una rosa è una rosa è una rosa

Da Raimon Panikkar”Lo spirito della parola”, (Bollati Boringhieri, 2007)
Tra l’Essere e la Parola la relazione è costitutiva. Essere e Parola non sono due; non si possono separare. Non sono nemmeno uno; non si possono confondere. La relazione è advaita (aduale); è trinitaria , L’Essere parla e la Parola non gli è inferiore.Ogni parola è un mistero in quanto dice un universo. La parola rosa, per esempio, risveglia, dice rivela non solo tutto ciò che è “in sé” (che è già un’astrazione) ma tutto ciò che realmente è “in tutto”, perché è in relazione costitutiva con tutto l’universo: la terra, il lavoro, la caducità,la bellezza, la vita, la morte, l’unicità, il sole, la pioggia, i pianeti, gli spazi del firmamento , la forma. La parola rosa dice ben più che “la rosa” sono io che la pronuncio e quindi include anche me, sono io che dico rosa e non rhodon (greco) o japa (sanscrito), sono io che mi trovo coinvolto in tutto un universo linguistico e culturale che mi suggerisce tutto un universo (centrato sulla rosa).E, ancora, sono io che la dico ma non a me solo bensì a un tu, a un noi; e la parola stessa ci connette con noi tutti per i quali la parola riveste un significato, o meglio libera una quantità di sensi: colori, odori, significati, concetti, metafore, sentimenti, connotazioni…A rigore, la parola rosa non è un semplice sostantivo; è un sostantivo carico di aggettivi (di rosa); ma è anche un verbo, un’azione. La parola rosa “roseggia” per così dire: passa dalla rosa a me, a noi, e da noi alla rosa; ha luogo tutta un’azione transitiva e intransitiva tra la rosa e tutto ciò che la rosa “roseggia”: la immaginiamo, la odoriamo, la recidiamo, l’offriamo, le parliamo, ci parla, ci affascina,ci attrae (o respinge), ci ricorda, ci emoziona (fino a giungere a infastidirci con sentimentalismi deplorevoli). La parola rosa non è mai sola. Persino il più puro nominalismo deve aggiungere un tenemus al “nome della rosa”: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus (della rosa di prima resta il nome; abbiamo i nomi nudi). Ricorrere ai poeti non è licenza “poetica” ma stretto rigore linguistico:E io mi son detto: costruirò la rosadel pensiero con i petalidi fragranza suggerita; non bramareil fiore – non siamo nel giardino – camminaquietamente per il viale ombroso,a volte folgorante, delle parole.(J.Vinyoli, El callat)





“J’ai parfumé
mon ame
A la rose
Pour ma vie entière”
(G. Apollinaire)
La rosa di per sé è già un argomento dalla simbologia ricchissima che ha affascinato i poeti di ogni tempo e paese. Sicuramente una parola che ben si presta come esempio al concetto di corrispondenza tra parola ed emozione espresso da Eliot quando parla di “correlativo oggettivo” (”una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi pronta a trasformarsi nella formula di un’emozione particolare”).
E’ stata cantata dai poeti, tutti i libri sacri la evocano e, un tempo, il suo profumo era riservato esclusivamente ai re. Nel sarcofago di Tutankhamen se ne sono trovati mazzi ancora intatti. I crociati Tebaldo di Champagne e Roberto di Brie la portarono dall’Oriente e la introdussero in Francia. In seguito, i giardinieri ne fecero derivare le tre più belle specie esistenti: la rosa centifolia, la rosa bianca, la rosa damascena.
E’ una ‘figura’ cara ai Mistici di molte tradizioni, compresa quella cattolica (la Madonna come “rosa mistica” ma anche il calice del sangue di Cristo).
