FORBICI di Victoria Surliuga
Forbici, di Victoria Surliuga, ed. LietoColle (con traduzione in inglese)
Forbici è il terzo volume di Victoria Surliuga, docente di italianistica alla Texas Tech University e studiosa dell’opera di Giampiero Neri, poeta a cui sono dedicate tre poesie di questo libro.
Divisa in tre parti, dai titoli “lame”, “aerei” e “morire”, Forbici è una raccolta fortemente tematica, in cui vengono affrontati problemi riguardanti la crescita interiore, la perdita dell’innocenza, i cambiamenti indotti dal tempo e che portano a vedere il mondo con gli occhi dell’ansia e della paura. Tagliarsi la pelle, tagliare i ponti alle spalle, il taglio operato dalla distanza oceanica e dalla morte di persone care, sono i motivi conduttori di un libro anche linguisticamente teso e stilisticamente unico nel panorama della giovane poesia italiana (…)
Forbici è un bel titolo, e io credo che nelle poesie di Victoria Surliuga il loro significato apra al lettore diversi percorsi di senso: quello di tagliare la via predisposta da chi, animato dai cosiddetti “buoni sentimenti”, intende impedire, specie ai figli, una crescita non in linea con le sue aspettative, e quello di sacrificare il corpo, di incidersi le dita come pressante, e perché no?, anche dionisiaca manifestazione della volontà, sebbene l’azione possa rivolgersi in modo suppletivo allo stesso soggetto, al suo dito-würstel sbucciato come un minuscolo San Bartolomeo (…)
Tagli, dicevo, pure nei riguardi dei sentimenti, laddove coprono forme di deprivazione e violenza.
Il libro si sviluppa come un diario di battaglia e competizione: muovere alla guerra per affermare il proprio campo di azione, nell’orgoglio di essersi conquistati addirittura i difetti, e cioè la propria connotazione esistenziale (…)
(dalla postfazione di Silvio Aman)
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mentre il coltello taglia
la pelle in superficie
tra l’inizio del profilo
il mignolo teso
wurstel a cui sfila
il rivestimento
la forbice è andata
troppo in fondo
un dolente strappo
esce un accenno
di sangue
brucia il taglio
porta la mano alla bocca
succhia piano
appoggia la lingua
si dice la saliva
anestetizzi
poi alza la testa
ci sono altri libri da leggere
per questo articolo
pensa che il lato sinistro
della mano è ancora intatto
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porte forbici scivolano chiuse
scattano senza sicura
si tiene mentre parte il metrò
quante bare uscirebbero adesso
vede il legno, non le facce
si aprono le porte
le bare prendono il volo
farfalle in fila indiana
in direzione della scala
dall’apertura del metrò
escono sulla strada
una dopo l’altra spariscono
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pizzica la pelle sotto i chiodi
intrecciati la staccano a morsi
a pancia in su nel letto rovente
tra nuvole di pneumatici bruciati
la molla della scatola spinge forte
ma non c’è niente da fare
le lame usciranno a volo furioso
da tutte le parti portandosi via
ogni pezzo di carne non coperto
dai maglioni di lana pungente
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la tecnica consiste nello spingersi
avanti con le gambe dondolanti
una mano rimane attaccata
l’altra va avanti poi si alternano
in sintesi però bisogna fare in fretta
ci inseguono i cani sul pavimento
l’eco della bomba dal lato soffitto
il corridoio verde ha qualche buco laterale
caricato da quadri di donne vestite a lutto
con qualche girasole in mano
se si entra nella scuola così almeno si sente in giro
ci dovrebbero essere un tappeto rosso dalle movenze
di una scala mobile si direbbe un’onda gommosa
della casa degli orrori di un luna park
gli ospiti vorrebbero sapere se basta nascondersi
sotto ai liquori di un bar per sfuggire ai vampiri
forse bisogna informarli che hanno i denti cariati
ma soprattutto della marca da bollo
se uno vuole uscire da una delle cinque porte
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la valle cadeva a picco nel buio
mentre si valutava il tempo
in eccesso per sentire il silenzio
tranciare netto le tempie
si poteva rantolare paura
tra affannosi respiri
oppure cercare una cabina telefonica
poi risalire in macchina
e spaccare i vetri dei vicini di casa
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è un concerto di voci
questo suo essere lei
sulle spillette dicono
be youself
no one else wants the job
è orgogliosa dei suoi difetti
se li è conquistati
ecco la virtù dello
sborghesizzarsi
torniamo alle voci
da piccina: essere insicura
adesso: procedere tranquilla
però manca qualcosa
micòl franco isacco
annalisa carla luciana
le acque sono immobili
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Victoria Surliuga (Londra, 1972), torinese, è Assistant Professor di Italianistica alla Texas Tech University, a Lubbock, nel Texas. È autrice di due volumi di poesie, Risposte del silenzio (Farnesiana 1994) e Allergia alla notte (Campanotto 2000), e della plaquette dal titolo abbandono (Edizioni PulcinoElefante 2003).
http://www.victoriasurliuga.com/
http://www.victoriasurliuga.com/blog.html
http://www.lietocolle.it/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=1607







Fantastico dono, questo, da Victoria( e da Silvio Aman, che qui ringrazio).
