Il Diario delle belle donne
Febbraio 9, 2008 di antonellapizzo

I blog sono frenetici, a volte lo sono così tanto che non si riesce a seguirli. Se staccassero la corrente elettrica dei blog non resterebbe nulla, le biblioteche, invece, sono piene di libri polverosi scritti centinaia di anni fa. Negli archivi ci sono libri antichissimi. C’è un archivio a Pieve Santo Stefano, al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, che dal 1984 raccoglie i diari, le memorie biografiche, gli epistolari scritti da gente comune in cui si racconta la vita di tutti e la storia d’Italia. Alessandra Pigliaru in questo momento sta creando un quaderno di 100/150 pagine, lei, oltre ad essere una belladonna colta e intelligente, fa dei quaderni interamente cuciti a mano, utilizza carta riciclata, di cocco, stoffa, ed altri materiali (crea anche delle collane molto fashion). Sulla prima pagina mettereremo la data e poi scriveremo una pagina di diario, in seguito il diario verrà inviato a chi ne farà richiesta, la ricevente a sua volta scriverà un’altra pagina del diario e poi lo spedirà ad un’altra donna, e così via fino a quando il diario sarà completo.
Il diario collettivo cartaceo avrà per titolo il “Diario delle belle donne”. Quando le donne avranno scritto tutte le pagine, dovesse passare anche un anno, il quaderno verrà spedito all’archivio diari
http://www.archiviodiari.it/default.htm. Sarà il diario delle donne vissute nell’anno 2008, racconterà chi siamo, cosa facciamo, cosa mangiamo, come vestiamo, come viviamo.
Alla stesura del diario collettivo possono partecipare tutte le donne che ne faranno richiesta.
Le prenotazioni possono essere fatte scrivendo alla redazione
diariovdbd@yahoo.it , la pagina di diario deve essere scritta nel più breve tempo possibile e il diario inviato alla destinataria prestabilita con raccomandata senza avviso di ricevimento. Il file in formato word del testo della pagina deve essere spedito alla redazione all’indirizzo sopra indicato. Nei commenti di questa pagina scriveremo chi ha in mano il diario e quale strada sta facendo, lo seguiremo in tutti i suoi lenti spostamenti sperando che non si fermi mai e che giunga a destinazione.
un caro saluto antonella
Pubblicato in varie | 62 Commenti
Lascia una Risposta
Ero qui mentre usciva questo post e ne approfitto per dire subito che trovo l’idea di Antonella davvero entusiasmante perchè sono sicura che ne verrà fuori qualcosa di bello, di vero.
Un caro saluto, Lucianna
Mi prenoto. Sarà un bel percorso. Ciao Sandra
Aderisco e mi unisco a voi: un tempo reale, un diario di memoria, ma collettivo.
Però, se una tarda un quarto d’ora che succede, ci seguite hai detto, meno male perché di questi tempi mi scappa di mano spesso, non per scelta, come un cavallino la mia vita.
Un’idea molto molto bella, un libro come antidoto al tempo morsicato via, sono d’accordo,Antonella, che va oltre.
Dico oltre perché c’è un gruppo di artiste a farlo; le libere università della memoria, o i diari in tempo reale (qui Wharol ), dove vedevi la giornata, il sonno di una persona ad es. in tempo reale, sono idee buonissime, una estetica o un progetto politico nel primo caso.
Ma qui, tu e la Pigliaru, mi fate pensare a quel ritorno a una vita “fatta a mano”che ripopola i miei sogni come bandiera, e la scrittura, spero.
Grazie belle donne, buoni sogni a te, Anto da
Maria Pia
Prenotata!
detto, fatto! idee alla velocità della luce…che però nella pagina di Alessandra riposeranno; buona l’idea del duplice percorso!
ora mi prenoto
marina
Alcuni mesi or sono su “Repubblica” un articolo, non so più di quale giornalista, la Fusini forse, riportava proprio il resoconto di un’esperienza simile fatta in Inghilterra ai primi del 900.
A quell’epoca poteva essere un’idea geniale per la condizione delle donne, impossibilitate a vivere una vita sociale libera, senza limitazioni pregiudiziali, circoscritta da mezzi di comunicazione poco evoluti. Ora, nell’era delle comunicazioni di massa, dove i contatti e gli scambi comunicativi possono essere semplificati dalla tecnologia, potrebbe apparire al contrario una proposta anacronistica, quasi involutiva.
Invece mantiene ancora la forza dell’entusiasmo, della dedizione, della volontà narrativa del quotidiano femminile, fatto sempre e nonostante di piccole azioni indispensabili alla vita collettiva di tutti, arricchite da una coscienza di sé e del mondo molto più raffinata e profonda.
Bella e intelligente iniziativa!
Teresa
nch’io sono entusiasta dell’iniziativa e mi prenoto!
Gisella
già prenotata. ma per quando starò meglio, dopo, se …
Già prenotata ! L’iniziativa è entusiasmante!
Prenoto anch’io! E per l’idea, che già in astratto mi piace, e per la matericità del suo veicolo, il librino-diario di Alessandra che so essere artista dalle mani eleganti e intelligenti.
Ho visto il suo lavoro di persona e so di che perizia manuale sia capace.
Io addirittura la inviterei a fotografare qualcuna delle sue collane, o dei suoi quaderni, e postare le immagini su Vdbd.
