“Melanconia animale” di Piera Mattei – lettura di Lucetta Frisa


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( la copertina è opera di Piera Mattei)
Piera Mattei è autrice, critica e traduttrice. Ha collaborato-fin dagli esordi- alla rivista di poesia Pagine di cui è coredattrice. Tra le sue pubblicazioni recenti, le raccolte di poesia La finestra di Simenon,Zone 1999, Campione di pelle,Mazzoli 2001, poi inserita nell’antologia Poesie dall’inizio del mondo (Sossella 2003) La materia invisibile, Manni 2005 e i libri di racconti Umori regali,2001, Dalle città e dai libri,2002, Nord, 2004, ancora per le edizioni Manni. Ha tradotto e curato Sarà estate, poesie di Emily Dickinson, Stelle, poesie di Emily Brontë, Diario di un pazzo,del cinese Lu Xun, e Credo in te mia anima poesie di Walt Whitman, tutti per le edizioni Via del vento.
Piera Mattei è un’autrice che amo molto. Sia in prosa per i suoi originalissimi racconti che in poesia. La sua è l’angolazione di una sensibilità speciale, espressa con uno stile altrettanto speciale. Ma passo la parola a Cristina Annino che sa parlare di lei molto meglio di me. (riportando questo breve stralcio dalla bella postfazione a questo ultimo libro di Piera ).
Scrive Annino:
“Ritroviamo intatta quella freschezza del suo tono narrativo che a volte dà l’impressione di non averle neppure raccontate lei quelle cose, quasi ironicamente rifiutasse l’importanza della loro comparsa sulla pagina. Ritroviamo tutta l’agilità di una lingua volutamente semplice, coltamene semplice, e forte, per assemblaggi lessicali, dove la forza viene appoggiata su vocaboli di vistosità zero. Abilità che solo un più che notevole addestramento linguistico può realizzare.
Ironica quasi sempre, più su del contesto in cui si trova, ma con intelligente semplicità; le sue valutazioni sottese sono stimolanti; è come se avesse le varie parti della terra, in una mano, e nell’altra gli organi dell’udito e della vista ridotti a lente di ingrandimento.”
……………..
Un’invenzione pedagogica
di Piera Mattei
Sono tribolata da una mente che ribolle se sono in movimento ma soccombe alla più nervosa accidia in condizioni di sedentarietà.
La mattina, in giro per la città, produce una grande abbondanza di materiali e suoni. Agile ne cattura uno ma non prova a fissarlo. Il divertimento consiste proprio nell’afferrarlo e subito dopo lasciarlo svanire.
Scanso le automobili, getto sguardi nelle vetrine, preda delle mie fantasie, in condizione di allegra febbrilità.
Si è fatta l’ora di rientrare. L’immaginazione, fervida e produttiva fino alla soglia dell’appartamento, si è spenta e svuotata. Sulla poltrona dove mi lascio cadere sono immediatamente occupata da fantasie di qualità opposta a quelle che mi stimola il camminare all’aria aperta. Si tratta di ben note ossessioni che rovinosamente si allacciano formando una catena che mi stringe alla spalliera dell’ampia poltrona, mi rovescia all’indietro, spreme dagli occhi lacrime di autocommiserazione.
Sono una persona lucida, riconosco l’impostura di quella disperazione. Vedo bene come stanno le cose. Siamo creature del fato, di un piccolo fato figlio di abitudini e posizioni corporee che condizionano la mente più di ciò che viene chiamato “il patrimonio delle idee”.
Riflettendo su questa verità ho tentato una piccola invenzione. Si tratta di uno sgabellino alto alla seduta non più di trenta centimetri. Questa è l’altezza giusta per cominciare. Ha una spallierina bassa, non più dieci centimetri, così che io posso avere l’esatta sensazione del punto dove comincia la schiena. Ma la schiena non posso appoggiarla. Se lo facessi cadrei all’indietro. Se invece appoggiassi i gomiti sulle ginocchia finirei faccia in avanti. Infatti, questo è il punto forte della mia invenzione, la sedia ha soltanto tre gambe. Sto lì, rigida ed eretta, concentrata nello sforzo immobile dei miei muscoli, evito l’effetto confort che nella poltrona fa salire la parabola del mio patimento.
……………………..
Una storia breve
di Piera Mattei

L’editore aveva voluto incontrarla e spiegarle a voce perché aveva deciso di non pubblicare i suoi racconti.
Non buttava il manoscritto nel cestino. Intendeva dedicarle altro tempo, anche se di scommettere danaro sulla qualità della sua scrittura non se ne parlava. Scendeva con l’aereo a Roma, e aveva portato il manoscritto con sé. L’invitava al bar del suo albergo, per bere un caffè e – straordinaria disponibilità collegata a un giudizio inappellabile – ci teneva a giustificare il suo rifiuto.

