Perchè il blog 2
Dicembre 1, 2007 di alivento
Raccolgo anch’io l’invito di Writer di rispondere alle domande:
Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Il tuo primo post?
Il post di cui ti vergogni di più?
Il post di cui sei più fiero?
Alla domanda perché il blog dovrei rispondere con un’altra domanda, anzi con una serie di domande del tipo: perché esprimersi? perchè comunicare, scrivere, creare? perché, soprattutto, dedicarsi alla poesia? Per rispondere a domande del genere ci vorrebbe quanto meno un saggio intero, e poiché è bene non iniziare opere tanto più grandi di noi, della nostra consapevolezza, pazienza, volontà lascio i possibili approfondimenti teorici “monumentali” a studiosi ben più dediti e preparati di me, io mi limiterò a dire del mio blog, il primo, peraltro ormai eliminato, quello nel quale è nata la mia “vocazione” poetica e, parlando di quello, dirò indirettamente anche di quelli a seguire che, pur nelle trasformazioni simili al cambiare pelle dei serpenti, altro non sono che metamorfosi di quel primo amore.
Il mio primo blog è nato nel luglio del 2002, ha avuto il suo primum movens nella molla di ogni sapere e cioè nella curiosità di provare una cosa nuova: proiettare l’intelligenza in maniera incorporea negli spazi virtuali di comunicazione; c’era poi il desiderio forte di rompere la monotonia di attività di svago ripetitive e vacue incapaci di coinvolgermi mentalmente (la televisione in primo luogo), su tutto dominava un’impellenza incontenibile di comunicare attraverso la scrittura qualcosa di non ben definito ma assolutamente necessario, qualcosa che ancora oggi non mi è del tutto chiaro e che non è stato subito poesia, ma tentativi, approcci, prove, conati, ricerca di stimoli puramente intellettuali, desiderio di evadere da una compressione/delimitazione vitale e professionale entro ambiti angusti e, contrapposta, la necessità di liberare qualcosa: lo spirito forse, l’anima, l’immaginazione, la speranza, l’illusione…
Alla poesia sono giunta per progressive esperienze miste di prosa diaristica e di poesia ludica fino a quando ho intuito un possibile percorso, ho formato il convincimento che c’era una strada maestra per dire il fango, la verità, il cedimento, la dispersione, l’inutilità, la confusione, per dire la vetta e l’abisso l’inutile e l’intollerabile, l’inconciliabile e l’indicibile, e poi ancora l’oltre e il nulla, il vuoto, la morte. Allora ho scoperto la possibilità di dire veramente profondamente ogni cosa che albergasse nel centro della bocca e più in fondo del cuore, nella mente, nel nucleo bollente contenuto a stento dalla dura madre, nell’antro d’ossidiana e piombo. Una possibile potente esplosione incrostatasi nel cerchio, arenatasi in forma calcarea ed ancora adesso implodente nel golfo impastato di nero e del pensiero. Ho scoperto la poesia e celebrato il momento in cui è avvenuta questa scoperta in questo testo giocoso espresso in parola poetica, che qui riporto nella forma anche visiva in cui è nato, nel quale danza infantile, semplice, colorata ed autentica l’esultanza di aver raggiunto la consapevolezza di poter dire come poeta.

Il post di cui sono più orgogliosa lo devo ancora scrivere, perché come ogni bravo poeta la poesia perfetta è sempre da venire e non è stata mai ancora scritta. C’è anche un post di cui mi vergogno, è una poesia erotica, ma appunto perché mi vergogno non la ripubblico, in compenso per non lasciare la curiosità del tutto insoddisfatta pubblico qui a seguire un’immagine che ho realizzato pensando appunto a quel post.