Perché no? Io sarei felice di ammirare qualcuna delle sue creazioni.
Baci.
Ps: registro meccanicamente che questa è la prima ‘performance’ di Vdbd. Pensiamone altre che son belle queste forme di arte comunicativa.
idea veramente eccezzionale! a quell’archivio io ho inviato il diario che mio padre ha tenuto da quando l’8 settembre del 1943 è stato fatto prigioniero dai tedeschi sull’isola di Creta e inviato a Biada Podlaska in Polonia (Russia Bianca) dove è rimasto per circa due anni. il centro è molto ben organizzato e ogni anno indice un concorso per i migliori diari. speriamo di poter portare a compimento un’opera da BELLE DONNE!
Ci sto anche io adesso mi prenoto. ciao a tutte
Pat
La mia adesione è in condizionata,perchè bellissima l’idea.
Domanda:ma scriveremo solo del quotidiano? o anche dell’inquotidiano
baci
margheritarimi
Mi prenoti da qui, Anto, che non ho outlook e sono un’imbranata col p. c.? GRAZIEEE.
MPia
bene
tutte prenotate, le prenotazioni sono inserite nella pagina percorso diario, spero di non aver dimenticato nessuna, nell’eventualità fatemi sapere. baci a.
non potendo partecipare in quanto uomo, sarebbe stupido credo chiedere di, mi piacerebbe cmq vederlo anche tramite il web..
scusatemi se non aderisco personalmente all’idea-seppure molto bella. Non ritengo ci sia nulla d’interessante da ricordare del mio tempo quotidiano e neppure dei miei pensieri che sono sempre un po’ cinici e pendono verso il basso e di cui mi annoio profondamente io per la prima.
Però, il vostro diario, voglio leggerlo - e so che lo farò con molto piacere- appena lo avrete terminato!
vi abbraccio con affetto
lucetta
lucetta cara dimmi allora perchè scrivi poesie
MI PIACEREBBE PARTECIPARE AL DIARIO MA NON HO BEN CAPITO DI COSA SI TRATTA, IO E MIO MARITO ABBIAMO SCRITTO CIRCA 100 POESIE MI PICEREBBE ESSERE INFORMATA EVENTUALMENTE SE CI FOSSERO IN FUTURO DEGLI ALTRI CONCORSI VI RINGRAZIO E VI DICO DI VERO CUORE… B R A V I …
sono stata in egitto per 15 giorni e trovo oggi questa geniale idea. puoi aggiungermi subito in lista, antonella. conoscevo l’archivio e ho anche consigliato a qualcuno in passato di inviare diari, ma qui il valore aggiunto è l’incontro collettivo dei giorni, in contemporanea, e di donne in sintonia.
e pensavo che solo un’idea come questa, confrontata con i monumenti faraonici che ancora mi stordiscono d’imponente bellezza, può osare essere un’orma altrettanto potente perchè espressione di un sentire condiviso, di un gruppo di donne che nell’era telematica descrivono il pane faticoso del giorno ma anche la volatilità essenziale della parola creativa, resa più preziosa dalla condivisione.
Bene, costruiamola insieme questa traccia del nostro felice ritrovarci, descrivendo anche i piccoli gesti, parlando anche dei vuoti, degli smarrimenti, e insieme degli incontri, dei sussulti di gioia, anche del panico misterioso e indicibile della scrittura, provando a dirlo, tentando di domarlo.
e bello il tuo prepararci questa base di pagine con le mani, alessandra. grazie per esserci, amiche tutte
annamaria
Io sono prenotata, anzi prenotatissima
Baci a Tutte, Alessandra
Un’idea che ripara la frattura creata dalla velocità che spesso si trasforma in fretta e poi in assillo.Ricompone un tempo in cui la lettera,non solo il diario, lasciava “il tempo”dell’attesa,dell’arrivo..di qualcosa o qualcuno,della lettura e rilettura,del distacco.Un andare e ritornare,un venire per poi allontanarsi in cui anche l’altro o altro (altre cose,eventi) trovava un posto in cui abitare,vivere.Trovo dunque questa iniziativa un ampliamento,una dilatazione del tempo ordinario,in uno comunitario,visto che poi,ognuna godrà anche del tempo delle altre e la voce non sarà solo un a-solo,ma un coro a molte voci,che di-segnerà un anno,un tic e un tac dopo l’altro.davvero splendida idea.
Posso prenotarmi?
Certo che puoi, mandaci una mail
ciao a.
carissima Antonella,
secondo me tra una pagina di diario, presumo in prosa- e se diario deve essere e quindi sincero, autobiografico( a meno che si voglia inventare tutto, ma personalmente non ne sono capace e poi che senso avrebbe?) e una poesia….un po’ di differenza c’è.
A meno che non abbia capito male-mi succede abbastanza spesso e quindi mi perdonerai- dovrei scrivere una pagina di diario(non si è specificato se è una pagina che potrebbe anche essere in versi o obbligatoriamente in prosa e non si è detto se deve essere scritta ex-novo, appositamente, voglio dire, ma immagino di si.
