Il senso delle parole tra limite e bisogno di Maria Pina Ciancio

2007 Novembre 24
by maria pina ciancio

k_o_u_delka.jpg 

La poesia è l’esperienza di una soglia/ dello stare nei difficili confini/ del chiaro e dello scuro (Mari Pina Ciancio)

 

Stanza 2211
Inciampo tra i fogli pesanti
e accartocciati nella stanza
Una notte d’inchiostro
non basta a cambiare la vita
fino a ieri

.
Il poeta scalzo
Sotto la luce nudo
spoglio come un melo
attraversato da rughe
verticali

La parola per ricominciare
Portatemi via tutto
(i sogni, l’anima, la felicità)
ma lasciatemi in segreto
la parola per ricominciare
.
Arabeschi di parole
Andare o restare
Possibilità di scegliere
fin dove arrivano
arabeschi di parole
.
Il destino delle parole
Il destino delle parole
è morire senza storia e senz’anima
schiacciate tra le pareti bianche
dei ricordi
dove riscrivo memorie
pregando senza saperlo
.
La parola assente
Ho gli occhi freddi
di parole riscritte
fino all’astrazione
dell’incomprensione
.
La coda del serpente
La scrittura è un compromesso, tra una libertà e un ricordo…
Una fuga
(incognita e banale)
per non scivolare
ancora dentro parole
consumate e ambigue
chiuse in un transfert
divorante all’indietro
.
Verso Sud
(…) mi arrendo alle parole
sui sentieri battuti
dall’inverno

ora che sale il giorno
e lo stormo prosegue
verso Sud
.
Questi frammenti di versi tratti da Il gatto e la falena nascono da una riflessione sul linguaggio e sul senso della parola, quella “parola” che da una parte nega -perchè abusata, freintesa, incapace di esprimere l’essenza fino in fondo- e dall’altra salva, in un’oscillazione continua tra ”limite” e “bisogno”.
(foto Koudelka)

da “Il gatto e la falena” – Frammenti e poesie scelte 1996-1999, con disegni di Cosimo Budetta – Premio parola di donna 2003

 

29 Responses leave one →
  1. 2007 Novembre 24

    Semplicemente fantastico questo post!

  2. 2007 Novembre 24

    fra le svariate riflessioni , questo attimo come di frenata tra uno slancio e tante limature, mi ha colpito per l’aderenza tra concetto e ritmo:

    La coda del serpente

    Una fuga
    (incognita e banale)
    per non scivolare
    ancora dentro parole
    consumate e ambigue
    chiuse in un transfert
    divorante all’indietro

    ciao
    marina

  3. 2007 Novembre 24
    Antonio Fiori permalink

    La consapevolezza della soglia, della poesia come sospensione infinita tra lo stare e il fuggire, tra il chiaro e lo scuro. E poi la forma breve di Maria Pina Ciancio.
    Grazie
    Antonio

  4. 2007 Novembre 24

    … il senso della parola che orbita nelle nostre teste, ognuna pressurizzata a modo proprio su di un limite presonalisimo… mi piacciono questi versi estrapolati ed appoggiati qui come chiazze di colore… il mio continuo apprezzamento a te! Con un bacio!
    paolo

  5. 2007 Novembre 24

    Sei davvero splendida… Giulia

  6. 2007 Novembre 24

    ognuna di queste poesie lascia qualcosa, ma quella che forse riassume l’intendimento di chi usa le parole è quella dedicata alla figura del poeta

  7. 2007 Novembre 24
    carlabariffi permalink

    verso sud, è quella che più sento
    le parole non andrebbero mai
    cercate…

  8. 2007 Novembre 25

    ‘pregando senza saperlo’ valorizzi le parole ;) in Verso Sud le fai diventare àncore.

  9. 2007 Novembre 25

    @ Grazie Aurorablu, passerò a trovarvi.

    @Marina, molto centrata questa tua riflessione; il ritmo e la musicalità -soprattutto in passato- hanno rivestito per me un significato di stretta aderenza al pensiero e al concetto.

    @Antonio, sì la forma breve di questi frammenti che appartiene ad un’esperienza di oltre 10 anni fa… e poi il concetto di sospensione, di soglia della scrittura a cui si approda solo dopo aver sperimentato il “limite” e -come dice Barthes- il grado zero della scrittura.

