Intervista ad Alda Merini, di Giusy Calia – parte prima
Proserpina lieve – Foto di Giusy Calia
L’intervista ad Alda Merini, lunghissima, verrà proposta qui in forma integrale scegliendo di dividerla in tre post. Questo è il principio….
D: Chi è Alda Merini?
R: Alda Merini è una gran bella creatura. Bella dal punto di vista umano. Io credo di avere molte belle doti, molte belle qualità umane; solo che una cosa che mi angoscia è la mia salute che è sempre stata un po’ precaria fin dall’infanzia. Perché sono anche molto esuberante ma spesso vengo archiviata dalle malattie, magari da delle indisposizioni leggere, allora sono portata a drammatizzare, mi abbatto quando non sto bene.
Perché io sono un po’ come il signor Faedda (suo vicino di casa), mi piace vivere sola, però siccome ho una certa età, quando capisco che non sono autosufficiente, mi allarmo subito. Ho sempre paura di non essere efficiente e tante volte mi faccio anche male, sforzo un po’ il fisico, però fino adesso ce l’ho fatta. Poi ho anche una cosa che a me piace avere e mi consola molto: i miei figli. I miei cinque figli. Tutta questa roba qui(indica un tavolo ricco di tantissimi oggetti), perché dopo vengono i figli, dopo portan via, c’è un interscambio tra madre e figlio molto bello, che è molto più della poesia secondo me. Delle volte mi dicono: ma lei non corre dietro al premio “tal dei tali”….. Però corro dietro ai miei figli, sembra che valga più la pena….
D: Decisamente ci vorrebbe un riconoscimento in più. Lei si definirebbe una figura scomoda nel mondo letterario?
R: si sono molto odiata. Sono i maschi che non possono vedere Alda Merini. Ma questo è cominciato anche ai tempi del manicomio, quando i maschi vedevano un certo tipo di intelligenza e anche di bellezza nelle donne, che quindi insieme hanno fatto questo orrendo gomitolo del manicomio.
Ma sa, una cosa che mi incuriosisce e che avrei sempre voluto chiedere alle ragazze è questo: come mai in uno stato d’amore (facciamo conto che io e il signor Faedda ci amiamo), si instaura questa cattiveria nei suoi confronti, come nascono questi rapporti sentimentali delittuosi? Perché devo eliminare lei per poter amare il signor Faedda? Questo è un esempio come un altro, ecco lei diventa ad un certo punto un personaggio scomodo, perché mi è scomodo? Mi spiego meglio: due persone che si amano decidono di eliminare lei. Due coniugi o due persone sentimentalmente legate < ecco io penso al manicomio > perché eliminano lei? Come possono instaurare uno stato di delinquenza in uno stato d’amore?
Proprio due anni fa, c’era un mio amico che aveva una relazione con una ragazza, pur essendo sposato. Non sapeva come eliminare la moglie, ma di fatto l’aveva eliminata lasciandola, per andare con un amore adulterino. Però lui aveva questo forte senso di colpa, anche se lei (l’amante) era contenta di aver rubato il marito ad un’altra. Da parte di questa ragazza, secondo me, è stato un atto criminoso, di estremo egoismo. Come può una persona essere felice di aver eliminato un’altra persona? L’ha eliminata di proposito?…. Vede io scrivo meglio di tanti altri poeti. Forse perché io non corro dietro ai premi, come loro fanno queste grandi bracciate attraverso il mare per arrivare in Sardegna. Ma verrebbero a piedi pur di fare bella figura, mi creda! Come la vostra Grazia Deledda. Quello che dava fastidio di lei, quello che la rendeva “scomoda”, era la sua semplicità. Lei era una persona semplice. Quello che dà fastidio alla gente è la semplicità e l’amore. Le persone si aspettano da me le grandi gare, il fatto che io sia sempre “in ordine”, allora sarei una persona coerente secondo loro. Siccome non me ne importa niente, allora incominciano a dire che sono mezza matta. Allora cosa succede? Magari quello che ho, ed è capitato, io lo regalo ai poveri e ai bisognosi, e l’ho fatto spesso. Non perché io sia particolarmente buona, ma perché credo che l’uomo debba all’altro uomo ciò che ha in eccedenza. Io sono profondamente cristiana e dico: “se Dio m’ha dato questa cosa qui e mi avanza, perché non la devo dare a lei?” Io per esempio avevo un marito che mi diceva: “piuttosto che darlo a lei lo butto via”. C’era una diversità di vedute….
