Un po’ di compassione
L’altro giorno mi è capitato fra le mani un libretto intitolato “Un po’ di compassione”.
Il titolo mi ha subito attirato in un mondo in cui di compassione ce n’è veramente poca e l’ho comprato. Karl Kraus presentava una lettera di Rosa Luxemburg che egli stesso definì “documento di umanità e poesia”. Non so se vale la spesa leggere tutto il libretto di 64 pagine. Nel libro sono inserite una serie di riflessioni sulla sofferenza cui gli animali sono sottoposti dalla crudeltà o anche solo dalla fredda indifferenza degli uomini. Oltre al brano della Luxenburg ci sono testi di Karl Kraus, Elias Canetti, Franz Kafka e Joseph Roth, nonchè di un’ignota lettrice della rivista «Fackel». Ma non voglio qui parlarvi di come questi autori trattano l’argomento “animali”, voglio, invece, lasciare solo uno stralcio della lettera che la Luxemburg scrive a Sonja Liebknecht a metà dicembre del 1917, dal carcere femminile di Breslavia, dove è detenuta come misura di sicurezza per propaganda antimilitarista..
La serenità che passa attraverso queste pagine è qualcosa di sorprendente, solo un amore per la vita eccezionale può dare la forza di provare quella “compassione” (nel senso etimologico della parola) che apre il nostro cuore alla condivisone delle sofferenze degli altri anche se questa volta l’altro è un animale, un bufalo per la precisione.
“(..) È il mio terzo Natale in gattabuia, ma non fatene una tragedia. Sono calma e serena come sempre. Ieri sono rimasta a lungo sveglia adesso non riesco ad addormentarmi prima dell’una, però devo essere a letto già alle dieci, così, al buio, i miei pensieri vagano come in sogno. Ieri dunque pensavo: quanto è strano che, senza alcun motivo particolare, io viva sempre in un’ebbrezza gioiosa. Me ne sto qui, ad esempio, in questa cella oscura, sopra un materasso duro come la pietra, intorno a me nell’edificio regna come di regola un silenzio di tomba, sembra di essere rinchiusi in un sepolcro: attraverso la finestra si disegna sul soffitto il riflesso della lanterna accesa l’intera notte davanti al carcere. Di tanto in tanto si sente, cupo, lo sferragliare di un treno che passa in lontananza; oppure, più vicina, proprio sotto la finestra, la guardia che si schiarisce la voce e per sgranchirsi le gambe fa lentamente qualche passo con i suoi stivaloni. La sabbia stride in modo così disperato, sotto quei passi, che nella notte scura e umida si sente risuonare tutta la desolazione e lo sconforto dell’esistenza. Me ne sto qui distesa, sola, in silenzio, avvolta in queste molteplici e nere lenzuola dell’oscurità, della noia, della prigionia invernale e intanto il mio cuore pulsa di una gioia interiore incomprensibile e sconosciuta, come se andassi camminando nel sole radioso su un prato fiorito. E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità. E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non ne trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa; la profonda oscurità della notte è bella e soffice come il velluto, a saperci guardare. E anche nello stridere della sabbia umida sotto i passi lenti e pesanti della guardia risuona un canto di vita piccolo e bello, se solo ci si presta orecchio. In quei momenti penso a voi, a quanto mi piacerebbe potervi dare la chiave di questo incanto, perché vediate sempre e in ogni situazione quel che nella vita è bello e gioioso, perché anche voi possiate sentire questa ebbrezza e camminare su un prato dai mille colori”.
Rosa Luxemburg- Un po’ di compassione – Adelphi







Grazie Emilia, per questo brano. Dovremmo tenerlo a mente, tenerlo dentro noi, un sentimento così: semplice e prodigioso.Di certo aiuterebbe non poco a superare quei mille disagi di cui incolpiamo gli altri e la vita stessa senza invece guardare al vero os-curatore.Grazie, ferni
un brano prodigioso, davvero…vorrei poter leggere e rileggere le parole che descrivono questa sensazione di Rosa Luxemburg nella notte fredda e desolante della prigione, leggerle al punto da assorbire questo senso positivo gioioso della vita – io che mi sveglio a volte nella notte, dentro un morbido letto, e chissà perchè sento un grumo nero dentro di me…come mi pacerebbe avere “la chiave di questo incanto”!