    @Blu, è una sorpresa e un piacere trovarti qui e mi piace anche quella metafora delle chiazze di colore. Bello.

    @Giulia, mi allarghi il cuore di gioia, sempre. Grazie.

    @Dominca, quelli del Poeta scalzo sono versi che ho scritto nel lontano 1996 durante un viaggio in Umbria e a cui sono anch’io particolarmente legata.

    @Carla, i versi che citi facevano parte di una poesia lunga da cui ho estrapolato e salvato solo questi versi. Era un tempo di scritrtura in cui lavoravo per sottrazione e riduzione.

    @Rina, quante cose cogli e mi restituisci con questo breve dire… bello.

  10. 2007 Novembre 25

    Cambia lo stile ma resta la bella intensità della tua scrittura e la capacità di innescare una riflessione attorno alle funzioni della parola poetica. Un abbraccio

  11. 2007 Novembre 25

    frammenti stupendi indice di cultura e sensibilità di raffinata Poeta che sa usare parole e linguaggio in forme altissime: maria pina perchè non aderisci anche te al mio progetto ex libris? un saluto affettuoso,
    roberto matarazzo

  12. 2007 Novembre 25

    @Bianca, sì una parola scarna ed essenziale, ma che assorbe una carica forte e violenta di vissuto. Grazie del passaggio, ritornerò da te presto.

    @Roberto, grazie delle parole di entusiasmo e carica che mi trasmetti con il tuo dire. Certo che parteciperò al progetto, nel pomeriggio lo riguardo e mi rifaccio viva. ;-)

  13. 2007 Novembre 25
    margheritarimi permalink

    E’ inevitabile per chi scrive porsi delle domande sulla scrittura, e specialmente,in un tempo in cui la diffusione della parola di massa e la comunicazione si è ipertrofizzata,Maria Pina, tu lo hai fatto in versi,cosa ancora più difficile.
    ***
    “Ho gli occhi freddi
    di parole riscritte
    fino all’astrazione”

    Quì si pone il rapporto tra la parole e le cose,come la parola possa astrarsi dai significati fino a perdere il calore della vita,così come il contrario, le parole possono stringere le cose fino al punto di operare una costrizione riduttiva.
    grazie a te di questo spunto
    margherita rimi

  14. 2007 Novembre 25
    draimondi permalink

    Il poeta scalzo
    Sotto la luce nudo
    spoglio come un melo
    attraversato da rughe
    verticali

    una visione lacerante della scrittura, questa, ma forse anche molto vera. Vero e profondo anche il tuo commento finale, quando dici:
    ” “parola” che da una parte nega -perchè abusata, freintesa, incapace di esprimere l’essenza fino in fondo- e dall’altra salva, in un’oscillazione continua tra ”limite” e “bisogno”.”
    un caro saluto,
    Daniela

  15. 2007 Novembre 25
    violaamarelli permalink

    dire la cosa che non è (Jonathan Swift), tendere scavando, provando – almeno come in queste poesie “poematiche” , Viola

  16. 2007 Novembre 25

    Belle queste preghiere coem aria invernale di scirocco!E rinferscano il deserto.
    grazie, MPia Quintavalla

  17. 2007 Novembre 25

    scusate le disgrafie:come..rinfrescano..
    MPia

  18. 2007 Novembre 25

    avevo già letto La parola per ricominciare e oggi mi fermo su Il poeta scalzo, che mi piace sia raffigurato come un melo percorso da tante rughe, ma carico di frutti , e con salde radici.
    Belle, Mapi !

  19. 2007 Novembre 25
    gabriella gianfelici permalink

    Inaspettata gioia nel ritrovare ancora i tuoi versi del “Il gatto e la falena” che ritengo sì un passaggio della tua scrittura ma sicuramente una prova che ha resa proficua la tua scrittura proiettata nel futuro.
    Resta sempre importante conoscere il passato, da dove si è partite e il percorso fatto.
    “Verso Sud” è molto bella, l’amore per la tua terra trapela e si ha desiderio di conoscerla ancora. Un saluto caro Gabriella

  20. 2007 Novembre 25

    @Margherita, grazie della tua attenzione a questa mia riflessione sul “linguaggio”, fondamentale e necessaria ritengo a chi scrive, affinchè ci si possa riappropriare di un “segno sostanziale”, mai di approdo, ma di consapevolezza, che vive sempre sulla soglia, sui difficili confini del chiaro e dello scuro.