Certe mie poesie che ho scritto ultimamente sembrano, infatti pagine di diario. Se posso usare una di quelle(alludo agli autoritratti… bene così).Solo così posso proporre il mio quotidiano…Però non chiedermi perché scrivo poesia. La risposta la sai benissimo anche tu( o non la sappiamo nessuna delle due). Un forte abbraccio lux
cara lucetta infatti non lo so neppure io, faccio spesso molte cose inutile e fra tutte le cose inutili la poesia è la più inutile di tutte. certo, se è diario dovrebbe essere autobiografico, mi pare che nei diari si scrivono anche poesie, non so perchè non ho mai tenuto un diario vero e proprio tipo che comincia caro diario… e in verità da giovane non scrivevo neppure poesie, comunque penso che ognuno può scrivere quello che vuole. ancora non ho scritto niente, se sapessi, è così bello! aspetto che finisca la giornata e poi, forse, scriverò qualcosa. forse lascerò la mia pagina in bianco, anzi in pergamena
baci a.
a caldo: neppure io ho mai tenuto un diario.
ti dedico questa poesia perché mi sembra in tema con le nostre conversazioni:
Ancora non sa cosa sia la poesia
come non sa nulla degli astri e degli altri sapendo
dei buchi neri o del Dna
come fossero freddo fame tenerezza.
Lei vuole unirli tutti in un’unica cosa
-senza badare ai particolari-
in un unico bagliore e vorrebbe
tornare a scuola ma non può
essendo il cervello vuoto stanco
trattiene qualche sensazione emotiva
nessuna tabellina schegge
di ragionamenti del tipo:
alla vita segue la morte
alle domande il silenzio lux
E’ un’iniziativa straordinaria. Letteraria e comunitaria: una sorta di abbraccio in parole. Che cosa vorremmo di più?
Ma che tristezza! e che bassa considerazione della scrittura delle donne, in fondo, se si domanda loro di scrivere una pagina di diario (e su quel coso lì, poi…
semplicemente per il gusto di partecipare a un’iniziativa “letteraria e comunitaria”. Una pagina purchessia, come viene viene perché l’importante è essere donne e essere in tante, e la piccola cura della spedizione, la raccomandata, il carezzare la pagina manoscritta e l’abbraccio di parole… e allora perché non fare una gigantesca coperta patchwork di quadratini all’uncinetto?
Ma fatemi il piacere.
che poi non sono mai solo pagine e le parole
le parole non sono mai solo una voce ed un diario io l’ho avuto. uno .. due .. tre … dieci. memoria che si fa sete e si allunga una mano per trovarsi.
a volte ci si rilegge .. e la cosa straordinaria è il senso di assoluta consolazione che resta.
no, non restano mai soltanto pagine. .. no
personalmente penso che denigrare un’iniziativa come questa sia dettato da una volontà che ha alla base un’altro bi-sogno: una vetrina di quel sé insoddisfatto che si sbandiera e si smercia ovunque,da molto tempo ormai e di un tempo crocefisso in millesimi che ha frazionato l’unità dell’essere. Godere e GIOIRE di un quaderno,qualcosa che ha la misura della mano che lo ha costruito, che lo ha pensato e voluto come insieme di parti di un tutto,un’accademia della vita,un catasto di istanti, e volerne partecipare per lasciare il segno di un sé che,in fondo non ha nome se non appunto in-s(i)eme (in-semel),che trova la sua an-a-grafe nel segno e nella disciplina della scrittura,il solco della riga impressa dentro la propria volontà,significa,per me, andare in terra dentro la sua sostanza e vivere del respiro di ogni altro es-se-re,nutrire l’assente della presenza, aprire la propria sostanza all’ampiezza di ogni altra, assegnando alle parole la stessa magnifica impronta di una mandorla, un legno dentro cui…tutto, alla pari del più stra-ordinario evento.ferni
bellissima iniziativa!
Scrivere in collettivo è un cantare in coro.
Avere un quaderno costruito da una delle autrici è pari a suonare su uno strumento artigianale dalla cassa acustica unica.
(Hai mai ascoltato la musica medievale con strumenti d’epoca?)
Tristezza è non gioire della contentezza altrui e addirittura usare il tempo per dimostrare la propria contrarietà a una iniziativa.
A quale fine poi? Per ferire? Ma chi? Non certo noi che non siamo né sprovvedute, né ragazzine.
La pagina di ognuna sarà sostenuta dall’insieme delle altre e la vita di ogni donna è un’eccellenza.
Sandra
Certo la realtà del blog è, a volte, stupefacente. Non smette mai di stupirmi, sul serio. Ecco infatti si desta la mia meraviglia nel leggere il commento di dissenso all’iniziativa, cui ho aderito con gioia ed esultanza.
La critica è un diritto, certo.
Aggiungerei, è un diritto innegabile. Ma ha due presupposti: la qualità e la comprensione della questione, soggetta al giudizio critico.
Penso che nel “nostro caso” entrambi vengano meno.
Passi il tono, del tutto al di fuori del contesto. Ciò che reputo grave è l’incapacità di cogliere il senso intrinseco del progetto: la parola dallo spazio fluido della rete, passa alla materia; dall’etere alla terra. Materia e forma s’incontrano in Unicum. Questo lo sapevano già i primi filosofi, i primi “orafi della parola” ,direbbe un poeta-filosofo a me molto caro, F.Nietzsche.
