
Egregi Signori, vi devo dire la verità, oggi è proprio una giornata particolare. Per la prima volta nella vita sono costretta a giustificare una scelta operata con ferma convinzione dopo essermi trovata innanzi a un bivio senza avere nell’immediato la minima certezza su quale direzione prendere.
E cosa ci sarà mai di strano in questo, potreste chiedermi voi? Ogni essere umano deve affrontare queste situazioni nel corso della propria esistenza, la vita è piena di bivi che impongono una scelta.
Sì, lo so che detta così la mia potrebbe solo sembrare la roboante affermazione di una persona che cerca di darsi un tono, ma vi posso assicurare che non è così.
Come ho detto, non ero sicura della mia scelta e l’indecisione mi tormentava. E questo non è da me. Tutti coloro che mi conoscono sanno che difficilmente mi lascio prendere dalle incertezze e che non mi ci vuole molto tempo a scacciare i dubbi che, per avventura, appaiono al mio orizzonte. Insomma, so assumermi sempre con fermezza la responsabilità delle mie scelte.
Ma questa situazione si presentava molto diversa.
La scelta avrebbe provocato una rivoluzione copernicana alla mia visione della vita e, seppur non mi sentissi ancora pronta, ero certa di voler assolutamente imboccare quella strada. Sì, proprio quella che mi si presentava più dissestata e quindi più difficile da percorrere.
Leggo nei vostri occhi un’incredulità che vorrei subito fugare.
Sapete bene quanti sono gli anni alle mie spalle, che la mia esistenza, almeno da che ho il senno della ragione, è sempre scorsa su binari di un’ineccepibile regolarità, che i canoni del rigore morale li ho accettati senza eccessivi sacrifici, che ho cancellato dalle mie giornate qualsiasi gesto che non fosse più che socialmente usuale.
Niente colpi di mano, niente decisioni avventate. Esempio di assoluta normalità con qualche rara punta di novità purché non apparisse mai stravagante.
Ebbene questa veste, che fino a ieri sembrava essermi stata cucita addosso dalle mani di un sarto sopraffino, all’improvviso mi è divenuta stretta e il mio unico desiderio è di strapparla dalle mie carni che devono finalmente ritornare nude per offrirsi alla vita.
Lo stupore che proviene dai vostri sguardi mi convince ancor di più che sono sulla strada giusta.
La mia liberazione sarà lo schiaffo al vostro perbenismo che per troppo tempo ha tarpato le ali della mia innata essenza rivoluzionaria.
No, miei cari Signori, se state pensando di attribuirmi una sorta di demenza senile anticipata state certamente commettendo un grave errore.
Non sono diventata improvvisamente pazza, no, semplicemente ho scoperto che oltre il limite della normalità esiste un livello di vita che merita assolutamente di essere vissuta. A dispetto delle apparenze con le quali ci siamo borghesemente protetti per anni.
Ebbene, potrei dire senza tema di essere smentita che da oggi ho ritrovato il mio amore per la vita e per me stessa, e con la vita amo lui che ben la rappresenta.
Chiuda la bocca Signore, non vorrei che il suo ohhhhhh possa spingermi in terra.
E poi perché tanta meraviglia? Sono una donna matura, ma d’aspetto giovanile, se mi consentite, che ha deciso di arrendersi agli occhi incantatori di un uomo.
Qual è allora la meraviglia? Forse il fatto che sono coniugata e che ho dei figli? Suvvia, Signore, anche lei ha moglie e figli eppure non disdegna di trastullarsi con quella giovane segretaria che ha assunto da qualche mese pur non avendone alcun bisogno. E non dimentichi, mio caro, che per età potrebbe esserle figlia. Già, ma questa circostanza è certamente punto d’orgoglio per lei, uomo attempato, che gode del piacere regalato da una bella fanciulla.
Ma, se non è questo l’argomento da dibattere, di cosa dovrei vergognarmi davanti a voi?
Dei suoi occhi neri come il carbone che con curiosità indugiano sul mio corpo in attesa di un cenno di consenso, quel cenno che per tanto tempo ho trascurato di inviargli?
Dei suoi capelli ricci nei quali potrei dimenticare le mie mani per ore e ore attorcigliando le ciocche ribelli intorno alle mie dita, libere di disegnare finalmente il senso di piacere che mi regala?
No? Neppure questo è oggetto di scandalo. E allora? Siete voi capaci di dare una risposta alla mia domanda? Di cosa mi dovrei vergognare?
Del fisico atletico che lui porta in giro con movenze adeguate lanciando ovunque arrivi una sorta di sfida beffarda agli sguardi invidiosi di molti di voi?
O forse della sua mente aperta verso larghi orizzonti capace di discorrere nella più assoluta leggerezza o di argomentare con sagacia e profondità cose che per voi sono scontate e non necessitano di alcun esame?
E’ vero, questo lo rende diverso da tutti voi, unico ai miei occhi che per troppo tempo hanno avuto quali esclusive visioni tele di nature morte e oggi invece hanno trovato il modo di perdersi nell’orizzonte infinito dell’oceano.
Questo lo manifesta uomo e non pupazzo privo di vita mosso solo dalle mani di chi pensa di avere il potere assoluto sugli altri.
Ma la risposta alla mia domanda è certamente altrove.
Ah, adesso ho capito quale è per voi l’oggetto dello scandalo. Non avete osato dirmelo perché sapevate di fare un torto alla mia, ma soprattutto alla vostra, intelligenza perché di questo argomento si è smesso da tempo di parlare.