    @Daniela, hai ragione quando dici che trapela una visone lacerante della scrittura , ma è da questo che occorre ripartire per riacquistare nuovamente il senso pieno e vero della parola. Disimparare a scrivere, per poi reimparare a scrivere. Come nella vita.

    @ Viola, è la prima volta che le guardo in termini poematici, ma forse hai ragione tu.

    @M.Pia, il tuo passaggio è poesia che richiama poesia. Bello.

    @Blumy, il tuo ottimismo mi fa bene davvero. Hai ragione tu, quell’albero è carico di foglie, frutti e salde radici. Grazie di esserci così.

    @Gabriella, in questi versi l’amore per la terra trapela poco, ma tu sai quanto sia determinante, forte e presente nella mia scrittura. Grazie di essere passata.

    Un abbraccio a tutti. Mapi

    Una annotazione a margine.
    Wittgenstein sostiene che il pensiero umano non ha altre possibilità di manifestarsi che nel linguaggio, e che ogni intervento sul linguaggio è un intervento sul pensiero.

  21. 2007 Novembre 25
    erminiadaeder permalink

    Rifletto, con te, abbarbicata al tuo dire.
    Un abbraccio :)

  22. 2007 Novembre 26
    Lucianna Argentino permalink

    Molto belle e profonde queste riflessioni sulla poesia, quasi degli aforismi sul fare e sul farsi della poesia. “Inciampo tra i fogli pesanti
    e accartocciati nella stanza”, mi ha ricordato le mie pagine di “carta vetrata” , quando scrivendo la mano si ferisce… Un abbraccio, Lucianna

  23. 2007 Novembre 26

    @Erminia, grazie per la sosta e il pensiero condiviso.

    @Luciana, mi piace questa definizione di “aforismi” sulla metapoesia di questi versi, che io chiamo semplicemnte frammenti. Resto a riflettere anche sulle mani che si feriscono sulle pagine di carta vetrata, quasi le “parole” e i “fogli” fossero schegge appuntite e taglienti sull’anima.

    Un bacio Mapi

  24. 2007 Novembre 26
    antonella permalink

    tu lo sai che mi piace la parola per ricominciare. ciao a.

  25. 2007 Novembre 29

    Condivido le parole di Antonella.
    Specie alla luce delle note a margine dei versi.
    Condivido, inoltre, l’espoliazione del superfluo sotto cui la parola polposa si riproduce nelle sue tutte possibili angolazioni.

    Un esercizio di sopravvivenza della parola, quasi di religioso rispetto.

    Rr

  26. 2007 Novembre 29
    alessandrapigliaru permalink

    Pensavo a Wittgenstein e lo ritrovo in una nota a margine. Anche per il pensiero c’è un tempo per arare e un tempo per mietere, diceva. Così l’immagine del tuo mondo poetico diventa riflessione sul senso. Quella parola poetica sfugge tuttavia ad una visione analitica e sa mostrarsi e svellere la terra arsa, sempre e comunque. Il nucleo germinale della parola poetica, come un nuovo inizio. Bellissimo e luminoso questo post, Mapi, frutto di scavo profondo sono i tuoi versi.
    Un abbraccio,
    Alessandra

  27. 2007 Novembre 30

    @Antonella, allora ho fatto bene a ripostarla ;-) grazie con un bacio.

    @Rita, a proposito di espoliazione del suprfluo, ti riporto un estratto della mia nota finale al libro:
    “Anche questa volta pochi e brevi versi. Ho urgenza di spiegare, di significare le cose, prima che la pioggia scavi il cuore dell’argilla rendendolo Sterile. Essenza e sintesi. Tracce. Sentieri pietrosi appena accennati, come quelli che si inerpicano lungo le campagne assolate della mia terra di Lucania. Forse è il bisogno di lasciare ciò che più urge. Vita, desiderio, ma anche mancanza. Vuoto per lo “sgretolarsi” dei linguaggi, di riti consolidati dello stare insieme …(p.60)
    Grazie, sai quanto mio fa piacere il tuo intervento :-)

    @Cara Alessandra, sì questi testi rappresentano per me una riflessione necessaria e obbligata sul linguaggio e il senso della scrittura, un gesto estremo di “libertà” e di conciliazione. Bello quel nucleo germinale, che è proprio adeso e stretto al mio sentire.

    Grazie ancora dei passaggi. Mapi

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