Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci

2008 Febbraio 18

 copertina-fallaci.jpg

La copertina è quella originale del tempo, originali anche gli scarabocchi

 A chi non temo il dubbio
a chi si chiede i perchè
senza stancarsi e a costo
di soffrire di morire
A chi si pone il dilemma
di dare vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne

Oriana Fallaci

  

Una giovane donna nel cuore della notte sente d’improvviso dentro di lei la scintilla della vita. Della donna non sappiamo niente, tranne che è una donna in carriera, che non è sposata e che aspetta un bambino.  La donna inizia un lungo monologo, si rivolge al figlio non ancora nato, si pone mille interrogavi e si dà mille risposte, molto spesso contrastanti.  Chi è, cos’è quello che ha dentro? E’ già un bambino o è solo un grumo di cellule? Si pone l’atroce domanda “ e se nascere poi non ti piacesse?” La donna si chiede, e chiede, se sia giusto metterlo al mondo. Il mondo è corrotto, violento, la giustizia non esiste, l’amore ha un significato ambiguo, la libertà è un sogno. Il bambino non può rispondere, la donna deve decidere per lui.  Decide che lo farà nascere,  la vita è bella nonostante tutto,  nonostante il padre del bambino le abbia chiesto di liberarsene. Il padre ha un pentimento, forse convinto dall’amica femminista della donna,  si reca a casa della donna con un mazzo di fiori difendendo e affermando con forza il suo posto, il suo ruolo, la sua paternità: il bambino è anche suo. E’ troppo tardi, la donna ha già deciso, lo ha fatto da sola, ha stabilito con il bambino non ancora nato un forte legame e non c’è più posto nella loro vita per il padre. Decide di tenerlo  nonostante sia mal vista dal ginecologo ottuso che la visita per la prima volta, nonostante sarà costretta a trascurare il suo lavoro, nonostante il suo sarto sia arrossito violentemente quando lei gli ha detto che il cappotto avrebbe dovuto cucirglielo largo perchè aspettava un bambino. I suoi vecchi genitori, due alberi secchi, accettano però ogni suo insegnamento, la vecchia madre pensa che senza bambini il mondo finirebbe. Quando ha una minaccia di aborto si reca nuovamente dal ginecologo il quale le ordina di stare a letto. La donna si ribella alla maternità, si sente derubata della sua libertà, vuole essere libertà di muoversi, di lavorare. Perché un grumo di sangue deve costringerla a letto? Lei non è un’incubatrice. “bastano una bollicina d’uovo e uno spermio di cinque micron a fare un essere umano” Perché il diritto di un non nato deve essere più importante del diritto di chi è già in vita? Quando firma il foglio di uscita dell’ospedale in cui è ricoverata, il medico la accusa di comportamento irresponsabile e criminale, comportamenti che poco si confanno ad una donna, ad una madre. Più accondiscendente, invece, è la ginecologa femminista, più moderna, più facilona. La maternità è un fatto naturale, stia tranquilla, le dice, lei può muoversi, può viaggiare, può fare ciò che vuole, lei è libera. La donna parte e affronta un viaggio, affida al figlio la responsabilità di nascere, sarà lui a decidere se vivere o morire. Durante il viaggio stressante però sorgono delle gravi complicazioni e il bambino muore.  La donna rischia di morire perché non vuole liberarsi del bambino morto, da incubatrice diventa bara. Quel bambino che lei si era raffigurato per tutte quelle settimane, quel bambino che lei aveva descritto in tutte le fasi di crescita non era affatto cresciuto, era solo un uovo grigio con due abbozzi di braccia e gambe,  un uovo molle che entrava giusto dentro un bicchiere posato sopra al suo comodino, galleggia, morto, in un liquido rosa.

“Sbagliavi, sbagli a pensare che io non credo alla vita. Ci credo, ci credo! E mi piace. Anche con le sue ingiustizie, le sue infamie… Dovevi resistere. Dovevi combattere, vincere! Hai ceduto troppo presto, non eri fatto per la vita. Perché avresti dovuto diventare un uomo o una donna mi chiedi? Ma perché la vita esiste, bambino! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita!”

Sette personaggi compaiono nel libro, il ginecologo, la ginecologa, il padre del bambino, i genitori della donna, il suo datore di lavoro, l’amica del cuore della donna, questi personaggi alla fine del romanzo la processano. Colpevole o innocente. La donna viene dichiarata colpevole da quasi tutti i giudici, solo i vecchi genitori non condannano, anzi non giudicano la figlia, rispettano tutte le sue scelte. Alla fine del romanzo la donna sogna o vede che suo figlio è adulto, che lei è già vecchia e che cammina appoggiandosi a lui.

