Gianna Mazzini: la regia come sinfonia di relazioni
Enrico Sirello – Studio con linea rossa
Ho conosciuto Gianna Mazzini in un pomeriggio estivo tramite un’amica comune, Luisa Pogliana. In quell’occasione parlammo pochissimo. Eravamo quattro donne in giro nella parte vecchia di Portoferraio e mi limitai in silenzio a guardarla filmare, a cogliere la luce che s’accendeva in lei quando si trovava di fronte a qualcosa che la coinvolgeva in modo particolare. Poi, per quei fatti strani che mi fanno pensare che forse nella vita niente è casuale, ci siamo rincontrate grazie a Chiara Scalabrino, un’altra amica comune, che nell’organizzare una rassegna cinematografica sulle isole, l’ha invitata a presentare il film di Crialese “Respiro” e questa volta siamo riuscite a ritagliare un brevissimo spazio per parlare della sua professione.
Gianna Mazzini, regista poliedrica, spazia dal cinema al teatro, dalla radio al documentario. Nel 2001 ha ottenuto il Minimum Prize dall’Università delle Idee di Michelangelo Pistoletto (Arte per una trasformazione sociale responsabile) per il progetto Quel tanto di differenza. E’ stata consulente del Comune di Genova, nell’ambito delle manifestazioni legate a “Genova Capitale Europea della Cultura 2004”. Ha scritto e diretto 44 documentari per la La storia siamo noi di Raieducational, ha impostato, con altri, il format della pluripremiata serie tv Vuoti di memoria (dedicata alle esistenze di personaggi straordinari che il nostro paese ha dimenticato) e ne ha scritti e diretti sei. Il primo novembre scorso ha vinto la Menzione d’Onore della Giuria al più importante Festival Internazionale dedicato al cinema e alla televisione sportiva “Sport Movies & Tv 2007 – 26th Milano International Ficts Festival per Senzabrera – vuoti di memoria prodotto per RAI Educational.
- Gianna quando è nata la decisione di dedicarti alla regia?
Avevo circa diciassette anni e mi accorsi che mi interessavano le storie e la possibilità di raccontarle proprio come le vedevo io, inventando le regole e scegliendo le sequenze e le emozioni.
- Sei stata una delle prime registe a contaminare i generi, tendenza attualmente molto in voga, ma che allora era inusuale e insolita soprattutto per una donna agli inizi della carriera. Qual è stata la molla?
Credo nella regia come lingua, come struttura, come modo di comunicazione che prescinde dai campi nei quali si applica. Nell’espressione della regia quel che conta non sono solo i contenuti, ma anche e soprattutto la forma: il modo di riprendere. Più contagio c’è tra i generi più ci si avvicina alla vita e più viene descrizione soggettivissima e fedele della vita. La vita è complessa, piena di incroci, sovrapposizioni, sfondi e voci. Una storia deve essere ‘manipolata’ per riuscire a rendere la verità che si trova tra l’immagine apparente e la sostanza dell’immagine.
- Cos’ è per te la regia?
La regia è l’arte del tenere tutto insieme.
E’ una partitura ricchissima che contiene tante espressioni (scrittura, musica, pittura, architettura,..) E non è espressione solitaria: le riprese, il montaggio, la post-produzione sono il risultato di interazioni con un sacco di gente e la pellicola ha la capacità “trattenere” non solo quello che si vuole raccontare ma anche quel che scaturisce dai contatti umani. E’ anche questo filo impalpabile a determinare la qualità di un prodotto. La regia è una sinfonia di relazioni.
- Hai lavorato alla serie di successo ideata da Loredana Rotondo Vuoti di Memoria di cui hai scritto e diretto sei documentari. Ce ne vuoi parlare?
Loredana Rotondo, capo struttura di Rai International e di Rai Educational, è stata il punto di riferimento di tante donne che si avvicinavano alla regia ed anche il mio. Autrice di programmi indimenticabili come “Processo per stupro” e il ‘mai andato in onda’ “a.a.a. offresi” si è sempre distinta all’interno della Rai per la sua attenzione allo suo sguardo femminile.
L’obiettivo di Vuoti di memoria era ridare vita alle esistenze di donne e uomini straordinari che la cultura del ‘900 aveva, per qualche ragione, dimenticato. Ma, altrettanto importante, era il nostro desiderio di raccontare tutto quello che, in genere, nel ricostruire un’esistenza rimane fuori.
Faccio un esempio. Quando Loredana mi ha proposto di lavorare al Vuoto di Memoria dedicato alla scrittrice Alice Ceresa io conoscevo di lei solo quello che dicono le note scarne del mondo quando provano a riassumere una vita dal punto di vista dei risultati, dei prodotti: che era nata a nel 1923 a Basilea ed era cresciuta in Ticino. Che nel 1950 si era trasferita a Roma dove aveva lavorato per Longanesi. Che con il suo primo libro aveva vinto il Premio Viareggio Opera Prima. Che in molti, e autorevoli, l’avevano salutata come ‘nuova grande scrittrice’ e avevano aspettato il suo secondo libro. Che questo libro era arrivato 23 anni dopo, nel 1990. Che, infine, era morta nel 2001, a 78 anni. Un talento straordinario e due soli libri e un racconto pubblicati. Nient’altro. Eppure Alice aveva scritto per tutta la vita. Niente si sapeva di tutto quello che non era diventato ‘prodotto’, del percorso che lei aveva seguito e che in fondo è quello che ci porta a capire un autore nella sua interezza. Ecco: con Vuoti di memoria abbiamo cercato di tirare fuori quel che non si vede (e che invece ha immenso valore) dell’esperienza di donne e uomini che hanno vissuto e lavorato nel 900. Anche le vite sono opere, opere di cui è giusto lasciare traccia per le generazioni future.
