Versi a due mani – Annamaria Ferramosca & Anamaría Crowe Serrano

Dual poems. Versi a due mani. Poesie in coppia. Comunque le si vogliano chiamare, queste strofe alternate in due lingue sono nate nel 2005 a Dublino, dal fortunato incontro con la mia omonima amica irlandese, poeta e traduttrice. All’improvviso decidemmo di scrivere sullo stesso foglio, ciascuna nella spontaneità della propria lingua nativa che l’altra comprende; ciascuna sicura, ad ogni incipit lanciato, di avviare un dialogo misterioso oltre la barriera linguistica: entrambe con il desiderio di aprire nuove porte alla curiosità a allo stupore. La sorpresa di percorrere un territorio dilatato che lascia nell’angolo egoismo e competizione. Il dialogo è poi proseguito a distanza, via e-mail, lungo ventitré testi poi confluiti nel libro Paso Doble (Empiria, 2006). E tuttora continua.
Forse aspettiamo sempre
Forse aspettiamo sempre un ponte anomalo
un’arcata instabile, ribelle
che ci traghetti barcollanti dove
la terra è pronta alle carezze, incline
alle confidenze
without realising that we
are the bridge
the raw material and the engineers
all in one
its structure as strong or as weak
as the power of our imagination
il divertente è abbattere le statue
coi riccioli e le vesti barocche
e tutto il resto. Un tuffo e una
risalita, un tuffo e un’attesa
al sole ad asciugarsi: fare del ponte
una terrazza mediterranea
a flight of unexpected fancy
all the better to hone the senses with
heighten the flavour
of earth, skin, cement – fix it
on the palate as a reference point
when our wings won’t lift us off
the ground
(Traduzioni delle strofe in inglese)
senza renderci conto che siamo noi
quel ponte
allo stesso tempo
la materia prima e i progettisti
dalla struttura tanto forte o debole
quanto la nostra immaginazione
un volo inatteso di fantasia
per meglio affinare i sensi
esaltare il sapore
della terra, della pelle, del cemento – fissarlo
al palato come punto di riferimento
per quando le nostre ali non ce la faranno più
a decollare





Come quando si stringono le mani, dove nella stretta e nell’intreccio si fissa la comunione d’intenti o il dono vicendevole, restando ognuno se stesso.
Antonio
Davvero un’ottima iniziativa questa di far dialogare lingue diverse! Ciao
Teresa
ti chiedo per prima cosa scusa: avevo letto anticipatamente la tua proposta e,dopo averla letta, ho sentito l’impulso di rispondere,subito, dimenticandomi dove l’ avessi letta ( in proposte e dunque non già pubblica).Me ne sono accorta dopo, rispondendo a Dominique, ho rilevato le date. Ma è stato più forte della mia attenzione alla cronologia dell’intervento.Ho deciso così di cancellarlo, non volevo assolutamente intervenire prima del tempo da te disposto. Ancora una volta: perdonami.
Ti scrivevo della gioia che ho provato anch’io nello scambio di quaderni tra amici, della felicità del tempo dell’attesa del ritorno di quelle pagine, come se lo spazio e il tempo disponessero un ampliamento alla loro stanza- sostanza, facendo della distanza il luogo di un agio non praticato da sola. Il tempo e lo spazio dell’altro invertivano la loro rotta, la freccia del tempo si capovolgeva offrendo a me, in differita ma in una alterità di corrispondenza, un tempo già trascorso tra-mutato in presente, toccavo l’altro/a in me, in una stanza dell’accoglienza e della con-di-visione in-attesa.Una gioia grande, unica, molto di più della solitudine dello scrivere, che pure ha necessità di essere vissuto, praticato nella soletudine di quel sole-dell’essere soli, nel silenzio in cui tutte le voci vengono a praticare il giardino della tua lingua:vento, respiro, mare, navigazione, porto e coniugazione del verbo: portare, l’uno all’altro e in sé, come se questo si ampliasse, si allargasse in ogni altro incontro, componendo un solo corpo estesissimo nell’anca dell’assenza.
Ho praticato e pratico questa comunione, la preferisco alla solitudine, che, come già ho detto prima,comunque resta, una specie di immersione nel sole del silenzio,
nell’oasi dell’acqua,dentro la sabbia delle cose ,prima del tuffo dal ponte, dalla catenaria che lo appende al vuoto di un salto già svolto. Scambiare la scrittura con un altro, dentro il luogo di un quaderno,pagina dentro altra pagina,dentro la distanza in cui si allunga l’attesa, fa cova lo spazio di un tempo che si è dimenticato dentro la corsa, la noia, l’abitudine.
Il ricambio e l’alternanza, dentro le stesse latitudini, nella volta di un arco tragittato da un qui ad un là, un domestico oltrepassare qalunque soglia materiale: lo trovo un pane di cui ci si ciba a oltranza,oltre la madia e la mano che lo taglia. Grazie ad Anna Maria & ad Anna Maria per quanto hanno lavorato, l’impasto dello stare insieme,nel seme e nel solco della vita.ferni
Versi a due mani, ma con un sentire solo, quello ci fa condividere i pensieri e le emozioni.