La mia non è carità, è uno stato di vita, c’è uno stato giuridico giusto. Io sono anche sua sorella, sono anche parente sua, secondo il concetto biblico, sono il suo prossimo. Perchè non le devo dare da mangiare? Se a me questa cosa qui cresce, perché non gliela dovrei dare a lei? Invece l’egoismo umano fa si che questo lei lo butti via… o magari cerca di uccidere il Sig Faedda (per modo di dire), perché non si sa, perché le risulta scomodo…E’ questa l’utopia e la vera pazzia. Che fastidio può darle? O lei dentro ha qualche cosa per cui le sembra che quest’uomo le faccia ombra, o viceversa, anche a lui può essere che io faccio ombra, e nasce l’accusa infondata, il ricovero, l’esonero, l’emarginazione.
Perché la gente si mette in mente anche delle cose su di lei, che non sono propriamente vere. È lui o lei che si prefigura che lei sia fatta in uno stesso modo. Ad esempio, guardi, io recentemente ho avuto dei rapporti proprio amorosi, con una persona molto giovane. Ad un certo punto lui venuto qua a dirmi: “ non possiamo continuare il rapporto perché io sono sposato”. Io ne ho sofferto e gli ho detto una cosa: “guarda che io non ti vorrei”.
Il problema era che aveva paura di essere rapito. Di dover lasciare la moglie. Io non avevo in mente di ammazzare la moglie, non mi passava neanche per la testa! Però quello che era la sua carità amorosa mi faceva piacere. Per un poeta, tutto questo è ispiratore. È ispirazione!
Non è che lo volevo per portarlo a letto , usarlo e buttarlo via…..
Poi il poeta vede le cose in un altro modo. Molto diverso, molto più ampio. Allora per esempio, il sig Faedda può rappresentare in assoluto la Sardegna, in sé è un piccolo uomo che non dice niente! Come me! Però ha un portato immaginifico enorme. Tutti noi! O lei guarda a quello che è il suo limite, o guarda a quello che lei richiama nella mente del poeta, ed è così che nascono le poesie. Ma se io mi limito a lei, posso dire che è alta uno e tanto….ma ha importanza tutto questo? No! Io guardo a quello che lei ha dentro, cosa significa,ai suoi significati reconditi. Così nasce la poesia. Così io penserò a lei quando se ne và. Mica alla faccia che ha, mi interessa relativamente… Quando il poeta riesce a portare queste memorie precarie, nell’assoluto della sua fantasia, nascono i versi. Ma se io mi fermo a come lei è seduta, a come son seduta io, se ho il mal di pancia io, o se il Faedda mi dà fastidio… è chiaro che sono proprio delle mosche vibratili negative che fanno morire i versi.Cosa me ne importa di quello che fa il vicino di casa?
Infatti la ragazza che abita sotto di me, mi diceva una cosa e in fondo io la stavo ascoltando perché era vero. Lei aveva questa bicicletta che era in un box prestato, che l’è stata rubata. Lei ne ha sofferto molto, perché questa bicicletta l’aveva prestata ad un’amica, o meglio ad una persona che credeva amica. Il furto l’ha depistata. Lei dice: “ tutte le mattine ho il chiodo della bicicletta, ho dovuto mettermi in analisi”. Per lei la bicicletta, aveva un impatto affettivo. L’idea che l’avessero rubata non le andava giù. Allora ha incominciato a incolpare la vicina di casa, quello e quell’altro, perché non sapeva chi esattamente fosse. Ecco perché la chiarezza è necessaria alla ragione per capire che cos’è la vita, che cos’è la poesia. Poi tutto il resto è anche un mistero. Ma il mistero è anche una bella cosa. Se lei pensa a come nascono i figli, non lo saprà mai. Su miliardi di spermatozoi uno solo le dà un figlio. Perché? Perché è una selezione della natura, perché qualcuno ha voluto che l’Alda Merini fosse la poetessa, ma queste sono scelte della natura, non siamo noi che le vogliamo. Però gli altri non capiscono niente! Sa quella lì….. Oh che bellezza! Si sveglia la mattina e fa cinque poesie!!… E meno male!!! Poveraccia perché per il resto, io vivo una vita molto creativa, molto povera diciamo…ma molto ricca di felicità! Io sono stata una donna veramente felice, malgrado il manicomio, malgrado le vessazioni, perché ho imparato una cosa nella mia infanzia come me anche la signora Faedda e tante altre della nostra generazione, abbiamo imparato a obbedire. Cioè non si domandava anche a lei era un assassino, un aguzzino perché lo faceva. Noi chinavamo la testa come sotto ad una legge. Che legge fosse non lo capivamo.
