Primo amore, di Matteo Garrone. Lettura di Alessandra Pigliaru

2008 Maggio 13
by alessandrapigliaru

L’amore è molto vicino alla consunzione fisica; è come un nodo stretto stretto negli occhi dell’amante che simile ad uno spettatore silenzioso guarda e possiede l’oggetto amato. Un nodo gordiano che non ammette repliche e tanto meno soluzioni. Il primo amore di Garrone è un viaggio viscerale. Il ventre come ricettacolo di desiderio è un paiolo bucato dove cadono e si nutrono vecchi sogni e antiche mostruosità. E’ il caso che fa incontrare Vitt e Sonia, nonostante il loro appuntamento al buio. Sì perchè Vitt attendeva da tempo ma non lei, piuttosto qualcosa che non aveva mai avuto; e invece gli capita una testa prima che un corpo. Vitt sa come plasmare, un pò come succede col metallo con cui prepara filiformi dee madri. Eppure non considera lo scarto, il valore aggiunto che sta nel fondo oscuro dell’altro. Vitt vuole guardare la sua stessa privazione; vuole che abbia un volto e un corpo e con questi giocare. Un gioco crudele e ossessivo quello della sottrazione. Sottrae all’amata per vedere in faccia la sua. Anorexis, mancanza di desiderio, è paradossalmente legata al tentativo bulimico di possedere ciò che non si ha: la libertà dell’amato con la propria auto-condanna. Dunque è Vitt che si mutila e Sonia solo il riflesso di tale mancanza. L’amore è il morso soffocato che afferra la carne; affila il coltello per trovare le giuste piaghe da ri-percorrere, quelle che Garrone meticolosamente rende pura visionarietà. Ecco che l’apnea insopportabile che si riverbera in quelle sequenze sbiadite nei contorni, è proporzionale all’annientamento del corpo. Chè diventa sempre più sottile. Un androgino liquefarsi tra le dita del carnefice.

18 Responses leave one →
  1. 2008 Maggio 13
    Paola renzetti permalink

    L’amore come consunzione fisica…E’ vero. Una forza che come tutte le passioni può liberare e insieme distruggere.
    Ci si ferma ad un certo punto e tutto allora riacquista dimensioni più vivibili, più sopportabili. Si ritorna nei ranghi del solito, del quotidiano, ma è inevitabile e salutare, pena la distruzione di se stessi. Insieme però si fa il conto con una specie di perdita, di nostalgia, con la quale ci si ritrova a convivere. Non ho visto il film e questa bella recensione invita a farlo.

  2. 2008 Maggio 13
    fernirosso permalink

    c’è un tipo di consumazione tutta interiore, in cui non si rinuncia a cibarsi, materialmente intendo, ma a cibarsi della vita, delle scelte, del sentirsi qui e sentire gli altri, invece di chiudere fuori ogni cosa e accettare, per contro, solo l’amato che non ama, non ricambia, anzi al contrario ti aiuta ad ucciderti e ad accettare una sua colpa come tua. Un po’ quello che accade ed è accaduto tra vittima e carnefice, nei lager. Credo che la vita sia, anche se non in forme palesi come quella, ancora un campo di “concentramento”. Grazie Alessandra, un altro da leggere.

  3. 2008 Maggio 13

    Splendida riflessione!!!L’amore è consuzione e nel medesimo tempo cibo per l’anima. L’amore è contraddizione e labirinto di scelte.
    Grazie Alessandra, Erika

  4. 2008 Maggio 13

    L’amore è spesso un possedere ciò che non si ha. La ricerca delle nostre parti mancanti.
    La tua visione è affilata come quel coltello.

  5. 2008 Maggio 13
    alessandrapigliaru permalink

    @ PAOLA: cara Paola, sì l’amore è uno dei veicoli più potenti di sofferenza e conoscenza di cui si possa fare esperienza. Il film di Garrone in questo senso, forza molto la mano. Affonda con una spietata lucidità nella visionarietà del corpo descrivendolo come una sorta di cartina tornasole delle nevrosi e delle debolezze dell’animo umano. In questo senso parlerei di crudeltà, nel senso di sangue che cola ancora dalla ferita. Primo amore è un viaggio crudele e inconsueto nelle viscere del desiderio.
    Sarà bene specificare che il film è tratto dal libro-testimonianza (abbastanza scioccante) di Marco Mariolini, Il cacciatore di anoressiche. Una vicenda dalla quale Garrone prende spunto e che reinterpreta liberamente.