Non è facile ballare un paso doble, la coppia deve essere in sintonia, esprimere energia, mantenere rigore formale, deve muoversi all’unisono.
Da questo assaggio sembra un’impresa riuscita egregiamente.
donatella
Un intreccio che sembra una danza
I versi ben distinti si uniscono
creando una magia unica
lasciando il lettore stupito nel leggere
due voci diverse ma in simbiosi.
Rispondo in due momenti diversi a chi ha avuto interesse e spero piacere estetico nel leggere questo strano dual poem bilingue. Grazie a tutte/i per aver avuto la bontà di rivelarmelo qui.
Ad Antonio, sul “restare ognuno se stessi”: hai subito focalizzato il nodo centrale di questa scrittura e te ne ringrazio. Anamaria ed io eravamo consapevoli di iniziare un esperimento, anche se nato in maniera del tutto spontanea, difficile ma di grande interesse proprio perchè apre spazi inediti di non-soggettività , anzi “vuole ” la mescolanza di soggetti, proprio laddove il soggettivo impera. E’ un’altra modalità di proporre la propria voce, che resta sempre personalissima, nel fertile territorio dello scambio e del dialogo. Un modo innovativo di affrontare il proprio visionario, arricchendolo nel momento stesso in cui esso cola sullo stesso quaderno.
Un’esperienza per noi felicissima che ci sentiamo di consigliare a chiunque scriva, insieme nella stessa lingua o, se capita e si può, anche in diverse lingue.
A Teresa: l’idea di scrivere in lingue diverse, come ci è stato fatto notare dagli studenti di Italianistica a Dublino, può essere oggi messa in pratica molto più facilmente che nel passato, sia per l’iper comunicazione di oggi, sia perchè sempre più numerosi oggi sono gli autori bilingui e numerosi quelli migranti. Una grande meravigliosa possibilità di dialogo interculturale, laddove si trovi sintonia di pensiero e immaginario, laddove si sia disponibili a rinunciare
all’alone autorale.(almeno provarcisi, qualche volta).
A Ferni:
di cosa potrò mai perdonarti, se non del tuo scrivere d’impulso in risposta appassionata e fer-tilissima
come sempre. Questa che tu chiami -e mi sommuove- “stanza dell’accoglienza e della condivisione” è veramente un allegrissimo spazio, dove, come in un gioco, vi sono :
-il lancio dell’ incipit
che ad ogni poesia ognuna di noi attende con un misto di curiosità timore gioia di entrare in un imprevisto territorio
- la risposta
ugualmente attesa a sua volta dall’altra(cosa mi getterà ora nel piatto?), risposta che si fa cadere sullo stesso foglio o per e-mail cercando, (ma il tutto accade, semplicemente), di afferrare quel germoglio offerto ad ogni strofa e farlo crescere e fiorire spostandolo nel nostro personale territorio esperienziale e visionario, ma restando entrambe in quella waste land del presente in cui davvero si è meno solitari, per il riverbero di attenzione e dedizione che llumina.
Grazie, ferni,anche per quella tua immagine della poesia come “pane da condividere, oltre la “madia” (che per me è l’immaginario collettivo) e oltre “ogni mano che taglia” (per me l’autore, felice di confondersi riconoscendosi e riconoscersi confondendosi)
A Donatella, che vorrebbe, ne sono sicura, sperimentare il suo “paso doble” dono questa dual strofa dal libro:
Scrivo sui fogli sulle pareti sullo schermo
ovunque ci sia del vuoto bianco, o luce
In my mortar I mix the pigments from petals
pollen, cochineal. These are my tongue
A Josè: grazie per aver”sentito” nella lettura, quella simbiosi (anamaria ed io siamo amiche, madri, scrittrici, e con molti altri interessi in comune) che cerchiamo di tradurre in dimensione armonica di suoni e toni.
Obviosly, anche Anamaria ringrazia tutte/i voi che vi siete qui soffermate/i
allora rilancio il cuore e
chiudo gli occhi per incontrare i tuoi
siamo entrambe dentro lo stesso buio
mi apposto dietro me stessa
per poterti in qualche modo vedere
per perdere il potere di sentire solo i miei sogni
mentre la resina bianca del desiderio
cerca la via tra le carte
per poterti raggiungere nel planetario della nostra terrestrità.
