L’ottava elegia di Rainer Maria Rilke
Dedicata a Rudolf Kassner
Con tutti gli occhi vede la creatura
L’aperto. Soltanto i nostri occhi sono
Come rivolti indietro e messi intorno ad essa come trappole, intorno al suo libero fine.
Quello che c’è fuori, noi lo sappiamo solo
Dal viso dell’animale; noi già voltiamo
Il bambino e lo costringiamo a vedere all’indietro la forma, non l’aperto, che
È così profondo nel volto dell’animale. Libero dalla morte.
Noi solo lo vediamo; il libero animale
Ha sempre il tramonto dentro di sé
E davanti a Dio, e quando vaga, vaga
Nell’eternità, così come vanno le fontane.
Non abbiamo mai, neanche un solo giorno,
lo spazio puro dinanzi a noi, nel quale i fiori
s’aprono infiniti. Sempre è mondo e mai
il Nessunluogo senza il Nulla: la purezza,
l’incostudito, che si respira e si sa infinita
e si brama. Quando si è bambini ci si perde
nel silenzio una volta e si è sconvolti. Oppure
quello muore ed è.
Ma vicino alla morte non si vede più la morte
E si guarda fissamente fuori, forse con grande
Sguardo d’animale.
Gli amanti, non per altro forse, sbarrerebbero
Lo sguardo, e vicino a questo stupirebbero…
Come per svista è a all’uno aperto l’altro…
Ma oltre lui nessuno va, e di nuovo il mondo
È per lui.
Rivolti sempre alla creazione, noi vediamo soltanto di lei l’immagine riflessa di un atto
Libero, da noi oscurata. O che un animale,
uno muto, sollevi quietamente lo sguardo
verso di noi.
Questo si chiama destino: essere di fronte
E nient’altro che sempre essere di fronte.






“Se consapevolezza al modo nostro fosse
nel sicuro animale che ci viene incontro…”
come sovvertire fino al punto del non ritorno, in versi tra i più limpidi della storia della Poesia, la concezione antropocentrica dell’universo. Grazie alla sensibilità e al gusto che la contraddistingue, Lucetta ci invita alla rilettura – e alla riflessione – di una poetica dal flusso magmatico e ipnotico; una… monade musicale composta di armonie sublimi e terrene al contempo. Grazie, Lucetta, per avere risvegliato memorie mai del tutto sopite.
mirko
Grazie Lucetta. Mi hai fatto venire la voglia di rileggere la sua opera. Sandra
Prima di tutto devo ringraziare Blumy che è intervenuta dopo che mi ero lagnata dei miei invii falliti e ripetuti a Morena del testo integrale dell’ottava. Ancora adesso il mistero permane. Gli invii sfortunati sono stati ben quattro. Morena ha poi postato la “versione” di Blumy e ringrazio molto entrambe.(Per fortuna ha ricevuto la foto). Sono imbranata ma anche un po’ sfortunata, ammettiamolo.
GRAZIE Mirko. Sollecito come sempre nei commenti quando qualcosa ti colpisce al cuore.
Un saluto caro a te, a Morena e a Blumy
lucetta
Sandra cara,
il tuo commento mi ha veramente “consolata”. Per me questa elegia è particolarmente splendida, da quando l’ho letta la prima volta, a suo tempo, mi ha ipnotizzata, fatto molto riflettere, toccato le mie corde profonde, stimolato una sorta di inconscia elaborazione e condotta poi a scrivere L’altra, uno dei miei libri di poesia più recenti.
Grazie della visita , un abbraccio e…buona rilettura!
lucetta
da imbranato cronico con il web mi sento di essere sodale con l’Autrice! in quanto a rilke.. che dire se non che resta un valore assoluto del secoloscorso?? da rileggere..
roberto
ma figurati, Lucetta! (pensa che stamattina ho incontrato un mio amico che è venuto a votare e riparte domani per Genova … no, non è il tipo che legge o scrive poesie
; avrei voluto dirgli: manda i miei saluti a Lucetta, mandaglieli, dalle un abbraccio da parte mia !).
anyway, grazie a te, picoola Luce, perchè Rilke è uno dei più grandi poeti che siano mai esistiti.
Ringrazio per questo inserimento. Con Rilke ho intrattenuto un rapporto d’amore che continua tutt’ora e dubito avrà fine, se non con la mia fine.
All’interno dei suoi passaggi mi sono andata a cercare spesso e ho trovato sempre la voce che mi portava là dove avevo bisogno d’essere.
Ho trovato in rete un altro scambio “d’amorosi sensi”. Lo riconoscete? Sta in: Curve di livello.
Sull’ ottava elegia di Rilke
La casa ha finestre sul mare
per ricordare l’origine
il vortice la calma le vele millenarie
ritorni che volgono in commiati
odissee per altri oceani
Il giardino ha pini d’aleppo e olivi
per ospitare chi non sa della morte:
insetti e uccelli, volpi notturne
a volte – immobili
guardano anch’esse il mare
come per un abbaglio misterioso
– gli animali mai fissano
la morte negli occhi
noi l’abbiamo a fianco e miopi
vediamo il cielo accendersi di fuochi
e i luoghi dove
lei ciecamente piove
La rosa veloce sfoglia
in silenzio le spine si preparano a penetrarci le carni
il mare a sommergere il disordine
gli abbracci misti a spari nonostante
l’angoscia suonata a stormo
dalle cicale sui rami
Dai pini volano
rondini al sud, imperturbate
Allora grazie a Rilke e ad Annamaria Ferramosca.ferni
Grazie a te, cara Ferni, che ci hai riproposto qui questa poesia di Anna Maria, forse tra le più belle sue, ma anche tra le più belle in assoluto che abbia mai letto in questo periodo così povero di vera, autentica ricchezza…
Inutile ripetervi di essere felice per i commenti suscitati dall’inarrivabile Rilke
un abbraccio
lucetta
Anche a te, Roberto, GRAZIE del passaggio e complimenti a te e alle tue incantevoli immagini
lucetta
“ogni angelo è terribile. è stanco”.
grazie per la riproposta.
gj
molto contenta della tua visita
ti ringrazia anche Rainer
lucetta