Che strano che un’autrice di blog non colga la cruciale importanza e l’attualità di una tale iniziativa, dal momento che proprio i Blog sono oggi il corrispettivo dell’Agorà antica; dal momento che in essi oggi rivive lo spirito più autentico del dialogo e della comunicazione. Ma noi, donne del diario, lo sappiamo, e per tale ragione ammettiamo il diritto alla libera parola, di qualunque portata essa sia.
Erika
che tristezza cara untitled tu, e che bassa considerazione che hai delle donne. quel coso lì, come lo chiami tu è un manufatto bellissimo, curato nei minimi particolari, un prodotto artistico, ogni pagina è di diverso colore, ogni pagina è di diverso materiale, tu quel coso lì te lo sogni d’averlo nelle mani, perchè a una come te non lo mandiamo mica! a una che non ha la sensibilità per apprezzare la piccola cura della spedizione, la raccomandata, il carezzare la pagina manoscritta e l’abbraccio di parole. assolutamente no. che tristezza tu.
La copertina del diario ha gli stessi colori delicati di una porcellana del periodo Ming Imperiale con fiori monocromici in blu… a me piace e anche molto.
SenzaTitolo è libera di pensare quel che vuole: de gustibus…
No, mi dispiace, qui non è SOLO questione di gusti.
che si appresta alla composizione dello straordinario manufatto, possiamo solo festosamente contribuire, oppure silenziosamente annuire, in ogni caso mai mai dissentire (pena la squalifica: vetrinista!)
Dalle vostre risposte capisco una cosa sola, e cioè che “non si può denigrare un’iniziativa come questa”. Bene allora: ancora una volta siamo alle donne prese in massa, a grappoli, in “tessuto”. Operose, delicate, amorose - intercambiabili. Tante piccole voci delicatamente ininfluenti, raccolte in una splendida confezione - che non si può denigrare, né peraltro apprezzare o discutere, DEVE SOLO ESSERE, e basta. In quanto donne, di fronte a una moltitudine silenziosa (e chissà poi perché, silenziosa…
Ma posso esprimere un’opinione? posso dire, da donna adulta (e che non ha bisogno di vetrina alcuna), che da queste cose sarebbe bene, una volta tanto, iniziare a prendere le distanze? e mettere il capino fuori, ogni tanto, da quel tessuto operoso e indistinto, con un movimento un po’ più operativo - e se non distinto, almeno distinguibile? E posso esprimere questa opinione pubblicamente qui, e con veemenza anche, visto che se si parla di “donne” si parla, vuoi o non vuoi, anche di me? La mia è una posizione politica insomma, si sarebbe detto una volta - privatamente /educatamente, non posso che farvi i migliori auguri e morta là. Chiamatemi veterofemminista, ma una volta le donne (almeno a parole) non si sarebbero accontentate di così poco, e a una critica come la mia avrebbero risposto con un discorso di merito, non con un semplice “invece è bellissimo sei tu che sei brutta e cattiva non te lo mandiamo il libro eh…”.
E dell’estetica del quaderno, che dire? evidentemente non si può criticare neanche quella (ma a questo ci sono abituata: più di nessun oggetto ormai si può dire con franchezza “è brutto”, e non per dire “non mi piace”, ma nel senso che è un oggetto che non ha alcuna ragione d’essere rispetto alla sua funzione). Comunque non voglio niente, figuriamoci, ho di che riempire le mie giornate.
Torno al mio uncinetto e ai miei erbari, non badatemi.
scusa eh, se “quel coso lì” non ti piace che t’importa se piace a noi?
comunque non è male l’idea delle coperte patchwork all’uncinetto
Fermo restando che a me il diario (manufatto) continua a piacere, mi interesserebbe molto sapere qualcosa di più di quel che intendi, seriamente. Anche in posta privata e come scambio civile di opinioni. Magari oggi imparo qualcosa di nuovo e di importante.
Ti lascio la mia mail, se ti andrà di scrivere:
madeccia@tiscali.it
Mi pare che i commenti sopra rispondano adeguatamente alla questione di merito e rispondano soprattutto della motivazione di un’iniziativa simile. La tua è una posizione politica da vetero-femminista? Ok. Apprezzabilissima guarda nella moltitudine delle opinioni che circolano liberamente. Ma il punto è: chi ti dà il diritto di dire che qui cuciamo voci ininfluenti e delicate per le nostre chiaccherine da salotto inutile? Perchè è questo in fondo in fondo quello che mi pare di capire della tua critica (per altro poco costruttiva e della quale non afferro il punto), è corretto? Quelle donne che amano il rosa e che sono tanto spaventate dalla loro esistenza senza spessore, quelle donne che non mettono mai il capino fuori….cosa sai di quello che facciamo, scusa? Di quello in cui ci impegnamo quotidiamente, delle nostre lotte. Sul discorso della femminilità sinceramente mi sento chiamata in causa anch’io e affronto la cosa a più livelli, però. Bisogna fare dei distinguo, o no? Questo progetto di scrittura collettiva non vuole essere nè un manifesto nè una dichiarazione di intenti.
E’ vero che ogni atto è anche politico ed etico ed è per questo che un progetto del genere è anche politico ed etico. Salvaguardare la memoria, sperimentare pagine a più voci di donne che scrivono liberamente quello che gli pare e fare parte di un progetto di archivio di carte private. Non è sufficentemente politico questo? Non muove da una posizione e da un’intenzione precisa?
