Poesia intimista femminile dell’800 di Cristina Contilli
CRISTINA ARCHINTO TRIVULZIO (MILANO 1799-1852)
Silvio Pellico ha avuto nei due anni precedenti all’arresto due storie d’amore contrastate ed appassionanti, la prima con la marchesina milanese Cristina Trivulzio (Milano 1799-1852, sposata dal 1819 con il conte Giuseppe Archinto), la seconda con l’attrice Teresa (Gegia) Marchionni (Firenze 1785-Torino 1879). Cristina era un’apprezzata musicista, ma amava anche comporre brevi poesie a carattere autobiografico, come dimostra la raccolta di versi d’amore che pubblicò a Torino nel 1847, da cui sono tratti i testi scelti per questa edizione. In appendice due poesie d’amore di Cristina in rima che dimostrano la sua adesione ai canoni della poesia romantica contemporanea.
LA PARTENZA. MADRIGALE
L’alba era chiara
Quando partii e cara
Mi era la città che lasciai,
Ma mi attendeva l’amore
A lungo sognato e il cuore
Mi tremava nel petto e piansi
Lacrime di gioia e di speranza
E colle mani bagnate accarezzai
Infine il tuo viso e baciai
I tuoi limpidi occhi.
***
NOTTE DI NOVELLI SOGNI. MADRIGALE.
Conforterò le tue notti
Allontanerò il buio che
Ancora avviluppa il sonno.
Svaniranno gli incubi
E i ricordi antichi che
Ancora tormentano
Il tuo animo e avremo
Notti limpide e chiare
Notti di baci, d’amplessi
E di novelli sogni.






e sono molte, ancora, le donne che scrivono così, anche oggi: 2008, come se la storia non avesse sfogliato le pagine del tempo e il sentire, i moti interiori, non producesse che una sola acqua, una pioggia che di-lava ha bruciato i fogli di memoria. ferni
Dall’impaginazione non si capisce bene, ma sono due poesie: “La partenza” e “Notte di novelli sogni”. Nell’epoca risorgimentale la poesia al femminile seguiva due filoni: quello intimista e sentimentale rappresentato da Matilde Joannini, Adele Curti, Cristina Archinto Trivulzio, etc e quello patriottico rappresentato da Laura Beatrice Oliva Mancini, Giannina Mili, etc. Poi, questa suddivisione è sempre, come tutte le definizioni critiche, parziale, perché ci sono state poetesse che nelle loro raccolte, hanno inserito sia componimenti autobiografici sia testi politici. Il fatto che un certo stile sopravviva ancora oggi, da un lato dimostra che i sentimenti umani hanno qualcosa in sé di universale ed “immutabile”, ma dall’altro lato mi fa pensare ai poeti dell’Arcadia che nel ‘700 imitavano ancora Petrarca, nonostante fosse un autore vissuto 400 anni prima, così come oggi qualcuno scrive come se fossimo ancora nel pieno della stagione romantica.
Cristina
Sì, Ferni, sono d’accordo. La scrittura femminile che conosce la produzione e la diffusione di massa da neanche cinquant’anni e per la prima volta nella storia dell’umanità è ancora incastrata tra due scogli.
1) i buon sentimenti e l’amore.
Come se la donna non avesse altre regioni da esplorare a parte l’amore e le emozioni, e tra le mille emozioni, l’amore solo. Ancora qui, attaccate al palo dunque.
2) Il corpo.
Come se non avessimo altre regioni da esplorare a parte il corpo e sempre e solo dal punto di vista ‘eros’ e seduzione. Che è l’ennesimo volto, (ma sempre lo stesso per gli esseri umani donne) che poi assume il consumismo. Mai il corpo come fatica, come trasformazione, come decadimento o dolore. Ancora qui ancorate ad un palo. Natura contro cultura. Mi chiedo quanti secoli occorreranno ancora e quando e se ne usciremo mai.
La mia impressione è che anche la scrittura, in teoria forma di libertà e creatività inimmaginabile, strumento potentissimo per far uscire e modulare la voce, riveli punti di vista, produzione artistiche, argomenti, sguardi femminili ancora ‘a catena’. Ovviamente, con le dovute eccezioni. Poche. Pochissime.
ciao Ferni e grazie.
@Cristina. E’ vero, e saltato un titolo. Strano, pensavo di averlo messo. Me ne scuso comunque. Bianca
Ora l’impaginazione è corretta, credo.
mi piacciono molto le storie di donne che amarono personaggi dell’arte o della letteratura o, come in questo caso, storici.
le loro biografie sono spesso movimentate e ricche, anche se, non tutte, come osserva ferni, brillarono per originalità e sapienza poetica o in altre arti.
si Bianca, illumini la linea di con-fine che, secondo me e credo di trovarti concorde viste le premesse che hai lasciato qui sopra, là dove il corpo e quanto in esso e per esso vive, è la terra in cui la donna muove i suoi passi-passaggi-paesaggi, come se tess-es-se sempre lo stesso filo.: una donna dopo l’altra e tutti gli esseri uniti insieme tra due dita pronte a saldare la fibra raccolta e farne gemma da lavoro.
