia è per me quasi sempre un invito al silenzio
    all’ascolto sensibile
    al vuoto interiore che ci può permettere di apprezzare l’eccezionalità di un momento della nostra vita
    la nostra intera vita che scorre
    le altre vite
    osservare la bellezza delle emozioni
    esserci
    ti ringrazio dunque per questo regalo che mi hai fatto
    tore

  7. 2008 Maggio 17

    Due testi molto interessanti. Le parole di Fabio Albano sono voce intima e sofferta, d’inquietudine e d’arsura. Quando le parole escono a fiotti, poi seccano la bocca e si respira a fatica…
    Grazie a Fabio per averci inviato i suoi testi. M.

  8. 2008 Maggio 17
    margheritarimi permalink

    Due belle poesie che sembrano correre, attraverso una delicata musicalità, verso l’istanza di una ricerca esistenziale.
    Grazie a Fabio

    “Affondano i pensieri e fugano
    le voci febbrili, l’inverno
    i motivi all’abisso.”

  9. 2008 Maggio 17
    erminia daeder permalink

    La tua cadenza, disamonia/distensione, in un gorgo di pace da afferrare, in un adagio di sinestesico abbandono all’onda, al rosso, al legno. Presagio e sospensione come odori, la traccia da seguire…Molto belle…Un abbraccio :)

  10. 2008 Maggio 17
    Josè Grilli permalink

    Forti, passionali, profonde
    Un vero piacere leggerle.
    Complimenti Fabio
    Josè

  11. 2008 Maggio 17
    Mariella permalink

    I tuoi scritti strizzano il cuore, Fabio ! Vien voglia di leggerli più e più volte, mentre le immagini affollano la mente. E sembrano prediligere lo sguardo di chi sa cercare con devozione e pazienza, i tanti risvolti di un’anima inquieta e.. potente!!
    Grazie per averli condivisi con noi!
    Mariella

  12. 2008 Maggio 17
    fabio permalink

    Ciao a tutti, sono contento di leggere i vostri commenti e di iniziare a frequentare questo luogo dedicato alla poesia. Sono emozionato per quello che scrivete e per l’accoglienza che ricevo. Le vostre parole colgono le istanze del mio comporre a partire dall’importanza della via, che mi ha visto crescere, fino alle descrizione delle arsure, delle combinazioni di fattori climatici e dei ripiegamenti disarmonici, ascoltate dai piedi dell’esistenza. Vi leggo con molta attenzione e vi ringrazio dell’affetto con cui mi avvicinate.
    fabio

  13. 2008 Maggio 17
    fabio permalink

    …ah si, dimenticavo, in “dimora dopo ora” il titolo è stato, per errore, reinserito come primo verso.
    Ciao, fabio

  14. 2008 Maggio 17
    fernirosso permalink

    Grazie di essere passato di qui, me lo auspicavo che accadesse, spero di risentire ancora la tua voce, leggere altri scritti, percorrere vie, i tuoi paesi dell’anima. Grazie a te, con simpatia e riconoscenza, ferni.

    PS: sistemata la ripetizione.

  15. 2008 Maggio 18
    Adriana permalink

    Ciaooo fratellino.. che dirti..ho sempre pensato che tu scrivessi con i…piedi..:-).
    Mi chiedo… userai il piede destro o sinistro visto che sei mancino?…mah…il dubbio mi assale!

    Comunque, scherzi a parte, con grande piacere ti ho letto e ho apprezzato l’intensita’ e la profondita’ dei tuoi versi.

    Emozioni…sentimenti…tormenti si fondono insieme in maniera armonica anche se a tratti cruenta.

    Complimenti sia per i tuoi versi che per i commenti ricevuti.

    Un caloroso abbraccio….Adriana

  16. 2008 Maggio 18
    giovanni permalink

    “Dimora dopo dimora”, intensa, tiene bene i simboli del “materno”, di per sè difficili da contenere. La dinamica verticale, che passa dall’aria, all’acqua, alla terra e al legno è resa con compostezza ed efficacia. Il magma è in fermento, ma ne esce in elementi emotivamente ampiamente riconoscibili. Le rotte sono certo “disanimate”, Fabio, ma l’aria sta riscaldando la bruma e la coppa, alla fine, sarà o lasciata al tavolo di casa, o portata in dono alla mensa degli affetti. Un abbraccio, Giovanni T.Z..

  17. 2008 Maggio 18
    donatellarighi permalink

    Entrambe penetrano, risuonano e pizzicano.
    Così accade con la poesia.

  18. 2008 Maggio 19
    Alessandra permalink

    mi sembra proprio che le tue parole si stiano rendendo più e più linguaggio poetico che abbandona la tentazione al logos. si sagomano e si stagliano, raccogliendo ciò che l’occhio e l’orecchio han permesso di depositare al fondo. bene! Alessandra C.

  19. 2008 Maggio 21
    Lucia permalink

    Ciao Fabio, grazie per le tue poesie la prima soprattutto mi è piaciuta molto
    lucia b.

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