Umberto Eco ne parla nelle ‘postille’: “L’idea del ‘Nome della rosa’ mi venne quasi per caso e mi piacque perché la rosa è una figura simbolica così densa di significati da non averne quasi più nessuno: rosa mistica, e rosa ha vissuto quel che vivono le rose, la guerra delle due rose, una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, i rosacroce, grazie delle magnifiche rose, rosa fresca aulentissima”.
Riporto anche una frase attribuita ai Templari:
“A meno che tu non fiorisca in una “rosa mistica” la tua vita rimane solo un esercizio di pura e semplice futilità. Sei nato per niente, stai vivendo senza che ce ne sia bisogno, morirai inutile.La tua intera biografia può essere ridotta a una sola parola: superfluo. Ma se riesci a fiorire e a rilasciare ciò che è nascosto dentro di te, hai realizzato il sogno dell’esistenza. Le hai restituito quella fragranza che era stata nascosta nel tuo seme. Il tuo destino si è compiuto.”
La parola rosa ha effettivamente una potenza emozionale tutta particolare, sul piano materiale è un nome di persona, un colore, un fiore. Sul piano immateriale richiama effettivamente un universo simbolico e culturale che ci appartiene.
La rosa come qualunque altra parola, ha in sè un universo intero. La parola siamo noi e tutto ciò che in noi attorno a noi dentro e fuori di noi si muove. Ci sono parole, però, che hanno maggior forza evocativa di altre e, quindi, maggiori significati e significanti. Si potrebbe fare un gioco, quello dei rimandi, e passeremmo una vita.
Interessante post, Viola.
Vorrei ricordare qui la ricchezza semantica della poesia di Borges
La rosa
L’immarcescibile rosa che non canto,
quella che è peso e fragranza,
quella del nero giardino nell’altra notte,
quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,
la rosa che risorge dalla tenue
cenere per l’arte dell’alchimia,
la rosa dei persiani e di Ariosto,
quella che sempre sta sola,
quella che sempre è la rosa delle rose,
il giovane fiore platonico,
l’ardente e cieca rosa che non canto,
la rosa irraggiungibile.
saluti cari e rinnovati auguri
Antonio
ho delle rose nel giardino,
se le poto rifioriscono,
d’inverno hanno i boccioli semicongelati,
se li porto in casa, al caldo,
a volte si aprono….
però qui dentro nevica,
anche negli occhi miei,
e rose non fioriscono,
e mi son bagnato i piè
MarioB.
…ed io mi permetto di citare Rilke in questi sublimi versi
“Rosa, oh pura contraddizione, piacere
d’essere il sonno di nessuno sotto tante
palpebre.”
Senza nascondere il fatto che non a caso ho scelto e mantenuto per lungo tempo una rosa per avatar.
Immaginavo che *qui* la lezione di Pannikar sulla parola come “simbolo”, “creatrice di realtà”, seguace della vita, avesse piena risonanza. E una rosa è una rosa da Angelo Silenius (e tutta la mistica medievale, come ben ha sottolineato Bianca) alla Juliet di Shakespeare alla Gertrude Stein sino a tutti gli inimitabli poeti che così splendidamente avete citato (compreso Mariob. che , di fatto, senza rose ha i piè bagnati, condizione non lieta..come penso sappiamo in molit…..). Giustamente, nota Blumy, ci potremmo passare una vita.
Pannikar, di madre spagnola e padre indiano, laureato in chimica e poi in teologia, uno tra i massimi esponenti e studiosi del dialogo interreligioso è un maestro nel senso pieno della parola. Leggerlo è crescere ed amare.Un abbraccio a tutti, Viola
Un grazie particolare inoltre a Ivan che ha preziosamente colto il senso del brano e ad Antonio ed Alivento che hanno postato testi di una bellezza ed evocatività assoluta, su cui meriterebbe di tornare e tornare e tornare..come su ogni autentica parola, Viola
Un ottimo suggerimento, Viola , riflettere in queste ultime ore dell’anno sullo “Spirito della parola ” di Pannikar. E sulla rosa multisemantica che coinvolge solo a pronunziarne -pensarne il nome , mi riaffiora nel ricordo il profumo di versi , con echi mistici provenzali, che sanno parlare di privilegio della morte, perfino. Sono di Cesare Ruffato:
…pulcherrime pinte dive creature
più sognanti delle naturali
fascinose rose mucose spinose
spirituali
les plus belles éternelles roses.
