I morti non parlano né scrivono – di Rina Accardo

2007 Dicembre 13
by ainsi


Il mio orecchio vuole ascolto,
nei miei occhi
scaglie diffondersi auree
nel solco fuggente
di un aristocratico annichilimento.
E purpuree fronde alzarsi leggere,
un vento amico a cullarle.
Colorati colli
ormeggiano dinanzi al mio sguardo,
un canto muto s’eleva
e quasi soffoca.
Un pungente richiamo alla vita
spinge il nulla che avanza.
Sottesi entusiasmi cantano
e giungono alti nell’immenso,
ad ogni svolta dell’attimo
ala sicura.

I morti non parlano né scrivono,
ma sanno amare.

14 Responses leave one →
  1. 2007 Dicembre 13

    in questa tua è fortissima la presenza di un lirismo nostalgico che non lascia spazio alle speranze “Un pungente richiamo alla vita\spinge il nulla che avanza”, la vita stessa che non riesce a proseguire, come intoppata in un vissuto che lacera.
    la chiusa la trovo di particolare bellezza.

  2. 2007 Dicembre 13
    Francesco De Girolamo permalink

    Sono completamente d’accordo con Francesca.
    Molto significativo quel “canto muto” che elevandosi “quasi soffoca”.
    Grazie, Rina, di questo forte atto di fede “disperata”.
    francesco

  3. 2007 Dicembre 13

    rina: ho molta contiguità con la Morte e per motivi che. Questa tua non solo è scritta benissimo sotto il profilo linguistico ma densa di contenuto altissimo (ammesso si possa scindere il dualismo forma_contenuto per me inesistente peraltro) e moralmente altissimo: “I morti non parlano né scrivono,
    ma sanno amare.” e amano molto, credimi. E amano, anche,
    non parlando_scrivendo, ma baciando.
    roberto

  4. 2007 Dicembre 13
    Carla permalink

    ‘Un pungente richiamo alla vita
    spinge il nulla che avanza.’

    in questo verso c’è un contrasto che apre
    immensi spazi…

    ciao Rina
    C.

  5. 2007 Dicembre 13

    e non sono neppure nervosi :-)

  6. 2007 Dicembre 13

    Carissimi, vi ringrazio dell’attenzione che mi avete regalato con tutto il cuore. Francesca mi ha letto come un libro aperto lasciandomi esterrefatta. Ti ringrazio Francesca bella perché mi hai aiutato a ‘capirmi’. Sembrerà strano, ma in questo caso un’altra voce che dicesse, per me era importante e la tua lo è stata oltremodo.
    Tu, Francesco, hai citato un verso che condensa il mio essere traducendosi in fede “disperata”, appunto. Grazie davvero.
    Roberto mi ha commosso. Le tue parole mi consolano dandomi fiducia. Te ne sono grata dal profondo.
    Un bacio a Carla, e un abbraccio ad Antonella, che invece..gira attorno al vero nocciolo:)

  7. 2007 Dicembre 14
    maria gisella catuogno permalink

    bella tutta, ma la chiusa è stupenda
    Gisella

  8. 2007 Dicembre 14

    anch’io, d’accordo con gli altri, trovo particolarmente bello l’ultimo verso.

  9. 2007 Dicembre 14

    Belli i tuoi versi, di cui l’incipit e la chiusa si specchiano per intonazione, poi si va, per visionarie immagini, anche statiche, sempre simmetriche fra esterno e interno..
    come le colline che ormeggiano, o il solco aristocratico dello sguardo.
    Ti saluto Rina, Rinetta di cui immagino la piega della bocca, quando si infiamma, o si sdegna.

    Maria Pia Q.

  10. 2007 Dicembre 14

    Ciao Gisella grazie! e forse mi ripeto, ma non sai quanto mi dà il riscontro di questi versi che ho sentito -miei- come nelle migliori delle ispirazioni.
    Ogni parola mi sgorgava spontanea e, stavolta, credo siano specchio mio come non mai.
    Sono perciò felice di condividere così come felice mi rende la sintonia con Blumy, più che altro perché la sento a me così affine.
    Parere attento e particolareggiato quello di Maria Pia che mi fa vedere quello che io forse avevo visto solo inconsapevolmente.
    Vi abbraccio

  11. 2007 Dicembre 15

    La nostalgia in queste belle righe aleggia sovrana, la solitudine del quotidiano fa sì che ogni nostra parola si disperda nel vento, anzi soffoca nel vento.
    Alla fine si intravede la rinascita, il nullo che avanza soffocato viene ripreso da una fede che avanza dentro di te “Sottesi entusiasmi cantano
    e giungono alti nell’immenso,” e che ti fa esplodere nei due versi finali che sono il degno corollario ad una poesia stupenda. E’ vero i morti non parlano nè scrivono ma il loro amore è tanto lo percepiamo costantemente in ogni movimento ed in ogni passo che facciamo, almeno per me, e ci guidano dolcemente e pazientemente lungo la nostra strada.
    Non so se queste parole riescono a farti percepire le corde che hai smosso ….
    Un caro saluto
    Nicola

  12. 2007 Dicembre 15

    L’emozione m’ha preso leggendoti. Meraviglioso lo spiraglio che tu hai aperto su un’impotenza che percepisco dolorosa.
    Il tuo coinvolgimento mi ti fa (ma come scrivo ..lo lascio:)) sentire partecipe a questa che, mi sa, dovrei considerare di più, leggere e rileggere, perché qui per me si tratta di scavo puro. Attraverso queste righe io mi leggo, e ..ne ho proprio bisogno.
    Grazie, carissimo Nicola.

  13. 2008 Gennaio 11

    Il distico finale mi pare voglia fare sperare che i morti siano in qualche misura partecipi del nostro amore verso di loro, che esprime essenzialmente dolore della mancanza.

    Il resto della poesia è un alternarsi di stati lirici, percettivi, d’intensa ispirazione poetica, che si frappongono tra il mondo e il desiderio di lasciarsi andare alla minaccia della depressione, che è reale, quotidiana. C’è una lotta, si avverte.

    Il poeta cerca di estetizzare questi momenti negativi, quest’alternanza di entusiasmo e sconforto, come è tipico appunto della poesia lirica, di renderli aurei, ovvero di trasformare in qualcosa di valido, perfino prezioso, il nulla in agguato.

  14. 2008 Gennaio 13

    Il dolore della mancanza diventa gioia se si riesce a vederli, Erminia. I morti sono illuminati da un meraviglioso sorriso perché vivono l’amore e ’sanno amare’, hanno raggiunto ..loro.. quello status quo di amore redento che è inseguito, o meglio con cui -chi non è- si confronta in ogni dì più o meno consapevolmente, più o meno fiduciosamente, più o meno dolorosamente..

    Il tuo dire in chiusura, cara Erminia, è stupendo ..sì, in fondo è un sublimare ‘il nulla che avanza’ portandolo allo stesso livello di realtà non terrene.
    Ringrazio pertanto la poesia, che per me assume un ruolo speciale nella lettura chiara di vissuti ..che improvvisamente grazie ad essa si squarciano.

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