Questa è più o meno la trama. Secondo me il libro non tratta il tema dell’aborto piuttosto quello della gravidanza. Le gioie  e i dolori che la abitano. Il travaglio, i dubbi, l’accettazione o la ribellione che ne possono derivare. La Fallaci racconta il dramma di una donna che ha dovuto affrontare prima il problema della gravidanza in una società fortemente conformista, e poi quello della perdita del bambino. Racconta del dolore provato dopo la perdita del figlio, le reazioni opposte di una donna, tutto l’amore e tutto l’odio, il desiderio di avere un bambino che si sente proprio e l’ostilità verso questa vita che cresce dentro e che si sente estranea, ha raccontato della vita e della morte. Un libro complesso che tocca  molte questioni. Un libro attuale nonostante siano trascorsi più di 30 anni dalla sua pubblicazione perché sempre attuali sono la vita e la morte.

“Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Ora muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore”.

24 Responses leave one →
  1. 2008 Febbraio 19

    ecco io l’ho letto in due fasi: una volta a 18 anni .. e poi anche di recente.
    Devo dire che l’impatto è stato completamente diverso.
    Se una volta l’ho ritenuto un esempio di anima straordinario, adesso l’ho trovato retorico, pieno di belle cose che sono soltanto ,merletti e gerani su un balcone.

    E lo so che posso sembrare cattiva ..
    Credetemi che non lo sono.
    Il problema è che sono cinica ed il tempo mi ha ingrigito un sacco di cose che ritenevo tutte rosa, e fiori e nuvole bianche.
    Ma ce ne stanno poche di cose così.
    E ho sentito troppe belle parole, troppi sentimenti perfetti .. che poi non erano di persone belle. ma di persone e basta ..
    E lo so che il mio è un discorso che c’entra poco, ma il “troppo buono” è un falso storico che non mi affascina. Più.
    Anzi … lo rifuggo.

    E’ un po’ come quando a 18 anni ho letto “Noi, ragazzi dello zoo di Berlino” … e poi l’ho rifatto qualche anno fa. Beh, adesso che sono mamma, quel libro .. mi sballato di paura. di timori.
    Ho il cuore di mamma …

  2. 2008 Febbraio 19

    Io non capisco perché tutti (o quasi) nel libro considerano la protagonista “colpevole”, non credo che il senso di maternità sia istintivo, quindi, un figlio si può desiderare pienamente, volere solo in parte e persino non volere affatto, a seconda della situazione che uno si trova a vivere in quel momento, del temperamento della persona, dei progetti che uno ha riguardo alla propria vita, delle proprie condizioni, sia fisiche sia mentali, nel momento in cui ti trovi ad affrontare la gravidanza…
    Cristina

  3. 2008 Febbraio 19

    Cristina, si
    la libertà di sceglierlo.
    quella fa la differenza.

  4. 2008 Febbraio 19

    L’autrice non prende posizione. penso che la protagonista il figlio lo voleva abortire altrimenti non si sarebbe messa in viaggio, che senso ha dire al feto scegli tu di vivere o morire? un feto non può scegliere, dipende totalmente dalla madre. ma non mi sento di esprimere un giudizio, faccio come i vecchi genitori che hanno rispettato le decisioni della figlia, sia quando lei decise di tenerlo che dopo. a.

  5. 2008 Febbraio 19

    penso che una donna come la Fallaci, estrema in ogni suo atteggiamento, decisa nelle sue idee, proprio per questa sua “inflessibilità” , che definirei in un certo qual modo “virile”, non avesse l’attitudine morbida e mediatrice adatta a chi si fa “vaso” e poi sostegno per un figlio…sia lei o no la protagonista, nel suo subconscio non lo desidera veramente, di qui l’aborto
    marina

  6. 2008 Febbraio 19

    La lettura di questo libro è legata anche per me a un tempo ormai “storico”, stessa copertina, sottolineature, appunti a margine, orecchiette e foglietti sparsi qua e la tra le pagine. Insieme a Siddharta, I ragazi dello zoo di Berlino, Il profeta, etc, etc, ha accampagnato i miei primissimi anni dell’adolescenza. Credo che dentro questo libro della Fallaci ci sia innanzitutto una presa di coscienza problematica della realtà, della funzione donna/madre, del rapporto complesso tra il senso della vita e quello della morte. Mapi

  7. 2008 Febbraio 19
    fernirosso permalink

    Lessi questo libro mentre ero in attesa della mia prima figlia,ora ha 28 anni.Me lo passò il mio ginecologo,amico e marito di una carissima compagna di scuola per un lungo tratto. Mi ero appena laureata e non vedevo l’ora di avere uno studio mio,in cui affrontare grandi progetti.I soci collaboratori avevano trovato dei lavori “grandiosi”, per le nostre prime armi, e dunque non restava che lavorare anima e corpo,di giorno e di notte e andare all’estero,senza tirarsi indietro.Ero in cinta.Leggendo il libro ricordo che soffrii parecchio,anche perchè,per me, c’era una memoria di figlia unica che batteva i piedi sulla mia pancia,prendendo le impronte di mia figlia.No,non potevo accettare quella soluzione,quella del libro.L’avevo messa nel libro mastro mia figlia,non era una voce cancellabile,che si poteva depennare,archiviare dietro una qualsiasi altra raccolta.No,le sono stata decisamente contro e,per la carriera,dal mio punto di vista,non è una scelta che farei.Per altre,forse,non quella,ma penso che ogni scelta sia verificabile solo nel momento in cui si presenta il caso di farla.ferni

