“Tunnicchje” un Pinocchio che parla in dialetto lucano - di Maria Pina Ciancio
Aprile 26, 2008 di maria pina ciancio

Assunta Finiguerra, TUNNICCHJE, A poddele d’a Malongne, Interpretazione lucana di Le avventura di Pinocchio, Lietocolle 2007
Ng’ere na vote…
-Nu Re! - Hanna dì subbete i turzille ca nu domane m’hanna legge.
No guagliù, avita sebbagliate. Ng’ere na vota nu piezze de lèvene…
(dall’incipit)
Pinocchio non amava i libri, ma il libro di Pinocchio (1883) è un classico che da sempre non manca in nessuna libreria per ragazzi. Tra i libri più letti e più popolari al mondo, si contano a tutt’oggi centinaie di traduzioni in versi e in prosa, da quelle in lingua straniera, a quella in lingua latina (per opera del famoso latinista fiorentino Ugo Enrico Paoli) a quelle dialettali: rivisitazioni del libro in forma locale-popolare nei più svariati idiomi italiani della penisola, dal napoletano al bolognese, dal calabrese al bresciano, etc.
Oggi, grazie alla originale e libera interpretazione della poetessa Assunta Finiguerra, anche la Basilicata ha il suo burattino di legno, scavato da Maste Peppe in un “ceppone de quire”. La scrittrice sanfelese, infatti, ha da poco terminato Tunnicchje, A poddele d’a Malonghe” la traduzione delle Avventure di Pinocchio di Collodi in vernacolo lucano, per i tipi della LietoColle. Un formato album di 165 pagine, impreziosito da otto originali tavole a colori, illustrate dal pittore Francesco Mario Tumbiolo.
Un lavoro durato due anni, racconta l’autrice, che su suggerimento di Pier Maria Tommasino, ha intrapreso questo viaggio nel mondo della fiaba di Collodi a ritroso nel tempo della memoria e dell’infanzia, scoprendo quanto la forza e la potenza della materia linguistica del dialetto, sia radicata nel suo DNA e nella sua storia di vita personale.
In questo lavoro di tra-duzione/re-interpretazione Assunta Finiguerra “agisce all’interno del testo, traduce e non sconvolge l’intreccio -scrive Pier Mattia Tommasino nella prefazione - rispetta la lettera e allo stesso tempo reinventa lo spirito della favola, attraverso la vulcanica e floreale naïveté della sua poesia“. E vere e proprie illuminazioni poetiche, attraversano e accendono la fiaba, grazie a nuove re-invenzioni narrative, similitudini, intercalari, proverbi e aneddoti lucani: “Quanne ha repegliate i sienze, s’è sedute nderre cu nause ca le pessciaje cume na fundana e l’uocchje falbe fascienne accuwature sotte a re zìzzele, arrevandete janghe p’a paure”; ”U muare era cchiù lissce de nu specchje de cristalliere”.
Sono circa circa cinquanta i personaggi che si muovono sulla scena del libro, alcuni nomi restano fedeli alla narrazione, altri sono fantasiosamente reinventati, ma tutti (uomini e animali) sono identificati e riconosciuti con un sostantivo proprio, allora la volpe diventa ”Retelle”, il gatto “Janussce”, il merlo bianco “Luiselle a Ciole”, il Serpente “Petruzze u Serpendale”. Lo stesso Pinocchio, il burattino che faceva disperare Geppetto, prende il curioso nome di Tunnicchje “-Che nome le pozze mette? U vulesse chiamà Tunnicchje. Na vota canusscije na famiglia sane ca se chiamaje accusì: Tunnicchje attane, Tunnicchje a mamme e Tunnicchje i figlje, s’a passanne discretamende, stacienne desciune na vota a settemana”.
E Tunnicchje è anche A poddele d’a Malonghe, cioè la farfalla della Malonga (un bosco lucano di San Fele) a simboleggiare il carattere leggero, sognatore e farfallone del burattino collodiano, che corre di qua e di là attratto dalle luci e dai colori. Ma, come scrive F. M. Tumbiolo in una nota finale: “la faralla è -anche- un perfetto rimando metaforico alla storia di Pinochio (che da burattino diventerà ragazzo)”.
Un Pinocchio-Tunnicchje, dunque, che si muove in un mondo fiabesco, in cui sono ricoscibili i boschi, le campagne, i paesi, le tradizioni e le usanze popolari della Lucania. Una storia interpretata e re-inventata con la forza, la sicurezza e la penna “maestra” di Assunta Finiguerra, da cui trasuda poesia, passione e amore per la vivacità e l’ingenuità tra-sognata del burattino collodiano: “Cume ere da rirre quanne ere nu pupuazze de lèvene! E cume só cundende ósce de esse arrevendate nu guaglione ngarne e osse e cu a chiocca a pposte! A vite è accussì: quanne a bburze a bburze, quanne a vvòle a vvòle”.
