MARIA MONTESSORI: IL DIRITTO AD UNA GENIALITA’ DELLA DIFFERENZA

2008 Maggio 10
by ranfonierika

Seconda metà dell’ottocento, molti studi di tipo antropologico, psicologico e biologico prendono in esame un tema al tempo quanto mai attuale e complesso: la donna e la sua natura.
Risultato: celebri studiosi dell’epoca, tra i quali G.Sergi e C.Lombroso, arrivano ad affermare con certezza scientifica l’inferiorità biologica e sociale della donna.
Effetto immediato: la donna non ha diritto, per legge di natura ad alcuna identità professionale o sociale, non ha, di conseguenza, diritto ad una formazione né ad un’istruzione libera e specifica.
Negare una formazione femminile poteva avere il solo significato, all’epoca, di annientare a qualsiasi livello, tanto soggettivo quanto collettivo, un diritto che oggi ci appare scontato e quasi superfluo: il diritto ad un’identità.
La legge Casati del 1859 escludeva le donne nel loro complesso dalla formazione liceale ed universitaria.
Solo nel 1874 veniva permesso l’accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà venivano respinte le iscrizioni femminili.
La legge non garantiva, inoltre, alcun diritto effettivo anche in relazione alla validità del titolo di studio: l’accesso alle professioni era di fatto negato alle donne.
È questo il terreno su cui si attuano, in Italia, i primi faticosissimi tentativi di costruzione di una donna nuova, tentativi che vedono schierate in prima linea studiose e letterate.
Della questione dell’istruzione delle donne si occupa in Italia anche il movimento emancipazionista che ha in Anna Maria Mozzoni(1837-1920) il suo punto di riferimento principale.
Fondatrice delle società femminili, impegnata a creare una rete di rapporti tra questione femminile e politica, la Mozzoni elabora la fondamentale tesi di una responsabilità sociale in relazione all’emarginazione della donna dai centri deputati allo studio, alla formazione e al lavoro.
Questa stessa tesi è ripresa e approfondita dalla celebre pedagogista Maria Montessori, insigne rappresentante dell’Italia al Congresso nazionale delle donne, tenuto a Londra nel 1899.
È una battaglia interna, sostiene la Montessori, quella da intraprendere, una battaglia finalizzata all’elaborazione della consapevolezza femminile: le donne devono essere solidali tra loro, le donne devono sapere di poter farsi carico di responsabilità famigliari, sociali e politiche.
La nuova sensibilità femminile deve essere capace di formare anche nell’uomo una nuova prospettiva sociale:
«Noi dunque – afferma la Montessori al Congresso– lavoriamo sole perché gli uomini non ci comprendono ancora, non ci sentono nella nostra grande missione nuova. Ma se un uomo precorre con la mente i tempi, e alla genialità scientifica unisce quella sociale, diviene pure naturale sostegno della causa femminile.»
Congiunzione della genialità sociale e della genialità scientifica significano unicamente una sola cosa: l’urgente bisogno di una nuova sensibilità sociale e culturale.
Non può, infatti, essere trasformata una realtà se non muta, prima, la prospettiva attraverso cui la si osserva e la si costruisce.
La realtà non muta se non muta, nel medesimo tempo, la legge che la regola.
Chi è il legislatore?
L’uomo.
Quale la mente sociale responsabile della condizione femminile?
La mente dell’uomo.
Ecco, dunque, la provocazione innovativa ed attuale della Montessori: quale il soggetto proprio di una nuova educazione? Solo ed esclusivamente la donna?
Può chi non ha voce parlare?
Può chi non ha mani costruire?
La risposta della Montessori è negativa.
La nuova pedagogia ha un soggetto plurimo: la società.
La nuova educazione ha un unico obiettivo: creare la genialità della differenza.
La nuova legge ha un solo dovere: garantire il diritto alla formazione specifica di un’identità per tutti, nessuno escluso.

