IL POETA OCCULTO: INCONTRO CON GIORGIO “NOVA”

2007 Dicembre 8
by elisabettabucciarelli

Un altro giro un altro poeta. Questa volta un personaggio ben strano. Di lui posso dire solo che vive a Desio e lavora a Milano. Giorgio è un poeta che è costretto a utilizzare uno pseudonimo, o che preferisce farlo. La questione mi colpisce comunque. Ma è davvero così pericoloso fare poesia? L’ho conosciuto quindici anni fa, abbiamo lavorato insieme per tre lunghi(ssimi) anni, so di lui molte cose e soprattutto ne ho sempre riconosciuto l’intelligenza e la preparazione culturale. Poi un giorno, lui mi ha ritrovato in rete. Ha un blog, considerato piccolo cult e segnalato nelle zone “che contano”. Pieno di poesie. Le sue. Mi ha stupito, nessuno sapeva nulla. Aveva sempre occultato la sua vena poetica, la sua passione. Forse sarebbe stato discriminato? Forse non sarebbe stato preso sul serio? Non è bene fare poesia? Forse non serve avere un nome e cognome “esatto” per fare poesia? Forse semplicemente, fa poesia senza interessarsi alla visibilità. Non so Belledonne, aspetto di sentire cosa ne pensate anche voi. Intanto, ve lo propongo. Per me è stravagante, surreale e profondo.
D: Giorgio Nova si presenti alle Belledonne.

R: Giorgio Nova è un personaggio immaginario. È stato immaginato dal suo creatore come paravento, falsa pista, e allo scopo di nascondersi e far perdere le tracce. Il creatore pensa di essere molto furbo, un po’ come il bracconiere tutto contento perché ha il fagiano nel mirino, mentre la tigre alle sue spalle sta già salivando prima del balzo.

D: Ma è vero che scrive poesie, o come li chiama lei, “versacci”?

R: Sì, scrivo versacci. A mia discolpa si può dire che sono riuscito a mantenere il segreto su questa attività, che si sa mostruosa e contro natura, per molti anni. Poi la vanagloria, l’esibizionismo e l’immancabile tendenza filodrammatica del suddetto creatore ha mandato tutto in vacca. Va detto che la poesia, anche se i poeti spesso pensano il contrario, non è un’attività individuale ma un compito sociale, cioè per farla breve non si è poeti perché si scrivono poesie, ma perché si è riconosciuti come tali dai propri simili e sodali. Questo significa che, malgrado l’impermeabile spalancato, ciò che alla fine è stato esibito ha buone probabilità di non essere per niente riconosciuto.

D: Dove si leggono le sue poesie?

R: Nel blog Falsoidillio , oppure più semplicemente qui Geocities. Alcune sono state pubblicate anche nel curioso libretto “Cose importantissime che andranno perdute”. Ok, l’editore fallì un mese dopo, ma che questo evento sia da ricollegare al libretto è un’illazione che respingo con vigore! Si dice che chiunque possa scrivere nella vita una buona poesia, se non altro per motivi statistici. Quindi io – o forse chiunque? – sarei soddisfatto di scriverne due. Non dispero di farlo

D: Con quali poeti è in sintonia?

R: Da ragazzo, dopo le normali letture di scuola, comprai il primo libro di poesie di Valerio Magrelli, allora poco poco più che ragazzo. Lo consumai al punto che, per contatto epidermico, riuscii a metabolizzarlo e a usarlo come valido rimedio all’eccesso di effusione sentimentale, di cui ero affetto. Purtroppo, nel mentre, contrassi un eccesso di imitazione inconsapevole. Me ne liberai solo molti anni dopo, grazie al suo speculum, l’imitazione consapevole. Ciò mi rese estremamente svaporato nei contenuti e irrigidito nelle forme, al punto che, ridotto ormai a un’ombra o macchia sul foglio 
bianco, il ricorso al bianchetto mi svanì del tutto. (Naturalmente ammiro molti poeti, l’elenco non aggiungerebbe nulla di originale).

D: Un libro sulla poesia da non perdere per nessun motivo.

R: Sobillatrice, lei vuole che io citi il Gombrowicz di “Contro i poeti”, ma io non cederò al suo troppo scoperto gioco. Consiglio allora “Sulla poesia moderna” di Guido Mazzoni, che è un libro lucido e utile (anche il Gombrowicz, però…).

D: Un poeta sopravvalutato, uno sottovalutato.

R: Le segnalo uno certamente sottovalutato, almeno dai grandi editori: Andrea Inglese. Può trovare qualche suo testo partendo dal sito di Biagio Cepollaro, o su Nazione Indiana. Quanto ai sopravvalutati, non saprei: al giorno d’oggi già trovarne uno “valutato” è arduo. La poesia è all’apice della sua irrilevanza. Può darsi che se lo meriti, chi lo sa.

D: Il suo sogno di poeta.

