LA CAMPANA -Una pagina di Cristina Campo

2008 Maggio 6

La campana – il cui nome ha origine in quello di Campania felix – nacque, si pensa, per ispirazione di san Paolino, vescovo di Nola, che per primo avrebbe pensato di convocare i fedeli ai templi cristiani con uno strumento di solido bronzo anziché con le antiche raganelle.

Voce del tempio – per il popolo voce di Dio – la campana divenne mediatrice tra il cielo e la terra: strumento di lode e sollecitazione delle forze celesti e insieme oggetto esoreistico per eccellenza, le cui onde sonore creano e dilatano uno spazio privilegiato, spezzando le energie negative e i “tempestosi spiriti” che insidiano l’area del tempio e l’animo dei fedeli. È quindi naturale che la Chiesa cattolica abbia per secoli dedicato, battezzato, consacrato la campana con cura minuziosa e solenne, come una creatura vivente.

È noto che ad ogni campana è legata una nota musicale: un gruppo di campane forma quindi un armonioso concerto, che varia di chiesa in chiesa e si presta a illimitate varietà di combinazioni. È forse meno noto che ogni campana è dedicata al Redentore, alla Vergine o a un santo, e ne assume il nome: la Redenta, la Gloriosa, la Giovanna. Su ogni campana è un’iscrizione latina in onore di colui o colei al quale è votata, insieme con una formula di intercessione. Nelle comunità monastiche la grande campana chiama alla messa, la seconda ai Vespri, le minori alle diverse ore canoniche. Per le campane nuove è usato quasi sempre anche il bronzo delle antiche, cosicché si può dire che ogni campana sopravviva nell’altra, di generazione in generazione.

Sin dalla sua nascita nella fonderia, la campana è circondata di cerimonie. La stessa arte di fonditore di campane è tramandata per secoli nelle famiglie come una vocazione religiosa. “Mentre nell’immane calore del forno di fusione il bronzo si liquefa, formando un lago d’oro, viene offerto nella fonderia il Divino Sacrificio. Poi sulla massa incandescente discende la benedizione sacerdotale e infine, dopo le invocazioni litaniche alle tre Divine Persone, nel momento in cui viene invocata la Madre di Dio – Sancta Maria – il torrente di fuoco comincia a scorrere ed a riempire la grande forma sepolta nel terreno, accompagnato dal mormorio delle preghiere, recitate da tutti i fonditori” (da un’Omelia per la consacrazione di una campana).

Formata, liberata dalla sua cappa esterna e accuratamente rifinita, la campana è trasportata alla chiesa. Avanti che sia issata sul campanile viene sospesa in chiesa o all’aperto per esservi battezzata e consacrata dal vescovo con solenni orazioni ed esorcismi, le cui formule sono raccolte nel Pontificale romano.

Si recitano cinque salmi penitenziali; il pontefice, a capo scoperto, esorcizza l’acqua e il sale, mischiandoli in modum crucis con lunga orazione: per la loro virtù purificatrice, alla voce della campana che ne sarà aspersa, “recedano le forze insidiose, l’ombra degli spettri, l’incursione dei turbini, la percossa delle folgori, la ferita del tuono, la calamità delle tempeste, l’infestazione dei rettili e ogni tempestoso spirito”; alla sua dolce voce si levino nella Chiesa dei santi “il cantico nuovo, le modulazioni del salterio, la soavità dell’organo, la giocondità dei cembali”, e ne siano invitate “moltitudini d’Angeli”. La campana viene poi interamente lavata all’interno e all’esterno: inizia la lustrazione il vescovo con l’olivo o l’issopo, la proseguono i ministri; dopo, con un lino mondo, la si asterge.

Ora, al canto di tre salmi di lode, il pontefice, mitrato, segna la campana di una croce con l’Olio degli Infermi, ricordando, con altra solenne preghiera, le argentee trombe che Mosè prescrisse nel tempo della immolazione sacerdotale; così durante il Divino Sacrificio, alla voce della campana, segnata dal vessillo della croce, pieghino il ginocchio il cielo, la terra e gli inferni. Altre sette croci vengono poi tracciate con lo stesso Olio all’esterno della campana, quattro all’interno col Sacro Crisma. È questa la vera e propria consacrazione della campana, la cui formula è la seguente:

“Sia santificata e consacrata, Signore, questa campana. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In onore di san… Pace a te”. La segue una breve preghiera nella quale si impetra che essa spezzi le frecce dei nemici e l’impeto delle pietre, che il mare possa risponderle, come il Mar Rosso nell’interrogazione profetica, volgendo indietro le sue onde e che, per il Sacro Crisma e l’Olio Santo su di essa effusi, chiunque oda il suono della campana sia liberato da ogni tentazione e resti fermo nella fede cattolica.

