Anniversari. Sinisgalli e la notte del 9 marzo – di Maria Pina Ciancio

2008 Marzo 9

sinisgalli.gif
Sinisgalli alla Olivetti, davanti a uno schema di vetrina, Milano 1938

Cade il 9 marzo l’anniversario di Leonardo Sinisgalli (1908-1981) il grande poeta matematico e ingegnere fondatore del periodico “Civiltà delle macchine”. Nato a Montemurro, in un piccolo paesino della Val D’Agri lucana, dove i bambini battevano contro i muri le “monete rosse”, ha vissuto a Roma e a Milano e fu amico tra gli altri di Ungaretti e del pittore Scipione.
“La notte del 9 marzo” è una piccola prosa autobiografica giovanile dal sapore leopardiano, legata ai ricordi della vita militare del poeta e scritta proprio nella notte di un suo anniversario di nascita, lontano fisicamente dagli affetti familiari e dalla terra natia. E’ tratta da “Prose di memoria e d’invenzione” (1964) e ne ho trascritto solo alcuni passaggi, quelli più significativi per cogliere l’atmosfera di disagio, smarrimento e solitudine provata dal poeta lucano, mentre in un convoglio di militari si dirigeva presumibilmente da Legnano alla stazione di Napoli, per raggiungere a piedi la caserma militare dei  Granili.

(…) Stavamo stretti nelle vetture, incappottati notte e giorno, fintanto che presso Fondi il convoglio non fu assalito da uno strano turbine, un fiato tiepido e soffocante. Era molto buio, era l’una di notte, e tutti gli ufficiali, la truppa, i cavalli, furono scossi da quella furiosa ventata. E’ marzo, dissi io tra me e me, è marzo, e io compio gli anni tra oggi e domani. I miei amici certo mi sentirono borbottare, i miei amici si erano affacciati al finestrino molli e fiacchi sotto la prima ardita brezza della lüna.
(…)
Mi difendevo quella notte, accucciato dentro il mio cappotto, mi difendevo dal lume della luna, dallo sgomento che la nera dea mi metteva nel cuore, la nera dea cacciata dall’inferno; e l’inferno era lì intorno, a Fondi, all’una di notte, la notte del mio compleanno. Mi ero tolto gli occhiali e molto mi ero allontanato: ecco pensavo con curiosa ebbrezza, che non mi conoscevo, questo viaggio potrebbe essere l’ultimo della mia vita.
(…)
Così quando scendemmo dal treno dopo quarantott’ore di viaggio, la notte in cui cadeva l’anniversario della mia nascita, quando scendemmo alla stazione dei campi Flegrei era ancora scuro il cielo, la luna era tramontata, Proserpina era scomparsa. Dovevamo raggiungere la caserma dei Granili e le guide non sapevano riconoscere le strade al buio. Eravamo stanchi, e ci restava ancora tutta la città da percorrere a piedi come un gregge. Ecco, io ero in testa alla colonna, e mi sento carezzare le gambe dolcemente nell’oscurità. Era un cane, un cane che cominciò a leccarmi le mani come avrebbe fatto col suo padrone morto e resuscitato. Io mi misi a seguire la strada che il cane ‘indicava. Un cane a quell’ora, quella notte, era certamente un’immagine cara che mi veniva in soccorso.

Una prosa semplice, asciutta e moderna questa di Sinisgalli, che torce il muso all’eloquenza “non volevo scrivere come D’Annunzio e neppure come Cecchi” ha confessato un giorno il poeta montemurrese “Il mio sforzo non stava tanto nel fabbricare una prosa quanto nel fabbricarmi un’anima”.

da Prose e memorie d’invenzione, 1964 (una ristampa delle due raccolte di racconti Fiori pari e fiori dispari, 1945 e Bellimboschi,1948)