Ci impegnamo solo in questo? Non penso proprio. Abbiamo anche noi tante cose da fare e tra le tante scriviamo anche un diario collettivo. Io trovo che sia un progetto ottimo, passi per l’estetica del quaderno che può piacere o non piacere (ma sembra che ti dia fastidio, non so mi pare quasi di avvertire nell’espressione del tuo parere una vena di irritazione. Se è brutto che ti frega, scusa? L’hai detto, benissimo, ma poi? Imporlo alla tua vista è addirittura insultante?)
Rimango basita da certi atteggiamenti chiaramente provocatori soprattutto quando provengono da donne che pretendono di dare lezioni di metodo e di gusto e poi rispondono solo stizzosamente.
Torno a fare l’angelo del focolare domestico, il tempo a mia disposizione è scaduto che c’ho una coperta da finire…
@ BIANCA: Sinceramente, Bianca cara, piacerebbe sapere anche a me cosa intende Untitled. Non ho afferrato il punto e non mi pare il caso che si possa intervenire con degli scatti uterini di questo tipo e poi tirare fuori la questione della femminilità. Come se fosse una cosa che riguarda solo alcune elette. Se si volesse essere meno ermetiche e stizzose magari ci si comprenderebbe meglio.
Un caro saluto
Non so, non capisco perché un uomo qualsiasi si mette su di uno scoglio e butta in mare dieci bottiglie con dentro dieci poesie con il suo nome cognome etc etc etc etc e tutti chiamano questa cosa Performance.
Centinaia di artisti fanno viaggiare opere d’arte mail attraverso tutta Europa (io ho partecipato a tre di questi flussi artistici), e si chiama ancora Performance..
Se lo facciamo noi … siamo solo un gruppo di donne che non mettono il capino fuori = arte minor, artigianato, folklore.
Forse come al solito, bisogna aspettare che siano gli uomini a fare la stessa cosa per poter dire che è Arte Maior?
E certo Bianca, vedi che come al solito hai la capacità di sintesi. E’ esattamente questo, il problema. Ed è esattamente questa la mentalità che ci priva di una qualsiasi forma di azione autentica di rivendicazione, perchè siamo noi stesse, fra di noi, a fregarci e a cospargerci il capo di cenere (eventualmente). A negare la quotidianità perchè ce ne vergognamo, quando è possibile, perchè si deve essere wonder woman per affermarsi…molto più testosteroniche! Le altre robette sono quisquiglie da salottini improvvisati…Rimango annichilita dal doverlo addirittura spiegare dove stia il significato (est)etico di un progetto del genere. Ma magari saremo fortunate, qualche baldo uomo ci penserà e allora sì che sarà considerata una splendida impresa. Se fosse in un bel block-notes a quadretti poi sarebbe l’ideale.
Forse c’è un equivoco di fondo.
Untitled scrive: “Chiamatemi veterofemminista, ma una volta le donne (almeno a parole) non si sarebbero accontentate di così poco”.
Ma quest’affermazione è fuori luogo. Io, come credo molte di noi, mica si “accontentano” del diario: manifesto, mi indigno e protesto in altri mille modi quando vengono calpestati i diritti delle donne, come è successo a Napoli e come succede ahimé sempre più frequentemente (basta leggere il mio blog).
Il diario è una bella iniziativa, un modo per scrivere di noi. Assolutamente non incompatibile con l’impegno politico e sociale. Né pericoloso: non è da progetti come questi che noi donne dovremmo prendere le distanze.
Un bel block notes rivenduto a quattro volte il suo valore originale: perché gli uomini sono molto bravi a farsi pagare bene quello che le donne di solito fanno per due lire o gratis. Sanno darsi valore, anche economico.
E tanto per parlare di ricamo, nei grandi Musei di tutta Europa adesso girano Artiste che espongono opere in cui sono proprio le tradizionali arti femminili (ricamo, tessitura, fiber art) a farla da padrone. E tutte si inchinano davanti a queste Artiste…
E anche del ‘quilt’ (coperta all’uncinetto) ne hanno parlato come modello di possibile ricostruzione d’identità culturale dei popoli, razze. etnie schiacciati dai colonialismi…
Ho letto la controrisposta di ” untitled io” e poichè mi pare proprio di essere stata io a parlare di vetrina,rispondo alla sua battuta di ricambio.
