La terza via è all’incrocio tra orrore e malvagità
Maggio 12, 2008 di morenafanti
di Morena Fanti
In questo romanzo, I delitti della terza via (Inedition 2007 – 184 pp. 14,00 euro), dalle sfumature cupe e dolorose, Davide Piazzi ci racconta, con una scrittura molto scorrevole e avvincente, un aspetto torbido e inquietante dell’anima umana. Ci mostra come diventa l’anima quando sembra perdere tutte le parvenze di umano e di umanità.
La scrittura di Piazzi è tesa ma non ‘offensiva’, e coinvolge ma non angoscia, pur con la forza e l’impeto del tema trattato. Una scrittura che ci convince nelle sue sfumature e nel carattere discorsivo ed efficace. I personaggi hanno un loro carattere ben delineato e ci conquistano da subito: da Macchia e Lozzi, coppia di amici molto affiatati persino nei litigi, a tutte le altre persone coinvolte, fino a quello che poi si rivelerà essere… e qui mi fermo per non sciupare il divertimento di chi leggerà il libro.
Parliamo di questo e di altri aspetti della scrittura direttamente con l’autore Davide Piazzi.
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Prima di approdare a questo romanzo, un noir con aspetti molto crudi e violenti, hai scritto tanti racconti in cui si legge un’anima a volte romantica e sognatrice, altre allegra e ironica. Due scritture, quindi, molto diverse tra loro. Come ti sei sentito affrontando la scrittura di questo romanzo?
All’inizio ero a disagio, proprio perché per la prima volta mi stavo cimentando con un genere con il quale non avevo molta confidenza, se non come lettore. Poi, dopo le prime poche pagine, ho cominciato io stesso a immergermi nella storia che stavo scrivendo, e ogni volta che mi sedevo davanti al computer non vedevo l’ora di andare avanti nella stesura del testo per scoprire cosa sarebbe accaduto nelle pagine successive. Alla fine è stato molto piacevole e divertente.
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L’ambientazione del tuo libro è una Bologna molto ben descritta e, mi pare di leggere tra le righe,
molto amata. Ci sono, infatti, delle pagine bellissime in cui io, da bolognese doc, mi sono persa, ritrovando nelle tue descrizioni le atmosfere e i ritmi della mia città. Quanto è importante la giusta ambientazione per un buon risultato di scrittura?
A mio avviso è fondamentale. Scrivere questo libro è stato facile proprio perché l’ho ambientato in un contesto che conosco molto bene, in una città che ancora riesce a conquistarmi. Ho potuto attingere dal serbatoio dei ricordi della mia adolescenza, quando tra amici si partiva con lo scooter da Budrio, il piccolo paese di periferia nel quale sono nato e vivo tuttora, per andare alla scoperta di Bologna. Ai nostri occhi la città appariva come un enorme luna park ma, a volte, anche come una giungla misteriosa e pericolosa, da esplorare con la paura e l’eccitazione che ci venivano offerte da tutto ciò che ci stava attorno, e che in gran parte ci era sconosciuto.
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Il personaggio di Macchia è così bene caratterizzato da far desiderare al lettore di andare in centro e suonare al suo campanello per vederlo e parlarci. Come si crea un personaggio così ben strutturato? Per i tuoi personaggi ti sei forse ispirato a persone della vita reale?
Macchia è ovviamente un personaggio di fantasia, ma non nascondo che, per alcuni versi, mi somiglia. Io e lui abbiamo la stessa voglia di sdrammatizzare e di cercare di avere sempre una visione positiva delle cose. Entrambi prendiamo la vita sul serio, cercando però sempre il modo di non finire schiacciati sotto il suo peso. Sì, in genere mi ispiro a persone vere. Le osservo, studio il loro modo di parlare, il carattere, i gesti, le movenze del corpo. In poche parole: la loro personalità. Successivamente cerco di fondere insieme gli aspetti più interessanti di ciascuno di loro, e regalo queste caratteristiche ai personaggi che sono invece frutto della mia fantasia.
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“Pensi che potrebbe aiutarti a capire chi sono e a scoprire perché faccio tutto questo? E lo farò ancora, sai? Farò anche di peggio. Tu non mi puoi fermare, nessuno può farlo. Io non posso essere fermato, perché io non esisto più. Io sono solo dolore e rabbia.” Questa frase pronunciata da chi si pensa essere l’aggressore che minaccia di aprire la “terza via”, è tanto affilata da affondarsi nel cuore di Macchia e anche nel nostro. Come si riesce a calarsi in una mente malata e a pensare come un assassino?
Questa, in effetti, è stata l’operazione più difficile da realizzare. Ho realmente cercato di sentire io stesso ciò che prova nel racconto il personaggio che hai citato, perché ritenevo fosse il modo migliore per trasmettere quelle sensazioni al lettore. Ho cercato di vedere con i suoi occhi e di ragionare con la sua mente. Ho provato inoltre a immaginare cosa stessero provando le vittime, e devo ammettere che durante la stesura di alcuni passaggi mi sono accorto che trattenevo il respiro, o che il cuore pulsava più forte. Il male è difficile anche da raccontare.