Maria Pina Ciancio

17 Responses leave one →
  1. 2008 Marzo 9
    fernirosso permalink

    mi riporta ad un Ulisse che si sta ancora e sempre cercando, ricostruendo,battuto tra una riva e un’altra terra, oltre le terre di qualunque regno, oltre il possesso in un continuo maremoto dei sensi e della percezione che ne deriva.
    …- Mi ero tolto gli occhiali e molto mi ero allontanato: ecco pensavo con curiosa ebbrezza, che non mi conoscevo, questo viaggio potrebbe essere l’ultimo della mia vita.-

    “Il mio sforzo non stava tanto nel fabbricare una prosa quanto nel fabbricarmi un’anima”.
    Un Ulisse che riesce a toccarsi a percepirsi, attraverso la lingua di un cane, che ha riportato me alla “casa del ritorno”, del rientro dentro gli affetti, ma anche nel silenzio immobile di un viaggio che si presagisce senza fine, forse anche senza esito. Il difficile percorso dell’esistere, resistendo a se stessi, non solo all’esterno che ci convoglia nel mondo. Grazie Maria Pina, marzo per me,tra l’altro, è denso di memorie,nascite e morti, un filo che si snoda e annoda, in un silenzio molto simile a quello che tu hai portato con la prosa di Sinisgalli. ferni

  2. 2008 Marzo 9
    Luca Ariano permalink

    Fate bene a ricordare Sinisgalli. Mi sarei aspettato da parte dell’editoria qualche ristampa ma vabbè, mettiamoci il cuore il pace…
    Grazie!

    Un caro saluto

  3. 2008 Marzo 9
    Antonio Fiori permalink

    Accurato e tempestivo questo post di Maria Pina su Sinisgalli.
    A Luca do una buona notizia: ad aprile, per l’editore Avagliano, uscirà ‘L’anima meccanica’, antologia dei suoi scritti per la rivista ‘Civiltà delle macchine’ (da lui fondata nel 1953).

    Antonio

  4. 2008 Marzo 9

    Antonio, questa notizia che ci lasci è già un grande evento, ma di Sinisgalli manca l’opera antologica completa dei suoi versi e mi auguro vivamente che qualche editore prima o poi se ne accorga…
    E’ impensabile, come giustamente sottolinea Luca, che ancora non si possa acquistare e leggere Sinisgalli poeta se non su qualche vecchissima edizione originale -difficilissima da recuperare- o sul web.
    Mapi

  5. 2008 Marzo 9

    Carissima F. leggevo quanche sera fa i racconti di Sinisgalli e quando mi è capitato tra le mani “La notte del 9 marzo”, non ho resitito alla tentazione di condividere questo momento con voi. Ulisse, sì; e anche se queste prose appartengono a un tempo della giovinezza, l’animo di Sinisgalli fu tormentato sempre dall’horror vacui e dalla necessità della ricerca. Mapi

  6. 2008 Marzo 9
    fernirosso permalink

    Grazie Mapi, sei preziosa per me.Ti abbraccio. ferni

  7. 2008 Marzo 9

    Un ricordo meritato. Lo lessi tanti anni fa e questo passo me lo farà ricercare. Sandra

  8. 2008 Marzo 10
    Luca Ariano permalink

    Ottima notizia Antonio però anche io come Mapi attendo la pubblicazione dell’opera poetica. C’era la voce che si stava preparando un Oscar Mondadori con tutte le sue poesie ma non si è saputo più nulla e vedo in catalogo che sono in uscita De Angelis e il poema di Majorino. Vediamo da qui a dicembre…

    Grazie e un caro saluto

  9. 2008 Marzo 10
    gabriella gianfelici permalink

    scrittore da leggere , mi ha ricordato anche un po’ il Pavese dei diari, il togliersi gli occhiali e vedere intorno in altro modo,
    mi auguro che si possa leggere pubblicato nuovamente,
    grazie e un saluto a tutti,
    Gabriella