R: Scrivere finalmente un’opera vasta e profonda, seria ma non seriosa, che superi di colpo tutti i birignao e i tic e i limiti di 
ispirazione, di tecnica e di stile in cui mi impaludo, un’opera diretta, leggibile senza strizzare l’occhio al popolare, brillante, 
sexy e appassionata come un’amante ma tagliente come l’intelletto di un gesuita, insomma un’opera affascinante e bella. Sì, bella. E poi svegliarmi perché sono le 6,50, devo prendere il treno per la città, e scordarla tutta in un secondo.

D: Una sua poesia, breve, per le Belledonne.

R: Che ne dice di questo sogno di infante? Si intitola:

Due

Nel sonno percorri la mia mano
come una cosa o un gioco,
così leggi col dito
l’interminabile giro dell’asola
il bordo ammirevole del bottone,
dormendo colpisci col piede
la sponda, fai leva
rimbalzi.
Cerchi consolazione o un limite
che ti restituisca a te
via dall’abisso.
Ma anche il gioco, il bottone
la tua mano spinge via dal nulla
anche la mia mano
(così crescono
in sogno una intrecciata
nell’altra e distanti le cose).

D: La rete aiuta a fare poesia?

R: A farla non direi, per quello credo serva leggere molta buona poesia e molta buona critica. La rete aiuta per tutto il resto. Soprattutto a ricevere pomodori in faccia Facoltativa…

D: Ma il poeta è un fingitore?

R: Naturalmente, e di secondo nome fa Eubulide.

Grazie Giorgio.

16 Risposte leave one →
  1. 2007 Dicembre 8

    bella e costruttiva intrevista vado a curiosare..

  2. 2007 Dicembre 8

    Molto interessante, frizzante e ironica al punto giusto.
    Brava Elisabetta e bravo Giorgio.
    Vado a curiosare anch’io ;)

  3. 2007 Dicembre 8

    credo che questo poeta sia davvero notevole, vado sul suo blog e stampo tutto. :)

  4. 2007 Dicembre 8
    antonella permalink

    fare poesia in genere è considerato una stranezza, una perdita di tempo, tempo sprecato in faccende inutili perchè la poesia non porta soldi, il valore del fare aujourd’hui viene espresso in euro. quanto ci guadagni? quanto la vendi? niente? allora è un’attività sciocca meglio tenerla nascosta come una brutta malattia. bravi! antonella

  5. 2007 Dicembre 8

    mi è piaciuta molto la spiritosa, ma serissima intervista – merito di intervistatrice ed intervistato – e la poesia, così ben rifinita, proprio come l’orlo di un’asola – intorno, c’è tutto il resto del vestito da immaginare!
    marina

  6. 2007 Dicembre 8

    grazie ad Elisabetta per avermi “stanato” e ai gentili commentatori per i complimenti.

  7. 2007 Dicembre 8
    alessandrapigliaru permalink

    Brava Elisabetta e bravo Giorgio Nova. Molto ironica e intelleigente l’intervista. Ho visitato or ora Falsoidillio e l’ho trovato molto interessante. Da tenere d’occhio ;)
    Alessandra

  8. 2007 Dicembre 8
    paola permalink

    caspita che presentazione da sabato sotto le stelle!

    Un altro giro un altro poeta.

    una bella giostra, insomma.
    la forza della giostra.

    Questa volta un personaggio ben strano

    ma cosa vuol dire? un fenomeno da baraccone. venghino signore venghino
    a vedere la stranezza del momento stanata in una battuta di caccia nelle profondità del web?
    leggo che la casa dove ha editato è fallita
    (ecco perchè io scrivo per i posteri: per evitare questi dolori)

    ma questa giorgio è costretto a utilizzare uno pseudonimo… perchè? e perchè sarebbe pericoloso fare poesia? questa domanda è del caso specifico o in generale?
    non ho capito
    Falcone e Borsellino vivevano sottoscorta
    con il loro nome e pure Saviano adesso
    perchè pericoloso quello di cui si sono occupati
    ma lui? si occupa di temi scottanti e di denuncia?
    no. per curiosità giacchè è piuttosto inquietante quella domanda buttata lì e un po’ stonata dal contesto ossia non vedo argomentazioni a tale interrogativo
    nel caso di questo tal Giorgio.
    non sono molto d’ accordo con queste presentazioni così camuffate per preparare il terreno e invogliare alla lettura della poesia del poeta
    si dovrebbe neutralizzare la – maschera –
    rendere assente il corpo far entrare in scena quello delle parole e lasciare i versi a ritratto almeno in prima battuta o tenere i toni più bassi, meno plateali anche perchè l’ intervista frizzante oscura la poesia ed è in alcune parti quasi più significativa dei versi per me.
    ma ovviamente è solo un mio pensiero.
    un saluto e una buona seconda serata
    ciao
    paola

