S’indovina a sera
strale frizzante
lì tutto si spegne
lì tutto si perde
per questo resta sveglia
e attizza le sillabe
da dieci voci dieci
al sangue, al sangue.
Non l’ho vista più
diventarmi leggera
solo verso sera
se tutto si spegne
sembra vedersi meglio
magra d’incontri
e per poca carne
confondere sé e luce
dirottata dal tramonto
ridivenire arida
molte volte più povera
e potente del sonno.
E più grave del sonno.
E più stanca del sonno.
bella, come sempre
Quando apri un po’, mi sembra più armoniosa la tua scrittura. Lo so è una scelta tua. E il mio è solo un pensiero
che corre e poi va. Sandra
Nonostante sia meno presente nel blog in questo periodo, riesco stamattina a leggere, con molto piacere, i versi di Silvia. Questo suo indovinare, vedere meglio “solo verso sera”; in momentaneo “diventarmi leggera”, intuire qualcosa o un’incontro…Ma poi “ridivenire arida” (sera/notte/autore/parola) più grave “e più stanca del sonno”. La verità di una notte.
Un saluto a Saluto a Silvia e a tutto VDBD
Antonio
Leggera, frizzante, potente
questa poesia che
ci prende
è bella!
ciao Silvia
C.
una poesia al crepuscolo, ma non crepuscolare, la stanchezza è la padrona, fisicamente, e pesa pesa pesa..un fotogramma di vita cruda, un abbraccio Silvia, V.
mi piace molto il tuo modo di scrivere, Silvia (l’ho già detto nella risposta al tuo commento su La casa famiglia) per quella leggerezza di parole che raccontano ‘fiabe’, a volte leggere a volte , come questa, crudissime
scusatemi…non riesco a vedere la crudezza in questa poesia…
la difficoltà magari…
un caro saluto
C.
Ringrazio per la restituzione dell’ ascolto, Carla, Blumy, Viola, Antonio, Sandra, Ali.
S’indovina è una poesia ambivalente, credo, come certi sogni, come certi stati di sonno-veglia. Si cala a dire che è forte di quello che perde e perdendosi si “potenta”. Parla di carne e sangue ma si confonde con la luce.
Io non l’ho ancora davvero capita. So che nasce e vive nella notte, quella che potrebbe comunque farla sparire.
Potrebbe dire poesia, oppure desiderio, passione, paura, potrebbe dire un qualunque sentimento umano che muta passando dal giorno alla notte, “metamorfosizzandosi” in quel leggero e frizzante modo in cui lo racconti, potrebbe dire un fantasma, una persona, un’icona tanto ambita quanto temuta, o forse attesa, desiderata che si materializza di notte, più stanca del sonno, più grave del sonno, ma più forte del sonno. Potrebbe dire così tante cose con apertura di significati sfumati, definiti, indefiniti, intuiti appena e poi sfuggiti che appunto ne fanno una bella poesia.
Comunque alla fine propendo per la prima lettura: la poesia
E questo testo si ascrive all’ampio ventaglio di testi che cercano di afferrare l’inafferrabile, su cui tanto si potrebbe scrivere poichè i poeti sono tanto bravi a raccontarla, poichè è cosa misteriosa che vivono tutti sulla propria pelle…di questi testi se ne potrebbe fare persino un’autonoma raccolta. Che ne dici Silvia? Una raccolta online. Di metapoesia.
molto bella questa tua silvia..
Eh, quanti ricordo che c’holegato a questa tua poesia.
La mia impossibilità di glossarla… E mai sono riuscito, come sai, come ti dissi credo ormai 4, 5 anni fa.
“Io non l’ho ancora davvero capita”.
E meno male, direi.
E’ un’entità priva di riferimento, onirica, reale, esoterica. Una poesia bella.