C’è chi guarda la poesia- Paola Silvia Dolci
a vent’anni scrivevo
nelle camere odore di padre addormentato
e madre assente
per poi mentirmi
cambiare in varianti
un anno fa, 14 luglio 2006, scrivevo
Io che sono una cretina per risolvere vado a sfondarmi.
Forse c’è un tempo per tutto forse non ci sarà mai il tempo degli incontri.
*** che dice che mio padre interagisce come un pupazzetto.
Se lo chiami viene, vero. Se gli dai un calcio sta lontano, vero. Dove lo metti lui sta, vero. Nessun sintomo di vitalità o di iniziativa. Nessun sentimento in superficie; solo i medesimi giri di parole. Sempre gli stessi, sempre uguali. Vero.
Se io do il La me la suono e me la ballo da sola. Io mi scerpo.
In questo momento della mia vita mi è insopportabile.
Però ho un dubbio. Se io mi affronto e mi faccio male non vinco una candelina alla pesca del prete.
Se mi affronto e mi faccio male non ho un risultato. È cultura? Mbò. Sono io il toro. È che speravo fosse mio padre il toro, a la Plaza de Toros.
Quando mi accorgo di aver desiderato di amare un padre, Herr Doc? Adesso. Sempre. Il mio. Con tutte le sue idiozie. I suoi vuoti. La totale, ottusa incomunicabilità. Lui che sa essere tanto cattivo e menefreghista. Come me. Lui che ho spesso trattato con odio. Lui che io qui affogo in una valle di lacrime. Perché forse io m’inganno. Perché forse io credo che questo male, da qualche parte, intima e nascosta, forse questo male è condiviso. Perché non puoi passarla liscia. Io esisto. E ti sono figlia.
quando cesserò di vagire
sgonfieranno i lividi
14 Luglio 2007.
un giorno d’estate onesto
una ricorrenza
in quella casamuffa come un ventre
dove gli occhi trovano rifugio
unico sul dorso dei libri
stringo le mani e stringo i denti
sarebbe bello riuscire a piangere
senza respirare calare in un silenzio metallico
senza respirare piangere involontaria
serrare
le lacrime
nello stomaco
non saprò mai assolverti
un amore inconsolabile eterno
[ti ho regalato uno spettacolo all’Arena
poi mi sono sentita un verme
non mi sono offerta di accompagnarti, papà]
non mi sono permessa papà
che mi riconosci dalle noci degli occhi
dalle ossa allungate, dal cuoio arruffato
un amore penoso ma
Libiamo ne’ lieti calici,
che la bellezza infiora
un amore
patetico
guaribile in un cinema
il sabato pomeriggio
in un paio di scarpe vernice rossa
guardami come sono bella papà
[inconcluso]
<!– –><!– –>
_________________________________________________________________________________
Post correlati:
1-C’è chi guarda la Poesia
2-Rita Bonomo
3-Wislawa Szymborska
4-Luigi Romolo Carrino





Scrive, Paola Silvia Dolci, in Breve discettazione su ‘la tentazione di esistere’
ad ogni costo va impedito
di vivere e morire in pace
a coloro che hanno troppo buona coscienza
[ ‘Fantastico di un pensiero acido che si insinui nelle cose per disgregarle, perforarle, attraversarle, di un libro le cui sillabe, attaccando la carta, sopprimano letteratura e lettori, di un libro che, carnevale e apocalisse delle Lettere, sia un ultimatum alla pestilenza del Verbo. ’
Emil Cioran
Scrivere è un atto schifoso.
Trasformare il silenzio in baccano
modulando un sentimento di dolore, usandolo.
Appassionati dell’infelicità gli scrittori.
Tuttavia non sono queste le difese per cui valuto
Scrivere un atto schifoso:
è sempre la riedizione di una caduta. Riedizione di una caduta
e nemmeno un motivo
per attribuirle un potere curativo.
Ostinarsi a profanare la propria intimità:
Pubblicare un libro è una cosa sconcia, lo credo,
dovreste pensarci
è una cosa sconcia e una tentazione,
io ho la sola scusante
di una natura approssimativa,
faccio tutto casualmente.
Eppure lo dice meglio il filosofo:
‘…il violento non forza la propria natura, non va al di là di se stesso se non per farvi ritorno come un forsennato, come un aggressore, seguito dalle proprie imprese venute a punirlo per averle suscitate. Non c’è opera che non si ritorca contro l’autore: il poema annienterà il poeta…’
Continuerò a perpetrare scorribande
e queste mi puniranno ogni volta.
Non avrò mai Buona Coscienza
/ idee definite, io esaspero lo squilibrio
e nemmeno la voglio.
Invece vorrei credere che tutta quella mia Roba
fosse chiusa morta sepolta e basta
ma non mi frego
Scrivere è un atto schifoso.