Non ho assolutamente nulla contro nessuna lavorazione:né a maglia,né con ago e filo,né ad uncinetto.Né ho problemi davanti ad una donna che impasta il pane e poi l’argilla per farne sculture e cibo,sia per il pane sia per la terra cotta.Vivere,della propria produzione, qualunque essa sia,è un’arte che sta oltre il compenso,e sta oltre il con-penso di qualunque comunità. Personalmente vivo sola con i miei tre figli,sto con un piede solo sulla mia zolla,ogni memoria è pezzo per pezzo me.Questo non mi rattrista affatto né mi preme con assillo,anzi mi aiuta a rivolgermi senza questione di femminile o maschile verso il mondo tutto,senza creare spaccature tra i generi.Il mio lavoro è assolutamente un campo coltivato al maschile per gran parte,una donna fatica dieci volte per arrivare là dove ogni altro uomo arriva spostando un piede. Ma anche questo mi aiuta,a guardare più profondamente dentro me stessa e a godere di ogni altra viva comunione,soprattutto quelle in cui appunto non è la vetrina,ovvero sia la volontà di aspergere di colonia o saturare del “colonialismo del sé individuale” il movente operante, fondante.Ci sono teatri e tetrini in ogni attività,c’è la fiera della vanità aperta a tute le contrade con trade mark e griffa e firma e sponsor e…insomma il mondo che va di fretta. Leggendo di questa iniziativa ho goduto della sua semplice freschezza,quasi della sua ingenuità.Mi è sembrato di godere di qualcosa che solo i bambini,maschi o femmine che siano,possono fare,chiamandosi l’un l’altro,dicendosi il passaggio di questo “migratore”.Niente altro che questa GIOIA PURA,senza scopo di lucro o di es-posizione.Perchè non ne prendi parte e poi,solo poi,la critichi,se ancora lo riterrai opportuno? In fondo puoi scriverci la tua rabbia,quella che qui hai travasato dalla tua terra,anche la rabbia da frutti eccellenti se non vanno dispersi o vanificati.Che ne dici?ferni
Veramente sto prendendo troppo spazio e a questo punto la cosa mi imbarazza. La mia è stata un’entrata a piedi uniti, mi rendo conto. Forse è stato un bene provocare un po’ di fermento in questa festevole conversazione, forse no. Spero solo che il mio dissenso sia servito come spunto di riflessione, anche minimo.
Scrivo un blog, cioè un diario pubblico in rete, da cinque anni, come tantissime altre donne, e ho COSTANTEMENTE la possibilità di raccontare di quello che faccio che vedo e che penso (non solo in rete ovviamente): una opportunità impensabile un tempo.
Partecipando a questa iniziativa mi sembrerebbe di tornare al secolo scorso. A Pieve ci sono diari straordinari di donne che altrimenti non avrebbero avuto voce. Noi non siamo più, grazie a dio, in quella situazione, e non trovo entusiasmante l’idea di mimarla, come se le nostre voci avessero bisogno di essere “salvate”: siamo già salve! (e se invece non lo siamo ancora perfettamente, non sarà scrivendo un diario da mandare a un archivio che risolveremo le cose).
Il contorno romantico mi è sembrato appesantire ulteriormente il carattere di messinscena da demoiselles d’un temps che ho ravvisato in questa iniziativa. Questo è il mio pensiero, questa la mia pagina di diario (anche rabbiosa, come dice ferni). Non trovo utile manoscriverla su un foglio di foglie e di cotone per poi spedirla per raccomandata a un’altra donna: la dico in pubblico dove ho bisogno di dirla, nel momento in cui mi sembra necessario e utile, e cioè qui, oggi, facilmente.
Un saluto a tutte e scusatemi per avervi provocato disagio.
u.i.
Nessun disagio, cara senza titolo (perchè non ti firmi ?)
A risentirci, a diario completato. Documento che resterà unico e originalissimo, proprio perchè fermamente voluto da tutte, per fissarvi, INSIEME, le nostre impronte di vita e pensiero. Peccato non lasciarvi anche la tua. Perchè il tuo pensiero su di te, sulla vita, sul mondo tu non l’hai espresso (in riflessivo formato A4) e la pagina che qui oggi hai lasciato è solo una critica aprioristica, che ignora le nostre dimensioni, povere o ricche non so, di sicuro non romantiche, ma ben piantate in terra, agguerrite, autentiche e generose. Tanto che potresti ancora ripensarci. (Si può prenotare una postfazione?)
annamaria ferramosca
Non capisco nemmeno io dove si legga il romanticismo in un’iniziativa del genere. Quelle foglie e quel cotone di cui tu parli non è letame (per non utilizzare un’altra parola più sportiva ma efficace), ma carta…semplice carta. Per tutto il trasporto che utilizzi nell’affermare il tuo dissenso (io direi “disgusto”), mi pare che l’iniziativa con annessi e connessi ti interessi e anche molto. Ma continuo tuttavia a non afferrare il punto della tua critica. C’è qualcosa di insultante nella libertà di procedere come si vuole? Non mi pare che nessuna di noi voglia essere salvata. Ognuna di noi combatte ogni giorno con le proprie condanne quotidiane, e sa di quello che fa fuori da qui, ma di certo non viene a raccontarlo nè a te nè a me….ognuna di noi ti ha risposto a riguardo ma tu continui ad ignorare i commenti e a rispondere così, sommariamente. E allora io non so più cosa dire, scusa.
Ti abbiamo invitato infatti ad essere più circostanziata ma evidentemente non ne hai voglia. Allora non ho più voglia nemmeno io di continuare. Il dibattito sopra non è stato colto e siccome non ho voglia di ripetermi e soprattutto di giustificarmi, ti saluto, senza titolo, e mi congedo.
Ciao.
Alessandra Pigliaru
@ untitled, la cosa che più mi fa dannare nella vita è non capire. Quindi, ancora, mi fai un esempio di una cosa che tu trovi esteticamente bella?
Noi siamo tutte scrittrici, abbiamo un blog, pubblichiamo su carta, e abbiamo una FIRMA che è un valore aggiunto alla quale abbiamo deciso di rinunciare per entrare in una firma-identità collettiva.