E’ la legge divina, ma anche dell’uomo. Anche Cristo ha obbedito a Giuda che l’ha tradito. Non capiremo mai però, perché Giuda ha tradito Cristo! Ha tradito perché era nella storia della Crocefissione, del suo Sacrificio, nella storia del cristianesimo. Comunque c’è stato un traditore di base. Dunque la vita è piena di tradimenti. Perché però l’uomo tradisca,penso proprio che alle volte tradisca per eccesso di amore, vissuto male però.
Perché se lei ama una persona le conferisce la sua libertà. E’ la prima cosa che fa l’amante (come colui che ama) all’altro. Perché io non posso pensare quando lei va via: “chissà dove è andata, con chi sarà..?” Perché diventerebbe un inferno. La mancanza assoluta di gelosia nei rapporti amorosi, è molto importante. Se no diventa un sequestro di persona, di pensiero. Dio, tutti noi,ma anche un padre e una madre, cosa fanno? Devono abituare i figli anche ad andarsene. A trovare una loro libertà. È lì che c’è la dimensione della gioia. Non c’è nella prigionia, non c’è nella violenza; non c’è nel fatto che lei domani deve fare questa cosa qui..la deve fare e la obbligo! Anche se ( e lì è un mistero della vita) io alle volte brutalizzandola, faccio di lei qualche cosa di grande. Deve capitare su particolari soggetti, se no diventa la fine, o no? Se qualcuno una volta che lei l’ha martirizzato, diventa un grande poeta, come è accaduto ad Alda Merini o altri, è perché questi, una volta che hanno ingerito il veleno lo hanno trasformato. È diventato qualche cosa di dolce, lo hanno cantato.
Questo è il mio mondo, la mia casa. Il mondo dove sono nate le mie poesie. Forse se fossi stata in una reggia, non avrei scritto così. Ma andando giù e sentendo quello che dice il muratore, il servo,la persona angariata, le vite umane dissolte, i poveri, io ho imparato tante cose….e quando paragono il mio benessere ( perché ce l’ho, nel senso che non devo stendere la mano), alle miserie che vedo, ma io mi sento ricca veramente!!
È quello che la gente non capisce. Anche se è passato tanto di quel denaro, tanto di quei poveri, tanti di quei poeti, in questa misera casa, molti dei quali sono morti( mio marito è morto), però io ho visto- e torniamo alla bicicletta di prima, rubata da gente che aveva soldi, ed è quella la vera miseria! Il male è sempre voluto, si chiama male perché c’è la volontà, mentre il bene è aleatorio. Il bene è una ventata di freschezza, il male è una cosa voluta, c’è proprio la volontà, secondo me di far male. La differenza tra il bene così e la volontà di prendere una posizione per colpire lei.. quello è un grosso reato. Soltanto che io potrò mai provare che lei aveva la volontà? Però lo posso sentire. Quando lei mi dice: “ ma..ho fatto cadere la signorina, ma non mi sono accorta”! Ma…. non lo so se è vero!.
Perché non l’ho raccattata perché non me ne sono accorta? Perché me ne sono andata? Perché l’ho lasciata morire?
(continua…)






la Merini che parla a ruota libera.. grazie per questa intervista. la riconosco e mi riconosco nei suoi viaggi mentali. solo questo dico ora, devo leggere con più calma quando il tempo non morde.
incomincia bene il giorno.
margherita
Una intervista che ho trovato commovente per la freschezza e la disarmante ingenuita’, che poi altro non e’ che una grande innocenza interiore e grande profondita’ emotiva. E’ bellissimo sentir dire, da una persona che ha sofferto come ha sofferto lei: sono stata una persona profondamente felice.
“Quello che dà fastidio alla gente è la semplicità e l’amore. ”
Grandi verita’, in queste e in altre sue parole.
Grazie davvero per questa intervista. Non vedo l’ora di leggere il seguito.
Daniela
Cara Alda, mi rivolgo a te ringraziando Giusy per aver permesso, con questa intervista a “cuore aperto”, di raggiungerti. Spero tanto ti vengano portati i vari interventi, che il tutto non si limiti ad uno scoop fine a se stesso. Se tu parli, hai anche il sacrosanto diritto di ascoltare.