/ vomito e panico/
Misantropa con la passione per l’umano:
immergendomi; impaurita
da un genio sentimentale ridicolo]
Lo scrive, lo marchia a fuoco, come un incipit indelebile, anche ad introdurre questo testo.
Mi piaceva dettagliare, essendo questo suo brano, parte della sua dichiarazione di poetica.
Rr
il tema dell’amore verso un padre che non ci ama o l’odio verso un padre che odiamo è eredità lunga (quella più percorsa è Silvia Plath) ma ognuno, ognuna di noi ha vissuti diversi, dolori diversi; e parole diverse.
Mi sono piaciuti, in particolare, questi versi:
un giorno d’estate onesto
una ricorrenza
in quella casamuffa come un ventre
dove gli occhi trovano rifugio
unico sul dorso dei libri
e questi : il sabato pomeriggio
in un paio di scarpe vernice rossa
guardami come sono bella papà
e, naturalmente, la bella bella interpretazione di Ritaconlagirina.
poichè non riesco a vedere il video per ragioni non ancora appurate mi limito a apprezzare versi percorsi da tormenti e tensioni per altro compiutamente e “ben” espressi
mi ha molto amozionata questa lettua e l’ascolto…
soprattutto l’ascolto, le parole assumono un senso più intimo, nell’ascolto.
il violino in sottofondo è straziante…
Grazie
Qualcuno ha definito la poesia una forma di “esibizionismo sentimentale”.
In questo senso, sì, forse scrivere può essere una cosa “schifosa”.
Mi colpisce il grado di autofustigazione che emerge da questi versi, come mi colpisce l’esibizione scrittoria delle ferite, della tortura autoinflitta, delle viscere esposte.
Una specie di macelleria psicologica all’interno della quale la voce narrante è profondamente incastrata e sta ancora decidendo cosa fare di “tutta quella sua Roba”. Quasi un masochismo scrittorio rispetto ad un “troppo”, ad una grazia, ad un felice esubero. Dimostrazione concretissima del fatto che la scrittura è, può essere, tutto, ma proprio tutto (sì, anche il contrario) quello che vogliamo che sia. Almeno, questo è il mio personale sentire su questo piccolissimo brano di Paola S.D. di cui non conosco molto altro.
Pubblicare un libro è una cosa sconcia
è verissimo, io prima lo faccio e poi mi pento.
una poesia forte questa di Paola Silvia Dolci con richiami plathiani, un rapporto difficile odio/amore verso il padre che in verità non riesco a capire mai pienamente e che leggo sempre con interesse quando mi capita, padre addormento madre assente ma quanto di vero c’è in quello che crediamo di vedere? complimenti a tutti, a Paola, a Rita grande interprete, come sempre. antonella
“Io esisto. E ti sono figlia. ”
E’ una voce di dolore che si alza da una figlia,una voce tragica disperata,una voce”bambina”,che chiede attenzione,chiede di essere amata come lei vorrebbe dal proprio padre.
In un andamento discorsivo e drammatico, tutta l’intensità di ciò che è percepito come una mancanza d’amore (che assume anche proporzioni più vaste) tanto da volere affermare,il proprio esistere come figlia.
(oltre che a farti i complimenti,mi azzardo a dirti che c’è,anche qui, qualche piccolo aspetto di debolezza nella versificazione,come nel precedente tuo scritto in questo blog)
complimenti a Rita che con la sua voce cerca di entrare in questa complessa radice di esistenza.
margherita rimi
Sfora nel masochismo psichico e scrittorio (come dice Bianca) Paola Silvia Dolci, autrice di rara intensità espressiva. Ma la sua autodenuncia alla fine si apre, arriva un raggio di ragione (”non saprò mai assolverti”, “non mi sono permessa papà”) e una grottesca, patetica, rassegnazione finale (”Libiamo ne’ lieti calici” – “guardami come sono bella papà”).
Un testo forte.
Brava anche Rita, come sempre.
Antonio
“guardami come sono bella papà” ..il bisogno legittimo di essere considerati dal genitore. Rita, con la sua voce calda evidenzia la tristezza, ma anche l’amore di una figlia.
Felice connubio e decisione indovinata quella di inserire alla fine del video la figura della madre, quasi a ribadire -anche- la sua assenza.
E’ come un vortice di parole che entrano nella testa, strappano il cuore.
Un vortice di follia, di murmuro interiore che esce della prigione, girano.
Stralunata!
Pareti di parole.
Belle
Sofferenza allo stato puro che affonda le unghie nell’amima e il dolore è una parte indelebile dell’amore soprattutto se si specchia nel rapporto tra figli e genitori.
Sandra
Ecco, prendo spunto dalla precisazione di Rita che rimanda alla tua discettazione per ribadire quella spina nella carne (che è pur sempre coscienza-incarnata per te). Mi pare qui, cara Paola Silvia, che ripercorrendo un periodo per date e momenti, tu stia cucendo un arazzo prezioso, fatto di tue apparizioni e visioni. Come un passaggio dall’alienazione alla purezza, senza volontà di redenzione alcuna da parte tua. Il padre che rappresenta la legge, l’ordine che è ordito massimo di parola, qui assume un senso di metabolismo rigettato. In questo senso, ti sottrai a quell’atto schifoso di Cioraniana memoria, cioè chi scrive e continua a farlo si vuole sottrarre, mi pare, necessariamente.