Scriviamo da parti differenti d’italia, ci incontriamo da mesi su questo blog, ma a parte qualcuna (poche) nessuna di noi conosce fisicamente le altre. Certo, ogni giorno ci leggiamo.
Io sono molto emozionata all’idea di tenere tra le mani un briciolo di vita di tutte le altre donne che scrivono qui.
Ma non penso certo che questo diario mi salverà.
Scrivo, viaggio, parlo, leggo e mi oppongo agli stereotipi di ogni genere da quando ho memoria.
Mi reputo una persona mediamente coerente, detesto le nozioni ‘acquisite’ e date per certe. Quindi, se il fiore e il pizzo diventano stereotipo li contesto, ma contesto anche il bullone e il pugno, se mi viene dato come forma di realtà solida acquisita, ufficiale, incontestabile. Vedo tutto e il contrario di tutto, e questo mi rende ‘molesta’ e ‘rompiscatole’, e mi va bene così.
La cosa più preziosa per me è la libertà di scelta.
Ho pagato e pago molto di persona per la mia coerenza. La mia vita non è incasellabile qui, in questo intervento, come non lo è la tua.
Quel diario, oltre all’operazione artistica, che continuo a difendere, è anche un modo per stare assieme nella gioia e nella creatività, oltre che nella rabbia, che ognuna di noi può avere a livelli differenti.
Dopodiché, se sei arrivata qui, con milioni di blog sicuramente più interessanti, a piedi uniti, o con un piede solo su una zolla, o saltellando, o a passo di stella e hai voluto dire la tua, ci sarà un motivo…
Non so perché si tenda sempre a demolire ogni iniziativa costruttiva, per giunta ancor prima di essere in grado di conoscere e verificare l’oggetto di cui si pretende di parlare. A me questo percorso proposto pare di estremo interesse in quanto, proprio in quanto scrittura collettiva, sottrae il diario alla privatezza e alla soggettività che lo contraddistingue, costringendo gli specialisti del settore a un riesame dello stesso genere letterario autobiografico, dei suoi sottogeneri e delle loro relative caratteristiche. Non comprendo poi perché tanto sdegno borioso e snobistico (mi permetto di ricordare che “snob” deriva dal latino “sine nobilitate”, dove nobiltà si configura ad ampio spettro semantico, investendo vari ambiti) nei riguardi dei manufatti artigianali. La creatività, a mio avviso, non deve avere frontiere, sempre che ci sia. Cos’è infatti la scrittura se non un’interminabile tela digitata e affidata a pixel o lavorata con penna?
…e si! siamo distratte …prima di decidere ….avremmo dovuto fare…almeno “ autocoscienza” sviscerare dubbi e qualche altra cosa che ci si può suggerire…dall’incrocio all’inconscio.
Ma vengo dai secoli scorsi dei secoli dei secoli…e dovrei ascoltare consigli e consiglini…si. Si. Si. alleggerire il contorno romantico…si. Si. Si. io lo farei con l’aggiunta di merlettini e pizzi ( in onore della nostra Antonella…) di colore rosa e bianco… pastello-delicato…e poi nel diario… aggiungere altro profumo a fiori troppo soli-soli…il profumo di confetti e confetture… da matrimonio e sposa felice e di cucina.
E non mancare cappellino ornato a fiori anche su teste “rase”…non mancare “ demoiselles d’un temps”
Poi sull’abbraccio e le carezze di parole…non posso dire…perché dovrei al confronto della sua “entrata a piedi uniti” e freddi…molto freddi…così freddi in scivolata verso…
Saluto tutte adesso, docile sottomessa…da chinarmi…ho da lustrare le scarpe a mio marito.
margheritarimi
…se fosse mancata la voce “fuori dal coro” , mi sarei preoccupata. E’ logico, anzi, fisiologico che accada. “Cento teste, cento berretti” , ci ricorda un vecchio detto.
Io, ovviamente, mi prenoto. L’idea mi piace , la trovo stimolante. Ho sete di pensieri “altri”. Di emozioni quotidiane affidate alle pagine di un diario. E, poiché sono convinta che anche quando - da adolescenti - si scrive un diario segreto, sotto-sotto, si spera che qualcuno lo legga…perché non realizzarne uno privo di chiave? Un diario “adulto”. E’ una bella novità…
Vi abbraccio. Tutte.
Rosalba
Se scrivere privatamente un diario, come sfogo personale quotidiano, può anche in me suscitare qualche perplessità per il carattere di sterile ripiegamento su se stessi e di puro esercizio solipsistico; trovo invece che un diario collettivo destinato a viaggiare e ad essere fruito materialmente in tutto il suo valore artigianale (e direi artistico, Alessandra!), come salutare contrappeso alla nostra scrittura quasi sempre virtuale, sia un’idea straordinaria! E’ la versione contemporanea del diario di ieri, con il vantaggio di muoversi (non rimanere chiuso in un cassetto), servire per conoscere “il materiale e l’immaginario” di tante donne diverse per lavoro, sensibilità, gusti, ma accomunate dall’ amore per la scrittura e dal desiderio di comunicare, scambiarsi esperienze, imparare a (ri)conoscersi meglio. Insomma io ribadisco il mio entusiasmo e non accetto gratuiti giudizi negativi.