No, non temete, non starò a sciorinare quei ragionamenti, di cui pure siete assolutamente padroni, utili ad acclamare con certezza quasi scientifica la mia inconfutabile innocenza. Vi dirò solo che non mi pento neppure per un attimo di aver scelto lui lasciando la mia vecchia vita fuori dall’uscio di questa casa nella quale voi siete entrati per processarmi.
Non potrei d’altro canto pentirmi di aver preferito la luce laddove vivevo nelle tenebre, di aver guardato il sole splendere alto nel cielo annullare il buio della banalità. Il suo essere gioia, il suo sorriso carezzevole, la sua voglia di lottare per avermi, lo hanno reso speciale.
E cosa importa se con i suoi trent’anni potrebbe essermi figlio. Lui non mi sente madre e ciò acquieta quel punto di rimorso che ho avuto all’inizio.
Mi ha sedotta e io ne sono felice.
Lascio a voi l’amaro dell’invidia, il dolore del desiderio soffocato, il rimpianto per non aver saputo scegliere, la sofferenza della vigliaccheria.
Io ho fatto la mia scelta e la ripeterei mille volte se fosse necessario.
Ho agito con volontà e non mi pento e, se questo è un fatto che ritenete vi possa autorizzare, condannatemi pure. La vostra giustizia è solo inadeguatezza al modificarsi della vita e non è giustizia ciò che non va al passo con i tempi.
Addio, Signori, vi lascio soli con la vostra coscienza.
La mia difesa si chiude qui.
Il vostro verdetto non mi riguarda.






La matrice forense dell’autrice emerge nitida al termine del racconto: ‘La mia difesa si chiude qui’. Il racconto ci propone una Bovary dei nostri giorni, più decisa e argomentativa della più famosa Emma. La relazione è in corso ed il racconto gioca d’anticipo sulle prevedibili dicerie del belpensante. Mi chiedo, alla fine, se dietro quel Signore con la S maiuscola non sia un doppio interlocutore: il Signore, appunto.
Antonio
Pingback: ultimi articoli su viadellebelledonne « LETTURE E SCRITTURE
<Lascio a voi l’amaro dell’invidia, il dolore del <desiderio soffocato, il rimpianto per non aver <saputo scegliere, la sofferenza della vigliaccheria.
mi sento di citare questa frase
mi sento di citare questa poesia di Juana (de America) de Ibarbouru
Ti do la mia anima nuda
Ti do la mia anima nuda,
come una statua che nessun zendado ripara.
Nuda come la casta impudenza
Di un frutto, di una stella o di un fiore;
di tutte queste cose che hanno l’infinita
serenità di Eva prima d’essere dannata.
Di tutte queste cose
Frutti, astri e rose.
Che non hanno vergogna del sesso senza presagi
e a cui nessuno oserà cucire vestiti.
Senza veli! Come il corpo di una dea serena
Che avrà un intenso candore di giglio.
Nuda! Completamente libera
per l’ansia di amarti
(Traduzione di Lisa Sammarco)
e dico che molte altre cose si potrebbero dire a difesa, e molte altre a condanna, e pure che molto probabilmente potrei scrivere un bel discorso amoroso sul tema che si porrebbe come “la magnifica aporia”
Formalmente il testo buca lo schermo, le coscienze e le membrane cerebrali nella fierezza/disprezzo spregiudicati della protagonista. Molto efficace, molto realistico, e pure divertente.
Complimenti all’autrice
Dissento Antonio, nessuna Bovary. Questa è un a donna dei nostri giorni, formata, matura, adulta e realizzata. Che si reinnamora.
Le sue scuse la legano a doppio filo alla condizione dell’adultità, in genere, forse la dimensione femminile ed il suo “storico” ruolo danno ulteriori punti di sutura ma altro si muove e parla anche per lei.
Il racconto prende, è divertente e ironico. Quell’autodifesa finale sembra rivolta a se stessa a convincersi di aver preso la decisione giusta.
Sandra
“Il vostro verdetto non mi riguarda” è un addio, alla vita precedente…pure se la via d’uscita è quella -canonica – dell’innamoramento; molto scorrevole e centrato tutto il racconto, con l’utilizzo della tecnica “forense” da parte di Patrizia, bene! Viola
Doverosa precisazione rispetto a quanto dice Silvia. Nel racconto la donna dice d’esser stata sedotta e di aver atteso, in sostanza, che lui facesse un primo passo: ed è questo che trovo bouvariano, non avere alcun dubbio sulla autenticità del moto sentimentale dell’altro. Fatto comunque tesoro delle parole di Silvia, preciso alla brava Patrizia Esposito che, qualora non si fosse colto, il mio intervento sottendeva un giudizio sicuramente positivo dal punto di vista della maturità della scrittura.
Un caro saluto
Antonio
C’è molta determinazione in questo scritto
è giusto accantonare le incertezze
quando la meta è di fronte.
Bonsoir
un racconto intelligente e divertente, con una protagonista che ha tutte le mie simpatie e la mia solidarietà (che termine brutto!) perchè sa essere vera e dirlo senza infingimenti e godersi finalmente la vita ed il suo fascinoso trentenne.
grazie a tutti. dico solo magari….
Bella autodifesa, convincente e appassionata

Il tuo “magari” Patrizia mi ha fatto molto sorridere
Un abbraccio e …bell’esordio in questa Via, a rileggerti presto,
Alessandra