  8. 2008 Febbraio 19

    conosco storie di donne che hanno abortito, e sono ben felici di averlo fatto, donne che hanno abortito e che non se lo perdoneranno per tutta la vita, donne che non hanno potuto abortire e che odiano il loro bambino, donne che l’hanno tenuto convinte che una vita e’ sacra e che si pentono per averlo tenuto.
    quando c’e’ di mezzo un aborto c’e’ sempre una scelta o una situazione difficile, personale…
    nessuno dovrebbe potersi permettere di scegliere per chi si trova in quella situazione, o di giudicare o di dire a priori se sia morale o meno fare una scelta piuttosto che l’altra…

    bisogna trovarcisi, sono scelte che una donna non prende a cuor leggero…

  9. 2008 Febbraio 20
    Doriana permalink

    Questo libro l’ha fatta nota a tante donne, io la ricordo per ben altri scritti, quelli di un’altra parte di vita sua in cui non risparmiò nessuno dai suoi livori razzisti e dal suo prepotente superego occidentale. Non ho letto il suo libro all’epoca, qualcosa mi faceva sentire questa donna molto distante dal mio sentire.Ho preferito leggere a suo tempo gli scritti di Alexandros Panagulis, il suo compagno poeta e uomo politico che scriveva:
    “…io non amo la violenza. La odio. Non mi piace nemmeno l’assassinio politico. Quando esso avviene in un paese dove esiste un libero Parlamento e ai cittadini è data la libertà di esprimersi, di opporsi, di pensare in maniera diversa, io lo condanno con disgusto e con ira. Ma quando un governo si impone con la violenza e con la violenza impedisce ai cittadini di esprimersi, di opporsi, addirittura di pensare, allora ricorrere alla violenza è una necessità. Anzi un imperativo. Gesù Cristo e Gandhi ve lo spiegherebbero meglio di me. Non c’è altra via, e che io non vi sia riuscito non conta. Altri seguiranno. E riusciranno. Preparatevi e tremate…”
    Un odio che Oriana Fallaci tirò fuori tutto intero anni dopo.
    Condivido quanto hanno scritto -Cristina e Francesca.
    E scusate ma mi sono tolta un sassolino dalla scarpa, questa memoria mi ha dato un’opportunità…certo non di leggerla, il tempo è poco e preferisco investirlo altrimenti.

  10. 2008 Febbraio 20
    luciannaargentino permalink

    Lessi anche io quel libro tanti anni fa e sinceramente mi confermò nel mio già essere contro l’aborto, anche se il suo intento, della Fallaci, (ma poi una con questo cognome!) era tutt’altro.
    P. S. Mi fanno ribrezzo le donne felici di avere abortito. Mi spiace ma su questo argomento sono di un estremismo assoluto.
    Un caro saluto, Lucianna

  11. 2008 Febbraio 20
    Doriana permalink

    P. S. Mi fanno ribrezzo le donne felici di avere abortito. Mi spiace ma su questo argomento sono di un estremismo assoluto.

    Ne avrai conosciute parecchie di queste donne felici di aver abortito per arrivare a provare ribrezzo per queste eh Lucianna?.
    Il ribrezzo che è poi un po’ come lo schifo per i vermi o i topi …non mi sembra una scelta felice di un termine per discutere di un testo di una donna che ad esempio io non ho minimamente ammirato e stimato.
    L’estremismo assoluto dove sta? Certo in America alcun* esaltati del Movimento per la vita hanno ucciso i medici che lo procuravano se non anche le pazienti…non so rimango molto interdetta di fronte a questo intervento, non è certo questione di sincerità.

