
Perch’io
…perch’io, che nella notte abito solo,
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente – apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente…
A Tullio
Qui forse potrei vivere
potrei forse anche scrivere
potrei perfino dire
qui è gentile morire
Genova mia città fina:
ardesia e ghiaia marina.
Mare e ragazze chiare
con fresche collane di vetro
(ragazze voltate indietro
col fiasco sul portone
prima di rincasare)
ah perder anche il nome
di Roma, enfasi e orina.
Qui forse potrei scrivere:
potrei forse anche vivere.
Lo spatriato
Lo hanno portato via
dal luogo della sua lingua.
Lo hanno scaricato male
in terra straniera.
Ora, non sa più dove sia
la sua tribù. È perduto.
Chiede. Brancola. Urla.
Peggio che se fosse muto.
Giorgio Caproni
Giorgio Caproni è stato considerato il poeta italiano più importante del secondo Novecento. Nasce a Livorno nel 1912, ma si trasferisce a Genova all’età di dieci anni, dopo aver fatto vari mestieri si dedica all’insegnamento elementare passando, nel 1939, a Roma. Ha combattuto nella II guerra mondiale e ha partecipato alla Resistenza. È morto a Roma nel 1990.
Ha esordito con Come un’allegoria (1936). L’ultima sua raccolta è stata Res amissa (1991). Tra gli altri testi segnalo Il passaggio d’Enea (1956), Il seme del piangere (1959), Il muro della terra (1975), Il franco cacciatore (1982) e Il conte di Kevenhuller (1986).
Una recensione del Meridiano a lui dedicato (‘L’Opera in versi’, Mondadori,1998) è disponibile nel sito web di ItaliaLibri: http://www.italialibri.net/opere/operainversi_caproni.html
Antonio Fiori






Dai luoghi dell’origine, ad “una terra per viverci”…(cit.Bertolucci), è un annosso viaggio per i poeti e per la poesia, salubre di soste e di uscite, che Caproni conosceva bene, da viaggiatore.
Anche perché la lingua è il solo paese riconosciuto dove abitare, e seppur “nella notte abito solo” c’è quel bianco della mente che si accende per scrivere, a notte traccia suoni..
Maria Pia Quintavalla
Grazie Maria Pia per il bel commento, che introduce anche il tema del viaggio, del viaggio che è la vita stessa (come nel metafisico viaggio in treno del viaggiatore cerimonioso). Ed le due città più amate da Caproni: Genova, omaggiata con la straordinaria ‘Litania’, e , seppur intrisa di pianto, la materna Livorno.
In queste tre poesie che ho scelto, l’ultima mi è sembrata di sconcertante attualità; qui il tema dell’appartenenza ci costringe ad ‘implodere’ nell’altro, nel senza patria; lo spatriato come culmine ed emblema terreno del continuo confronto caproniano con l’altro e con l’Altro.
Grazie Maria Pia
Antonio
quel che attrae in Caproni è quel fondo, ma così fondo, che avverti sotto la parola; questa è di una linearità incredibile, eppure sotto guardi e c’è un abisso, di gioia (com nelle rime dedicate alla Annina, mamma ragazza) o di nulla siderale quello degli ultimi testi che si contraggono sino alla rarefazione del silenzio..grazie Antonio di ricordarlo, Viola
Ciao e grazie anche a te Viola. Come avrai letto nella recensione cui faccio rinvio, quella di Caproni “è voce che giunge all’apice nei Versi livornesi (P.V.Mengaldo) per rarefarsi pian piano e lavorare, alla fine, letteralmente col ‘niente’ (G.Bertone) “; un ‘niente’ che però pieno di sostanza, anche quella terribile dell’abisso, della disperata ricerca ‘ateologica’ del poeta (“Non c’è il Tutto, non c’è il Nulla. C’è solo il non c’è “, Res amissa).