Il corpo di eros: come corpo intero dell’universo nel corpo della donna, di ogni donna che è di terra ma anche d’acqua e d’aria con scontri che nascono nella profondità del fuoco che la brucia, come ogni altra materia, materiale da lavoro. (lab-oro, lab-orare, lab-oratorio, lab-orato-rio o reo o ero(s)…)
Ciò che mancava nella poesia delle pre-cedenti, ma non certo in tutte (ricordo che, all’epoca che tu citi, c’ erano anche voci più inquiete ed inquietanti tra quelle delle donne, che non erano solo belle statuine, ma vere e proprie forze agenti a favore dell’uomo che sostenevano) era proprio quell’accorgersene e dirlo, aprirlo quel nodo, in cui i fili si mettono insieme innestandosi, che invece mi pare sia al centro dell’attenzione delle scrittrici contemporanee, o della generazione subito seguente quella che tu citi qui. Ricordi le immagini in cui due profili formano una sola immagine non subito visibile da parte di chi non è abituato a guardare nell’ambi-guità? ecco, quello è il luogo del confine e del con-fine, in cui è davvero ar-duo cogliere l’uno e l’altro e dove l’uno non vive senza l’altro. Grazie,ferni
Per l’epoca, in cui sono state scritte, le poesie della Trivulzio nonostante alcuni temi convenzionali (la notte come unico momento in cui si può sognare un amore che di giorno non si può palesare, il distacco dalla propria città per stare accanto alla persona che si ama) sono abbastanza innovative a livello stilistico, perché spesso non usano la rima e perché, in un epoca in cui si preferivano forme lunghe (la ballata, l’ode, la canzone), usano una forma corta come il madrigale. Poi tenete conto che Pellico, dopo l’esperienza del carcere, era diventato una persona che faceva poca vita mondana e che si dedicava alla scrittura e alle opere di beneficenza, quindi, dedicargli delle poesie, velatamente sensuali come queste, era, secondo me, un atto, forse piccolo, ma significativo, di ribellione, un modo per dirgli tra le righe:”Io da donna innamorata ti vedo in modo diverso da come ti vedono gli altri. Io non vedo né il “martire” politico né lo scrittore cattolico, io vedo ancora in te il primo uomo, di cui, a vent’anni, mi sono innamorata e che ancora oggi, anche se tutti e due non siamo più giovani come allora, vorrei stringere tra le mie braccia.”
Un modo per ricordargli in un certo senso, a proposito di corpo, che il suo non era solo quello di una persona di cinquant’anni, piena di problemi di salute, ma che era anche il corpo di un uomo che poteva ancora innamorarsi, sposarsi e probabilmente ritrovare tutte quelle sensazioni che anche per ragioni morali aveva cercato di dimenticare.
E’ per queste ragioni che mi piacciono le poesie della Trivulzio però, è giusto che le donne oggi abbiano il coraggio di rischiare nei propri versi di parlare di tutti gli aspetti della vita, senza autolimitarsi, come ha osservato giustamente Bianca.
se non erro, cidenti alla memoria, mi sembra che sellerio ne pubblicò una raccolta.. cmq brava e poco conosciuta!
roberto
Temo che la confondi con la cugina che è stata un personaggio famoso dell’800 e che ha lo stesso nome, solo che non è nata nel 1799, ma nel 1808… ora comunque vado a controllare… su internetbookshop non mi dà nessuna edizione in commercio delle opere della Cristina Trivulzio Belgiojoso pubblicata dalla Sellerio…
Ciao, Cristina
Per precisione storica: il bambino del ritratto è figlio di Cristina e del marito, il conte Giuseppe Archinto. Silvio Pellico non ha avuto figli.
Visto il ritratto che ho scelto per accompagnare le poesie, qualcuno, non conoscendo le vicende raccontate nei versi della Trivulzio, avrebbe potuto immaginare il contrario.
Buona Pasqua a tutti.
Cristina
La naturalezza e la semplicità del linguaggio lirico in una continuità temporale evolutiva, attuale e universale in tutti i tempi Mapi
Interessanti questi ritratti delle donne dell’800. Certo non erano popolane e comunque le emozioni suscitate dall’amore non hanno età né rango sociale. Basti pensare a Catullo.
Un saluto Sandra
Di solito o appartenevano alla borghesia (la Madurelli, per es, era moglie di un architetto) o alla nobilità come Cristina Trivulzio, ma anche Diodata Saluzzo Di Roero e Laura Beatrice Oliva Mancini… c’è da tenere conto che il tasso di analfabetismo nell’800 era ancora abbastanza alto e che per avere tempo da dedicare alla scrittura bisognava avere almeno una cameriera che si occupasse della casa…
Link per chi volesse approfondire l’argomento:
http://www.literary.it/dati/literary/contilli/la_poesia_al_femminile_nell.html