Il blog di viadellebelledonne invece è tutta un’altra storia, una storia di amicizia virtuale con la fondatrice, un’idea sempre sospesa di fare qualcosa di bello insieme, che avesse a che fare con la poesia, che convogliasse la nostra passione per la scrittura, un progetto che aspettava di diventare concreto. L’adesione a viadellebelledonne però, da parte mia, è avvenuta in un momento critico di aridità e impotenza nel quale il desiderio di fare e di pensare attraversava un momento negativo, non riuscivo a intravedere sviluppi, sbocchi o percorsi comuni miei e di altre donne che via via vedevo aggregarsi, ho accettato sulla fiducia, nell’attesa che la nebbia che offuscava ogni mio entusiasmo si diradasse. VDBD si è poi rivelata una bella esperienza, innanzitutto per lo stupore, che ancora permane, di vedere esplicarsi così tante potenzialità culturali ed intellettuali di donne che approcciano molte questioni indubbiamente al femminile, con un’ottica certamente diversa, ma non meno necessaria di quella maschile, già nel raccontare ad esempio i rapporti d’amore, quello con la scrittura, il vivere quotidiano, le difficoltà sociali. Poi è una bella esperienza relazionale, nel senso che prendere contatto col pensiero di altre scrittrici e donne impegnate in ambito letterario mi affascina, inoltre è intenso e dinamico il modo in cui via via che si formano, la redazione di viadellebelledonne affronta, modifica e discute le idee che portano avanti questo progetto. In definitiva un bilancio senz’altro positivo del quale posso ringraziare veramente tutte.




[...] e pubblico la risposta qui e, contemporaneamente, su viadellebelledonne [...]
“una penna costa poco” …
e scrivere è un’urgenza. d’amore.
ecco perchè il blog. per me.
e questa, tua è una gran bella pagina. bellla. si.
Cara Alivento, in queste tue dichiarazioni c’è tutto, il ricordo del percorso in rete e nella scrittura, il pudore della celebrazione, il micro-manifesto, l’analisi lucida dello strumento “web”, raffinata e di gran competenza, dell’opportunità del blog collettivo, femminile, delle sue peculiarità. C’è l’affetto, la fiducia, l’orgoglio, la libertà, l’entusiasmo, il lavoro sulla parola per gli altri, il pathos dell’esperienza profonda e vissuta con la dovuta saggia leggerezza…
Bello e toccante.
Un carissimo saluto.
francesco
alivento copn poche parole hai saputo rendere bene il senso dello scrivere su pagine che vanno recepite per vie diverse dalla carta stampata, personalmente prima ne ero diffidente, ora non più.. scrivi sempre molto molto bene…
Ciao Ali,
questo tuo aprirti così è ammirevole,
momenti delicati così fragili da maneggiare, ma così tangibili nella loro forma
solo l’ispirazione vera ci porta a realizzare i sogni, senza quella regna il buio, e percorrerlo da soli è così triste e
difficile.
eppure c’è lo sbocco, mi piace crederlo,
nel sentire, nello stare dentro le cose
quando è possibile.
Anch’io all’inizio, quando Francesco De Girolamo mi ha tirata dentro quest’avventura ero un poco diffidente come Roberto, ma poi ne sono rimasta conquistata. Come mi ha conquistato questo tuo scritto (quasi una dichiarazione di poetica) cara Alivento in cui in alcuni tratti mi sono riconosciuta (ho cominciato anch’io ad avvicinarmi alla scrittura attraverso un diario) e poi queste tue parole “dire veramente profondamente ogni cosa che albergasse nel centro della bocca e più in fondo del cuore, nella mente, nel nucleo bollente contenuto a stento dalla dura madre, nell’antro d’ossidiana e piombo. ” sono veramente potenti!
