Azzurro, il colore di un cielo dove vola una farfalla
Dicembre 15, 2007 di morenafanti
un colloquio con Maria Di Lorenzo
di Morena Fanti
Un lavoro appassionato e appassionante sta dietro le quinte di “In purissimo azzurro” (www.inpurissimoazzurro.org) , un sito web molto ricco e pieno di sorprese interessanti. Scorrendo le pagine, gli articoli, le recensioni e i racconti degli autori ospiti, ci si rende conto che gli interessi artistici del sito sono molteplici e tutti all’insegna della qualità. Dietro tanto lavoro s’intuisce la passione per la scrittura e s’intravede un’anima sensibile in grado di volare alto. Quest’anima è quella di Maria Di Lorenzo, laureata in letteratura italiana presso l’Università di Urbino con il massimo dei voti, già giornalista per “Il Tempo”, per la Rai e per varie testate italiane, ed ora ideatrice e direttrice di “In purissimo azzurro”, oltre che poetessa, saggista e scrittrice. Gli incontri più interessanti sono quelli con persone che hanno tanto da dire, e di sicuro Maria Di Lorenzo è una persona che può raccontarci molte cose.
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Visitando il bellissimo sito “In purissimo azzurro” da lei fondato e diretto, in cui si tratta di letteratura e di tutte le forme d’arte, ci si rende conto di quanto ciò l’appassioni. Infatti, i suoi interessi sono molto vari e molteplici passando dalla scrittura e arrivando al cinema, al teatro alla pittura. La scrittura rimane, credo, la sua passione principale. Cosa prova quando scrive?
La scrittura per me è un viaggio. Un viaggio verso un paese ignoto, dove non sai cosa troverai alla fine, se lo troverai, ma il senso del tuo partire è proprio qui, nel metterti in viaggio, non nell’arrivare. Consiste nel perdere, piuttosto che nel guadagnare. Solo così la scrittura per me acquista un senso, quando prelude a un percorso di conoscenza, che da individuale si fa collettivo, nel momento in cui tu dividi il pane dell’esperienza con gli altri. Ecco perché, pur essendomi chiaro che chi scrive è sempre un solitario, mi piace aprirmi agli altri, rispondendo alle lettere dei miei lettori, per esempio, condividendo i miei pensieri con loro su internet, attraverso il mio sito www.mariadilorenzo.net e di recente anche col mio blog www.vitadascrivere.splinder.com, perché non mi piace l’idea dell’artista che vive nella sua torre d’avorio, ignorando tutto quanto accade nel mondo fuori dal suo io. Quando scrivo, è per i miei amici lettori che io scrivo, non per me stessa soltanto. Sono curiosa di sapere cosa pensano, come vivono, e mi piace molto avvicinarli quando vado in giro per l’Italia, per conferenze o presentazioni, allo stesso modo mi piace immergermi nel flusso della gente e ascoltarla, per strada, al mercato o in metrò, quando vado a respirare vita per le strade di Roma, la mia città.
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Il suo romanzo “La sera si fa sera” tratta di una storia di ‘straordinaria intensità emotiva’, cito testualmente dalla bella recensione di Salvo Zappulla. Racconta un dramma che si snoda tra varie tematiche sociali. La sua narrazione si sviluppa attraverso un percorso interiore di grande profondità. Pensa che la spiritualità che lei possiede le sia d’aiuto per affrontare simili temi con tanta sensibilità?
Credo che l’arte, qualsiasi forma d’arte, sia sempre spirituale. Non amo molto chi teorizza l’art pour l’art, il puro divertimento, il non senso della creazione artistica. L’arte, e quindi la anche la scrittura, racconta sempre la nostalgia, letteralmente il “dolore del ritorno”, quel viaggio fisico e mentale verso qualcosa che ci manca e che noi crediamo ci completi se avremo la grazia di raggiungerlo. Il mio romanzo “La sera si fa sera” racconta proprio questo: è un viaggio, fisico ed emotivo al tempo stesso, attraverso la malattia e il dolore, in fondo al quale l’io narrante, una borghese cinquantenne di nome Adriana, scopre la forza di una rinascita esistenziale, imprevedibile e desiderata, come la vita stessa.
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Come vive il suo rapporto con la Sicilia e con le forti tematiche di questa bellissima isola?