Ciao carissima (e bella, qui fra le belle),Victoria.
L’emozione di rileggerti, fa ritornare quelle forbici dei sogni che tagliano, che cuciono, giù dalla madre all’infanzia allo scirvere, mentre l’andare metropolitano del tempo le consacra(necessarie): tanto si potrebbe aggiungere.
Il corpo femminile che più lo trasfiguri più ritorna: impuro, intraducibile, metonimco a se stesso, ai significati.
Intradottto perché parlante, magistero della materna e filiale matericità, magistero fra sconfitte opposizioni (finite?)del corpo e dell’anima che nel simbolico delle donne, lasciatemela dire ’sta bella utopia, stanno scompostamente .. insieme.
Ciao Victoria!
Maria Pia Quintavalla
Mi scuso per l’interlinea nei testi. Putroppo, nel riproporre le belle poesie di Victoria non sono riuscita a mantenere l’interlinea originaria che in alcuni punti ha spaziature doppie.
intrigante..vado a conoscerla nel sito e nel blog!
Interessanti queste forbici che tagliano i ponti col passato, che feriscono, forbici che hanno tagliato nostro malgrado, manca qualcosa infatti
micòl franco isacco
annalisa carla luciana
sono versi molto crudi, taglienti direi
per restare in tema. antonella
sarebbe interessante approfondire perchè le forbici, la lama, il recidere ecc. siano onnipresenti nel simbolico poetico della scrittura delle donne. Solo un dato bio-sociologico del dirsi corpo – di femmina – nel segnare ed essere segnato? O come in quesi testi il tagliare è anche un eliminare il passato, potare il superfluo, avviare – netto – un inizio, come il taglio di un nastro? Convincente l’introduzione di Aman e ben modulato il mix di voci nei testi, grazie Bianca di averlo postato, V.
“le lame usciranno a volo furioso
da tutte le parti portandosi via
ogni pezzo di carne”
L’azione delle lame e delle forbici, in tutta la loro spietata funzione di recidere, di separare una parte dall’altra,di operare un cambiamento nel distacco, se pure rimangono strappi e ferite, ancora da curare.
Grazie a Bianca per averci fatto conoscere questa poetessa.
Molto interessante questa segnalazione. Non conoscevo la Surliuga e leggo che oltre ad essere bravissima è anche molto giovane. Le forbici sono anche quelle che dopo aver reciso consentono di ricucire in nuovi lembi e direzioni un ordito che non amiamo più, che ci sta stretto o che va ripensato. La pelle come una stoffa sopraffina ma radioattiva viene profanata e violentata dal taglio che solo apparentemente acquieta l’anima…si procede per altre fenditure; certi i tagli non si possono suturare, mai. Altri sono invece necessari e per fortuna più salutari, sono quelli della scelta dell’essenzialità…
Grazie Bianca per aver postato.
Tanta fisicità
è quasi palpabile
il rivolo del sangue…
di quanti coltelli sentiamo parlare nella cronaca di ogni giorno, ogni giorno di più…ma questa lama non colpisce un’altra pelle, incide il dito della donna stessa, certamente non a caso…come Sylvia Plath, affascinata dalle proprie ossa e dal proprio sangue, papavero a luglio, come tante anonime casalinghe colpite da incidenti in apparenza casuali…
marina
In questa scarna nuda voce c’è un vibrato imponente. Tende verso il basso tutto quello che sale (cit. Branduardi/Faletti/Newton).
Vi ringrazio di tutti i commenti e sono felice che le poesie vi siano piaciute. E’ il primo libro veramente “deciso” che scrivo e mi sembra per la prima volta di essere riuscita a dire quello che volevo esattamente come l’ho pensato!! Vi saluto dal Texas e a presto sul blog
Bene, che ti sai piaciuta l’accoglienza era dovuta, cara Victoria;
mi viene a mente un verso, rispondendo ad Antonella, per contrappasso scherzoso, montaliano, :”Non recidere, forbice, quel volto”
Qui il tuo emerge tutto, Victoria.
Maria Pia
Grazie per essere passata cara Victoria, un abbraccio e a presto.
B.
oggi sarebbe bello poter sforbiciare via la neve!!!!
abbracci, Victoria
La neve in Texas fa a pugni con tutti i film che ho visto sugli States. Buona serata.
Bianca
eh si’ il texas e’ decisamente un’altra america, in tutto…..
ciao ciao Victoria
Prima o poi anch’io. Sarà che in questo periodo trovo l’Italia veramente ottocentesca, da ogni punto di vista.
Un abbraccio e a presto.
B.
Un’altra bella voce, senza dubbio. Molto interessante anche la nota sulle poesie. Bene! Sandra
Sì, Sandra, una bella voce e una persona ‘modesta’. Questa raccolta si sta guadagnando importanti riconoscimenti tra le altre cose per la “modernità del linguaggio”. Victoria quest’anno ha avuto belle soddisfazioni anche per traduzione e saggistica.
Grazie
Domani pomeriggio leggero’ i testi a una lettura di “creative writing” nel mio Dipartimento
Saluti dal Texas innevato, Victoria
A presto Victoria, grazie ancora di essere passata e un abbraccio.