Interni fragili - Interni fragili
Marzo 17, 2008 di viadellebelledonne
Interni fragili
reading di Rossano Astremo
Giovedì 20 marzo ore 21,30
Officine
Via del Pigneto 215a, Roma
:::
“Interni fragili”, questo è il titolo del reading che il poeta Rossano Astremo terrà giovedì 20 marzo alle 21,30 presso “Officine”, locale romano che si trova in Via del Pigneto 215a. Nel corso della serata Astremo non solo leggerà testi tratti dall’ ultimo lavoro, “L’incanto delle macerie”, suo secondo libro di versi che, negli ultimi mesi, molti consensi ha ottenuto da critica e pubblico, ma coglierà l’occasione per presentare alcuni testi inediti tratti dal libro in corso di scrittura, dal titolo provvisorio “Distanze”.
Rossano Astremo, nato nel 1979, è di Grottaglie (Ta). Attualmente vive a Roma. È giornalista pubblicista. Scrive per “Il Nuovo Quotidiano di Puglia”. È il curatore del periodico di scrittura e critica letteraria “Vertigine” (blog: vertigine.wordpress.com). Ha pubblicato “Corpo poetico irrisolto”, edito dalla Besa nel 2003 e “Jack Keroauc. Il violentatore della prosa” (Icaro Editore, 2006). Fresco di stampa la raccolta di versi “L’incanto delle macerie” (Icaro Editore, 2007). Suoi testi critici e creativi sono sparsi su riviste cartacee, webzine e antologie. Per contattarlo: rossanoastremo@libero.it




non sono una fan dell’estremismo della parola in astremo, soprattutto in un periodo come questo, il nostro attuale (anche se ogni periodo storico ha avuto tempi come questo, anche peggiori o forse semplicemente tinteggiati ad affresco invece che ad acrilico,per cui il primo sembra disfacersi e il secondo destinato a durare 5000 anni).Se lerciume e degrado sono il soggetto oggetto dei patteggiamenti tra potere e morte, lasciando ad un capitale vuoti di sostanza in una stanza di cadaveri, allora meglio sarebbe trovare e indicare una strada, in cui non crescano solo fiorellini volino farfalle e lucertoline sfuggano tra le erbe, insomma un quadretto idilliaco e fanciullesco, dell’infanzia dell’uomo, ma dove il ripristino o forse sarebbe meglio dire l’inizio di una relazione diversa tra le persone sia alla base di una società non più campanilista o nazionalista, dove l’uomo viene prima del materiale che produce e non è materia di scambio, di cambio o di rifiuto.
A me non sembra che per Astremo si possa parlare proprio di “estremismo della parola”. Gli estremisti della parola sono altri…quelli che non la usano come un’arma, lealmente e dichiaratamente, ma come uno strumento di inganno, di mistificazione, di sadomasochistico gioco di ruolo con il povero lettore, vittima o complice. Mentre lui ama la sua scrittura, inevitabilmente aspra e feroce, proprio dati i tempi, come dici tu, Ferni; è sincero, ha talento da vendere e non se la tira. E’ un vero “maledetto” poeta, secondo me,
non un finto ribelle con malcelate mire editoriali, come troppi “enfants terribles” confezionati per la letteratura di largo consumo. Mi dispiace che tu non sia a Roma il 20, Ferni, quando sarà nostro ospite per “La Poesia in cenere”, prima di andare a tenere il suo reading.
Forse potresti ricrederti…
Un caro saluto.
francesco
ho letto attraverso la rete molti dei suoi testi, e trovo che la potenza della parola, la forza che riesce a stabilire in me, come carica vitale e volitiva, come passo da seguire tra i passi e quindi difficile da distinguere tra le molte che disegnano i solchi sulla terra, non è la parola che ti sciabola sulla faccia o dentro la lingua la lordura del mondo. Se lo schifo che la parola illu-mina germina frutti tenerissimi e sostanziali allora quella parola ha radici così profonde da attraversare tutta la terra da parte a parte. La rabbia la collera la maledizione quando restano solo questo o nei pressi di questo non sono abbastanza forti, per quel che mi riguarda. Nessuna parola ha in sé un dominio così vasto tanto quanto le parole brevi e sono queste che valgono se dette. Perciò preferisco dire e ripetere la parola AMA o Amo e appenderci e trovare parole fatte di pane e olio piuttosto che invettive,anche se, come al solito, c’è un tempo per ogni cosa in ognuno di noi e nella società come fosse un uomo solo, collettivo, generazione dopo generazione. Non metto in dubbio la sua onestà, nemmeno il suo talento, è quel suo ribellarsi, che, come ho detto, ognuno ha conosciuto e conosce ma che, con il tempo, ha trovato altre espressioni per mostrarsi, che mi lascia in silenzio davanti ai suoi testi.
lao tzu ha lasciato in memoria:
Ciascuno… assumendo la posizione inferiore
conquista l’altro.
Il buon guerriero non è aggressivo,
un buon combattente non si lascia prendere dall’ira.
Chi sa vincere
non ha bisogno di dar battaglia,
chi sa guidare gli esseri umani
si mette al loro servizio.
Ritengo sempre possibile ricredermi, perchè gli riconosco appunto una forte carica, e per questo continuerò a seguirlo,leggendolo. Grazie,e in bocca al lupo,ferni