Gentile, molto gentile, ma superfluo, inutile. In fondo anche lei aveva altro da fare. Né intendeva forzare l’editore a rivedere le sue decisioni. Aveva accettato infine quell’incontro, per curiosità, certo, ma soprattutto per misurarsi. In casi del genere riusciva talvolta a sdoppiarsi e a osservarsi, mentre fronteggiava impavida una clamorosa frustrazione.
Prima di uscire si era accuratamente controllata allo specchio, attenta a non usare codici che potevano essere fraintesi. Non voleva apparire seduttiva. No, non mirava a farlo pentire della sua decisione, a farlo tornare sui suoi passi. Desiderava tuttavia che non fosse un incontro inutile, tempo sprecato, lei una dei tanti che chiedono di apparire, di essere pubblicati o morire. Non sapeva che significato avrebbe avuto quell’incontro, ma si sarebbe trattato almeno di una dignitosa esposizione della sua personalità.

Ebbero circa un’ora di conversazione nella hall dell’albergo, arredo fine Ottocento e tappezzeria di colore rosso bordeaux, un po’ asfissiante. Intorno al tavolo al quale lui l’aveva invitata c’erano due grandi sedie a braccioli e quattro sedie più strette e alte. Lei si era seduta lì, così, nonostante la sua piccola statura, quasi lo sovrastava.
Lui aprì una cartella di cuoio e ne estrasse il manoscritto e cominciò a parlare sfogliando qua e là le pagine. C’era nella sua gestualità, qualcosa di delicatamente galante, di serio e gentile a cui lei non era preparata. Qualcuno le aveva detto che quell’uomo, di recente, aveva superato una grave malattia. Questo ricordo le occupò la mente. Mentre lui le parlava del libro lei pensava che forse c’era una relazione tra quella disponibilità non progettuale e la diversa percezione del tempo che una malattia, necessariamente porta con sé.

«Questi racconti, sì, sono ben scritti» stava dicendo «si leggono d’un fiato…»
Aveva fatto una breve pausa durante la quale il giornale, che lei aveva appoggiato contro lo schienale della sedia, scivolò a terra, con rumore percepibile.
Visto che il cameriere non passava per le ordinazioni, lui si era anche alzato, accennando che portassero due caffè.
Continuò da dove si era interrotto. L’agilità in quei racconti era anche un difetto… erano, in fondo, storie troppo brevi. Il lettore non aveva il tempo di affezionarsi ai personaggi… certo, per fortuna, non si trattava propriamente di racconti sperimentali, no, una scrittura limpida, incisa… una prosa scalfita… e poi abissi di pessimismo e una non celata crudeltà… una notevole bravura. Il fatto – concluse con un certo difetto di consequenzialità – era che la sua casa editrice prendeva in considerazione solo romanzi e racconti a lungo respiro.
«Quando avrà qualcosa del genere, sarò felice di tornare a leggerla».
Sembrava una frase che concludeva quell’incontro, ma che poteva aprirne un altro. Lei, diversamente da quanto aveva previsto, non aveva parlato quasi affatto, limitandosi a mostrare un volto non impassibile né contrariato. Era una sconfitta, ma quell’uomo non disprezzava il suo lavoro. Poteva notare – i fogli che lui teneva in mano si erano piegati in avanti – precise note graffiate a margine.
«Ma mi dica, la prego, quale è poi il significato?» chiese infine l’editore con un tono di voce improvvisamente diverso, quasi risentito.
«Il significato del mio libro? dei miei racconti?» si era affrettata a chiedere lei. Non era sicura di aver capito che proprio di quello si trattasse.
Lui aveva fatto un gesto con la mano, come se quella richiesta di precisazione gli procurasse fastidio.

Era rimasta in silenzio. Non poteva dare lei una risposta, né per i suoi libri, né per altro.
Sul lato opposto del salone un anziano signore sprofondato in una poltrona russava, la schiena che scivolava sempre più in basso, il gilet sbottonato.
L’editore si era quindi alzato e aveva fatto un giro intorno alla poltroncina di lei per raccogliere da terra il giornale che era caduto ed era rimasto in terra durante tutta la conversazione. Glielo aveva porto.
Lei si accorgeva solo in quel momento che al centro della sua attenzione non c’era stato il comportamento del suo doppio alle prese con la sconfitta, ma quel luogo silenzioso e la persona che le era davanti. Pensò che si sarebbero senz’altro rivisti e lei allora gli avrebbe consegnato quei racconti “lunghi”, in grado di trattenere l’interesse del lettore, a cui lui aveva fatto riferimento.