11 Responses leave one →
  1. 2008 Maggio 10
    juliette1804 permalink

    Veramente interessante, anche perché di diritti delle donne si parla già a partire dall’epoca della rivoluzione francese, però, è vero che spesso c’è un andamento ad “elastico”, in cui la legislazione va avanti, per certi versi, e torna indietro, per altri, nel corso di tutto l’800.
    In Francia, per es. la legge sul divorzio (che poteva essere chiesto anche dalla donna) è del 1792, però, viene abolita nel 1804 nel codice napoleonico… e sono molto contraddittorie anche le leggi che regolamentano l’accesso delle donne alle professioni, per es. una donna che svolgeva l’attività di commerciante, era esentata dal chiedere al marito l’autorizzazione per la compravendita di beni, ma era considerata un’eccezione e non la norma, perchè, altrimenti, una donna sposata aveva bisogno dell’autorizzazione del marito per vendere un immobile anche se l’aveva ereditato dai genitori… sono molto contraddittorie anche le norme che riguardano l’accesso delle donne nell’esercito, ce n’erano diverse, infatti, che si erano arruolate dopo il 1789, perché nessuna legge lo impediva ed aveva partecipato a battaglie decisive come quella di Valmy, però, nel 1793, pensando che la presenza delle donne nell’esercito nel ruolo di combattenti creasse un allentamento della disciplina e fosse in ultima istanza dannoso era stata emanata una norma per impedire che potessero arruolarsi, nel 1797 questa norma viene abolita e si permette alle donne di arruolarsi di nuovo… io, a volte, cerco di immaginarmi cosa può aver significato per queste donne vedere nel giro di pochi anni prima riconosciuti e poi negati i medesimi diritti…
    Cristina

  2. 2008 Maggio 10

    eppure ancora oggi si parla e non in sedi “ignoranti” sulla presunta inferiorità complessiva del femminile..occorerebbe nuova montessori e decisamente battagliera.. cmq ottimo articolo erika, lo dico con sincerità
    roberto

  3. 2008 Maggio 10

    una delle più belle figure di donne italiane, la Montessori.

  4. 2008 Maggio 10

    Cara Cristina,anche io a volte ci penso. Penso soprattutto a quanto ancora ci siano spazi della nostra contemporaneità in cui donne come noi non possiedono alcun diritto.
    C’è ancora tanto da fare!!!!
    Baci, erika

  5. 2008 Maggio 10

    Grazie Roberto, sono contenta ti sia piacicuto. Penso sia importante ancora oggi guardare a donne che hanno segnato la nostra storia, perchè la condizione sociale della donna è ancora in una condizione di “modellamento” sia a livello di coscienza che di realtà.
    Dobbiamo ancora confrontarci a lungo e lavorare, donne e uomini insieme!!!
    erika

  6. 2008 Maggio 10

    Concordo con te Blumy!!!
    La Montessori rimane un patrimonio della nostra storia.

    A presto erika

  7. 2008 Maggio 10
    juliette1804 permalink

    Un diritto che viene riconosciuto e poi negato somiglia (secondo me) più ad una “concessione”, magari giustificata da circostanze sociali e politiche particolari, che ad un diritto come cosa giusta ed inalienabile… però è un problema complesso, perché alla base c’è il discorso su quali sono i diritti fondamentali della persona che nessuno può e deve rimettere in discussione…
    Cristina

  8. 2008 Maggio 12
    fernirosso permalink

    la differenza come interferenza ad una relazione che non stesse a verificare la genialità dell’uno o dell’altro. Se ci considerassimo un individuo continuo forse riusciremmo a partecipare l’uno delle conquiste e delle sofferenze di quell’altra parte di noi, senza distinzione legata ad una altruità da cui allontanarsi o rincorrere, di volta in volta,secondo un piacere, alla fine, vago e vacuo, che sentiremmo ancora una volta essere quel solo “essere”.

  9. 2008 Maggio 13

    Cara Ferni grazie della tua riflessione. Condivido ciò che tu dici: essere un individuo continuo, non essere termini di paragone, ma punti di contatto.
    Questa è la meta, questa è la strada.
    Grazie, Erika

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