Sono nata nel centro Italia, ho ascendenze trentine, nessun legame di sangue con la Sicilia, però amo molto questa terra e, non a caso, le ho dedicato ben più di un libro: oltre il romanzo “La sera si fa sera” e la biografia del giudice Rosario Livatino, ho scritto anche alcuni anni fa “Quaderno Siciliano”, una raccolta di versi che fin dal titolo denuncia, per così dire, il legame con l’isola, ed un racconto, “A sud del cuore”, con cui ho vinto, sempre alcuni anni fa, un importante premio letterario per giovani autori esordienti. Quasi me ne dimenticavo! Ho scritto anche “La stanza dello scirocco”, un monologo teatrale che ha avuto anche una riduzione radiofonica di successo, più volte ritrasmessa dalla Radio Vaticana. Come vede, sono legata a filo doppio con questa bellissima isola, che amo in tutte le sue dimensioni, anche nelle sue forti, e spesso laceranti, contraddizioni. La Sicilia come metafora, diceva Sciascia. Ed è vero. Per me è il paradigma esistenziale dentro cui vengono coniugate tutte le coordinate narrative che mi stanno a cuore: la bellezza e il sogno, il dolore e la morte, l’amore e il lutto, la vita e il desiderio.
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Perché ha scelto di dedicare un libro al giudice Rosario Livatino?
Ero una studentessa universitaria quando il “giudice ragazzino” venne ucciso dalla mafia,
ma già allora sapevo che scrivere sarebbe stato il mio mestiere. E così decisi in cuor mio che un giorno avrei scritto un libro su di lui, come poi è stato: “Rosario Livatino - Martire della giustizia” (Ed. Paoline, Milano 2000) è il volume che ho realizzato in occasione del decennale della sua morte, un libro che non cessa di interessare sempre nuovi lettori malgrado i diversi anni trascorsi dalla sua pubblicazione. Ma lei mi chiedeva perché ho scritto un libro proprio su Livatino. Io vedevo in Rosario Livatino un testimone. Un testimone dei nostri tempi. Ho scritto il libro innanzitutto per i giovani come me, perché i giovani sono sempre attratti dal fascino dei testimoni radicali, quelli che testimoniano una vita spesa tutta per grandi ideali, contrassegnata da scelte esistenziali “forti”. Ma non solo i giovani, tanti anzi in questi anni mi hanno scritto in merito al “giudice ragazzino” e così ho preso la decisione di scrivere da parte mia un secondo libro, che spero di poter far uscire nelle librerie nel 2010, che è poi il ventennale della sua scomparsa. E’ bello tenere accesa una piccola fiamma.
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Viviamo in una società che sembra dare meno importanza a certi valori che erano considerati alla base del nostro vivere civile, e mi riferisco in particolar modo alla famiglia, al rispetto per le generazioni più adulte e all’interesse verso le persone o le categorie più deboli. A cosa pensa sia dovuto questo cammino che assomiglia tanto a un regredire della società?
Ma io credo che il cuore dell’uomo sia rimasto sempre lo stesso, che la vita e soprattutto i sentimenti, in positivo come in negativo, fondamentalmente siano sempre quelli, vale a dire gli stessi di cui molti secoli fa parlava già Omero. Oggi però si assiste a un imbarbarimento, considerato giustamente feroce, perché forse si è perso il collante che teneva unite in un certo senso le generazioni fino a qualche tempo fa. La memoria era questo collante, e ad essa faceva da contraltare la pietà. Oggi memoria e pietà non ci sono quasi più nelle nuove generazioni perché si è interrotta tale trasmissione di valori, del resto si raccoglie quanto si è seminato e la generazione dei 50-60enni di oggi ha molto da chiedersi e forse da rimproverarsi in questo senso…Ma è un discorso molto complesso, questo, e di certo non lo si può liquidare con poche battute. Credo comunque che è soltanto quando si è toccato il fondo buio del pozzo che si può infine risalire verso la luce.
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A cosa sta lavorando ora? A quale progetto dedicherà il suo volo di farfalla?
Sto scrivendo un nuovo romanzo che mi impegna molto, basti pensare che la sua incubazione risale a quasi vent’anni fa, quando ebbi la prima idea, la scintilla per così dire. E’ una storia molto forte, fatta di grandi passioni e sentimenti, scritta però “dalla parte di lui”, l’io narrante infatti è quello di un uomo che dovrà fare i conti con il suo vissuto, e non sarà un processo indolore per lui, anzi, sarà una specie di discesa all’inferno…ma non voglio anticipare troppo anche perché ci sto ancora lavorando sopra. Invece posso dire che ho già finito un libro che sarà nelle librerie nel 2008, un saggio dal taglio narrativo che è nato nell’arco di circa 3 anni da una ricerca-riflessione intorno al mistero e al fascino di Teresa di Lisieux, con l’apporto di diversi punti di vista, oltre il mio, pensieri e riflessioni, anzi direi vere e proprie “provocazioni” di un manipolo di ragazzi e ragazze del nostro tempo capaci di far piazza pulita di tutti i luoghi comuni sui giovani di oggi. Ragazzi che vanno oltre, che non si fermano ai miti “usa-e-getta” proposti in modo fasullo dall’odierna società dei consumi, ma alzano lo sguardo verso il cielo, per una domanda e, forse, una preghiera. Il libro s’intitola “Nome in codice Teresina” e spero che lei lo vorrà leggere insieme a me e insieme anche ai lettori di questa nostra chiacchierata, che saluto con amicizia.