  12. 2008 Febbraio 20
    luciannaargentino permalink

    Doriana mi riferivo all’intervento n° 9. Di felici non ne ho conosciute ma di quelle che l’hanno fatto come si dice a cuor leggero sì. Estremismo assoluto verso la vita intendevo! Osei per la vita o no. Non c’è altra scelta! Grazie. Ciao. Lucianna

  13. 2008 Febbraio 20
    margheritarimi permalink

    Le fantasie di una donna le sue domande le sue proiezioni sulla sua gravidanza, sul figlio che dovrà nascere e sul mondo che lo dovrà accogliere.Complesso argomento se si estende a quella solitudine, dove la donna si pone di fronte a se stessa,ed alla intrecciata relazione con la creatura che porta in grembo.
    Un caro saluto Antonella
    margheritarimi

  14. 2008 Febbraio 21

    La verità è che la propensione o il rifiuto dell’aborto non è solo questione di sensibilità personale, ma anche di cultura.
    Per me essere contro l’aborto non significa obbligare una donna a tenere un figlio se non lo vuole, ma promuovere una cultura che l’aiuti a comprendere ciò che secondo me non comprende: la vita è dono, ma anche sacrificio, dal rifiuto del sacrificio non nasce nessuna autentica felicità.

  15. 2008 Febbraio 21
    donatellarighi permalink

    Posso affermare che solo una donna può “veramente” sapere cosa significhi aborto?
    Posso dire che solo una donna che si è trovata a prendere/non prendere questa decisione può davvero capire il dilemma, l’angoscia, il dolore che tale scelta comporta?
    Posso, infine, sottolineare che dall’accettazione del sacrificio per devozione a un principio morale o a un’etica (come si diceva qui sopra) non può nascere nessuna autentica felicità?
    Io sono figlia di un non-aborto, ma sia io che mia madre abbiamo pagato a caro prezzo questa scelta “etica”.

  16. 2008 Febbraio 21

    La legge 194 credo avesse un altro intendimento, quello di evitare che le donne andassero dalle mammane a farsi perforare l’utero con l’ago della maglia. perchè le donne hanno sempre abortito ma lo facevano con “sacrificio” – spesso l’aborto viene considerato più o meno come un metodo contraccettivo, questa leggerezza è molto grave, l’aborto è un dramma, è cancellare il futuro. So di donne che non si sono mai perdonate, come di donne che manco ci pensano più. il discorso sul sacrificio è personale come lo è la nostra anima. antonella

  17. 2008 Agosto 27
    isa permalink

    A me ha capitato questo la scelta di scegliere, e ho sbagliato, me ne pento, y so anche che cosi no si puo vivere, è un dolore angosciante

  18. 2008 Agosto 29

    Cara Isa se hai sbagliato e ti sei pentita il passo seguente è quello del perdono, devi perdonarti. un abbraccio antonella

  19. 2008 Novembre 26
    vanessa permalink

    adoro questo libro… l’ho letto e non ho saputo resistere al pianto.. anche se ho silo 16 anni, ho saputo cogliere il pernsiero, il dolore, l’angoscia di una madre che ha perso un figlio… che dire a chiunque non lo abbia ancora letto consiglio di leggerlo perchè ne è valsa la pena….

  20. 2009 Febbraio 10
    lucia permalink

    non ho letto il libro,ma mi picerebbe.
    a scuola parliamo spesso di aborto ma vedo che abbiamo opinioni divergenti, c’è chi non si pone troppe domande e non esita a sindacare sulla vita umana. io sono convinta che il diritto alla vita sia inviolabile, che la vita merita di essere vissuta e non è vero che fa schifo, è il mondo che fa schifo. credo che la vita debba essere difesa sempre, anche a costo della vita stessa.
    se tutti gli uomini sono stati creati uguali perchè qualcuno deve imporsi su un altro uomo a tal punto da decidere della sua condizione di essere umano?

  21. 2009 Febbraio 10

    certo, hai ragione. il libro leggilo, penso si trovi facilmente in biblioteca. eh sì, la vita è bella nonostante tutto e anche il mondo è bello, siamo gli uomini che a volte non siamo tanto belli. ciao a.

  22. 2009 Maggio 15
    demafrau permalink

    io ho abortito a dicembre il nostro terzo bimbo…siamo a maggio…nessuno mi ha costretto…nessuno mi ha incoraggiato a tenerlo…tornata a casa ho pianto tutte le mie lacrime( già in ospedale prima dell’ intervento)…ho urlato per giorno con l’ aspirapolvere acceso perchè non mi sentisse nessuno…
    ho odiato lui, la mia amica che avendo abortito non mi ha sostenuto a tenerlo…ora vorrei un altro bambino, ma l’ ho appena perso…stavolta un aborto spontaneo…

  23. 2009 Maggio 15
    demafrau permalink

    a chi è in dubbio a portare avanti la grvidanza dico non abortiteeeeeeeee!ci saranno momenti difficili per voi e il vostro bambino, ma troverete qlcn che vi sosterrà…per chi ha abortito non c’è consolazione mai…non so perchè l’ ho fatto io che ho sempre voluto 3 figli,…venivamo da un periodo di intense litigate…qnd ho saputo che ero incinta non potevo crederci…la notte prima di abortire ho sognato che tenevo il bambino :è stato un sogno stupendo…mi rendo conto che può sembrare assurdo: potevo scegliere ma avevo paura…

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