La penna di, Ahmed matar. Traduzione a cura di, Asma Gherib
2008 Gennaio 19

Il medico, sondando il mio cuore,
Mi chiese:
“E’ qui che ti fa male?”
Risposi: “Sì”.
Lui incidendo con il bisturi la tasca del mio cappotto
Ne estrasse una penna!
Scosse la testa e sorridendo
Mi disse:
“Non è che una penna!!!”
Risposi: “No, signore:
Questa è una mano e una bocca!
Una pallottola e un sangue!
E un’accusa scoperta che cammina senza piedi!”
Chi è Ahmed Matar?
si prega di cliccare qui:
http://www.libreriaedison.it/edisonsquare/marzo2004.pdf





Ahmed Matar, poeta proibito
di Réda Zine
Quando prigioniero fu fatto / La sua lacrima
saltò / Ridendone: / Ecco infine il
mio riscatto!”, Ahmed Matar, in “Lafitat
3”, 1989. Si dice che ciò che viene dal cuore va
dritto – al cuore. È il caso del poeta Ahmed
Matar. Secondo tutti i suoi lettori, è il poeta dei
poeti arabi contemporanei. Certo, scrivere su di
un poeta della taglia di Ahmed Matar ed entrare
nei meandri dei suoi testi è un’avventura, ma
resta un’avventura abbastanza assicurata, in
quanto siamo di fronte ad un poeta eccezionale
che ha un metodo chiaro e comprensibile nel
senso che possiede una causa ed una posizione
precisa dalle quali non si scosta mai.
Da più di vent’anni vive in esilio. È iracheno,
ma non è davvero importante: prima di tutto è
un umanista. Tutte le sue raccolte sono state vietate
nella maggior parte dei paesi arabi e nessuno
s’impegna a pubblicarle al suo posto –
tranne, oggi, qualche sito in internet, ma bisogna
fare attenzione ai pirati dell’edizione!
Nonostante il fatto che la personalità del poeta
resti tenebrosa ed ignorata da molti suoi lettori,
alcuni hanno finito per credere che Ahmed Matar
sia uno pseudonimo o una copertura di un
poeta che non osa svelare la propria identità,
c’è un accordo di lettori e critici che egli sia il
maestro di una nuova scuola poetica, la scuola
dei “Lafitat”, che qui tradurremo sommariamente
con la scuola dei “Cartelli”, chiari e diretti come
quelli utilizzati nelle rivendicazioni delle
manifestazioni, facendo un parallelo esplicito
con le “Mo’allakat”, che nomineremo, atrettanto
sommariamente, gli “Appesi”, le opere poetiche
pre-islamiche, tra le quali le migliori venivano
trascritte in lettere d’oro sulla seta nera
ed affisse sospese sui muri della Pietra Nera
della Mecca. Driss Chraibi le descrive nel romanzo
L’Uomo del Libro (Giunti).
L’ode di Saad Kiwan in “No al silenziatore”
(TraccEdizioni) al caricaturista martire palestinese
Naji Al-Ali (ucciso nella primavera del
1987 a Londra a l’età di cinquant’anni) evoca
le sue “vignette-commento” o “vignette-messagio”
che ricordano chiaramente una vecchia
amicizia dell’esilio: “Le nostre parole sono ciò
di cui hanno paura gli oppressori”. Dove è la
soluzione? A che cosa serve allora la parola? Il
poeta risponde: “La soluzione comincia a spuntare
quando ci alleniamo ad ascoltare l’altro e
ad impariamo ad essere in disaccordo con la
sua parola attraverso la parola, ciò suppone
che si concellino tutti gli arretrati di schiaffi dalle
nostre mani e che facciamo giungere alle nostre
teste un numero incalcolabile di parole”.
Dice ancora: “No, il tempo delle parole non è
finito, poiché soltanto le parole pulite possono
vincere le parole sporche, bisognerà farlo in
fretta per opporsi alla putredine dalle ali di carta
che si stacca dalla terra, ed alla putredine
che scende dallo spazio, schermi di onde magnetiche”.
La lingua di Ahmed Matar è una lama affilata.