Maria Di Lorenzo e’ nata nel 1964, vive e lavora a Roma. Dopo il liceo classico, si e’ laureata in Lettere Moderne all’Università di Urbino; ha lavorato quindi come giornalista per il quotidiano “Il Tempo”, per la RAI e per altre testate italiane. Nel 2006 ha fondato il periodico culturale In Purissimo Azzurro (www.inpurissimoazzurro.org), che attualmente dirige. Letteratura, cinema, teatro e spiritualita’ sono i suoi principali campi di interesse, sia nel lavoro che nella vita. Ha pubblicato dal 1992 a oggi diversi volumi di poesia, narrativa e saggistica, scrivendo anche radiodrammi, pieces teatrali e soggetti cinematografici. Molti dei suoi libri sono stati finora tradotti in inglese, portoghese, ceco e polacco. Ricordiamo, fra gli altri, in modo particolare: la biografia Rosario Livatino. Martire della giustizia (2000), la plaquette di versi Quaderno Siciliano (1994) e il romanzo La sera si fa sera (2004). Il suo sito web e’: www.mariadilorenzo.net.




bellissima ragazza , Maria di Lorenzo. A cominciare dalla fotografia che ci sorride sul blog. E poi l’azzurro, e poi tutto quello che ha scritto, che fa, e, ancora, la sua rivista online. Grazie a Morena per l’intervista azzurra !
Bella intervista, con interessanti motivi di riflessione, eventualmente lettura. Ci sono m olti concetti interessanti.
… e chi poteva farla un’intervista azzurra?!?!
Ci sono troppi mondi sconfinati dentro l’immensità dello scrivere. Assaggiamo chicchi di granelli di spiaggia, gli occhi chiusi, e il gusto del mare. Quelli come come me, finiscono per intimorirsi e restare digiuni. Senza neanche il gusto e granelli.
Per fortuna che ce ne sono pochi, come me
Complimenti alla straordinaria operosità di questa scrittrice, nei cui valori mi sono pienamente riconosciuta. Visiterò i suoi siti…e complimenti anche a te, Morena, per la bellissima intervista
un caro saluto
Gisella
Due personalità autentiche, forti e gentili si incontrano, e nasce un’intervista di grande spessore umano e culturale. Molti sono gli spunti di riflessione che offre, uno fra tanti:
“Oggi però si assiste a un imbarbarimento, considerato giustamente feroce, perché forse si è perso il collante che teneva unite in un certo senso le generazioni fino a qualche tempo fa. La memoria era questo collante, e ad essa faceva da contraltare la pietà. Oggi memoria e pietà non ci sono quasi più nelle nuove generazioni perché si è interrotta tale trasmissione di valori”
Sottoscrivo pienamente, con rabbia e con tristezza
marina
Da siciliana non posso non gioire di questo amore/rispetto/considerazione che Maria ha per una terra ..di anime vaganti ..forse è quello che siamo
e pertanto la ringrazio.
Un abbraccio a Morena ..calamitata dalla Sicilia, terra che io vedo come un vulcano, che quant’anche ‘dormiente’ detiene tanto ‘fuoco’ dentro
Mi piace questa autrice per il modo con cui si è presentata, dalle sue parole traspare il suo amore per la scrittura ma anche per l’umanità e la fiducia nei giovani. Andrò a visitare i suoi siti. Sandra
Grazie a tutti per l’attenta lettura.
La scrittura di Maria Di Lorenzo offre tanti spunti interessanti, di grande umanità e cultura.
Spero possa intervenire con un suo commento.
trovo decisamente interessante questa presentazione/intervista con la de lorenzo anche se, confesso, ho sempre riserve acutissime verso i “credenti” e verso i “religiosi” (e non solo cattolici) pur provenendo da famiglia dalle fortissime radici cristiane.. mi riprometto di andare a far visita ai suoi siti..in ogni caso da idea di persona molto a modo..
roberto
Ho appena letto, un po’ in ritardo, l’intervista di Morena Fanti pubblicata da VDBD con i vostri messaggi e vi ringrazio tutti davvero di cuore. Sono toccata dai vostri pensieri, mi piace molto condividere il mio mondo interiore con gli altri, che siano vicini o lontani non importa, ma nel web le distanze si accorciano, si fanno infinitesimali, e in questo luogo cosi’ caldo e accogliente che e’ Via Delle Belle Donne mi sento a casa…grazie!