Gli uragani di cui si compone il cervello – Gianmaria Giannetti
Non entro.
Lascio entrare gli spiriti immortali.
Alle porte ci sono due cavalli e un punto equidistante
fra il cavallo bianco e il cavallo bianco come tra me e
me stesso.
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Non entro. Non entro, lascio entrare
cento occhi. Sto fuori, non entro.
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Ho una testa reale.
Ho una testa irreale.
Ho duecento teste.
Ho una testa vuota dove metto
i pensieri cattivi.
La testa è immobile su un comodino
di cemento.
*******
Le parole di Giannetti suonano con un ritmo secco e ben definito, in un ripetere sillabe che è come un rimbalzare e giocare fino a formare un disegno ricco e articolato.
Versi da leggere ad alta voce per apprezzarne la rotonda sonorità e il fluido avanzare, mai ovvio e mai troppo ascoltato. Giannetti è artista multiforme, e multicolore come le sue opere. Nei suoi quadri danzano parole e nei suoi versi nuotano colori.
Linee e forme geometriche, all’apparenza molto semplici, colori decisi e vivi. Quadri che ‘vivono’ nella scansione di versi puliti, brevi, essenziali, all’apparenza senza visione ‘vera’ “Sono un cieco/ che apre le finestre sull’altro mondo e vede/ le cose a scatti, in frantumi, in fantasmi”, rivelando poi la vera spinta poetica: “gli occhi ciechi infine e si chiede cos’è la visione, perché ci sono le/ domande.
In un panorama spesso piatto, i versi di Giannetti si evidenziano per una loro libertà di creazione, per una fantasia coltivata e cresciuta con coraggio. Giannetti si guarda e si analizza: occhi che scrutano altri occhi e sangue dove volano farfalle.
Io sono un tentativo qualunque
un uragano senza
poteri magici, una farfalla stanca
in una scatola di cristallo.
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Non ho pensieri.
I miei fiumi sono profondi senza pesci.
Guardo le farfalle che volano
nel mio sangue.
********
Io conto solo le linee di sangue che colano
dai miei occhi ciechi. Sono un cieco
che apre le finestre sull’altro mondo e vede
le cose a scatti, in frantumi, in fantasmi
e si chiede cos’è la visione, perché ci sono le
domande.
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Testi da Gli uragani di cui si compone il cervello e opere pittoriche dello stesso Gianmaria Giannetti.
Gianmaria Giannetti nasce a Milano nel 1974. Si è laureato in Filosofia Estetica all’Università degli Studi di Milano. Artista e poeta ha esposto in varie città europee e italiane. Ha pubblicato: Escatologia (di una piuma) (Ed. Il Filo); Appunti di un terrestre (Giulio Perrone Editore), la plaquette “La storia di Vera Blu” ne La coda della galassia (Fara Editore). Nel 2006 è uscita la sua prima monografia edita da Silvana Editoriale. Sito personale: www.gianmariagiannetti.com







Visionaria ma quanto mai riflesso di un’interiorità davvero notevole e interessante, questa tua…
Ciao
Apo
Io sono un tentativo qualunque
Questo post è adorabile, dal Pinocchio che guarda ed è guardato ai versi di apparente levità. Con uno scavo profondo invece, in-fondo a domandare. Un’artista con una solida formazione. Si sente, tra le righe, ed è un bel leggere. E si vede, aggiungerei, nella raffinatezza delle linee.
Ottima proposta, Morena. Grazie.
Alessandra
Io conto solo le linee di sangue che colano
dai miei occhi ciechi. Sono un cieco
che apre le finestre sull’altro mondo e vede
le cose a scatti, in frantumi, in fantasmi
e si chiede cos’è la visione, perché ci sono le
domande.
mi sono fermata lungo queste rive, ma-ree dell’essere: BELLISSIMI PAS-SAGGI interi. Tutto il percorso che proponi mi ha davvero sorpreso, catturato e dunque non mi resta che rincorrerlo e trovarlo e …farlo mio. GRAZIE,ferni
Questo aprirsi sull’altro mondo conduce all’improbabile, in bilico su un sottile filo, dal quale improvvisamente si può cadere. Allora prendono vita immagini impossibili e situazioni dove c’è molto di ancora non detto e che esprimono tensione e passione di esistere.
Le figure dipinte sono delicatamente tenere e impacciate, come immagini di giochi lontani.
Interssante, tornerò a rileggere questo autore perché i suoi versi mi catturano come i suoi quadri. Sandra
un post davvero sorprendente, per testi e dimmagini: ambedue secchi, precisi, in bilico tra bianconero e colori, in superficie di profondità surreali
marina
da tuffarmi a peso morto, dentro questi versi e questa pittura che hanno la stessa matrice di visionarietà e di alienazione che mi esalta.
Bravissima, Morena, per la proposta !
Vi vorrei ringraziare e ringraziare. Ringrazio morena che mi ha postato su questo vostro bel sito (attivo), e vi dico che questo titolo -gli uragani di cui si compone il cervello- è tratto da un verso di grande poeta-artsita (dimenticato, male ricordato) Emilio Villa.
ps. Se mi mandate una mail col vostro indirizzo, sia eletronico che di casa, vi manderò l’invito di una mostra personale che farò a Genova allo Studio Ghiglione il 10 aprile.
buona lettura a tutti.
g.
Anche io sono una farfalla stanca in una scatola di cristallo…
… vabbè, forse farfalla è troppo per me, diciamo che sono una formica. Stanca? Si sono stanca, ma il cristallo…
facciamo cartone, sì. Quando penso ad una scatola, io vedo il cartone…
“sono una formica stanca in una scatola di cartone” … eh già, la virgola è importante. Mi piacciono un sacco (e un cartone) le virgole … mi ricordano le farfalle, sì
…vediamo
“sono una formica, stanca in una scatola di cartone”
oppure…
“sono una formica stanca, in una scatola di cartone”
P.S. la farfalla è nella virgola, of course
Che bella quella formica stanca, che in punta di zampe, sa trasformarsi in una virgola-farfalla!
Caro Gian Maria,
dai sempre prova di una magica sensibilità, accompagnata da un sempreverde linguaggio poetico che ti costituisce e ti rinforza giorno per giorno. C’è musica nelle frasi, una dolcezza, un afflato cosmico, un’inedita voglia di comunicare attraverso il gesto letterario.
Pamela, compositore di musica contemporanea
ottima proposta, mi viene da dire… accidenti che forza! a.
Bellissima versione di poeta e artista
Splendido il verso:
” Non ho pensieri.
I miei fiumi sono profondi senza pesci…”
davvero una bella scoperta di complessità e originalità artistica, che sa esprimersi su vari fronti…