Ma nelle ‘Poesie disperse’ di Caproni troviamo questi versi:
“Che questa fu finzione,che si va/ con altre vele, in ben altre città”
Qui Caproni sembra spiazzarci – dopo tanta autenticità di pianto, dopo essersi detto, della mamma, ‘il suo fidanzato’, dopo tanta limpidezza – cedere all’idea di poesia come luogo di mascheramento (di mimesis, come tutte le arti) ed ha forse ha in mente il provocatorio poeta fingitore di Pessoa. Credo però che non si possa escludere una lettura inversa: che sia la vita soggiogata alla finzione e che con la poesia si vada “con altre vele/ in ben altre città” , oppure ancora una lettura di frontiera teologica, dove si dividono le città della vita dalle città dell’aldilà..
Mi fermo qui, frenando a fatica il mio ‘integralismo’ caproniano
Buona notte a Viola e a tutti
Antonio
In un periodo di così grandi mutamenti delle società, il tema che hai posto su scrittura e appartenenza, attraverso i versi di Caproni, è di grande attualità, sia sul piano politico –sociale che psicologico.
La poesia,in questo caso, ne coglie gli aspetti più umani
Lo sperdimento dell’uomo sdradicato dalla sua lingua e la reazione di follia per la perdita dei sui riferimenti identificatori, della sua capacità di comunicare.
Lo hanno portato via
dal luogo della sua lingua.
….
Ora, non sa più dove sia
la sua tribù. È perduto.
grazie Antonio
margherita rimi
Versi accorati che danno però alla poesia un grande ruolo
..accendo cauto una candela
bianca nella mia mente – apro una vela
timida nella tenebra..
Grazie a voi. A Margherita per avere sottolineato le implicazioni dell’ultima poesia e a Rina, che citando quei versi mi permette di notare che ‘la vela’ della prima poesia può essere considerata stabile metafora della poesia in tutta la produzione caproniana (e dunque aiutarci a comprendere i versi che prima citavo nel mio commento).
Buona giornata
Antonio
Notevole quanto un luogo possa incidere
nel – sentire – un’appartenenza.
‘Qui forse potrei vivere
potrei forse anche scrivere
potrei perfino dire
qui è gentile morire’
dovrei avere un librone di Caproni, acquistato a genova (al ritorno da un viaggio di lavoro avevo il trolley intrasportabile, tanto era pesante di libri) da rispolverare. Grazie, Antonio, per avercene parlato con cuore.
Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.
Il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni
da Il franco cacciatore
Grazie Antonio per queste tre poesie. In particolare Lo spatriato, di sconcertante attualità.
Leggevo, tra i commenti, il tuo Antonio. E ho notato che abbiamo usato le stesse parole: “sconcertante attualità” per la terza poesia…
Un saluto a te, e alle altre belle signore.
Anch’io dicendo -alla poesia- mi riferivo alla poesia nel senso più ampio, al linguaggio scritto della parola ..non alla poesia che contiene i versi citati.
Ciao
leggendolo ho notato come ci sia predominante una tendenza a una espressione netta e essenziale, ma dopo aver letto i tuoi riferimenti di conoscitore ( in particolare quelli su una ricerca ateologica) mi sembrano ancora più versi di spessore e che dicono.
Grazie quindi anche a te, per quanto aiuti a conoscere
(…) “l’intera opera sua poetica (se vogliamo ricorrere a una formula) un grande, struggente e severo canzoniere dell’esilio, o, in altro senso, un ininterrotto diario di viaggio”…
(…)
(Giovanni Raboni su G.Caproni).
Nella poesia di un vero grande, come Caproni, si può trovare veramente tutto…persino l’attualità.
Una semplicità così ardua, una rarefazione così densa di segni laceranti, di abissali squarci di bellezza e sapiente paura, ritmi celesti, odori acri, sibilati mottetti, immagini scarne, di un bozzettismo austero, di incisività straziante…
Grazie, Antonio, per questa sosta nella vertigine dell’assoluto.
Un caro abbraccio a tutti.
francesco
Lieto di leggervi tutti:
@ Carla, giusta attenzione
@ Blumy, vedrai, non ti sarà di peso quel librone
@ Luigi Romolo, gradita davvero questa coincidenza!