Salutandolo, gli aveva chiesto il titolo del romanzo che, di recente, aveva pubblicato con maggiore soddisfazione ed era andata a comprarlo. Si trattava di una storia d’amore, una narrazione compatta, zeppa di avvenimenti, di descrizioni e di dettagli.
Quel libro, constatò, non le piaceva. Sottintendeva un mondo che le era estraneo, un tipo di esistenza nostalgica e provinciale, il cui solo profumo la nauseava. No, come era pensabile chiederle questo? Non poteva certo impegnarsi per cambiare il suo stile e la sua misura in quella direzione.

Che fare allora della simpatia che l’editore le aveva suscitato? Viveva nella sua memoria come un episodio concluso, un ricordo. Sì, ecco, già si stagliava, nei suoi particolari e lei, là dentro, era uno dei due personaggi principali, si osservava senza emozione. Ancora una volta la sua esperienza si chiudeva nella misura del racconto breve: due persone si erano incontrate per parlare di letteratura e non si erano trovate d’accordo.

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Sono antica.Lo sono sempre stata anche da giovane.Poeta? Forse. Devo crederci. Tutto il resto ha poca importanza.
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11 risposte a “Melanconia animale” di Piera Mattei – lettura di Lucetta Frisa

  1. Blumy scrive:

    non conoscevo Piera Mattei ma ‘conosco’ la bella Cristina Annino, che amo molto. Un lasciapassare doppio e doppiamente valido, se quest’autrice è presentata da Lucetta e da Cristina.

  2. stimolante direi..

  3. Antonio Fiori scrive:

    Conosco da tempo le qualità di Piera Mattei, come redattrice e autrice della rivista Pagine. Leggo molto volentieri dunque anche questo post e i due brevi racconti.

    Una domanda,per quale editore è uscito ‘Melanconia animale’ ?
    Un caro saluto
    Antonio Fiori

  4. lucetta scrive:

    grzie, cara Bloomy della stima e della puntualità della visita. Le nostre due autrici, Mattei e Annino sono veramente bravissime e singolari.
    Questo libro mi piace anche per questo “accoppiamento”. Annino sa veramente comprendere la prosa di Mattei, a mio modesto parere.
    ti abbraccio
    lucetta

  5. lucetta scrive:

    Roberto, essendo tu un artista extravagante, non dubito che il libro di Piera ti possa piacere.
    Ironica, aerea, antisentimentale, raffinatissima la sua arte : Non assomiglia,per certi versi, alla tua?
    un caro saluto
    lucetta

  6. lucetta scrive:

    caro Antonio,
    Piera sarà molto contenta della tua visita.
    Tutti i suoi ultimi libri sono stati pubblicati da Manni. Anche questo. (Se clicchi sulla copertina scoprirai che l’ha ideata lei).
    Un caro saluto e grazie
    lucetta

  7. Piera Mattei scrive:

    I due racconti che compaiono qui riguardano solo la scrittura, il gusto la necessità e la tortura dello scrivere.
    Altri sono i raconti che si riferiscono più direttamente alla melanconia animale e non ve ne parlerò per incuriosirvi. Grazie, Lucetta, per aver mediato con gli amici di viadellebelledone. un saluto particolare a Antonio Fiori:
    oggi è uscito l’ultimo numero di Pagine!

  8. margheritarimi scrive:

    un passaggio dall’esterno all’interno ben reso da un corpo che si pone in disequilibrio con sé stesso.
    ironia tanta
    grazie Lucetta
    margheritarimi

    “Siamo creature del fato, di un piccolo fato figlio di abitudini e posizioni corporee”

  9. domaccia scrive:

    certo questi “brevi” racconti non mancano di personalità , sanno mantenere desta l’attenzione del lettore.

  10. lucetta scrive:

    care Margherita e Dominique,
    sono contenta per l’interesse dimostrato verso i raccontini di Piera Mattei. E’ bravissima anche nella misura lunga e merita veramente un’attenzione particolare così com’è particolare la sua prosa dove circola un’aria sospesa, un po’ enigmatica e inquietante.
    Certo che Piera non ha bisogno dei miei complimenti, però ci tenevo a farla conoscere almeno un pochino a chi ancora non ha avuto modo di incontrarla.
    Grazie e un abbraccio a entrambe
    lucetta

  11. Josè Grilli scrive:

    Interessanti e raffinati racconti.
    grazie Lucetta per avermi fatto conoscere
    Piera Mattei .
    Un caro saluto
    Josè

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