Grazie .ferni
sono letteralmente incantata di stupore e ammirazione per la vostra – Anna e Ana soprattutto, ma anche Donatella e Ferni – sinergia di canto, così fluido che pare semplicemente spontaneo , e in parte – credo – lo è, ma solo in quanto sotto c’è un comune sentire e una voglia continuata, poi, di proseguire in sintonia spirituale…so per aver provato (con scarsi risultati, ahimè) quanto difficile e raro sia questo intreccio
marina
che densità, ferni, grazie . Ma lo sai che i primi sei versi (oso per la mia piccola esperienza di dualpoesie dirti che è più funzionale non dilatare troppo ogni apporto) sembrano davvero un incipit ? augurissimi, di mille risposte
ti abbraccio,
annamaria
un paso doble perfetto, in cui sembra che a danzare siano due gemelle, con la stessa musica e la stessa armonia.
provare per credere, blumy, e grazie del passaggio
annamaria
In ritardo vedo le righe di Marina. Sono felice del tuo apprezzamento, ma non devi scoraggiarti, Marina, per un tentativo non riuscito, potrai riprovare quando avvertirai una migliore sintonia. Ma è cruciale comunque pensare che la poesia è questo contenitore universale in cui le nostre piccole stanze possono dilatarsi e inaspettatamente ospitare e riconoscere l’altro oltre qualsiasi barriera. Scrivere insieme, col suo portato di introspezione reciproca e condivisione della creatività è un potente stimolo alla tolleranza e può davvero contrastare distanza e frammentazione.
mi accorgo che…è quasi l’alba, allora buon giorno e buoni dialoghi a tutte
annamaria
simbiosi, mescolanza di soggetti, dialogo
ma anche stupore di chi scrive e di chi legge
un esperimento che è una continua sorpresa dunque
grazie ad entrambe
grazie anche a ferni per aver portato la sua esperienza dello scrivere in comunione
elina
Sì, elina, lo stupore in questo poiein condiviso è una fatale invasione, come mi dicono i pochi/e che stanno seguendo il nostro esempio. vi è un’esperienza di poesia collettiva, ancora aperta, per esempio, sul blog di atelier. speriamo non si perda per strada. grazie del tuo sguardo, elina
annamaria
libro poetico che mi stregò e continua a piacermi in modo incredibile.. due donne, due anime creatrici dal fascino sottile..
roberto
e mi hai lasciato colorata raffinatissima traccia del tuo incanto. grazie, sensibilissimo Roberto, la tua consonanza mi è cara
annamaria
quella naturale leggerezza del saltellare tra le parole dell’una all’altra e viceversa.
Sono accadimenti rari “incontri” prima delle parole
“dialogo misterioso” come dici tu Annamaria
Una bella interazione e bella poesia ibrida
un caro saluto
margheritarimi
cara margherita, le tue parole confermano che
l’ibridazione “passa”. Una strada tutta da percorrere. Finalmente anche in compagnia. Grazie
annamaria
si che passa Annamaria, passa e ci credo davvero per una forma di bellezza “nuova” di creazione che può nascere tra due persone, come è successo a te.
) per cui nel commento di sopra ho messo meno dell’essenziale.
Quello che nasce, sta in una zona intermedia di assonanze,
di non appartenenza nè all’uno ne all’atro e allo stesso tempo è un intrecciarsi dell’uno nell’altro.
(nel campo della musica c’è più propensione a questo tipo di apertura)
Io non riesco a dire tante parole (almeno scritte
ma sono entusiasta per questa esperienza, di cui ci fai partecipe, di questa “ibridazione” artistica ed umana.
grazie ancora Annamaria
un abbraccio
margheritarimi
Un’esperienza di grande significato, esemplare…spero per molti di noi. (Ma ci vuole molta “fede” nella magia della parola,
che possa davvero far incontrare nel profondo.) Al di là degli esiti, qui molto incoraggianti…
Grazie della condivisione, di generoso stimolo.
Un caro saluto.
francesco
E che altro possiamo fare, francesco, noi che scriviamo, se non avere una sconfinata fede nella magia della parola, nelle sue infinite capacità di comprendere il mondo e le sue simbiosi e comprender-ci nella parola comune? tu che così generosamente ti spendi offrendo la parola d’altri per luoghi romani, proprio tu ne hai di sicuro tanta, di questa fede. grazie per il tuo soffermarti e a presto incontrarci
annamaria
Per un imperdonabile errore durante il post, mi accorgo solo ora che si è perduto il nome di Riccardo Duranti, che ha curato la traduzione del nostro libro seguendolo fino alla stampa con dedizione, insieme a Marisa Di Iorio della casa editrice Empiria. Qui lo ringrazio ancora scusandomi per l’involontaria perdita della riga.
annamaria
Carissima avevo già letto del vostro paso doble su un numero passato di Poesia. volevo avvertirti che ho messo on line una pagina apposita, la puoi vedere in alto, sotto l’immagine, dal titolo, appunto, paso doble
complimenti per questo vostro paso, che non finisca mai. un caro saluto antonella
antonella sono io a esserti grata. Per questo splendido spazio dove ho potuto parlare del dialogo in poesia.
Il blog può diffondere l’idea: copiatela pure, ne sono felicissima. ti abbraccio
annamaria
Non riesco a vedere la pagina di Paso Doble… in alto dove?