LETTERA ALLA MADRE di Salvatore Quasimodo

LETTERA ALLA MADRE
«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.»







E’ una lettera molto bella, di gratitudine e affetto verso la madre che vive sola e lontana nella “terra” mitica della sua infanzia. Vera e attuale sempre. Mapi
ho ricevuto, nel tempo, lettere dai miei figli e anche loro, come in questa lettera di una intimità profonda e tenera, mi hanno donato una gioia profondissima:aver lasciato lor qualcosa da tenere con sé, per i giorni bui, qualcosa che non abbisogna di valigia.Grazie Antonella per qusta scelta, portare una epistola, in questi tempi in cui scrivere si è fatto sempre più drammatico:oggi solo sms. Belli anche quelli, ma, una lettera, apre le stanze per un incontro che si ripete e si amplifica senza tempo e senza la velocità della fretta.
Sai, antonella, non finiremo mai di amare le nostre madri. senza paura di retorica. della mia sento ancora la presenza alle mie spalle. mi suggerisce, mi rimprovera, mi sostiene. E’sempre tranquilla, mi dà pace
annamaria
Eppure esistono madri terribili, no?
Madre di morte, di follia…
SD
se la madre è la vita, allora la madre è-vita di chiamarla se non come mare, in cui tutti continuiamo a restare, in un liquido amniotico che ora ci nasce ora ci mortifica rinascendoci in segni-legni desti-nati a trasformare l’eterno procedere. Senza morte vita non muterebbe le sue creazioni,senza l’avita morte non rinascerebbe il miraggi e me-moria non costrurebbe fortificazioni già scalzate da altre guerre.
dolcissima e intima…attraverso la madre e la sua immagine il poeta ripercorre anche la propria…
un saluto
Gisella
presenza consistenza delle parole.
… ci porta vicini e bambini alle madri
“Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus.”
grazie Antonella di questo delicatissimo regalo
Che bello questo testo! Anch’io avevo intenzione di postarlo, ma giustamente Antonella lo ha scelto come omaggio alla Madre.