Essa si appoggia sulla tecnica dei Lafitat
per formulare un poema contestatario all’interno
di una posizione politica estremamente complessa,
che non può obbedire a nessun altro
trattamento artistico. Il parallelo con Naji Al-Ali
è evocato anche dal critico Abu Gharara, esso
risiede nell’economia dei tratti, nell’assenza dei
colori e dei ritocchi. Privilegiando il cammino
più breve per raggiungere il suo fine, egli dimostra
un dono particolare della resa metaforica
finemente dettagliata, soltanto attraverso un
linguaggio dal tratto diretto. All’immagine del
personaggio di “Handala” ricorrente in
Naji Al-Ali, lo stile dei Lafitat serve anche
ai poemi di Matar che si presentano
• e le parole sono sempre di Abu
Gharara – come delle bombe molotov,
facili a fabbricare e intense nell’esplosione.
“Da noi un individuo è sultano o
cittadino, noi non abbiamo esseri
umani”. È incontestabile che oggi il
poeta Ahmed Matar sia colui che meglio
descrive la sofferenza e le speranze
dell’individuo arabo. Egli
esprime una parola chiara e pulita,
libera. Malgrado gli Stati di polizia,
l’intimidazione e la censura,
le sue parole hanno aperto un
varco. Ci auguriamo di non
avere tracciato il profilo esotico
di un poeta da tribù,
sarebbe contrario a tutto
quello che egli, attraverso
una chiara posizione
umanista, vuole rivendicare.
Che le
sue parole continuino
ad essere trasmesse
ed imparate
a memoria, a
quale prezzo sono
arrivate fino a noi!
Per tutto questo, è un
poeta degno di essere
letto, anche se purtroppo,
a nostra conoscenza, le raccolte di poemi non
sono ancora tradotte, pubblicate da lui stesso:
nelle sue pubblicazioni lascia questo solo contatto:
Ahmed Matar – P.O.Box : 213 – Wembley,
HA9 9QQ – England (UK).
il coraggio di scrivere, la poesia rivendica questo, coraggio che il sangue trattiene sulle righe, righe che incidono, e proprio per questo spaventano.
questo è il potere della vera, grande poesia.
inevitabile ripensare al: ‘poema senza eroe’ della Achmatova.
come sempre, Asma è un ponte per camminare oltre..questi testi “politici” sono dannatamente semplici e veri, Viola
bella e significativa la poesia e brava Asma per la traduzione.
Una finestra di lettura che scuote.
Grazie Asma
Un po’ di autentica poesia dissidente. Bello il testo, interessantissima la nota aggiunta da Antonella. A me personalmente, piacerebbe che Asma in futuro ci regalasse qualche altra ‘rarità’ di questo genere.
Grazie!
Grazie cara Antonella per aver messo qui il contenuto del link che non riuscivo ad aprire su questa pagina. A.G
il coraggio di scrivere, la poesia rivendica questo, coraggio che il sangue trattiene sulle righe, righe che incidono, e proprio per questo spaventano.
questo è il potere della vera, grande poesia.
inevitabile ripensare al: ‘poema senza eroe’ della Achmatova.
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Grazie cara Carla; il potere della parola non ha limite; puo’ costruire come puo’ anche distruggere. A.G
violaamarelli
come sempre, Asma è un ponte per camminare oltre..questi testi “politici” sono dannatamente semplici e veri, Viola
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la semplicità è un’arte difficile: complicare è facile, semplificare è molto difficile. Grazie infinite per la tua presenza. A.G
Blumy
bella e significativa la poesia e brava Asma per la traduzione.
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Grazie cara Blumy:)
A.G
Rina Accardo
Una finestra di lettura che scuote.
Grazie Asma
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Grazie a te cara Rina e alla tua dolce presenza. A.G
biancamadeccia
Un po’ di autentica poesia dissidente. Bello il testo, interessantissima la nota aggiunta da Antonella. A me personalmente, piacerebbe che Asma in futuro ci regalasse qualche altra ‘rarità’ di questo genere.
Grazie!
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Lo farò con immenso piacere: fra non molto tempo troverai altri testi di altri grandi poeti come Ahmad Matar, vorrei approfittare dell’occasione e scusarmi con altre belle donne che pochi mesi fa mi avevano chiesto dei testi sull’anima, e altri penso su Jalàl Eddin Errumi, ma non ho avuto tutt’ora il tempo materiale per farlo, spero di poter pubblicarli appena possibile. Caramente. A.G
Autentica e raffinata poesia.
Grazie per aver dato modo di conoscerla.
Sarebbe interessante leggerne ancora
Grazie a te Josè, per te e per le nostre belle donne del blog che hanno chiesto più testi di questo genere ho pubblicato un’altra poesia, questa volta dalla Plestina. Buona lettura. Asma