E poi se mai mi fossi buttata in quest’avventura mai avrei conosciuto persone fantastiche come te, come voi tutti qui… Lucianna
non è per fare il conformista, ma mi associo alle belle parole di tutti per l’ali nostra. difficile trovarne una eguale.
bè stefano, dopo vari smarrimenti, alla fine mi ritrovo sempre
Lucianna, la mia è una storia virtuale di svariati anni e ricca di esperienze, di conoscenze (molte delle quali fantastiche! come dici bene tu:)), direi un bel percorso davvero, ogni volta che ne racconto gli albori in pratica vado alle origini della mia poetica, quella crepa dalla quale sgorga sempre materia.
ciao carla, grazie del tuo delicato intervento, aprirsi non è facile, ed è sempre un’esposizione di fragilità, amo anche per questo la forma poetica, perchè è un’apertura d’infiniti sensi non verso una specifica persona, non diretti ad un interlocutore, ma ad una schiera indefinita di lettori e consegnata a loro perchè riescano, sol che vogliano prestarvi attenzione, a farne la più alta o profonda, sfaccettata e immaginifica lettura che la loro sensibilità possa inventare.
roberto, sono contenta che tu abbia potuto leggere le mie ragioni che evidenziano chiaramente come l’esperienza scrittura, per me si sia sovrapposta all’esperienza virtuale ed entrambe si siano intrecciate in modo finora reso inscindibile, per questa ragione con i miei testi non è semplice partecipare alla tua (e di libriedintorni) meravigliosa iniziativa “ex libris”. Tuttavia per soluzione avrei pensato di inserire nella barra laterale del mio blog la tua apprezzatissima”metamorfosi per versi alati” . che ne dici?
Francesco, che belle cose che dici su questo mio scritto, te ne sono grata.
“C’è l’affetto, la fiducia, l’orgoglio, la libertà, l’entusiasmo, il lavoro sulla parola per gli altri, il pathos dell’esperienza profonda e vissuta con la dovuta saggia leggerezza…”
bellissime davvero.
Francesca, dulcis in fundo, la prima lettrice/commentatrice di questo mio pezzo, a dirmi che lo trova bello; finito di scriverlo non me ne sono neanche resa conto, che lo fosse intendo, io penso di dire solo ciò che penso e che piuttosto siete voi, tu, persone come te, a renderlo bello commentando così.
caramente a tutti.
Leggo con curiosità il disvelamento di alivento, nella cui ’storia’ , vedo, si rispecchiano in tanti.
Un grazie da parte mia, a lei e a tutte le redattrici.
Antonio
Io in VDBD ci sono grazie a Sandra Palombo, che me ne parlò un giorno, sul traghetto…
E’ bellissimo per me confrontarmi con tutte voi!
Bel pezzo, alivento
Gisella
Ali grazie per questo pezzo, l’immagine e la poesia “il poeta è pazzo” non la conoscevo, e mi è piaciuta molto anche perchè mi ha ricordato il mio blog “pazzio” meno bella, anzi orripilante, trovo l’immagine che accompagnava la poesia erotica, spero che la poesia sia migliore
ma sono sicura che lo è. buona notte aluccia antonella
Ti ringrazio Antonio, dell’interesse manifestato, però, come avrai avuto modo di leggere su oboesommerso, la domanda: come e perchè ti sei avvicinato alla poesia? E’ possibile rivolgerla ad ogni poeta. Io in sintesi potrei dire che l’ho incontrata in rete e me ne sono innamorata.
La poesia che riporto sprizza infatti la gioia e l’entusiasmo di un incontro felice.
Ciao Gisella! Anch’io trovo questa partecipazione un bel confronto con persone ricche di esperienza e sensibilità. Grazie!
Antonella, l’immagine “orripilante” che dici tu non accompagnava la poesia, l’ho creata a posteriori, intuendo, forse a torto, (ma in fondo questo non importa), l’impressione provocata dal testo.
Dunque essa è piuttosto un ritorno creativo costuito sulle reazioni all’esperimento espressivo poetico.
Se dunque non è bella nè piacevole forse appunto non è quello che vuole esprimere.
ti vergogni della poesia perchè era erotica o perchè era una brutta poesia? a.
non credo di aver mai scritto cose brutte, antonella, però l’erotico non è il mio genere
e di poesie erotiche ne ho scritte poche e di più belle
capisco