A Rita posso solo dire che la sua interpretazione così accorata e bella ormai è un fiore all’occhiello di questo blog, un momento di estatica bellezza nel quale mi crogiolo ogni volta.
Un plauso ad Andrea Galli che come sempre offre regie molto interessanti.
Bravi Tutti,
Alessandra
amo questo testo. la voce di rita. il video di andrea.
un diario a ritroso, lo scavo dell’affetto dolente che t’accompagna una vita…bravi come sempre, Rita e Galli, Viola
Struggente e pungente analisi di un rapporto amore-odio dai toni fortemente freudiani. Grande testo, ascoltato e letto due volte. Grande interpretazione. Indoninatissime immagini e sottofondo musicale. Insomma, piaciuto davvero molto.
Una cosa davvero venuta benissimo.
Il testo è struggente, la lettura lo sublima, le immagini in musica lo raccontano. Bravi tutti.
Poi c’è da dire che quest’anno la Traviata è stata un problema per molti…
Paola Silvia Dolci: una Donna complessa, una Amica conosciuta da pochissimo, una Poetessa talentuosa e incredibilmente abile a scrivere versi “inconclusi” di rarissima pregnanza sostanziale; avevo già letto questa Sua “incompiuta” ma la voce di Rita Bonomo arricchisce il testo di tono da alta femminilità creatrice con sfumature di pensiero che mi erano sfuggite; la Dolci parteciperà alla mia follia di mostra_evento sugli ex libris e ne sono onoratissimo e felice in quanto la presenza di testi faticosamente messi su da creativi intelligenti e sensibili renderà questa mostra un unicum immaginifico e anche occasione di confronto ideale tra Autrici_Autori e il “me” in fase metamorfico_ideativo; in ogni caso per quest’ultima mostra rimando all’invito già inserito in questa sede, e un raffinato pensiero va alla fortissima carica di volontà d’arte espresso dalla carissima Paola Silvia; in ultimo: mi colpisce una emisimmetria contenutistica verso il tema ancestrale figlia_padre padre_figlia vista da prospettiva prima individualistica da silvia in se stessa ma sfumata erso il femminile_figlia_maschile_padre in senso generale, e mi ha posto il mio discutere verso figlio_padre, ma resta storia diversa.
Grazie infinite a tutti per l’attenzione
*Rita: Grazie di tutto, per tutto e sempre rinnovate meraviglie per l’Eventa (la voce) e bacini alla girina.
*Bianca: trovo bellissima la definizione ‘macelleria psicologica’ ‘all’interno della quale la voce narrante è profondamente incastrata e sta ancora decidendo cosa fare di “tutta quella sua Roba” ‘ sìsì è esattamente così.
*Molesini! C’eri pure tu alla Traviata?
Si, no, dicevo oggi (ma non si è pubblicato): niente Traviata, quest’anno Bohème.
Ma dal tuo blog, Croq, e dalle indicazioni dell’Ente lirico ho capito.
Traviata fischiata e via, adesso, il direttore. Del resto per fare l’arte due fischi li sopporterai, dico io.
Niente, bisogna dare audience.
Tu sei un’ammora.
E abbiamo una girina!
Questo testo.
Scrivere è un atto schifoso asserisce Paola. Una Paola generosa che non si sottrae alla sua onestà di dirla tutta intera. Scrivere è un atto schifoso dice Paola e, Paola, dicendola tutta intera la dice davvero tutta, senza orpelli lessicali, senza celare all’interno della sua -pur potenziale – aristocratica dialettica gli eventi. Senza metafore e senza simboli (se non quello delle scarpette rosse che porporeggiano in fondo) in un fiume di dolore frammisto ad un inconsolabile amore senza orli.
Questo testo.
Inciso in non so quante volte. Non riuscivo terminarlo con voce intera ché ogni volta ad ogni ulteriore prova -la voce- mi si rompeva in un pianto inconsolabile, eterno e perpetrato e liberato dal canto onesto e coraggioso di Paola. Paola, qui, sceglie di darsi senza sostificazioni. Lei Sceglie.
Questo, se si conoscesse il resto della produzione di Paola che è anche produzione ricca di rimandi onirici, di vie e sviamenti di altissimo livello formale e lessicale, ha una sua specialissima valenza. Questo testo contiene l’ingrediente universalità che non è individuabile solo nel tema ma nel tipo di comunicazione con cui Paola sceglie di compiere il ’suo atto schifoso’. Un dolore non interpretabile perché già vivo. Già scolpito. Senza stratagemma alcuno.
Grazie a tuttetutti.
Rr
Meravigliosa!