“AMERICA!” a Brescia

2008 Febbraio 1
by marinaraccanelli

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America! Storie di pittura dal nuovo mondo – Brescia, 24/11/2007-4/5/2008

Marco Goldin è un genio della multimedialità e della comunicazione culturale; si è fatto conoscere soprattutto da quando ha riorganizzato la Casa dei Carraresi a Treviso, e, attraverso la sua società Linea d’Ombra, ha trasformato un piccolo museo locale in un centro d’attrazione italiana ed europea, con una serie spettacolare di esposizioni dedicate all’impressionismo. Le statistiche dei visitatori si sono impennate, si è arrivati ai grandi numeri; le stanze non troppo ampie di questa dimora nobiliare si sono affollate, fino a giungere a un punto di crisi.
Da qualche anno, Goldin si è spostato a Brescia, dove il vasto centro museale di Santa Giulia, fresco di molteplici ed accurati restauri, gli ha dato la possibilità con i suoi vasti spazi di organizzare mostre ed eventi culturali in modo assai più fruibile, diluendo le folle e regalando ai visitatori un’esperienza più rilassata ed appagante.
Quest’ultima mostra, “America!”, è interessante per la novità dell’argomento in ambito europeo; chiaramente, gli Italiani e gli Europei in genere ritengono, parzialmente a ragione, di non aver molto da imparare da un’arte “giovane” come quella americana; al contrario, ogni acquisizione artistica e culturale trova la sua motivazione in se stessa, una mente aperta non deve mai accontentarsi delle sue conoscenze ed esperienze, e questi pittori americani, in particolare, pur essendosi formati nelle scuole europee, hanno in seguito dimostrato una mentalità ed un gusto assolutamente peculiari e caratteristici, ed hanno raggiunto livelli di qualità notevoli, a volte picchi di genialità assoluta.

Già entrando nelle prime sale, si avverte subito un gusto per i paesaggi grandiosi, per gli spazi vasti, selvaggi ed incontaminati: possiamo ammirare montagne e pianure talvolta dipinte quasi a 360°, con una visione “grandangolare”; prevalgono, specie nella prima metà dell’Ottocento, tramonti a forti tinte, sanguigni, raggi di sole a sciabolate dietro nuvole torreggianti, marine tempestose, navi fra onde schiumose. E’ una visione eroica, l’uomo sembra voler affrontare con entusiastico slancio questa natura carica di bellezza, ma anche di pericoli.
Più avanti nel tempo, i paesaggi si fanno più tranquilli, a volte delicati nella presentazione di albe, piogge primaverili; appaiono tracce dell’attività umana e della sua presenza.
La grandiosità riappare nel paesaggio-simbolo: le cascate del Niagara, meta di viaggiatori ed artisti fin dalla loro scoperta. Se il primo Ottocento ce le presenta con uno stile più convenzionale, dalla metà del secolo in poi appaiono visioni di schiuma grandiose ed impressionistiche insieme, tele di tre o quattro metri celebrano trionfi di luce di luce, acqua in movimento e vapore arcobaleno, fino alla dissoluzione della forma.
Prima di lasciare la parola a Goldin, per specificare i diversi aspetti della mostra, che si articola in 10 sezioni e si può pregustare attraverso un sito molto articolato e ben strutturato, ricco di immagini e di testi, vorrei spendere due parole sulle ultime sale. Si arriva ormai stanchi; personalmente, ero quasi distrutta dalla vastità dell’offerta, ma la galleria dei ritratti, da Homer a Sargent, mi ha catturato ed ammaliato. Varrebbe la pena di visitare la mostra solo per guardare la “Piccola Rose” di Wistler, con la bocca imbronciata e lo sguardo deciso, “Helen Sears” di Sargent, con l’abito bianco-argento davanti a un trionfo di fiori luminosi, l’elegante “Lady Edith” dello stesso autore, un suo vivissimo ritratto di adolescente, la “Ragazza col chimono blu” di Merrit Chase, in uno stile anticipatamente liberty, e altri personaggi vivi di carattere e di colori impressionistici.
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Così Marco Goldin, ideatore e curatore di questo progetto, parla dell’esposizione attualmente a S.Giulia; non si tratta soltanto di una mostra, ma di una serie di spettacoli e conferenze, con un’offerta culturale vastissima e variegata:

“America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo ha nel suo titolo il punto esclamativo proprio perché già in questa parola così pronunciata si colga il senso della scoperta e della meraviglia. Con un doppio significato che s’intreccia.
Da un lato quella meraviglia, da impedire la parola, che colse i primi viaggiatori davanti alla lucente, azzurra brillantezza gorgogliante delle cascate del Niagara o all’incanto come di un verde paradiso della Yosemite Valley; e dall’altro, la nostra meraviglia davanti alla scoperta di una pittura poco, o quasi per nulla conosciuta, ma intrisa di profonda bellezza e sensibilissimo fascino. Per la prima volta in Italia un’esposizione racconta, poiché di vero racconto, e forse ancor di più romanzo, si tratta, questa grande avventura. Cento anni di pittura che sono una ininterrotta evoluzione dal sogno romantico e dell’Arcadia di Doughty e Cole fino ai famosi ritratti di Sargent già nel XX secolo. Perché l’arco cronologico della mostra si tende dal primo decennio dell’Ottocento al primo decennio del Novecento. Nel mezzo, potendo tutti noi assistere allo sterminato canto sulla natura da parte dei pittori della Hudson River School, e certi loro viaggi anche nel Sud dell’America. Poi la scoperta dei territori dell’Ovest, il racconto di vita su indiani e cowboy, fino alla pittura impressionista e alla grande ritrattistica nell’ultima parte del secolo.