Soltanto alle ali fantasiose
di farfalla o a quelle vibranti sospese
di libellula o a noi in sogni
è concesso morire
in roseo mistico abbandono
non alla rosa dei venti e del tempo.
( Cesare Ruffato, Elegia della rosa, Sa langt oagt nar, Zindermans, 1999)
Una poesia di Dino Campana:
“In un momento”
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S. E così dimenticammo le rose.
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inesauribile tema, le rose….
marina
…aggiungo questo sonetto,
tratto da cento sonetti d’amore di Pablo Neruda
Sonetto XVII
‘Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima. ‘
Solo per dirti che ho letto e apprezzato molto. Un abbraccio. Sandra
aggiungo musica
http://it.youtube.com/watch?v=BGqg6w6T9ic&feature=related
ciao Viola
Chissà da cosa deriverà il suo fascino!? Dalla forma, dai colori, dal velluto dei petali, dal contrasto tra la morbidezza del fiore e l’aggressività della spina!? Penso da tutto questo e da molto di più…perfetta metafora della vita, nei suoi incanti e nelle sue durezze…
Grazie
Gisella
rosae, rosarum, rosis..
, testo e commenti molto interessanti. la parola come ‘res’ eppure inafferrabile, la contieni e sfugge, ha senso in sé e dà senso ad altro. filosofia e poesia. l’esistenza stessa ha senso nella parola. e poi lo smagliante richiamo dei suoni. e tutto il mondo dentro la parola stessa, dentra ‘la rosa’, il senso che ogni uomo le ha dato pronunciandola. addensandola di sé. ma la potenza della parola, la sua forza, il suo fascino, la sua vita è anche in questa frase di Eloisa “… referas saltem verba pro rebus!’- .. almeno dammi parole al posto di cose reali ( Eloisa, seconda lettera ad Abelardo). anch’io le chiedo. spesso le preferisco
margherita
Oh, sì la parola è relazionare, entrare in contatto, non è mai sola e proprio per questo può diventare *simbolo* , può risuonare per millenni passando da poeta a mistico, da donna a nostalgia, e una rosa puòdiventare tutta- intera – la realtà. “Ogni cosa ha il suo vocabolo e ogni vocabolo dice una cosa. Il vocabolo non è la cosa ma la dice. La cosa non è il vocabolo ma è essa che lo realizza”, nota Pannikar. E prosegue osservando ch è stata l’identificazione di Parmenide tra Essere e Pensiero che per liberare il logos dal mito ha subordinato la parola al pensiero . Ma l’essere non è nè diventa secondo le leggi del pensiero, che viene dopo, l’essere è lo sbocciare insospettabile dell Vita e la parola è la sua *epifania* il suo manifestarsi a noi dal silenzio.
Da cui proviene anche la musica (le mamme africane parlavano ai nenonati cantando, giustamente) come Marina ci ha segnalato
con lo splendore di Toquinquo, e quella trobadorica ripresa da Ruffato (grazie Annamaria) e lo spleen del puer che era Campana (per cui sono grata a Marina) e di neruda citato da Carla. Un abbraccio con l’augurio di un anno pieno delle parole ..giuste..!!Viola
un abbraccio forte anche Sandra e Maria Gisella (che vivono in n’isola a me molto cara) e a Margherita , che ci ha rituffato nel grande dibattito teorico e amoroso di Eloisa e Abelardo, epoca in cui le teorie “nominalistiche” erano appunto al centro di un intenso scontro/confronto (ma separare tra res e parola forse per noi umani non è possibile, noi sappiamo solo con la parola o con il simbolismo matematico, ma che ci sia al di là, dove sia il fondo, il sostrato della cosa, possiamo solo *intuirlo* o , appunto, *cantarlo*)..Un caro saluto, V.