Maria Pina Ciancio
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personalmente credo che pinocchio sia la riformulazione di o-disse-o, che naviga nella sua infanzia come nel regno di nessuno e penelope è la fata turchina che riscrive la tela della vita e della metamorfosi, della mutazione del burattino, come capitò ad ulisse nelle mani del fato e degli dei.Ora sono il gatto e la volpe e mangiafuoco e il paese dei balocchi le figure di questa sceneggiatura del testo antico…Il grillo parlante è l’aedo che canta la storia, come ora canta Assunta Finiguerra. Lei, la scrittura, l’ha tesa e distesa e piegata ai suoi voleri, di-spiegandola ai lettori secondo licci e orditi tesi da mani sapienti ( forse la maestra è ancora una volta penelope) e allo stesso tempo capaci di misurare l’esperienza del dolore, del nascere e del morire, dell’amore tradito, del gesto re-imparato. Grazie ad Assunta e grazie a Maria Pina.ferni
bella e riassuntiva in modo invogliante la tua presentazione, oltretutto anche gli altri link servono e approfondiscono..:))
ottima presentazione davvero stimolante! e ha ragione fernirosso che conferma una mia intuizione circa sorta di contiguo tra pinocchio e odisseo! questo testo straordinario possiede una singolarità: vero lui, PINOCCHIO, detestava i libri eppure tradotto in ogni dove! pensa o meglio pensate a casa ne ho una vecchia edizione rarissima in latino!
@FERNANDA L’acconstamento Pinocchio/Ulisse è forte nell’opera “Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio”, della Bettetini, ma soprattutto in alcune rappresentazioni teatrali per ragazzi, come il balletto di Ferruccio Filipazzi “Pinocchio, Ulisse, Ci vuole un posto, Blu”.
Un riferimento decisamente stimolante per me, tanto più che da poco ho appena finito di leggere un delizioso libretto di Luigi Malerba “Itaca per sempre” che ti consiglio. Un abbraccio carissimo (ti piacerà sicuramente… Anna Maria F. con La tela di Penelope si muove su quella stessa modulazione interpretativa).
@DOMACCIA questa traduzione/reinterpretazione di Assunta Finiguerra con/tiene tutto lo stile e la forza di una scrittura arcaica e primordiale, ecco perchè i link di riferimento alla sua poesia. Grazie D. e un abbraccio.
@ROBERTO conservo anch’io una copia anastatica della versione originale del Pinocchio di Collodi, ricevuta in dono qualche anno fa da un amico “discolo” e biricchino” ;-)Sicuramente di meno pregio rispetto alla tua vecchia traduzione in latino (un saluto carissimo, -ps-aspettiamo un tuo omaggio colorato al burattino!)
mi piace quest’accostamento di Pinocchio ad Ulisse, anche se lo trovo azzardato. Deve essere qualcosa di speciale questo libro tradotto in lingua lucana, per chi è nato in quella splendida terra (ho un’amica* a Matera, da almeno 7 anni, sai , Mapi bella ? ).
* che non conosco di persona, ma con la quale ci sentiamo al telefono e ci scambiamo regalini …
grazie Mapi, penso che ti contatterò per una idea che è nata tra me ed Anna Maria, visto che spesso, quando ci sentiamo, intrecciamo le nostre peregrinazioni attorno al telaio di Penelope nella spla delle tournée di Ulisse. Ti dirò tutto via e mail, sto gettando le fila del lavoro. Nel frattempo grazie della tue note: le terrò in debito conto proprio in virtù di quel lavoro che voglio organizzare. Un grande abbraccio e ancora grazie, grazie grazie per il tuo attento e preciso suggerimento.ferni
@Blumy, a leggerlo in dialetto lucano, questo libro è una delizia, ti assicuro! Le amicizie virtuali poi, sono sempre più diffuse oggi grazie ad internet e spesso si rivelano particolarmente costruttive e stimolanti. Un abbraccio carisima.
@Fernanda, sei un vulcano in piena attività. Sentiamoci. Aspetto anche tue notizie private (altre) sul lavoro che ho ti ho chiesto di condividere con una tua traccia interiore. Un bacio a te Mapi
Un nuova voce per pinocchio di chi sa scrive come la Finigurerra con una forza linguistica unica.
L’opportunità ancora per la lingua lucana di essere trasmessa nella sua pregnante identità e sperimentazione…se penso alle nuove generazioni e ai fenomeni di livellamento che subiscono…
Grazie un saluto a te mapi e ad Assunta
maargheritarimi
Ecco, Margherita, per te un altro piccolo stralcio tratto dal Pinocchio (nota la modulazione del colore e la forza giocosa e ironica del dialetto).
“A case de Barbette ere nu suttuane cu na lamje umede e chjine de muffe, ca pigliaje a luce d’a porte e da nu fenestrine sembe ngimme a porte. Inde ng’ere nu liette cu i chianghiedde de fierre e quatte tavele nde ng’ere appuggiuate u muatarazze de cuòffele accussì chjine de lote, ca quanne se curcuaje, facje sembe sternute…”
Un abbraccio Mapi
Sono bellissimi Maria Pina questi stralci che riporti dal libro e anche la lettura che fai di questo Pinocchio rivisitato. Complimenti, ne sono rimasta incuriosita e piacevolmente affascinata. Ciao da Nic
grazie Mapi di questo pezzo di cui ho capito “quasi” tutto, molto vicini i nostri dialetti.
un abbraccio carissimo
margheritarimi