    Un abbraccio e grazie, Alessandra

  6. 2008 Maggio 13
    alessandrapigliaru permalink

    @ FERNI: Credo si possa dire pacificamente che Garrone interpreta questo primo amore come una condanna. L’inferno sono gli altri e l’amore si sposta e slitta in sadismo e masochismo. In questo rapporto tra Vitt e Sonia, carnefice e vittima (apparentemente), si tratteggia proprio l’arcipelago delle cosiddette passioni tristi. La consumazione interiore, Ferni carissima, penso sia il dramma del condizionamento e della asfissia che si scambia per totalità.
    Grazie per le tue parole, un abbraccio.
    Alessandra

  7. 2008 Maggio 13
    alessandrapigliaru permalink

    @ ERIKA: Grazie Erika cara. Sì l’amore è la carne che in questa pellicola diventa segno. Incide e trafigge come il desiderio quando si fa macchina. Il cinema di Garrone credo sia una delle proposte più interessanti che il panorama italiano contemporaneo ha da offrirci. Domani sarà in tutte le sale “Gomorra” tratto dal romanzo omonimo di Saviano e io non vedo l’ora di potermelo gustare ;)
    Un abbraccio, Alessandra.

  8. 2008 Maggio 13
    alessandrapigliaru permalink

    @ MORENA: E Vitt voleva proprio ciò che non aveva ma gli è andata male, diciamo. Gli è capitata una testa prima di un corpo, lo dice lui stesso riflettendo sulle proprie mostruosità. Vitaliano Trevisan è un attore straordinariamente bravo.
    Un abbraccio e grazie Morena, sei sempre molto cara.
    Alessandra

  9. 2008 Maggio 13

    è un film che non conosco ma che, dopo la preziosa recensione di Alessandra, vorrei vedere. mi incuriosisce (anche se non è il primo – o la prima – amante) sempre ‘vedere’ sullo schermo , vederci, insomma, quando, per amore, diventiamo antropagi e ci cibiamo dell’essere amato.

  10. 2008 Maggio 13
    antonellapizzo permalink

    troppo complicato per me, dovrei vedere il film, mi sembra si tratti di un amore malato, quindi di un non amore.

  11. 2008 Maggio 14
    elina permalink

    alcune amiche mi dicevano “è un film sull’ anoressia” ….dopo averlo visto ho pensato sull’incapacità di amare
    Il film è una tormentata, ma reciprocamente voluta storia d’amore, un’amore fatto di costrizioni, di desiderio folle, di carezze, di rifugi e di distacco: il distacco del pensiero dal corpo, da ciò che si pensa e ciò che si è, come se il nostro corpo fosse sovradotato di un qualche spazio inutile rispetto al necessario.
    Ottima la fotografia e intensa interpretazione di Michela Cescon, dimagrita di 15 chili per il ruolo.
    grazie Alessandra
    elina

  12. 2008 Maggio 14

    Qui di amore ne troviamo davvero poco. Mi pare che Vittorio che di lavoro fa l’orafo, voglia modellare il corpo e la mente di Sonia come il fuoco fa con l’oro dei suoi gioielli.

    Marco

  13. 2008 Maggio 19
    margheritarimi permalink

    gli incontri umani…l’impossibilità di capire.
    l’interrogativo attraverso cui corre il destino di due anime nel loro “attaccamento” dipendente e distruttivo.
    Film sull’anoressia? sull’amore? perché classificare forse va oltre per sua, mi pare, complessità.
    un caro abbracio Alessandra
    margheritarimi

  14. 2008 Maggio 21
    alessandrapigliaru permalink

    @ BLUMY: Sì Blumy cara, vale certamente la pena vederlo e ri-vederlo. Ci sono così tante pieghe in questa pellicola da offrirsi allo sguardo ogni volta in modo differente.
    Un abbraccio e grazie,
    Alessandra

  15. 2008 Maggio 21
    alessandrapigliaru permalink

    @ ANTONELLA: Il primo amore non è da intendersi sempre come romantico o infiocchettato…quello di Garrone appunto è il primo e anche l’ultimo, decisamente. Il definitivo. Rovinoso e perturbante…
    Grazie, un abbraccio cara.
    Alessandra

  16. 2008 Maggio 21
    alessandrapigliaru permalink

    @ ELINA: “come se il nostro corpo fosse sovradotato di un qualche spazio inutile rispetto al necessario”. Elina colpisci esattamente nel segno che non sapevo dire…
    Non è un film sull’anoressia infatti ma su un problema che va ben aldilà, o aldiqua. Uno di quegli spazi che si annidano nella cantina di ognuno di noi.
    Un abbraccio e grazie,
    Alessandra

  17. 2008 Maggio 21
    alessandrapigliaru permalink

    @ MARGHERITA: Il punto di partenza sta nell’incontro, sì. Che diventa pesante zavorra da portare sulle spalle. Uno spazio troppo angusto nel quale si esplode in miriadi di frammenti esausti. L’incapacità o l’impossibilità stanno proprio lì: nell’incontro che è già saturo. La ricerca di un corpo e la resistenza di un’anima…credo sia questo che non consente ai due protagonisti di trovarsi.
    Grazie e un caro abbraccio,
    Alessandra

  18. 2008 Maggio 22
    alessandrapigliaru permalink

    @ MARCO: Sì la volontà del protagonista è esattamente modellare il corpo dell’amata. Credo, Marco caro, che ci siano tanti meandri, spesso bui, attraverso cui l’amore ama nascondersi. Spesso si scivola ai danni dell’altro.
    Grazie per il passaggio e un abbraccio forte, Alessandra

Leave a Reply

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Subscribe to this comment feed via RSS