Una mostra vastissima nel numero delle opere, e non solo una mostra di pittura. Quello che infine ho desiderato potesse accadere negli spazi del Museo di Santa Giulia a Brescia, è la ricostruzione della storia di una civiltà e di una nazione nel XIX secolo, quindi solo pochi anni dopo la sua nascita ufficiale, sancita come è noto dalla firma dell’atto di Indipendenza, a Filadelfia, nel 1776.
231 opere di pittura, molte delle quali di grande formato come è caratteristica della pittura ottocentesca in America, 60 capolavori originali della fotografia del XIX secolo, 10 sculture e 80 oggetti rituali e di vita quotidiana dei nativi americani e di Buffalo Bill. In totale, quindi, quasi 400 opere. E tutto questo reso possibile dalla collaborazione entusiasta e preziosa di tutti i maggiori musei americani. Ma non solo i maggiori, poiché chi conosca quella storia e quella pittura sa perfettamente come anche musei di città più piccole conservino raccolte assolutamente indimenticabili.

Tutto ciò come primizia assoluta per l’Italia, che mai in precedenza aveva ospitato una mostra simile, e mai finora aveva inteso indagare in questo modo la cultura americana di quel secolo. Moltissimi i musei coinvolti, e qualcuno anche in Europa, soprattutto in Gran Bretagna. Ma ovviamente quelli americani in prima fila. E non potranno a questo proposito non essere subito ricordate le quattro collaborazioni che danno sostanza immensa di numeri e qualità alla mostra. Il Museum of Fine Arts di Boston, attorno al cui primo nucleo di prestiti è sorta la parte iniziale dell’esposizione. Nel numero di 53 i dipinti, oltre a 38 fotografie, che da quel museo giungeranno a Brescia, con capolavori assoluti per la storia della pittura americana dell’Ottocento. E del resto è noto a tutti come Boston possegga una fra le migliori raccolte museali del settore, soprattutto grazie alla Karolik Collection of American Paintings. E unitamente ai dipinti anche una trentina di splendide fotografie originali di quel secolo, che soprattutto serviranno a consolidare la sezione dedicata alle cascate del Niagara.

Decisamente orientati a illustrare la prima sezione della mostra, dedicata alla Hudson River School, i 50 eccezionali dipinti provenienti dal Wadsworth Atheneum di Hartford, che poi tocca comunque punti di assoluta eccellenza anche nelle opere, tra gli altri, di Eakins, Homer, Merritt Chase, quanto a dire alcuni tra i giganti dell’impressionismo americano.
Due altri musei, con i loro prestiti, costituiscono invece l’ossatura potentissima dell’articolata ricostruzione, non solo pittorica, che avverrà nella mostra a proposito della cultura dei nativi americani e della conquista dei territori dell’Ovest. Quella che in Italia, con esagerata semplificazione, diremmo degli Indiani e dei cowboy. La quinta sezione della mostra di Brescia sarà infatti interamente riservata all’immagine proprio dell’Ovest, sia con i paesaggi, intrisi di senso del sublime, di Albert Bierstadt e Thomas Moran, sia con le scene, più propriamente di vita western per come le intendiamo in Italia, realizzate, tra gli altri, dai tre maggiori pittori di questa epopea: George Catlin all’inizio e poi Remington e Russell. Non è ignoto infatti come talune delle inquadrature più famose dei film di John Ford siano state desunte proprio da certi quadri di Remington, un buon numero dei quali compariranno in Santa Giulia. Quindi due veri e propri templi di questa cultura, il Gilcrease Museum di Tulsa in Oklahoma e il Buffalo Bill Historical Center di Cody nel Wyoming, ci consentiranno di fare piena luce sulla materia. Da Tulsa giungeranno infatti 24 dipinti, 10 acquerelli, 10 sculture e 25 oggetti della cultura nativa, mentre da Cody un altro nucleo comprendente 20 dipinti, 40 fotografie e 50 oggetti, questi ultimi soprattutto volti a ricostruire la storia di Buffalo Bill e la sua epopea, e la storia degli indiani d’America.

