In divenire – uno

2008 Marzo 4
by morenafanti

Quando Danny entrò nei suoi sogni aveva diciotto anni, cinque più di lei, e jeans neri così stretti da far dubitare del suo respiro.
Lei aveva alte mutande bianche di cotone, dall’unica funzione igienica, e nuvole al posto del cervello, come diceva sempre sua madre.
Nessuna difficoltà per Danny entrare e sdraiarsi su quelle nuvole. Lei gli diede le chiavi del suo cuore e si sfilò le mutandine bianche senza alcuna incertezza.
Il pensiero di Danny non l’aveva più rincorsa da anni ormai. … perché mi è venuto in mente Danny?… forse è stata la musica che passa ora in radio? si chiese Monica, fermandosi all’ascolto del rock che pulsava nella stanza. No, concluse tra sé, niente a che fare con quella che ascoltavamo allora.
Avevano trascorso insieme tanti pomeriggi, tempi dilatati e così liquidi che penetravano ovunque, molte sigarette e qualche Johnnie Walker etichetta nera – l’etichetta rossa ai loro occhi sembrava da bambini, dal sapore troppo leggero – e molti baci dolci e caldi, saliva che si scaldava nelle lingue impertinenti e curiose.
Per molti anni il sapore della bocca di Danny era rimasto insuperabile e insuperato, poi la vita si era trascinata in altre storie e altre bocche e ora Monica era sola. Non indossava più mutandine di cotone, e poche volte erano bianche – solo in certe occasioni fintoingenuo che lei creava ad arte per qualche cliente stanco di ogni altra cosa… … ciccioni pieni di soldi e di pretese, viscidi abitanti della terra… con un gesto secco Monica gettò a terra il bicchiere blu che era sul tavolo. Rimase a guardare i cocci azzurri che formavano fiori sul pavimento bianco e poi con uno scatto, prese scopa e paletta per raccogliere tutto.
Spense la radio pigiando il pulsante con furia, proprio mentre il DJ annunciava un sondaggio sull’amore e uscì, sbattendo contro lo sportello del pensile e facendosi male al braccio sinistro: … cazzo! Che male! Anche questa, ora… l’amore… ecco, un argomento nuovo! Bravi, parlate d’amore. Che cazzo ne sapete, voi, dell’amore?…
Entrò in camera, si tolse l’accappatoio e andò verso il cassettone di noce, guardandosi nello specchio rettangolare che vi era appeso sopra. Rimase qualche secondo a guardarsi e poi aprì il secondo cassetto: mutande in ogni foggia, colore e tessuto la guardarono stupite dall’aggressività con cui la sua mano frugava e rivoltava nei pizzi, buttando tutto all’aria.
Scelse infine un perizoma di pizzo color rubino, assurdo triangolino legato da laccetti di raso, che assolveva a tante funzioni ma di sicuro non a quella igienica, e lo indossò prima di avviarsi ad aprire la porta. Si specchiò, alta e formosa ragazza in perizoma color rubino, e ricordò la bambina che baciava Danny in quei lunghi pomeriggi dove tutto era liquido e buono.

*************
In divenire (uno) fa parte di una raccolta inedita di mini racconti, quasi frammenti di vita, colti nel momento in cui c’è quel respiro diverso, quel sapere che… , capire che.
Ma anche ‘in divenire’ ad indicare frammenti di racconto che potrebbero subire trasformazioni e diventare altro, un racconto di più ampio respiro ad esempio. Come fossero incipit di qualcosa che ancora non ho scoperto.