  9. 2007 Dicembre 8
    paola permalink

    ero paola lovisolo

  10. 2007 Dicembre 9
    giorgio permalink

    ciao Paola. Riguardo alla parte iniziale, dovresti chiedere a Elisabetta, ma non penso che lei avesse in mente Falcone e Borsellino :)
    Sulla scelta di fare un’intervista invece che presentare i versi, idem.
    Riguardo alla maschera, invece, penso sia impossibile neutralizzarla, nel mio caso, essendo connaturata, cioè essendo io uno pseudonimo. Parrà strambo, ma penso veramente che la poesia andrebbe in qualche misura nascosta – e non solo quelle brutte, eh :) – che contenga un elemento mostruoso (letteralmente!), che è certo l’origine della sua bellezza ma che è arduo maneggiare, e che è comico vedere in molti casi esibito senza la minima consapevolezza di ciò che si sta brandendo. Che poi io, parlando di questo in prosa, voglia farlo in modo ironico forse dipende dal fatto che un’intervista non è un saggio, e che io non sono D’Annunzio né Montale, sono un poetastro come quasi tutti, se mi mettessi a pontificare sarei come Casini quando crede di essere Churchill: ridicolo.
    ciao :)

  11. 2007 Dicembre 9
    paola lovisolo permalink

    ehm, per venirti incontro sorvolerò sull’ aggettivo poetastro e (sorrido) da poetastro a poetastro provo a risponderti

    mi domando quale sia la poesia pericolosa se non quella di denuncia politica ad esempio che provocò carcerazioni
    torture condanne a morte. mi piacerebbe capire chi avesse in mente Elisabetta.
    o forse intendeva quella poesia che si sa far ascoltare che fa “pensare” che fa attraversare il pensiero da un senso altro (il sesto, il settimo ecc ecc?) che non assomiglia ai cinque sensi presi uno ad uno ma li tende tutti e formula riflessioni profonde… non so sono un po’ stordita da i tanti aggettivi generosi che “decorano” la – poesia – e i – poeti – ahimè –

    per il resto ci sarebbe da scrivere per ore

    da citare poeti per ore

    e da rimanere alla fine fermi allo stesso punto per ore

    grazie della risposta
    buona giornata
    paola lovisolo

  12. 2007 Dicembre 9

    Grazie a tutte e tutti per i commenti e grazie a Giorgio per essere qua con noi. Penso che qualsiasi mezzo invogli alla lettura poetica sia lecito. Per questo scelgo l’intervista al posto dei versi (ma anche quelli insieme all’intervista, come nel caso di Giorgio o dei link dove si posono andare a leggere). Spesso parlando di sè, dei propri riferimenti esistenziali e culturali , si crea una sorta di comunanza, di somiglianza, di empatia e perché no, di simpatia che ti fa venire voglia di andare a leggere. Come nel caso di Giorgio, mi pare, che non ha ancora un libro di poesie da proporci. La poesia è pericolosa? Sì, certo, sempre quando è buona. Smuove le coscienze, muove i sentimenti, a volte sblocca i traumi altre volte distrae con prepotenza. Tutto questo non è il contrario delle coscienze sopite? Credo in modo estremo al potere della parola, per questo l’anonimato o lo pseudonimo a volte, hanno un loro senso profondo (pensiamo a Pessoa, per esempio).
    un abbraccio a tutte e ancora grazie
    Elisabetta

  13. 2007 Dicembre 9
    Antonio Fiori permalink

    Consapevole, spiritoso e anche bravo direi, stando alla poesia ‘Due’. Andrò a leggere qualcos’altro in rete, naturalmente, di Giorgio Nova.
    Grazie ad Elisabetta e al poeta
    (tanto per restare in rima :-) )
    Antonio

  14. 2007 Dicembre 10

    A me piace questo stanare. Vero è che subito vado a cercarmi i versi, li assaggio e vedo se risuonano con me.
    Sulla questione dello pseudonimo credo che un’antica tradizione poetica (la poesia cosa intima, la poesia butta fuori il nascosto) si sposi d’amore con il nikkismo di rete, quella libertà che nasce dalla non collocazione precisa e ci illude dell’off limit.

  15. 2007 Dicembre 10

    Sì, Molesini, credo sia così. Altre volte mi dicono, sia una questione di pudore (esiste ancora, sì!), poi c’è anche la vergogna. Perchè poeta non è sinonimo comune di uomo/donna forte, brillantone, spavaldo e in prima linea. Ma silenzioso, schivo, il più delle volte assorto e assente (spesso, assai spesso sofferente). Cosa può contare uno così? E c’è (lo garantisco) chi detesta la poesia, non la sopporta. Quindi ecco un altro motivo per celarsi dietro a un nome d’aria. Che non deve dare spiegazioni e procede per la sua via.
    buona settimana
    Elisabetta

  16. 2007 Dicembre 10
    margheritarimi permalink

    Complimenti per la brillante intervista di Elisabetta, per i versi dedicati e la particolare ironia di Giorgio (l’occulto) che immagina la poesia così:
    “appassionata come un’amante ma tagliente come l’intelletto di un gesuita”
    siamo quasi alla perfezione.
    grazie
    margheritarimi

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