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“La sentinella” di Remington

E vorrei ricordare come il racconto della pittura sarà affiancato, nello stesso percorso espositivo, da due approfondimenti sulla storia degli Stati Uniti d’America nel XIX secolo: la Guerra Civile e la Frontiera. Appunti di storia che costituiranno una sorta di sottofondo per i colori e per le immagini, cosicché quegli stessi colori e quelle immagini siano inseriti in un contesto che forse per il pubblico italiano non è così scontato. Quello che ritengo sarà fonte di stupore, risulterà il modo in cui, nella mostra, questi appunti di storia saranno offerti al pubblico. Con ampio ricorso alla multimedialità, tuttavia abbondantemente “corretta” dalla poesia, costituiranno il contenuto delle due stanze nelle quali il passaggio dei visitatori avverrà anche in modo interattivo, con l’attivazione di contenuti e percorsi quasi didattici.
Perché ciò che infine possa scaturire dalla visita a questa mostra, sia una completa esperienza di conoscenza e sensoriale.”

http://www.lineadombra.it/client/america/

 

11 Risposte leave one →
  1. 2008 Febbraio 1

    Una mostra che avevo già nella lista dei desideri e che ora, grazie a te, Marina, mi attira ancora di più.

  2. 2008 Febbraio 1

    evento unico in italia..

  3. 2008 Febbraio 1
    sandrapalombo permalink

    Marina…..potessi partire partirei con te per andare a vedere le mostre. Avevo letto già di questa di Brescia e mi ero posta le perplessità di cui hai parlato all’inizio. Forse bisogna “dimenticare” la nostra storia dell’arte e avvicinarci piano piano alla pittura d’oltreoceano per coglierne in pieno l’originalità.
    Un saluto. sandra

  4. 2008 Febbraio 2
    Antonio Fiori permalink

    Grazie Marina: stamane alcuni amici sassaresi, per coincidenza oggi a Brescia, visiteranno la mostra in virtù di questa tua segnalazione :-)
    Saluti cari
    Antonio

  5. 2008 Febbraio 2
    Carla permalink

    Grazie Marina, per questo bagno intriso di colore e immagini che seducono lo sguardo…
    Sguardo che accompagnerei con la nona sinfonia di Dvořák, “Dal Nuovo mondo”…

    Ti abbraccio
    carla

  6. 2008 Febbraio 2

    @ Morena: sono felice per il risultato!

    @Roberto: unica, sì!

    @Sandra: in un certo senso bisogna dimenticare, ma non completamente: la mente si apre con continue acquisizioni, sviluppate attraverso un confronto di opere diverse
    bisogna anche tener conto che anche le opere dall’aspetto più nuovo non nascono mai dal nulla

    @Antonio: hai visto mai, dovevo fare un altro mestiere, la pubblicitaria!

    @Carla: ottimo suggerimento, il tuo! merci.-)
    marina

  7. 2008 Febbraio 2

    Ho visitato la mostra nel giorno della sua inaugurazione… una grandiosa esperienza, la consiglio a tutti: variegata negli aspetti artistici e storici e alcuni quadri sono di una profondità da…perdercisi dentro: vale la visita!
    Una per tutte: la splendida cascata riprodotta nel manifesto della mostra stessa.

    Approfitto per ricordare a tutti gli appassionati d’arte che a Villa Olmo di Como si inaugurerà il 15 marzo una mostra su Gustav Klimt, Egon Schiele ed i capolavori del museo Belvedere di Vienna…

    Luciana
    http://www.comoinpoesia.com

  8. 2008 Febbraio 2

    Ciao Luciana, sono felice di incontrarti qui…sono stata qualche anno fa al museo Belvedere di Vienna, e vale senz’altro la pena di vedere la mostra di cui parli, ci sono dei capolavori assoluti!
    marina

  9. 2008 Febbraio 28

    Marco Goldin è un affarista e le sue mostre sono spesso scandalose… cosa c’è da apprezzare? Forse la sua sapienza di comunicatore e di bancario, ma non certo quella di un curatore scientifico! “Pecunia non olet” mi hanno insegnato… e infatti se ne vede il risultato: prestiti di opere a prezzi esagerati, merchandising selvaggio, e la corsa ad accaparrarsi la gallina-dalle-uova-d’oro-Goldin tra le città della pianura padana, mai così trasversale in fatto di “gusti artistici”! Treviso è diventato un centro d’arte internazionale? Mah. Brescia ne ha tratto beneficio per gli altri suoi musei? Insomma. E ora tocca a Verona, che cerca di tappare un’emorragia al bilancio. E qualcuno pensa pure che sia meglio di niente… Ma voi non siete scettiche?

  10. 2008 Febbraio 28
    fernirosso permalink

    si,condivido il pensiero di Lorenzo:arte mercato e baraccone d’affari,non già arte amata,inseguita, raccolta,letta,cercata trovata perduta,riconosciuta,…insomma sono disposta ada nadare ingiro per tutta la terra piuttosto che andare a certe vernici…

  11. 2008 Marzo 7

    io alle vernici non ci vado, che Goldin sia un affarista non ne dubito, però se le sue mostre mi danno la possibiltà di vedere opere, che altrimenti non potrei conoscere, io ne approfitto comunque…
    marina

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