14 Responses leave one →
  1. 2008 Marzo 4
    monica permalink

    Morena, mi piace il tuo modo di scrivere. così reale, così scarno e vero. Come dei flashback, dei fotogrammi di un film che altro non è che la nostra vita, fatta di pensieri, problemi, sogni…
    Grazie per questo attimo di respiro diverso…
    Monica

  2. 2008 Marzo 4

    un miniracconto frizzante ed amaro allo stesso tempo, che allude e disegna situazioni psicologiche, personaggi, frammenti di vita…le tue parole sanno coinvolgere
    marina

  3. 2008 Marzo 4
    Josè Grilli permalink

    Coinvolgente e malinconico
    dolci ricordi e realtà aspra
    si leggono in questo mini racconto
    veramente significativo.
    Sprazzi di vita in una manciata di parole.
    Bello

  4. 2008 Marzo 4
    fernirosso permalink

    a volte mi capita di restare catturata dalle persione.Addirittura mi capita di seguirle,in-seguirle,fino a farle voltare e…continuo a guardarle. Credo che prima o poi mi tireranno addosso qualcosa o mi strangoleranno, visti i tempi che corrono e la gente,se da un lato ama mettersi dietro i riflettori,non ama riflettersi negli occhi di un altro, che non ha telecamere e microfoni dietro cui stare.
    Eppure c’è un’attrazione tale che non riesco a resistere. Da là,poi, prima o poi ritornerà a fiorire la parola,su quella terra fertile che è la realtà raccolta in me,come una serra. Questo ho sentito in questo racconto “minimo”,ma già ricco di….vita.

  5. 2008 Marzo 5

    Grazie alle amiche della lettura.

    … solo donne: chissà come mai… si chiese Monica pettinando la bambola.

  6. 2008 Marzo 5
    donatellarighi permalink

    Un modo accattivante di narrare, indugiando su aspetti di superficie che rimandano a ben altre profondità.
    Un incipit che offre notevoli sviluppi.

  7. 2008 Marzo 5
    MARIA GISELLA CATUOGNO permalink

    penetri con naturalezza la psicologia di questa ragazza a cui Danny ha probabilmente lasciato più che un graffio nel cuore…amarezza, disincanto, memoria
    un caro saluto
    Gisella

  8. 2008 Marzo 5
    lucetta permalink

    Morena, hai ragione. Questo testo può fare parte di una raccolta di mini testi, come flashes fotografici, ma appunto per il “taglio” che dai, c’è tutta l’interpretazione del fotografo. E stanno bene da sé. come sono, perfettamente autodefiniti e riusciti come questo che ci proponi. Oppure essere solo un incipit di un racconto o romanzo più lungo. Comunque l’idea di una raccolta di “incipit” mi sembra molto affascinante. Il lettore rimane catturato e poi….continua a sognare per conto suo, se vuole. Sai meglio di me che è dall’incipit che si segnala la bravura o meno dello scrittore. E se scrivi una serie di incipit come questi, sei cento volte brava(ammesso che scrivi 100 incipit-una vera impresa…)
    un abbraccio
    lucetta

  9. 2008 Marzo 5
    margheritarimi permalink

    Un senso di solitudine pervade il racconto, di nostalgia al ricordo del sapore di una bocca riconosciuta nell’amore.
    Sentimenti che attraversano il linguaggio del corpo, il linguaggio della fisicità che forse più le donne sanno cogliere.

    “Per molti anni il sapore della bocca di Danny era rimasto”…

    Grazie Morena
    Margheritarimi

  10. 2008 Marzo 6
    margherita permalink

    a me piacciono questi microracconti che possono essere in ‘divenire’ ma che sono già compiuti così. solo nucleo, nucleo che contiene tutto. esplori l’anima nei gesti. poi i pensieri li accompagnano. il bicchiere rotto a terra forma i petali di un fiore. mi fermo su questa immagine. anche metafora. e sulle tante mutandine strumento del mestiere. si moltilplicano, esattamente come i rimpianti e le disillusioni.
    tutta l’amarezza esplode nella spicciola aggressività di un bicchiere rotto, di un cassetto buttato all’aria. non basta per
    riaddormentare la bambina che baciava Danny.
    grazie per questa lettura
    margherita

  11. 2008 Marzo 6
    sandrapalombo permalink

    Un quadro nitido nonostante la brevità. Aspetto di leggerne altri. Sandra

  12. 2008 Marzo 7

    certo potrebbe essere l’incipit di un racconto o di un testo più lungo, ma possiede già una sua compiutezza e una validità in se stesso.

  13. 2008 Marzo 11

    brava,brava..morena

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