@ Rina, grazie per la precisazione, io mi ero tutto focalizzato sulla ‘vela’;
@ Domaccia, sono contento che il post stimoli l’approfondimento…
@ Bianca, pertinente e bella citazione;
@ Francesco: si, la vertigine dell’assoluto unita all’umiltà e alla nudità della parola
Buon fine settimana amici
Antonio
molto attuale la terza, stupenda la prima, l’immagine della vela, del cerino sul muro, del pennino che scricchiola. perch’io
…mi trovi in questa e in quella piaggia
per valli e poggi e per aperti campi
per selve e rupi dove i chiari lampi
non manda il sol quando più chiaro irraggia
Scelta felicissima, questa di Caproni.
Un poeta capace, con versi levigatissimi e di rarefatta eleganza – esito di una infaticabile ricerca – di raccontare il profondo con rara levità e grazia (gli si possono accostare, per questo, poeti come Saba e Penna), anche quando i sentimenti sono struggenti, come in questa poesia a me molto cara che mi permetto di aggiungere in calce.
Grazie e complimenti ad Antonio, e un caro saluto a lui e agli amici intervenuti.
Giovanni
A mia madre, Anna Picchi
Anima mia, leggera
va’ a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa’ un giro, e, se n’hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
e ancor viva tra i vivi.
Proprio quest’oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d’oro che lei portava
sul petto, dove s’appannava.
Anima mia, sii brava
e va’ in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.
Antonella grazie ! Matteo Bandello, che citi, è stato in qualche modo ‘rivisitato ‘da Caproni nell’espressione (perch’io) e nell’affollamento di metafore…
Giovanni, un grazie anche a te per l’attenzione e per avere esteso la materia poetica di questo post citando una delle più famose e struggenti poesie alla madre.
Antonio
Ciao Giovanni grazie per il tuo passaggio e per la poesia di Caproni dedicata alla madre, veramente molto struggente, noto che anche in questa c’è la presenza della candela
“Anima mia, leggera
va’ a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa’ un giro”
come nella prima poesia “accendo cauto una candela
bianca nella mia mente”
un caro saluto e a presto spero
antonella
Antonio sono io che ti ringrazio per queste proposte. per queste tue scelte. antonella
Avete detto tutto rimane da esprimere la mia gratitudine per questo omaggio a un poeta che spesso rileggo. Grazie anche a Giovanni che ha postato la poesia dedicata alla madre , che è delle mie preferite. Sandra
ciao Gianni
che piacere trovarti qui,passa più spesso da queste parti.
un caro abbraccio
margherita rimi
Caro Antonio, una scelta felicissima e raffinata questa tua di Caproni. Un poeta che amo molto e che ho riletto volentieri. Un abbraccio, bravo caro.
Alessandra
Si’, una scelta molto felice, Antonio. Poesie intese, che colpiscono.
Grazie per il bel regalo.
Daniela
Che Caproni ci seduca, e ci insegni, ancora tanto, col suo essere fuori ma eccelso, fra i canoni novecenteschi, col suo magistero di vita e di pensiero così severo, affettuosamente avvolto (da viaggiatore cerimonioso) al destino umano, è materia di cui pensare, in questa carestia di magisteri buoni, e padri cui rivolgersi.
Grazie, Antonio, e grazie a Giovanni, che ha riproposto la bellissima poesia dedicata ad Anna Picchi, madre e ispiratrice di tanta dolce nostalgia poetica.
Maria Pia Q.
Grazie ancora amiche per questi ultimi interventi. E’ sicuramente vero quello che dice Maria Pia: se resta sempre fresco ed imprescindibile il magistero di Caproni significa che scarseggiano grandi magisteri tra i contemporanei.
Gli alunni volenterosi però, Maria Pia, in questi ultimi anni, stanno aumentando. Spero molti di loro diventino, nei tempi imponderabili dell’arte e della vita, anche grandi maestri.
Antonio
l’ultima sul senso dell’essere estraneo è di una bellezza contenutistica e formale di classe altissima.
roberto