Molto spesso mi trovo a Milano o meglio mi trovavo, adoro la zona dei Navigli, per me è la Milano autentica, la tentazione di bussare alla tua porta è sempre stata grande ma una forma di rispetto me l’ha sempre impedito. Approfitto, dunque, di questa intervista, per creare, in qualche modo, un filo diretto con te. Sono ansiosa di conoscere quello che rimane dell’intervista, poi, sarà possibile “conversare”, no? Sei sempre bellissima, i tuoi occhi…
A presto, grazie
Donatella
Che grande grande anima,a scolatre la grande Alda qui: e chi se la scorda, appena sbarcata a Milano, dopo gli anni meridionalissimi, l’accompagno alla seconda edizione del “Donne in poesia”, a leggere, mi dice, mi hanno derubato, portami a pranzo. E poi, mi fai parlare con la Rosseli? che la voglio conoscere: e qui inizia l’amore.
Durato sempre. ma io lasciai i navigli e quella parte di me fanciulla.Altra storia.
Lei parla delle anime semplici, ha ragione, dei maschi della competizione del mercato sordo, e cialtrone.
Sono ansiosa di rileggere altre parti. una gioia del cuore(un grande madre vestita da “matta”dal cuore di donna increato).
Grazie all’intervistatrice
Maria Pia Q.
Bellissima intervista, grande lezione di umiltà, semplicità e di amore per la vita.
“La parola per il poeta è sempre una metafora, allude sempre a qualcos’altro”
Scusa Gusy, non ho resistito. Ho letto anche le anteprime delle altre due parti…
Io spesso vado sotto casa sua, quando sono a milano, senza mai bussare.
Ho il suo indirizzo e non le ho mai scritto.
Ho il numero di casa, e non le ho mai telefonato.
Lo confesso: ti invidio molto, Giusy, per questa intervista che le hai fatto. Invidia del tempo che hai avuto modo di passare con lei e della possibilità di parlare con lei: io non ne sarei capace, sarei restato tutto il tempo in silenzio, senza riuscire a spiccicare una ‘vrenzola’ di parola.
La Terra Santa è stato qualcosa che non sono mai riuscito a descrivere. Quelle 40 poesie mi hanno cambiato la vita.
è un monumento alla intelligenza al femminile: sul sito della meravigliosa merini colsi l’ironia di uno scatto di lei a seno nudo che trasudava sensorio essere Donna creativa raffinatissima con acutissimo senso del saper fare; ogni suo verso è una scultura immanente e che bella questa intervista delicatissima della giusy calia e a quando le altri partizioni?
roberto
Un bel regalo per viadellebelledonne questa intervista dove la semplicità del porsi evidenzia la profondità della parola e la sensibilità umana della Merini.
Molti sono i punti che mi hanno colpita, troppi per riportarli tutti, mi limito a sottolineare quel… Però corro dietro ai miei figli, sembra che valga più la pena…. che esprime il bisogno primario dell’affetto, il suo interrogarsi sul Mistero, l’amore che prima di tutto è rispetto dell’ altro e la generosità con la quale si è concessa in questa intervista.
Sandra
moolto bello!
qui il mio quasi-incontro con l’Alda:
http://valvolamitralika.splinder.com/archive/2006-08
molto bella quest’intervista…è un aprire il cuore, da parte della Merini, a chi sa capire e apprezzare la sua profonda sensibilità poetica e sociale! Complimenti, Giusy
Gisella
Sono stata brava e non ho fatto come carrino monellaccio che se ne è andato a leggere dentro le altre due parti dell’intervista
bellissima intervista e bellissima Alda quando dice che i martirizzati, quelli che hanno ingerito l’amaro, lo hanno trasformato in qualcosa di dolce, lo hanno cantato, sono i poeti. La verità non è mai complicata, la verità è nella semplicità. Non sarebbe stata così grande poetessa se non avesse fatto le esperienze che ha fatto. antonella
