Un viaggio tra i “Segni” di Anna Maria Farabbi e Stefano Bicini -lettura di Maria Pina Ciancio
Due ammoniti, Stefano Bicini, 2003
“Ci sono/ nella tua opera interiore e nei segni” (A. M. Farabbi)
Si chiama “Segni” ed è una preziosa placchette d’arte, in cui convicono in simbiosi disegni di Stafano Bicini e poesie di Anna Maria Farabbi, che la poetessa perugina ha scritto dopo la scomparsa dell’amico e pittore per la cartella “Segni”, (composta da sei incisioni in acquaforte/acquavite con collage di acqua di riso). Una pubblicazione che apre la collana dello Studio Calcografico Urbino “Segni e Segni”. Un dialogo interiore tra due espressioni d’arte, i segni archetipi di Stefano Bicini (2003) e la voce dalla tensione calda e interlocutoria di Anna Maria Farabbi. Una ricerca consapevole e appassionata. Un poemetto miniatura di otto testi in cui il verso, dalla modulazione intima e sensuale, si dispiega a tratti, nella trasparenza dei gesti e della narrazione. Quella di un viaggio fisico e interiore sulle tracce dell’essere (del “femminile”) e del richiamo della memoria, attraverso i luoghi, i corpi e le radici sospese e nude delle cose. I segni primitivi. La sostanza e l’essenza delle origini.
Dalla Placchette “Segni” trascrivo i versi di “Due ammoniti”:
Tra le montagne Djurdjura in Algeria
Le donne seppelliscono i cordoni ombelicali sotto il telaio.
Seminano i segni delle nascite perché nella tessitura
Siano presenti antenati e futuri.
Per sorellanza
Mi chiesero di mettere l’orecchio a terra la pancia
La mia animalità in un’unica necessaria concentrazione
Perché sentissi interamente la storia della geologia.
La creazione originale
Di me stessa tra due ammoniti:
il tu e il me
(da Due ammoniti, Anna Maria Farabbi)
Un respiro del corpo. Richiami di gesti e silenzi che si fanno parola. Una parola che nasce dal raccoglimento e dall’ascolto, che sazia e nutre come mandorla dolce. Una parola accolta e custodita nel palmo della zolla, offerta con la grazia e lo stupore dell’appartenza e della consegna.
Stafano Bicini – Anna Maria Farabbi, Segni, Studio Calcografico Urbino, 2007
Maria Pina Ciancio
Due ammoniti, Stefano Bicini, 2003






ci sono,tra tutti i testi di Anna Maria, presenti nel libro a cui tu fai riferimento,due composizioni a cui mi sento particolarmente legata.Una è appunto questa.Sono,da quando studio e uso la geometria, e sono stata, affascinata dalla spirale,soprattutto quella logaritmica,quale è quella delle ammoniti (ammoniti da chi?).Il matematico J. Bernoulli,di cui si studiano molti teoremi,ha anch’egli avuto una fascinazione dalle propietà della spirale logaritmica,al punto da farla rappresentare incisa sulla sua tomba con il motto: Eadem mutata resurgo (Trasformata nella dimensione, rinasco sempre uguale).
Se si osserva la figura geometrica che la interpreta si nota che la spirale logaritmica prosegue indefinitamente sia verso l’interno, sia verso l’esterno: la curva si avvolge intorno al punto centrale senza mai raggiungerlo. Il centro della spirale logaritmica, osservato con un qualsiasi ingrandimento, appare cioè costantemente come una spirale infinita.
(MA che siano questi i MONITI della vita?)
L’altro testo, che amo in particolar modo, è quello delle Y:in cui si può vedere l’inizio dell’uomo.
Il libro,la sua veste grafica, ha una particolare eleganza,una cura del particolare,del segno che si incide sulla carta,facendone ferita fruttuosa, finestra che si apre verso ciò che, anche nel cuore dell’impaginazione, dice di chi ha curato l’abito di quelle voci,di quei segni, raccoltisi all’intero di quel re-cinto di bellezza.
Segni unici questi letti per noi da Maria Pina.
Parole e incisioni davvero terragni, custoditi ‘nel palmo della zolla’.