  10. 2008 Marzo 10

    Grazie di questo flash su Sinisgalli, e anche della citazione di Civiltà delle Macchine, rivista importante. Ogni tanto mi ripeto alcuni versi della sua bellissima poesia al padre. I poeti “dimenticati” dalla bagarre mediatica, non lo sono se possiamo ripetercene i versi, e sentirli nostri sempre. I tempi del tempo sono lunghi più di quelli degli uomini… E’ una consolazione? E’ una verità? Non so.
    Ciao da Eleonora

  11. 2008 Marzo 10
    Luca Ariano permalink

    E’ una delle mie preferite del Nostro Eleonora!
    Eccovela. E’ sempre un piacere leggere e rileggere Sinisgalli

    A mio padre

    L’uomo che torna solo
    A tarda sera dalla vigna
    Scuote le rape nella vasca
    Sbuca dal viottolo con la paglia
    Macchiata di verderame.
    L’uomo che porta così fresco
    Terriccio sulle scarpe, odore
    Di fresca sera nei vestiti
    Si ferma a una fonte, parla
    Con un ortolano che sradica i finocchi.
    E’ un uomo, un piccolo uomo
    Ch’io guardo di lontano.
    E’ un punto vivo all’orizzonte.
    Forse la sua pupilla
    Si accende questa sera
    Accanto alla peschiera
    Dove si asciuga la fronte.

  12. 2008 Marzo 10

    Bellissimo questo dono in versi Luca, io aggiungerei però anche questo omaggio alla madre, una poesia che ogni volta mi smuove a commozione.

    A mia madre

    Mia madre aveva un modo strano di carezzarmi
    la faccia, mi premeva il palmo contro
    il muso, quasi mi schiacciava le labbra, mi
    tirava indietro di colpo per baciarmi sulla nuca.
    Io chiudevo gli occhi credendo di potermi
    addormentare in quel deliquio. Ma si
    pentiva, mi voleva forte, mi respingeva coi piedi
    per terra dove giacevano sparsi i semi neri
    delle carrube.

    (PS) Grazie Fernanda, Sandra, Gabriella, Eleonora.

  13. 2008 Marzo 12
    luciano permalink

    Luca mi ha preceduto nel suggerire questa poesia che io tengo sempre a mente, che mi coinvolge per come è trattato il tema della paternità, a me molto caro. Quella “pupilla che si accende la sera” è una delle immagini in versi più bella che io conosco.
    Complimenti per il blog.

  14. 2008 Marzo 14

    interessante tutto il post, e anche i commenti che ne sono seguiti( che belle le poesie dedicate ai genitori!)
    I brani qui riportati hanno saputo bene delineare un’atmosfera di sospensione temporale, l’atmosfera oscura di sensazioni provate in un momento cruciale della propria vita

  15. 2008 Marzo 25
    Donato permalink

    Di Sinisgalli dedicata alla madre.
    Condivido con voi cari amici, un poeta sbrigativamente messo nel dimenticatoio.

    Caldo com’ero nel tuo alvo
    mi attacco alle tue reni
    madre mia. Io sono
    il tuo frutto e a te ritorno
    ogni notte e nell’ora della morte.
    Dormiremo come una volta,
    le mie piante premute
    contro il tuo cuore.

  16. 2008 Marzo 25

    … che meraviglia Donato questi versi.
    (e che bella ricchezza tutte queste aggiunte in versi e queste vostre annotazioni personali). Mapi

  17. 2008 Marzo 25
    Donato permalink

    Perchè non continui questo barbaro ostracismo nei confronti di Leonardo Sinisgalli, poeta lucano.

    DA QUANTI ANNI, DA SEMPRE

    Da quanti anni, da sempre
    sul finire del giorno
    lungo il muro il tuo passo ritorna.
    La tua mano mi tocca
    delusa: Leonardo, mi dici a bocca
    chiusa. Il vento leggera ti scioglie.
    Io ti sento partire dal mio fianco
    nella brezza delle foglie.
    La tua voce è una carezza
    che brucia più l’ora si attarda:
    io non so dove mi conduce.

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