La notte è una scelta. È questo che me l’ha sempre resa (da che mi ricordi) preferibile al giorno.
Di giorno è facile. C’è la luce naturale, ci sono i negozi aperti, c’è gente in giro. Magari non sono proprio tutti svegli, ma simulano di esserlo in maniera plausibile. Perfino telefonano, e rispondono al telefono quando li si chiama.
Il giorno poi consente la vita di gregge, l’essere tanti insieme nello stesso posto (che sia una strada intasata di traffico o la piazza fittizia di un centro commerciale).
Di giorno devi essere in giacca e cravatta, devi essere «decoroso». Poi vedi la tv che mostra un sacco di uomini che si dichiarano «perbene» e che invece sono criminali efferati; l’unica cosa che li tiene separati dal carcere è il loro tanto denaro, e un esercito di avvocati «perbene» pure loro vestiti in giacca e cravatta.
La notte, invece, è proprio tutta tua. Se telefoni a qualcuno sai che gli rompi le scatole, e allora non lo fai, e ricevi per sonnolento accordo lo stesso trattamento. Di notte si parla solo con chi si sa che c’è, e sentirsi allora diventa la condivisione
di un bel momento. Di notte non c’è rumore. Non ci sono ingorghi di traffico. L’aria è diversa.
Di notte il computer è un amico, un’entità evidentemente complice che consente di volare in giro per il mondo.
Guardalo di giorno, lo stesso computer. Freddo, efficiente, ostile. Uno strumento di lavoro, evidentemente incarognito proprio per quella cosa lì, il lavoro. Sarà pure un macchinario, ma non piace nemmeno a lui. Di notte si rilassa, siete rilassati
tutti e due, e questo cambia le cose. Davanti al computer, di notte, la giacca e la cravatta te le sei tolte. A meno che non siano una tua scelta, naturalmente.
Dalla notte, scrivendo, scivoli nel giorno.
Peccato.






la notte non si dovrebbe stare al pc, la notte è fatta per dormire e quindi vado a letto. a.
Amare la notte è bello.
Io sono un animale diurno e non lo so, ma credo sia tutto ciò che Guido descrive.
vero:
“I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.” (Alda Merini)
ossia quando puoi ridiventare invisibile agli altri e visibile a te stesso.Un caro saluto, Viola
La notte potrebbe raccontare tante storie perché è nella notte che ci si “ricompone” dentro, anche dormendo
Sandra
e se fosse un poeta agricolo che la sera s’addormenta con la testa sul tavolo, vicino al suo bel (buon) bicchiere di lambrusco?