Il destino del poeta sta proprio in quel…” dammi parole al posto di cose reali” e in quel bisogno di cose reali al posto delle parole….
Splendida scelta, Viola, anche se leggo il brano
di Pannikar e i bellissimi commenti solo adesso.
Infinito è il tema della rosa, senza fondo e inafferrabile, ma noi continuamo a intuire, cantare o semplicemente ammutolire davanti al suo mistero.
Grazie del dono
lucetta
(per questo nuovo anno offriamoci reciprocamente una rosa senza spine)
grazie Lucetta di aver toccato l’antinomia che sempre “anima” la scrittura sospesa tra la parola e la cosa; davvero ti consiglio questo libretto che raccoglie alcune conferenze di Pannikar, è lui a essere un dono prezioso, un carissimo saluto, V.
post acuto e, al solito, intelligente e colto dell’amica viola che allude, in un magnifico scrivere, all’ambiguità tutta dell’italiano tra sostantivo, aggettivo, verbo e “rosa” si presta benissimo al quanto! oserei dire che resta anche metafora del “sesso femminile” di cui mi parlò, tempo fa, amica omoerotica tedesca, a seguito di visione di un mio pezzo colorato che lei prese (ora sta su una parete di colonia e, purtroppo, non ho una foto ed ho perso i contatti con lei) e che tendeva a delineare una metafora timbrica del rosa_rosae (linguistico) e la rosa (fiore) di cui Lei colse possibili sensi sensuosi e ne scrisse una brevissima lirica nel suo tedesco aristocratico da erede di antica famiglia della sua città: una traduzione non bellissima la fece amico comune non bravissimo in italiano ma davvero lirica stupenda e pulitissima, un caro saluto e chissà forse leggerà questo post e si rifarà viva!
roberto
Bellissimo post ed altrettanto interessanti e ricchi commenti. Non si può aggiungere altro, salvo un marginale, ma emblematico, piccolo aneddoto, forse a molti di voi già noto: quando la frase di Gertrude Stein era ormai divenuta tanto famosa, e “di moda”, da venire continuamente citata dagli intellettuali americani, nei solotti parigini della “lost generation”, Hemingway, che detestava la Stein e le sue teorie sulla scrittura, ne aveva diffuso un’altra, a lei riferita, volgarmente parodistica:
“Una cagna è una cagna è una cagna…”
Questo per rammentere quanto anche i “grandi”,
persino “i geni”, finiscano a volte con l’essere incredibilmente intolleranti e meschini, in ogni tempo.
Un roseo saluto a tutti.
francesco
lieta che la “rosa” ti risuoni ap-tiche sinestesie extra-vaganti, Roberto!!E come vedi, i rinvii diventano addirittura borgesiani,come i semi-rimpianti del tuo commento (ma un foglio colorato a una rosa mi par pur sempre ri/tracciabile), auguri amico mio di un anno creativo e a te fecondo, Viola
caro Francesco, grazie del tuo aneddoto, ma da lettrice di “entrambi” suppongo che la Stein non avrebbe dato molto peso alla “parodia”, anche perchè una cagna è deo gratias uno degli animali più simpatici del creato…!! E alla fine, chi era più forte era Gertrude, vista anche la fine dolorosa del vitalistico conterraneo.., un abbraccio e grazie molto del tuo apprezzamento a me graditissimo, (i grandi poi sono come i piccoli..esseri umani, al fondo), Viola
una rosa è una rosa perché poesia vi è racchiusa,
che profumo di rosa, che profumo di poesia.
..io questo vedo in una rosa
Ciao
gioia bella, questa equiparazione è magnifica, un abbraccio, Viola