Anche qui Anna Maria Farabbi si rivela poeta-antropologa, attenta osservatrice, sensibile ascoltatrice
“mi chiesero di mettere l’orecchio a terra la pancia
la mia animalità in un’unica necessaria concentrazione”
Grazie
Antonio
@Ferni, ti assicuro che la scelta di questo testo è stata davvero difficile, perchè tutti i componimenti del libretto sono di uno spessore alto e suggestivo. Viaggio, corpo, terra, memoria. Una sintesi di elementi primordiali. Figure evocate con leggerissimi tocchi. Y (ovvero a braccia alzate senza testa nascendo) è straordinaria “La nonna e io ci accovacciammo piccine mano nella mano…”
@Antonio, la lettura di Anna Maria è per me un lavacro di purificazione, sempre… Mi è molto piaciuta la tua sottolineatura di “poeta-antropologico”, o di poesie antropologiche, testi che si muovono sempre nella prospettiva di un me, tu-noi collettivo. Un abbraccio carissimo Mapi
i SE(G)NI ai quali tutti noi siamo stati allevati, portano nella carne della loro memoria UN UOMO, uno solo in tutti gli uomini che lo configurano sino ad oggi.Intendo dire che l’uomo,il corpo del primo uomo,non ha ancora finito di formarsi,necessita di tutti quelli che ci sono ora e di tutti quelli che verranno dopo.Ciascuno ha ed è in sé involucro di quei segni,in seminati in ciascuno,terra di memoria di quell’unico,oltre le logiche temporali e vacue,oltre le ideologie effimere.Il segno dell’uomo nel di-segno del bambino. La V:due braccia alzate,la V rovesciata le gambe e poi,ma solo dopo molto tempo quella palla posta in cima a quell’acrobatica configurazione in cui,sull’asta,la V e la sua identica capovolta altro non sono che i segni di femmina e maschio uniti nell’asta. Per questo amo quel testo,mi riporta all’inizio e all’origine,al legame che la nonna,la figura vecchia e mitica,la madre delle madri, conserva e ha cura di passare come memoria del corpo. La spirale,il vortice,poi,oltre al richiamo matematico che per me ha un significato profondissimo, contiene quel seminare il cordone ombelicale ,la memoria del nascere (si nasce in un movimento a spirale e potremmo dire che ogni vita è in sé una spirale dentro cui siamo presi,come pure la visione del mondo), mi è caro perchè,studiando la storia dei veneti antichi,in particolare Reitia e la sua chiave,si ritorna a quella spirale in cui vita e morte si abbracciano nel segno del caduceo che, stilizzato e nelle prime realizzazioni arcaiche,assume la configurazione di una spirale.E’ un libro molto bello,ripeto,non solo per il contenuto,ma anche come impaginazione grafica: di una eleganza pulita e scevra,nitida e fuori dalla convenzionalità commerciale.
Anche questa plaquette dell’amica Anna Maria Farabbi, che invito a unirsi a noi di vdbd, testimonia della possibilità di un dialogo tra le arti profondissimo e sinergico.
I segni del pittore Bicini e le suggestioni archetipe che Anna Maria ne ricava e dilata in versi mi hanno ricordato i simboli incisi sui megaliti di Malta, che parlano della grande madre mediterranea, della simbiosi tra terra e femminile , quella “animalità” necessaria al rispetto di ciò che sotto al telaio irradia, quella gioia ancestrale del nascere e vivere sulla terra.
Grazie, Mapi, della scelta
annamaria
…anche qui una presentazione della Farabbi in una combinazione tra simboli e parole che riportano a qualcosa di arcaico di radicato nel corpo femminile.
Molto interessante seguire questo percorso poetico e seguirti Mapi
grazie
margheritarimi
Mi ha chiamata una creatura a leggere le vostre impronte sulla roccia virtuale di via delle belle donne. E io, che sono profondamente interiormente arcaica, mi sporgo ed entro nei vostri inchiostri emozionata. Un po’ goffa. Non navigo solitamente. Tanto goffa che devo riscrivere due volte il mio grazie. Anche questa notte ho provato ma non è rimasto nulla di me su questa lavagnetta mobile. Ho chiesto spiegazione alla creatura che mi ha invitata e ora riprovo. Riprovo a dirvi grazie, grazie per l’attenzione calda, accogliente, continua. Saluto la vostra bellezza, il vostro fare, la vostra tessitura. Grazie di attraversare la mia opera. Grazie a Maria Pina. Grazie.
Credo sì al lavoro interiore, verticale, serissimo, individuale, ma anche alla piazza dove nasce la fontana dell’incontro. La liquidità che sgorga al centro della pietra disseta e diffonde luce. E voi state creando
questo spazio e questo tempo di dialogo.
anna maria farabbi
… grazie a te Anna per questo tuo passaggio qui, in punta di piedi, quasi sussurrato, e per l’energia bella e positiva che irradia la presenza delle tue parole. Un abbraccio affettuoso Mapi
bella Annamaria Farabbi e belli i ’segni’ di Stefano Bicini: un matrimonio di parole e colori molto ben riuscito.
acqua preistorica? Acqua filata? Uhm! Diventerò anch’io creatura ante litteram, se ne berrò? Pietra di-lava me e le mie super-stazioni, croce-via di passione. Fanne discese che mi risalgano le ossa, lascia in me segni dell’antica sor-gente. Grazie. Bacio d’a-qui(a)-là.ferni
I Segni sono universali così come la poesia della Farabbi che apre all’altra che è sempre comunque presente anche in noi anche se con segni diversi.
Sandra
Bellissimo questo lavoro di parole con l’intreccio grafico.
Annamaria è bravissima nel connubio con altre arti.
Coccolo un lavoro che ho nel cassetto con la sua poesia che non so ancora quando si farà.
La poesia di Annamaria è bellissima.
un caro saluto a tutti
ciao
vincenzo mastropirro
Belle e potenti le due ammoniti, si.
Sono una convinta sostenitrice dell’accoppiamento Arte/ Poesia, qui ne abbiamo un esempio stupendo.
Grazie davvero a tutti per i passaggi e i contributi e a Diana e alla Lietocole per aver apprezzato e ospitato questo intervento anche sul sul loro sito all’indirizzo
http://www.lietocolle.com/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=2861
Una buona domenica, all’insegna della luce e della primavera di ritorno
Mapi
Sorellanza. Una parola splendida…come bellissimo è questo viaggio interiore che tende all’ incontro.
Grazie
elina
segni,intrecci,viaggi..c’è tutto, con distaccata delicatezza.Ciau, grazie