Non esisto: dunque sono, di Carmelo Bene
- CHRISTIAN BOLTANSKI -
Non esisto: dunque sono. Altrove. Qui.
Dove? M’apparve il sogno ad occhi aperti
Di Lei che non fu mai.
Colei ch’è mai vissuta e mai morì
Questa inquietudine dei non-morti
Che mi dice di muovermi sonnambulo
dalla mia semichiusa bara-letto?
M’alzo nella mia stanza sconfinata di terra umana.
Sono a tratti il mio stesso abito nero dell’occasione
ogni volta definitiva.
Che mi ridesta dalla mia aristocratica inumazione
prematura?
La dottrina dei morti definitivi mi comanda i miei
abituali esercizi
che, ormai soli, mi dispensano dalla umana energia
volitiva,
dalla logica vanità delle occasioni d’amore,
del mondo in quanto rappresentazione.
Perché non-morto? Perché non ancora?
Che mai solletica questa mia indifferenza?
Quali voci (di donna?) tesse il vento tutt’intorno
al maniero-figura
della mia estetica derisione quasi assoluta?
Chi mi pensa? Che mai inquieta i non-morti?
E il non-morto è difatti prostrato ai piedi d’una immensa cornice vuota. Questa immensa cornice non ritaglia l’immagine di Lei che non fu mai.
E non serve nemmeno da specchio al vampiro, poiché i vampiri non si riflettono.
E qui, sull’aria di quasi una confessione:
se il non-morto non fosse pensato, evocato dall’incosciente narcisismo delle sue “vittime” che poi, “vampirizzate”, puntualmente ritirano il proprio spavento, non si sognerebbe nemmeno di lasciare il suo ricercatissimo letto funebre (ferma restante
quella sua preghiera inesaudita di non svegliarsi mai), così come il dandy non s’atteggerebbe affatto, se non fosse guardato.
[…]
Al non-morto non resta che “concentrarsi” nella toeletta fine a se stessa: un bottone nell’asola sbagliata (il vampiro non si riflette, s’abbiglia come un cieco) determina, compromette la parola. Afasia del linguaggio.
[Carmelo Bene, da La voce di Narciso, in Opere, Bompiani pp.995-997]






Che dire di Carmelo se non che è stato (suo malgrado, visto quanto afferma qui, e mio malgrado, sempre per lo stesso motivo)ed è ancora grande e viene blandendo il dolore di una ferita che non vogliamo vedere, tesi come siamo a nasconderla, a nasconderci a lei.Quelle voci di donna, forse, sono una soltanto, in-pertinente e immanente, senza scampo, che spesso viviamo prima, senza conoscere la sua vera integrità. Parlo di lei, l’assoluta, che assolve ogni cosa e la rende più presente e viva di ogni altra vivente, che perdiamo facil/mente, per l’abitudine di crederla sotto mano, nella mano, persino la nostra, di cui non sappiamo niente, assolutamente niente di ciò che il sangue tra/scrive, che il respiro de-codifica,rendendolo altro e dis-perdendolo nel respiro di altri, abbagliandoci per ciò che non è più:l’aria siamo noi, quindi introvabili, in-corruttibili, mort-ali, costumi dell’apparenza dentro la teatralità dell’esistere che è solo, in fondo, solo un c(r)edo.
Grazie Alessandra per il pezzo straodinario. Che peccato che Carmelo non ci sia, mi avrebbe di certo de-risa e poi avremmo riso insieme, anche amaramente, si, ma con un guizzo, piccolo, piccolo, per l’attimo acceso. ferni
ottimo testo in memoria di intellettuale tra i pochi ad essere cosmopolita vero in una italia un tantino provinciale..
Credo che, con Gassmann e Albertazzi, Carmelo Bene sia uno dei nostri attori più grandi. E, dopo aver letto questo brano che ti ringrazio di aver pubblicato, Ale, siccome i geni hanno un’infinità di potenzialità, mi sento di affermare che è anche uno scrittore e un pensatore d’alto livello.
Si Dovrebbe più spesso parlare del contributo di Carmelo Bene al pensiero teatrale
Grazie a presto,
Segnalerò presenza sul mio ancor giovane blog
Carissimi, grazie a tutti voi per essere intervenuti nel post-tarlo che mi attanaglia in questi giorni ( e notti ). Carmelo Bene è un grande intellettuale che raccoglie l’eredità culturale novecentesca (soprattutto filosofica) e se ne fa portatore. Lui, lo scardinatore per eccellenza, dovrebbe essere studiato più a fondo; lui e Artaud. Lui e il decostruzionismo. Il suo riferirsi di continuo alla mistica…sono tanti i punti che andrebbero analizzati. I nodi e i chiodi del pensiero teatrale. Grazie a tutti allora e ad UnPunto benvenuto
Spero di vederti spesso da queste parti. Ho visitato il tuo giovane blog e ti faccio i complimenti…Peter Brook…ah! Che grande!
Un abbraccio a tutte/i,
Alessandra
pezzo difficile.
ci vorrebbe il coraggio…il furore dei personaggi di un dramma greco …invitare questi fantasmi inquieti nel nostro stesso letto d’amore e di morte e, dopo avere dato loro esistenza, darsi lo stesso colpo mortale la stessa uguale morte.
un abbraccio caro
margheritarimi
Un grandissimo!
Magari ne rinascesse un altro come lui, ma i geni sono unici e dopo di loro solo replicanti sempre più caricaturali
Grazie, Alessandra
lucetta