E’ giusto riempire i Vuoti di memoria della nostra storia.
- Un’ultima domanda prima che voli con l’aliscafo fuori dall’isola. Vuoi dirmi qual è il lavoro al quale sei più affezionata e cosa hai nel cassetto per il futuro?
I progetti sono molti, c’è anche un lungometraggio sul quale sto meditando… Ma il lavoro a cui sono più affezionata lo sto facendo anche ora mentre parlo con te: ha a che fare con la mia vita intera (percorso e prodotti) ed è tenere tutto “insieme” e avere tante relazioni di valore.
Gianna rischia di perdere l’aliscafo, avevo un’altra domanda da rivolgerle, forse la più importante quella sul suo sguardo connotato da una forte attenzione alla valorizzazione delle differenze, prima fra tutte quella di genere. Mi auguro che ci sia occasione di riparlarne. La saluto mentre sale in macchina di mio fratello che “la porta” al porto con la sua valigetta nera piena di idee e di entusiasmo per il suo lavoro e la vita “intera”.






Molto interessante. La regia è un’altra forma di scrittura.
E inoltre, c’è anche questa ’sinfonia di relazioni’ di cui Gianna Mazzini parla.
Brava Sandra
“Anche le vite sono opere, opere di cui è giusto lasciare traccia per le generazioni future.”
Condivido pienamente questa osservazione, soprattutto oggi che tutti cercano di insabbiare la vita non riuscendo a rifletterla nelle opere, che risultano così solo vuoti in cui fantasia e immagine fanno da approdo. Un grosso in bocca al lupo per il futuro e spero di incrociarmi con qualche sua opera..intessuta di vita,tanta vita.Un grande grazie a Sandra che me l’ha fatta conoscere.ferni
Un’ottima presentazione, Sandra, di una regista che ci fai incontrare come un’amica, ma un’amica da rispettare ed ammirare per la sua “l’arte del tenere tutto insieme”: perchè la regia “E’ una partitura ricchissima che contiene tante espressioni (scrittura, musica, pittura, architettura,..) E non è espressione solitaria: le riprese, il montaggio, la post-produzione sono il risultato di interazioni con un sacco di gente e la pellicola ha la capacità “trattenere” non solo quello che si vuole raccontare ma anche quel che scaturisce dai contatti umani. E’ anche questo filo impalpabile a determinare la qualità di un prodotto. La regia è una sinfonia di relazioni.”
Un’intervista così allarga davvero il proprio modo di rapportarsi alla realtà, alle persone, alle forme d’arte…grazie, Sandra:-)
marina
Grazie per questa bella intervista Sandra, ho appreso diverse cose.
tanti auguri a questa regista
margheritarimi
“Una storia deve essere ‘manipolata’ per riuscire a rendere la verità che si trova tra l’immagine apparente e la sostanza dell’immagine.”
@ Morena: in effetti pur sapendo, come tutti che la regia è un lavoro di gruppo non l’avevo mai pensata come una sinfonia di relazioni.
@ Ferni: grazie del passaggio. Vuoti di memoria aveva e ha come obiettivo quello di non dimenticare personaggi della nostra storia.
@ Marina: la mia impressione è quella di una professionista che nel suo lavoro crede e mette se stessa senza piegarsi al mercato e alla continua ricerca di nuove forme di espressione e di storie.
@ Margherita : anch’io ho appresso molto da Gianna e soprattutto mi ha trasmesso entusiamo e vitalità.
Sandra
Ma che interessanti incontri che ti viene dato di fare, carissima sandra! e il tuo incontro hai saputo riportarlo bene…
un’intervista inusuale a una donna speciale. grazie, Sandra, anche per il tuo sensibilissimo scavo nel suo lavoro.
Dal vostro dialogo appare chiarissimo come lei riesca a realizzare e percorrere l’arte della regia -io la considero tale- come un territorio di incontri, da cui zampillano ogni volta inaspettate emozioni da far sedimentare e intanto trasmettere.
Se tornassi a nascere, è questo il lavoro che vorrei fare…
Letta con piacere questa intervista.
Anch’io sono rimasta intrappolata nell’affermazione che “la regia è l’arte del tenere tutto insieme… una partitura” che va interpretata, però, il proprio sguardo, la propria storia, con la propria personalità e quella di Gianna Mazzini appare ricca e variegata.
Sì, Sandra, forse nella vita ‘niente è casuale’.
aspettiamo dunque che torni per rispondere all’ultima domanda.
“La regia è l’arte del tenere tutto insieme.
…. La regia è una sinfonia di relazioni.” allora la regia è quasi come la vita. grazie per questa intervista, complimenti a te e auguri a Gianna Mazzini per il suo lavoro. a.
@ Dominica : ogni tanto mi capita…ma è la prima volta che mi cimento in un’intervista …..
@ Annamaria: non sapevo che avessi questo desiderio. Rinasciamo insieme così ti faccio da segretaria…anch’io vorrei fare un altro mestiere…
@ Donatella: anche il nostro blog è una partitura, non credi? Un abbraccio.
@ Antonella : anche la vita è una sinfonia di relazioni se la si ascolta. Grazie di esserti fermata.
Sandra
sandra conosco gianna da diversi anni e posso dire che sei riuscita a cogliere mostrare svelare con grande capacità e sensibilità la ricchezza di quella “valigetta” che lei si porta in giro per ogni dove.
Grazie Gio, mi fa molto piacere il tuo intervento, ma il merito è di Gianna. Un caro saluto Sandra
Intervista fascinosa.
Sono attratto da tutto quello che è contaminazione, o meglio ancora, dalla ricerca di un linguaggio artistico nuovo, globale. Secondo me è il tema conduttore di questa nostra epoca.