Rileggo questa toccante testimonianza di umanità della Merini e mi permetto di fare brevi considerazioni circa l’atteggiamento con il quale è stata fatta l’intervista da parte di Giusy. Visto che interverrà sul blog solo in serata perchè si trova fuori sede, credo sia opportuno specificare un paio di cose; conosco Giusy profondamente ed è una delle persone più colte e sensibili che io abbia mai incontrato; questo inciso per dire che sono certa rimarrà interdetta quando leggerà “che il tutto non si limiti ad uno scoop fine a se stesso” scritto tra i commenti dalla Donatella Maino. Lo dico precedendola, ne sono certa, solo per amore di verità e chiarezza anche perchè trovo nelle parole di Donatella una grande passione e così mi sembra giusto sottolineare: il rapporto con Alda Merini è cominciato diversi anni addietro e chi la conosce almeno un pò sa perfettamente che non apre la casa e l’anima al primo arrivato; se lo ha fatto con Giusy è stato perchè ha avvertito in Lei una grande e rarissima dote che è quella dell’umiltà e dell’ascolto incondizionato. Non ha apportato correzioni, Giusy, ma ha solo registrato quanto la Merini le ha detto, svelando sia l’anima della poetessa milanese ma anche la sua, nell’intenzione. L’intervista risale a qualche anno fa e se Giusy ne avesse voluto fare uno scoop…beh credo non avrebbe avuto grandi difficoltà a venderla al migliore offerente. Così non ha mai pensato, così non è nella sua indole e nella sua etica, perchè ripeto, si è solo messa in ascolto e in religioso silenzio dinanzi al vissuto e alla poesia. Che poi sia nata questa intervista è stato solo un caso visto che il sodalizio umano e intellettuale tra Giusy Calia e Alda Merini dura ormai da anni ed è fondato su stima reciproca, ascolto e grande affetto. Ecco, questo ci tenevo a sottolinearlo perchè se Giusy ha deciso di postare in questo blog l’intervista integrale della Merini lo ha fatto perchè ha creduto fortemenete nella condivisione e nella nostra empatia. Quindi altro non aggiungo se non il mio grazie sincero e totale per averci mostrato un’anima delicatissima e straordinaria.
Orgogliosa e onorata di avere Giusy tra le Belledonne, le faccio i miei migliori auguri per la sua permanenza qui con noi.
Vedo e leggo di occhi generosissimi … ne sono felice
Un abbraccio,
Alessandra
Cuore e cervello, entrambi..ascoltarla è sempre una gioia, grazie Giusy (confesso ho fatto anch’io come Carrino…!!!) Viola
L’irrompere di questa voce così dolce e dissonante,nel raccontare della vita,dell’amore,della libertà.
“Quando il poeta riesce a portare queste memorie precarie, nell’assoluto della sua fantasia, nascono i versi.”
Il bacio
Che fiore mi nasce sulla bocca
appena mi guardi
e temi d’essere spezzato.
Allagamenti improvvisi
sono i tuoi occhi ardenti
ma il fiore non vuole morire
rimane lì senza carne
ad aspettare la morte.
Alda Merini
Grazie a Giusy
Margherita rimi
rischio di scrivere cose superflue, perciò mi limito a qualcosa di marginale: quanto vi è di essenziale nell’intervista, o lo avete già scritto, o risplende già di sua evidenza. Io, nel mio piccolo, solo mi chiedo l’apertura d’animo che ci vuole per avvicinare persone come la Merini (con lei, mi pare non si possa “far finta”, bisogna aprirsi schiettamente come fa lei), così ammiro molto Giusy, mi pare ci voglia una forma di coraggio nel senso intimo del termine.
E poi mi dico come siamo fortunate , qui, a poter leggere interviste come questa, e conoscerne pure la genesi – mi riferisco alle parole di Alessandra – grazie a Giusy e Alessandra!
e grazie alla Merini per saper trasformare l’amaro in dolce
marina
Hai letto bene Alessandra, c’è una grandissima passione nelle mie parole, null’altro, credimi.
Non sono iscritta a questo meraviglioso blog, ogni tanto vengo a dare un’occhiata e oggi mi è capiato di leggere della Merini. La adoro. Non l’ho mai conosciuta personalmente, conosco persone che la frequentano abitualmente, spero sempre un giorno accada il miracolo… si, ho quasi vergogna di questo sentimento che mi lega ad una vita non molto dissimile alla mia. Ci sono molte forme di “manicomio”, di ghetti, di costrizioni. Ma questo è un altro discorso.