marina
parole e pensieri che “prendono” con un che di doloroso
La notte in carcere è un momento particolare… le descrizione dei sentimenti che si provano di notte si trova spesso nei libri di memorialistica carceraria dell’800: la notte è il momento della memoria, dell’immaginazione, per qualcuno diventa anche il momento in cui scrivere di nascosto… penso che la felicità derivi da questo: di notte i confini della realtà si allentano e si perde quasi la consapevolezza del luogo dove ci si trova… poi, non tutte le notti dei carcerati del risorgimento italiano, erano così “dolci”, c’erano anche le notti pesanti: quelle precedevano un interrogatorio o quelle sofferte perchè uno aveva dei problemi di salute e sapeva che fino alla mattina dopo nessun medico si sarebbe preoccupato di visitarlo o di dargli le medicine necessarie…
Cristina
Credo che quello che dici Cristina sia vero. Quello che penso sia importante è la forza dell’immaginazione, la capacità di andare oltre al reale, di sentire qualcosa che va al di là di ciò che ci limita della libertà e che ci permette anche di guardare il mondo in prospettiva…
Questo però è quello che immaginiamo noi… cosa davvero portasse la Luxemburg a scrivere queste parole è sepolto con lei. A me piace, però, leggere questi passi perchè aiutano me a “prestare orecchio” a cose che spesso dimentichiamo, a quel “senso positivo gioioso della vita” di cui parli tu Marina.
Giulia
E’ la serenità che nasce da un’anima grande, che ha posto la sua vita -con coraggio e altruismo- a servizio degli altri. Mapi
forse Rosa Luxemburg era molto giovane. bisogna essere molto giovani e amare profondamente la vita per sopportare con gioia, come lei racconta, la durezza della prigionia. forse aveva speranze, sogni intatti; senza quelli non si può vivere.
oltre lo specifico dei movimento del ‘900 restano figure umane di rilievo e spessori unici.. basta leggere il brano riportato per rendersene conto.. ottima riflessione
roberto
Sono d’accordo con te Maria Pia, questa serenità può nascere solo in un animo grande che pone la sua vita non al centro del suo mondo, ma a servizio dell’ “umanità”… e credo anch’io che sapesse, cara Blumy, coltivare ancora sogni e speranze, anche se non doveva essere stato facile neanche per lei. Non so se è un problema di essere giovani o meno giovani, penso che ci siano stati, nella storia, anche vecchi che, anche con senso del reale, li abbiano saputi coltivare.
Al di là di ogni collocazione e ideologie, sono d’accoro Roberto, ci sono figure che hanno “un certo spessore” ed è di queste che abbiamo bisogno.
molto poetica…
lettera di grande coraggio e forza nel rappresentare una trasformazione… un’ alchimia dell’anima
“E nel buio sorrido alla vita, quasi fossi a conoscenza di un qualche segreto incanto in grado di sbugiardare ogni cosa triste e malvagia e volgerla in splendore e felicità.”
grazie e ancora benvenuta Emilia
Rosa Luxembourg scrive questa lettera a 47 anni, è in carcere da tre anni e nel gennaio 1919 verrà rapita e brutalmente assassinata da squadristi tedeschi. Ebrea, polacca, affetta da una lieve zoppia per una poliomielite infantile, socialdemocratica prima e “spartachista” dopo scrive opere politiche e di analisi economica di grande spessore, entrando anche in polemica con Lenin e Stalin. Si schiera sempre al fianco delle “masse”, contro il concetto di “avanguardia”. Ama le allodole, i cieli, e la vita. Una dei “giusti” direbbero nella cultura ebraica. Un saluto, Viola
hace unos meses vi unas imagenes de una manada ñuz en un sector de parque africano en el que uno de ellos fue atacado por varios tigres despues este ñuz fue rescatado de por la manada de ñuz que regresaron donde anteriormente lo habian dejado …
es un poco tambien lo que hablas de la compacion que se dibujaba en esa secuencia de imagenes(por usar una metafora)…
saludos desde chile
Gonzalo Torres O
nota: dale mis saludos a Antonella