Sonetàula
Aprile 15, 2008 di Blumy
Dal capolavoro di Giuseppe Fiori , Sonetaula (Lo avevano soprannominato Sonu ‘e taula* , perché ogni colpo dato a lui faceva rumore di legna, quasi il ragazzo avesse una bara addosso) , un film crudo e bellissimo , in una Sardegna arcaica e matrigna, in cui la povertà, la malaria, la legge del taglione e le faide tra pastori sono la scorciatoia immediata per il banditismo.
Sonetaula, ragazzo pastore rimasto solo dopo la morte del padre, in confino a Ustica per un omicidio mai commesso, dopo aver subito il furto di una pecora, si vendica sgozzando l’intero gregge del pastore vicino, e comincia così la sua vita di fuggiasco, di latitante tra i boschi e le grotte del Supramonte . Nel suo soprannome c’è già l’impronta del destino, che lo porterà a morire ammazzato dai mitra della polizia, senza più difese perché nulla, ormai, gli è rimasto e la sua vita non ha più valore, da quando Maddalena, la donna che ama, ha sposato un altro.
Il lunghissimo film di Salvatore Mereu (2h,40’) ci porta nell’ombra, nel freddo, nella solitudine di una Barbagia in cui l’atmosfera esterna corrisponde al malessere dei protagonisti.
Tra gli attori, quasi tutti alla prima esperienza cinematografica, e pochissimi i sardi, campeggiano la figura del protagonista, Sonetàula-Francesco Falchetto, e quella solida e ieratica del nonno, Lazar Ristovski. Per Maddalena, invece, avrei voluto, piuttosto che l’improbabile fisionomia di Manuela Martelli, il viso bello e intenso di una ragazza sarda.
Se il romanzo (scritto due volte da quel raffinatissimo scrittore che fu Giuseppe Fiori) vinse nel 1960 il premio Grazia Deledda, anche il film, presentato con successo alla mostra del cinema di Berlino, ha tutte le carte in regola per ottenere i più prestigiosi riconoscimenti, come già accadde per il primo lungometraggio di Salvatore Mereu, Ballo a tre passi, premiato dalla critica alla mostra del film di Venezia nel 2003.
Il corbezzolo brillava di pioggia, non saliva più dai cespugli il profumo della ginestra, cancellato dall’acre odore della terra bagnata. I picchi granitici del monte Entu si perdevano in un cielo di panna. Negli ovili l’erba era gialla, colore dell’agonia.
*suono di tavola




me lo vado a guardare in cineforum-universitario. Ciao Blumy e grazie della presentazione.ferni
attenta, ferni, è tutto in lingua sarda, con i sottotitoli! ma vale la pena vederlo.
non è l’unico che usa i sottotitoli. Tranquilla, non è la lingua che mi ferma davanti ad una pellicola. Grazie ancora,bacio,ferni
grazie Blumy di averci fatto conoscere “Sonetaula” lo vedo quasi che si porta addosso il suono della morte.
Il film lo vedrei con piacere, ma chissà dove si può
trovare .
Mi piacerebbe anche ascoltare il suono della lingua sarda, che sento molto scandita e cadenzata.
caro il mio saluto per te
margheritarimi
carissima amica sarda sarà forse faticoso ma da non perdere!
bene, ferni, chi ti ferna ?
sul web puoi trovare di tutto, Margherita. ultimamente c’è una bella canzone, incisa dai Tazenda con Eros Ramazzotti, Domu mea (Casa mia, proprio come in latino); se cerchi con un motore di ricerca puoi ascoltarla. E poi puoi trovare di tutto, dalle tradizioni popolari, alle bellissime foto del paesaggio sardo, all’archeologia, all’arte e all’artigianato sardo … io, intanto, non mancherò di promuoverla sempre, questa mia terra adorata.
no, Roberto, io mi sono stancata solo (si fa per dire) le ginocchia, perchè non potevo stendere le gambe (non c’è un intervallo, il film è un lungometraggio senza soste).
dev’essere un film davvero interessante e “vero”, conta l’atmosfera ma anche un certo sapore di intima verità che solo pochi registi sanno dare…
a me è piaciuto molto, ad esempio, “Il cacciatore di aquiloni” - a parte alcune riserve sulla verosimiglianza di alcune vicende, ma so che c’è chi lo ha criticato. Ho trovato tanta durezza grezza nell’ambiente, nei visi, quasi un odore di miseria, ma anche tanta poesia (dura anche questa, e vibrante) nelle gare di aquiloni…
ma Giuseppe è parente di Antonio?
marina
Cara Blumy
la nostra terra adorata
bella e solitaria
come la amo!
Il film non ho avuto modo di vederlo
ma provvederò. Sono certa che ne rimarro
affascinata.
Un abbraccio
Josè
sai che la domanda me la sono posta anch’io, Marina? Ma proprio il giorno che ho postato l’articolo. Fiori è un cognome molto diffuso, in Sardegna, ma non significa, Però potremmo domandarlo a lui, al nostro Antonio (Giuseppe Fiori è morto nel 2003).
aspettati sempre da me qualcosa che parli della nostra terra, Josè. Lo farò ogni volta che troverò un argomento interessante (e ne abbiamo ‘a fugliadura’).