Jacqueline che si spara

2008 Maggio 13
by Molesini

J, by P.

L’inventario dell’opera
il funzionario del fisco
occhi, occhi, occhi, mani
(tredicianni ci ho messo)
assidua, impenitente, deriva
e schiocco.
E tele e quadretti e brogliacci
e cartoncino e ceramica
tutti i tuoi giochi, marito
il loro valore esausto
i diavoli, le capre, gli orchi
gli scarabocchi.
L’opera, il tuo asilo.
Sveglio dopo le due, burberosciatto
e indolente, scontento
ti inventario l’opera
la conto
e conto esatto
570 milioni di franchi, vale.
Vale 570 milioni di franchi,
solo questo, nient’altro
lo sperpero illuso
il nipote fotografo
l’affare vuoto
la sgangherata famiglia.
E’ poco.
Niente, fetente.
Cosa mi lasci, Notre Dame de Vie
cosa mi hai dato, l’arlecchinata
carta ritagliata, maschere
imperturbabili, fica grassa
in litografia.
E soldi, case, molti.

Lascerai che mi stenda, tiepida,
fredda, e che nella tua orgia
sterile, nel mezzogiorno del vecchio porco
nella nausea dell’arte comperata
decida di spararmi un colpo.
Un mio colpo-corpo.
Sfinito, lui, sfinito.

10 Responses leave one →
  1. 2008 Maggio 13
    antonellapizzo permalink

    poesia racconto, inquietante questa figura di donna ricca ma dalla vita povera. così mi è parso di capire e di leggere in questi versi secchi e taglienti, che non lasciano posto alla speranza
    :-) ciao antonella

  2. 2008 Maggio 13

    bella>..

  3. 2008 Maggio 14
    Molesini permalink

    La donna, Antonella, è quella del ritratto.

    Un bacetto a te a al Luca.

  4. 2008 Maggio 14
    fernirosso permalink

    picasso di donne ne ha amate e avute molte. Di ossessioni ne ha avute …molte e abilità…molte. La follia che lo illumina è la vela per poter tra-guardare luoghi che gli altri, per paura o per pudore, non praticano, ma è certo che chi ne condivide il percorso può restare bruciacchiato o addirittura ferito. Lei, Jacqueline, mi pare sia stata la seconda moglie, ma è stata quella con cui ha vissuto gli anni della vecchiaia, fino alla fine lei lo ha accudito e poi, dopo la morte di lui, si è suicidata. Di lui ha riportato ritratti fotografici che lo mostrano in situazioni diverse,non impostate e costruite, come le prime in cui Picasso stesso le insegnava come prendere le inquadrature delle immagini. In questo ritratto, alla Modigliani, lei mostra il profilo, il gioiello al polso, l’orologio forse, e l’occhio appaiono nella stessa configurazione, come se il tempo che solo lei vede e nessun altro, fosse il fucro del punto di vista cui mira il suo sguardo, alto o altrove, non guardando chi la ri-trae.
    Il testo sembra una ricostruzione che tiene conto delle zone d’ombra, del taciuto, oppure di ciò che consegue cercando di indossare i panni della modella ritratta, ritrattando la sua vita come fosse di chi ha scritto questi versi taglienti e acuminati, a volte e alla radice fortemente dolenti, risentiti là dove l’amore ingaggia i suoi lottatori per sopravvivere ad una sconfitta che supera chi vorremmo incolpare. Grazie Silvia,ferni

  5. 2008 Maggio 14
    antonellapizzo permalink

    accidenti che ignorante che sono! :-)

  6. 2008 Maggio 17
    lucetta permalink

    mi è molto piaciuta, cara Silvia. Non so analizzarti il perché, ma questa durezza lucida e spietata, questa cronaca di un matrimonio e di una fine….sapendo che hai ricostruito il tutto dall’interno del quadro, facendo parlare la sua protagonista ebbene, mi trova in sintonia, ma certo non solo per questo mi è piaciuta.
    Grazie e un abbraccio
    lucetta

  7. 2008 Maggio 18
    Molesini permalink

    Grazie Ferni e Lucetta e ancora all’Anto per l’aderenza e riflessiva ed emotiva al testo.

    Che ha un briciolo di “scientismo” biografico in più, i dati-cifre essendo tutti presi da una ricerca documentata.
    Jacqueline mi ha tirata dentro la sua esistenza contabile fiancheggiante cubismi, ma questa potrebbe essere solo la superficie di qualcosa d’altro.

  8. 2008 Maggio 18
    fernirosso permalink

    “..ma questa potrebbe essere solo la superficie di qualcosa d’altro.”

    come a dire che…
    “Il testo sembra una ricostruzione che tiene conto delle zone d’ombra, del taciuto, oppure di ciò che consegue cercando di indossare i panni della modella ritratta, ritrattando la sua vita come fosse di chi ha scritto questi versi taglienti e acuminati, a volte e alla radice fortemente dolenti, risentiti là dove l’amore ingaggia i suoi lottatori per sopravvivere ad una sconfitta che supera chi vorremmo incolpare.”?
    ciao Silvia, ferni

  9. 2008 Maggio 18
    sandrapalombo permalink

    Ottima Silvia. Sandra

  10. 2008 Maggio 18
    Molesini permalink

    Un grazie e un caro saluto, Sandra.

    Ferni, questa che dici è una immedesimazione possibile. Quella a cui io ho aderito, ma non è detto che la percezione della sconfitta possa essere la stessa, è la ripulsa alla catalogazione e conseguente commercio dell’ opera artistica pensata come risultato d’amore.

    C’è una specie di ribaltamento, lei vende-lui ama in lui vende-lei ama, questo ho visto nella vita e morte jacqueliniana, questo ribaltamento che mi ha fatto molto odiare il mastro cubista e desiderare con lei la fine della fiera.
    Così è nata la poesia.

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