Lungi da me la polemica, cara Alessandra, non ti conosco, non conosco Giusy, non conosco nessuno… il mio intervento voleva essere qualcosa di diverso dalle solite constatazioni, ripeto, un filo diretto ma forse mi sono imbrogliata da sola. Tutto il rispetto per l’autrice dell’intervista e per te, naturalmente…
Cordialmente
Donatella
Cara Donatella, non ho letto il tuo commento come polemico, tutt’altro. Però capisci che per me era importante precisare e di questo te ne sono grata anzi perchè mi hai dato l’opportunità di raccontare qualcosa che forse in altro modo non avrei mai detto. Ora leggendo anche il resto, cara Donatella, mi rendo conto che il tuo amore ti spinge a prenderti cura della Merini come se ci fosse un filo invisibile tra le vostre sensibilità. Quel sentimento di cui parli è molto simile a quello di cui mi ha parlato Giusy e non c’è nessuna vergogna, sai, ma solo una grande benedizione nel saper sentire così intensamente. Penso che la Merini più di tante altre, sia un esempio grandissimo di totale aderenza tra poesia e vita e chi la ama di un amore così puro non può che pensarla allo stesso modo. Sono sicura che un giorno quel miracolo accadrà, io te lo auguro di cuore. E ora la posto qui sotto quella splendida poesia che ancora mi commuove quando la rileggo per tante ragioni (e non sono sola senza dubbio)….
Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell’universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si dànno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.
[Da "La Terra Santa", 1984]
Un abbraccio cara Donatella
Alessandra
Io questa amo di lei, proprio questa qui:
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
(vuoto d’amore, 1991)
L’intervista di Giusy ad Alda Merini è stata oggi 21.11, a lungo, il post numero uno di it.wordpress.com
L’intervista è entusiasmante, grazie.
Due grandissime sensibilità a discorrere (e non dico a confronto non a caso) qui sopra a testimonianza di quanto, una grandissima ed empatica condivisione, come è quella che lega Giusy alla Merini, possa e sappia produrre un piccolo miracolo. Avere -qui- questa intervista non rappresenta infatti un evento fine a se stesso ma un -eccezionale- evento di immediatezza e umiltà, è vero, un grande evento teso a raccontare quanto si possa far poesia anche nel discorrere -trovo- con grande e infinita intimità.
Grazie Giusy.
Rr
Anche io amo questa donna!
tornerò con più calma su questi artivcoli che la riguardano,
un caro saluto
C.
Non voglio rubare il tempo ad ognuno di voi- Risponderò in modo corale- senza troppi giri di parole- Penso che il mio pudore nel trattare un argomento come questo- si manifesti nel fatto che questa intervista non è mai stata pubblicata in una versione integrale- e per anni ha vissuto fra le pagine della mia tesi- La MERINI MI HA CAMBIATO LA VITA e risponderò a tutti con le parole più appropriate delle mie- Grazie di cuore- per i vostri commenti- sono magnifici- e verranno riportati direttamente alla vera Fonte….Lei sa di avere intorno tante e tante persone che la amano…ma altrettante sono le persone che sbranano le sue carni per farne “scoop” e moneta sonante per le proprie tasche- Non credo di essere fra queste….Ho immagini e altre parole che mai pubblicherò…Comunque è molto facile cadere in questo tipo di equivoco….Vi lascio- senza tediarvi ulteriormente con le parole che più rappresentano il mio incontro con lei- Sono le parole dello scrittore Edoardo Galeano (LIBRO DEGLI ABBRACCI):
A un uomo del villaggio di Negua, sulla costa della Colombia, fu
concesso di salire alto nel cielo.
Al ritorno racconto’ . Disse che aveva contemplato dall’alto la vita degli
uomini.
E disse che siamo un mare di fuocherelli.
Il mondo e’ questo -rivelo’-. C’e’ un mucchio di gente e un mare di
fuocherelli. Ogni persona brilla di luce propria fra tutte le altre. Non ci
sono due fuochi uguali. Ci sono fuochi grandi e fuochi piccoli e fuochi
d’ogni colore. C’e’ gente dal fuoco sereno che non si lascia scompigliare
dal vento, e gente dal fuoco pazzo, che riempie l’aria di faville. Alcuni
fuochi, fuochi sciocchi, che non illuminano ne’ bruciano pero’ ce ne sono
altri che ardono tutta la vita con tanta voglia che non li si puo’ guardare
senza restare abbagliati. E chi si avvicina, prende fuoco.
GRAZIE DI CUORE GIUSY
Grazie Alda per tutto quello che ci hai dato. Sono anch’io tra quelli a cui hai cambiato la vita quando ho scoperto le tue opere, sono anch’io tra quelli che non osano a bussare alla tua porta. Con questa intervista è come se la porta l’avessi socchiusa per un attimo. Grazie.
Grazie Giusy per questa bella intervista testimonianza di una delle grandi figure poetiche di questo nostro tempo, la sincera Alda Merini. Hai proprio ragione Alda, amore e semplicità sono scomode in questo mondo. L’essenza, la verità, spaventa.
Mi inchino a tanta bellezza.