La mano e il tamburo- Brahim Darghouti/ Tunisia. Traduzione a cura di, A. Gherib

2008 Aprile 14
by gherib

danseuse.jpg

Quando cominciavi a battere fortemente il tamburo, i palmi delle mani avvertivano un intorpidimento che si espandeva per tutto il corpo, come una dolce scossa elettrica, la fronte diventava tutta bagnata e sul tuo collo cominciava a scorrere il sudore; e quando lentamente raggiungevi lo stato di calmainiziavi nuovamente, con la maestria di un artista, a battere sul tamburo, producendo un ritmo dolce e caldo come un sogno invernale: un ritmo che conduceva alla pista da ballo tante ballerine, che cominciavano a gridare gioiosamente e a muovere i loro sederi e i loro petti in tutte le direzioni, con molta bravura, mostrando insieme la loro bellezza, evidenziata dalle mani abbellite con l’henné, dalle labbra colorate dal rossetto, dagli occhi truccati con il kajal e dalle bocche tinte all’interno con issiwaq. Continuando a ballare, le donne si spingevano l’una contro l’altra e ridendo cadevano una volta sul tuo tamburo e un’altra sulle tue cosce, si alzavano a volte lentamente e a volte velocemente, fuggendo via come uno stormo di colombe; tu invece, guardavi con grande attenzione e il tuo cervello immagazzinava tutto: la voce e i movimenti, sognando di avere tutte queste donne, ma non sapevi se volevi quella abbondante perché ballava bene e quindi poteva essere brava anche in altre cose, o se desideravi quella più giovane perché aveva un magnifico profumo e muoveva le mani e i piedi in modo parallelo ed equilibrato, oppure se volevi l’altra donna perché era più magra e più dolce, come un gelsomino.

Per tutto il luogo dove si ballava, si sentivano i buoni odori dell’incenso, del legno di aloe, del cumino e della mirra e quando le yous yous diventavano sempre più forti, tu entravi già in estasi e per farti uscire da questo stato, il tuo compagno di coro ti dava un colpo di gomito perché ti accorgessi che il ritmo stava ormai diventando stonato, quindi ti svegliavi nuovamente e ti rimettevi a battere sul tamburo, una volta riscaldata la pista da ballo sollevavi la mano verso il tuo volto e coprivi la tua anima ormai morta con gli occhiali scuri.

6 Responses leave one →
  1. 2008 Aprile 14

    Splendido Asma, grazie della traduzione, Viola

  2. 2008 Aprile 14
    fernirosso permalink

    il suono dei tamburi riesce ad entrare dentro di noi, fino alla pancia, come se la pelle tesa che suona fosse la nostra e l’ombelico fosse il fulcro del suono. Una specie di terra arcaica in cui si apre la voragine della vista, quella interiore, ed ogni cosa si palesa, finalmente, per quella che è, dentro ognuno di noi. Per questo è fatale ascoltarla, si potrebbe rimanere estasiati al punto di perdersi. Grazie Asma, fernanda.

  3. 2008 Aprile 14

    Grazie infinite per i vostri commenti, soavi e belli. Grazie Viola. Grazie Fernanda. Asma.

  4. 2008 Aprile 15

    visione di sensuale bellezza femminile intorno a musica, ballo, colori, poesia.. davvero un post superbo..a proposito segnalerei la visione del film PERSEPOLIS.. una pellicola che ho trovato incantevle e seducente..
    roberto

  5. 2008 Aprile 15
    margheritarimi permalink

    l’ incalzante ritmo delle mani nel movimento corpo e desiderio estasi di morte.
    grazie Asma di questo bel racconto
    margheritarimi

  6. 2008 Aprile 16

    Grazie a voi cari amici per la lettura e i bei commenti. Grazie Roberto, grazie Margherita. Asma

Leave a Reply

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Subscribe to this comment feed via RSS