Nel turibolo vengono poi messi l’incenso, il rimiamo e la mirra: lo si pone sotto la campana, che ne riceva interamente il profumato vapore, e si invoca che, a somiglianza del Cristo addormentato nella barca, lo Spirito Santo, ridestato dalla melodia soave come dalla cetra di Davide, discenda sul popolo in celeste rugiada.

Ora il diacono, parato di dalmatica bianca, legge il Vangelo di Marta e Maria – il Vangelo della preghiera contemplativa – che chiude la cerimonia della consacrazione della campana.

[da: Cristina Campo, Sotto falso nome, a cura di Monica Farnetti, II ed., Milano, Adelphi, 1998, pp. 205-208]

7 Responses leave one →
  1. 2008 Maggio 6
    Paola renzetti permalink

    Anche nelle tradizioni orientali il suono della campana, richiama alla meditazione, al silenzio e alla preghiera.
    Ricordo un testo zen, in cui un bambino desideroso di farsi monaco fu invitato a fare un viaggio del quale il maestro non rivelò la meta. Dopo molto camminare, il bambino udì il suono dell’acqua che scorre! Si avvicinò e capì di essere arrivato. Quel suono era simile al tintinnare della campana.

  2. 2008 Maggio 6
    Paola renzetti permalink

    Per mischiare un po’ di sacro e profano…. dalle mie parti, negli anni 50, qualche giovane un po’ birichino, suonando le campane nella chiesa del paese, per l’adunata alla Messa, inframezzava i suoni, con le note di “Bandiera rossa”!

  3. 2008 Maggio 6

    Amo il suono delle campane antiche, quelle suonate a mano che, forse, sopravvivono in qualche paesino dell’interno della Sardegna. Ormai sono tutte elettriche …

  4. 2008 Maggio 6

    ho trovato interessante leggere di come tecnicamente- e ritualmente- viene costruita una campana, sono notizie che non conoscevo

  5. 2008 Maggio 6
    fernirosso permalink

    Amo in particolar modo la voce di Cristina Campo, poichè in lei ritrovo la confluenza di più correnti, fiumi che scorrono nella terra tutta. Anche in questo caso la sua scrittura ha aperto in me un varco per altre memorie. E’ stato pressochè istantaneo il ricordo di un film di Andrei Tarkovskij, sul monaco Andrej Rublëv (1360 ca.-1430). Il racconto prende al suo interno tracciati di altre vite che si intersecano nella campana, nella costruzione di una campana. Un film magnifico, in bianco e nero, ma carico di tutte le ombre e le tinte delle profondità umane, fino agli abissi delle ossessioni, della bruttura della ferocia e dell’iniquità del tradimento, della crocifissione che si perpetua sui deboli, sui poveri di spirito oltre che di mezzi e la fede, costruita sugli altari, si disfa come neve per brillare in nuove fioriture della coscienza rinata oltre il male, vissuto in sé, compreso come un cammino da cui nessuno è esentato.

  6. 2008 Maggio 7
    luciannaargentino permalink

    Ho letto davvero con piacere questa pagina di Cristina Campo di cui tra l’altro ho da poco terminato di leggere Gli imperdonabili (con altrettanto piacere). Adoro il suono delle campane! Tante estati fa sono stata ad Agnone in Molise dove da secoli si i tramanda di padre in figlio la meravigliosa tradizione dell’arte della fusione delle campane. E per fortuna la mia parrocchia ha campane vere così ogni giorno a mezzogiorno se ne può ascoltare e godere il suono. Grazie. Un caro saluto, Lucianna

  7. 2008 Maggio 12
    Molesini permalink

    Campo e campana, un connubio magico.
    Grazie per la lettura, Anna Maria.

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