Acqua e fango – Messina 1908-2008

2008 Marzo 16
by antonellapizzo

Scanzunati

***
Acqua e fangu, affucu, affucu
l’unna acciana e tuttu pigghia
acqua e fangu, arrancu, arrancu
se li capiddi fussiru di corda
se li urazza fussiru du remi
se li mo spaddi pinni dursali
se li jammi sapissunu natari
mi libberassi di stu mo nimicu
ca forti rumpi e tuttu ti sconquassa
ca forti sbatti e forti mi martedda
chist’acqua amica stu mo mari azzurru
ora m’ammazza ora m’assassina.

Acqua e fangu, affucu affucu
l’unna acciana e tuttu pigghia
acqua e fangu arrancu arrancu
se la mo ucca sapissi respirare
se li purmuna fussuri du branchi
se lu mo cuorpu putissi galleggiari
se la mo varba fussi corda lonca
iu mi salvassi di stu mo nimicu
ca forti scassa e tuttu mi fracassa
ca forti pigghia e forti mi martedda
chist’acqua amica stu mo mari azzurru
ora m’agghiutti, ora mi macina.

Nell’acqua affucu e appuoi no fangu arrancu
e l’unna acciana e l’unna mi distruggi
e l’unna porta e acqua e fangu arrancu
arrancu e acciana l’acqua e u fangu cala
supra li cianchi camina u mo distinu
e nni lu cuozzu si ferma e m’accarizza.

Acqua e fango

Acqua e fango, affogo, affogo
l’onda sale e tutto piglia
acqua e fango, arranco, arranco
se i capelli fossero di corda
se le braccia fossero due remi
se le mie spalle penne dorsali
se le gambe sapessero nuotare
mi libererei di questo mio nemico
che forte rompe e tutto mi sconquassa
che forte sbatte e forte mi martella
quest’acqua amica questo mio mare azzurro
ora m’ammazza, ora m’assassina.

Acqua e fango, affogo, affogo
l’onda sale e tutto piglia
acqua e fango, arranco, arranco
se la mia bocca sapesse respirare
se i polmoni fossero due branchie
se il mio corpo potesse galleggiare
se la mia barba fosse corda lunga
io mi salverei da questo mio nemico
che forte scassa e tutto mi fracassa
che forte piglia e forte mi martella
quest’acqua amica questo mio mare azzurro
ora mi inghiotte, ora mi stritola.

Nell’acqua affogo e poi nel fango arranco
e l’onda sale e l’onda mi distrugge
e l’onda porta e acqua e fango arranco
arranco e sale l’acqua e il fango cala
sopra i fianchi cammina il mio destino
e nella nuca si ferma e mi accarezza.

pubblicato il 28.2 su letture e scritture

11 Responses leave one →
  1. 2008 Marzo 16
    Doriana permalink

    Mi è piaciuta moltissimo la versione originale,le parole sono così onomatopeiche che sbatacchiano davvero e dopo tanto arrancare e quasi morire, ecco la carezza dell’acqua, quell’elemento primordiale, che ritorna ad accarezzarci. O almeno così sogniamo.
    Grazie Antonella

  2. 2008 Marzo 16

    Alla fine quasi soffocavo :-) Brava come sempre Antonella .

  3. 2008 Marzo 16

    ..che bella!

  4. 2008 Marzo 16

    mi sono fatta avviluppare dal magma ribollente del testo in siciliano

  5. 2008 Marzo 16
    fernirosso permalink

    la voce narrante, mentre la scorrevo con gli occhi, era dell’interprete del film di Cremonesi, Nuovo Mondo ( l’attrice, anzi no, non era attrice, mi pare fosse una donna siciliana:bravissima, incredibilmente regina della storia). Era la sua voce che la diceva, me la diceva direttamente nell’orecchio e dentro l’occhio e calava, dentro le stanze, là dove mi arriva il mare di cui tu dici. Bellissima, una forza che sale, proprio come una mareggiata. Grazie per queste tinte forti, dell’emozione che mi hai dato, ferni.

  6. 2008 Marzo 16
    Paola renzetti permalink

    Che bella la Sicilia! E’ il mare vicino a Ragusa? I blu, gli azzurri e i chiaro-scuri di Ragusa Ibla, con i le sue umane e animali facce di pietra! Da stamattina sento il rumore di quelle onde.

  7. 2008 Marzo 17
    margheritarimi permalink

    I versi rendono la drammaticità dell’evento vissuto attraverso la voce che è la voce di chi non ce l’ha fatta e forse anche di chi è sopravvissuto. la voce che insieme al corpo recita il senso di morte nel soffocamento reso in tutto il suo effetto in quel “affucu, affucu”.

    “chist’acqua amica stu mo mari azzurru
    ora m’ammazza ora m’assassina.”

    Grazie Antonella
    un caro abbraccio
    margheritarimi

  8. 2008 Marzo 17
    ferrannam permalink

    l’esprimersi nella sua “lingua madre”-non saprei come altro definire questi suoni che s’incarnano tanto intimamente al sentire, è per antonella una necessità che la attraversa con potenza. con la stessa forza la restituisce, impastata di destino e senso.
    annamaria

  9. 2008 Marzo 17
    elisabettabucciarelli permalink

    Superbella!!!
    Antonella, ti mando anche la risposta alla mail… il Diario è fermo da me, io sono fuori Milano fino a sabato, non riesco a spedire posta ma ricevo. Da lunedì prox conto di passarlo, alla Quintavalla, credo.
    ti abbraccio e seguo tutto anche se non riesco a rispondervi ;o)
    Elisabetta

  10. 2008 Marzo 17
    antonella permalink

    un caro saluto a tutti, a dario che davamo per disperso, e così ad elisabetta, grazie per le notizie che riguardano il diario :-) grazie pure per il commento positivo.

    la poesia faceva parte del mio romanzo inedito la calzolaia, che prende avvio proprio dal maremoto e dal terremoto che devastò messina nel 1908, poi l’ho levata e l’ho inserita in un poemetto dialettale dal titolo Fatima formato da 10 poesie musicabili che racconta l’odissea di disperati.
    grazie a tutti per l’attenzione ai miei testi… fangosi :-) antonella

  11. 2008 Marzo 17
    erminia daeder permalink

    Nei versi tutta la potenza devastante dell’onda, nella musica quasi un lenire, quasi un non sovraccaricare il dramma…molto apprezzati gli uni e l’altra, complimenti.

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