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Stiamo assistendo ad un proliferare di romanzi classificabili sotto il genere noir. In un breve articolo sul «Corriere della Sera», Antonio Debenedetti afferma: “Non so immaginare, alla luce di recenti e feroci delitti (Cogne, Garlasco, Perugia, eccetera), un tipo di narrativa più rispondente del noir alla realtà d’oggi. La sua moda, se di moda si tratta, deriva dal bisogno di un vasto pubblico di capire, avvicinandole attraverso la finzione romanzesca, le irragionevoli ragioni del crimine. Con qualcosa in più. I thriller, a contrario di quanto avviene nella cronaca, si concludono con la scoperta del colpevole, restituendo così una positiva e compromessa fiducia nella giustizia.” Come a dire che la nostra sete di giustizia può essere placata solo dalla finzione del romanzo. Cosa pensi di questa affermazione?
Credo che con i noir, così come con i gialli, non si plachi affatto la sete di giustizia. Probabilmente il successo di questo tipo di letteratura sta nel fatto di riuscire a regalare l’illusione che alla fine il bene trionfa quasi sempre e che i colpevoli saranno tolti dalla circolazione evitando in questo modo che possano nuocere ancora. I gialli non fanno giustizia, ma forse ci regalano la speranza di potere vivere ancora in città che ci consentono di passeggiare a qualsiasi ora del giorno o della notte senza sentirci a disagio o, peggio ancora, intimoriti.
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Ti senti diverso, ora che hai pubblicato questo libro? Hai già altri progetti in cantiere?
“Il successo non mi ha cambiato. Sono rimasto il solito ragazzo di Betlemme di sempre”. Perdonami, non ho resistito: quella che ho citato è la battuta che ho trovato in una delle vignette più belle di Ratman, un fumetto comico che adoro. Scherzi a parte, la risposta è no, non mi sento assolutamente diverso e sono rimasto con i piedi ben piantati a terra, anche se devo ammettere che trovo molto piacevole e gratificante ricevere tanti complimenti da chi ha letto il libro. In questo momento sto lavorando a un secondo romanzo giallo, che avrà ancora come protagonisti principali Giorgio Macchiavelli e Luciano Solmi. Sarà una storia completamente diversa da quella de I delitti della terza via, e spero che possa piacere allo stesso modo. Ho deciso di chiedere ancora una volta la collaborazione di Macchia e Lozzi per risolvere un altro caso perché sono davvero in tanti quelli che mi chiedono quando potranno leggere un’altra storia con gli stessi protagonisti. Inoltre, se devo essere sincero, questi due amici cominciavano davvero a mancarmi.
Davide Piazzi è nato a Budrio (BO), dove tuttora risiede, il 17 settembre 1967.
Ha iniziato a lavorare da giovanissimo e ha svolto molti lavori diversi che l’hanno aiutato a vedere i tanti aspetti della vita e delle persone, cosa che ha poi applicato alla sua scrittura.
Durante un recente percorso di studi ha conosciuto il dottor Rino Tripodi, direttore editoriale della in Edition editrice di Bologna e scopritore di nuovi talenti letterari. Dai semplici temi svolti per motivi di studio, ha così finalmente trovato il coraggio di fare leggere a qualcuno i racconti che scrive da sempre, e che ha sempre tenuto chiusi in un cassetto.
Le prime storie sono state pubblicate su riviste telematiche, e nel 2005, con il racconto Il paese dei sospiri, ha vinto il primo premio a un concorso organizzato dal “Rotary Club Valle dell’Idice”, con annesso cospicuo assegno di 500 euro. Memorabile la frase di Tripodi “meglio gli assegni che i trofei: anche gli artisti hanno una pancia da riempire”.
Questa conferma e gratificazione gli hanno dato sicurezza dei propri mezzi espressivi, ed è approdato alla scrittura del primo romanzo, I delitti della terza via (in Edition 2007), un giallo ambientato a Bologna, città che conosce da sempre.
Sta già lavorando alla stesura del secondo romanzo.
Suoi racconti pubblicati:
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Azzurro e blu
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Amica, amata, amore
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CPU
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Il grande enigma della guerra - racconto divertente e surreale
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Il paese dei sospiri - Primo premio al concorso organizzato dal “Rotary Club Valle dell’Idice”
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Il dilemma animalista - Più che un racconto, è un breve trattato sul tema della vivisezione e della sperimentazione sugli animali.





non riesco a leggere trame di questo genere, ma le tengo a nota per mia figlia, è davvero un’appassionata. Grazie Morena,ferni
E’ vero, Ferni, certe storie ci fanno un po’ male, ma è la nostra parte oscura che teme se stessa.
Cerco sempre di andare oltre la storia e di leggere anche il resto e soffermarmi sulla scrittura e su certe atmosfere.
E’ vero, comunque, che ognuno di noi ha sue trame predilette.
io invece mi lascio affascinare dai gialli e dai noir, naturalmente se non sono “dozzinali”; trovo che l’autore che sa creare una suspence, personaggi con una loro psicologia, e avvolge il tutto in ambienti ben caratterizzati, con una loro atmosfera, non è da meno rispetto ad autori più, diciamo così, “intellettuali”, anche perchè oggi, come osserva Debenedetti, è un tipo di narrativa purtroppo molto consonante con la realtà, e nello stesso tempo , come scrive Piazzi, “regalano la speranza”.
O forse più semplicemente possiamo leggere l’orrore pensando : vabbè, ma è tutto finto! magia del gioco e della finzione artistica!
sempre coinvolgente nelle tue interviste, Morena, e invogliante alla lettura degli autori con cui parli
marina
[...] l’intervista a Davide [...]
ottima e suggestiva intervista.. ovviamente se davide piazzi vuole può inserisi nell’iniziativa ex libris..
roberto