Gisella
Così come qualcuno può prediligere la posta elettronica, qualche altro la posta cartacea, allo stesso modo si può scegliere tra un blog collettivo elettronico o un diario fatto a mano, cartaceo. Il problema sinceramente non capisco qual è. Di materiale, di supporto? Mi sembra di capire che untitled io, come noi si racconti a voce alta sul web. Esistono però le modulazioni della voce. E a volte abbiamo bisogno di parlare anche sottovoce e di raccontarci in un luogo più intimo e riservato.
Noi siamo tutte scrittrici, abbiamo un blog, pubblichiamo su carta, e abbiamo una FIRMA che è un valore aggiunto alla quale abbiamo deciso di rinunciare per entrare in una firma-identità collettiva.
ahahahaha. e che vuol dire quella FIRMA?
va beh. chi di voi ha rinunciato alla firma?
mi pare tutto firmato, mica mandate anonimo.
semmai il discorso è conserviamo la nostrà
identità senza prevaricare una sull’ altra.
se è come dici tu dovresti levare il curriculum
tutto dovrebbero levarlo
ma chissenefrega scusa. se rinuncia alla firma
rinunci anche al curriculuum, no? invece mi pare ci tengano tutte e se lo tengano ben stretto.
tutte pubbicate su carta? se scrivi così le ragazze o i ragazzi giovani che scrivono e magari pure bene
si spaventano invece che avvicinarsi.
l’idea che si debba pubblicare per forza per essere
Artiste… che già sta parola
vabbuò-
ps: Bianca: ma davvero hai RINUNCIATO alla tua firma?
mi pare tu sia una tra quelle che ci tengono di più e al CURRICULUUM ARTISTICO e al NOME
sicura? se è così saresti una grande. ma non è così.
dai. bisogna distinguere tra balle e ecoballe no?
un saluto
paola lovisolo
Cara Paola, io, come altre, rinuncio alla firma all’interno di questo progetto. Mi sembra chiaro.
I curriculum non li abbiamo allegati al diario, e mi sembra di capire, ma forse mi sbaglio, che il pezzo di diario che scriveremo, sarà anonimo per tutte.
Non capisco da che cosa deduci che io ci tenga più di altre al mio curriculum. Mi sono limitata veramente all’essenziale e al necessario. Da questo punto di vista, mi sento veramente tranquilla.
Sull’utilità dei curriculum. Sono uno straordinario esempio di comicità spesso involontaria. Bellissimi. Quando voglio divertirmi, leggo curriculum. Mi diverto a scriverne per me e per gli altri, a leggerli, a correggerli, a ridacchiare del mio e degli altrui.
E’ proprio dai curriculum che si vedono i punti di debolezza (simpatica) delle persone. Le loro fondamenta, le falle, le crepe dell’edificio. Non li abolirei mai, anzi, li pretendo. E più sono lunghi e dettagliati, e più mi diverto. Quando non c’è il curriculum di autore sono delusa. Spesso, è l’unica cosa che vale la pena di leggere.
Non penso affatto che si debba pubblicare per essere un artista. Tant’è vero che io i miei scritti li lascio nei cassetti parecchio prima di sbatterli in giro a destra e a manca. Sottolineavo solo che tutte abbiamo più voci e più mezzi per esprimerci (rete, blog, carta) e quindi, nessuna affidava al diario la propria voce in esclusiva.
Non ci tengo particolarmente ad educare i gggiovani, specie che tra l’altro, in Italia, è in via d’estinzione.
Ma è pieno di “ritratti di Dorian Gray”, questo sì, gggggiovani da lontano, Tutankamen da vicino.
L’unica giovane vera che conosco è Rebecca, cinque anni, che si educa abbondantemente da sola, ogni tanto mi impartisce anche delle lezioni memorabili, e dalla quale, per il momento, posso solo imparare.
Anche le ecoballe sono divertenti. Le mia preferite sono due. L’ecoballa torrida (i deserti) e quella acquifera.
1) i deserti crescono (stia attento chi nasconde deserti dentro). Moriremo disseccati.
2) a breve verremo sommersi dalle acque perché le calotte polari si vanno sciogliendo. Moriremo annegati.
Delle due l’una. Si decidano.
Cari saluti
Bianca
Desidero partecipare, mi prenoterò inviando l’email. Complimenti, davvero una splendida iniziativa
grazie comunque della risposta.
risposta che comunque va in bianco, Bianca.
saluti
paola
@ TISBE: Grazie per l’apprezzamento e per l’attenzione
Un abbraccio, Alessandra
Avevo inserito il commento nella sezione sbagliata, ora sono nel posto giusto!
“Ciao a tutte, mi sono candidata anche io per il diario ma purtroppo non vedo il mio nome fra le partecinati!!! :-(((
Aiuto, Antonella …. cosa devo fare?
Forse la mia mail non ti è ami arrivata??”
A presto
Laura
Acciderbola, ma che bella questa iniziativa! Direi quasi unica!!
Care belle donne,
non posso fare a meno di scrivervi che questa iniziativa è davvero originale. Un modo perfetto di coniugare il web alla conservazione della memoria. Felici di accogliere il vostro diario collettivo alla fine del suo percorso e di dare “cittadinanza” alla vostra scrittura.
Loretta Veri, dall’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano